San Tomè del Bedesco.

Sergio Limonta | 05.07.2014

Nulla da insegnare a Voi, ma da una mia breve ricerca, da appassionato di storia locale, mi risultano alcune vicende legate all'area in questione, che potrebbero anche interessarvi per infittirvi il mistero o viceversa.

Antichi insediamenti umani nel cuore del Bedesco

Conosciuto da pochi come "Roccolo Prandi", in quanto richiama l'ultimo utilizzo e l'attuale privata proprietà, si tratta in realtà di un'antichissimo insediamento umano. Un'abitazione rurale collocata proprio nel cuore del Bedesco e in località Camandellino del comune di Sotto il Monte Giovanni XXIII. A memoria d'uomo c'è testimonianza dell'ultimo abitante, che ha cessato di vivere una cinquantina di anni fa proprio in tale abitazione risalente al Medioevo. Tale casale rustico è una rara testimonianza, seppur oggi in fase di crollo, poiché innalzata proprio a riparo del contesto impervio e scosceso sulla sponda dei primi avvallamenti morenici di Monte Canto. Accanto al piccolo casale rustico si scorgono i segni di antiche sorgive e laghetti impaludati, utilizzati dai residenti per abbeverare le bestie e anche per lavare e cucinare. Altra rara e importante testimonianza di un similare insediamento umano si trova a poche centinaia di metri da questo luogo bedesco, tra i confini di Terno, Calusco e Carvico e in località S. Tomè. Una Campagna di scavi avviata nel settembre 1981 ha recuperato le fondamenta preromaniche di una chiesa risalente all'VIII secolo, tra evidenti tracce d’edificio ligneo del VII. Attorno alla chiesa carolingia, tra acquitrini e canneti in via d’estinzione, tra fossati e dossi artificiali, gli scavi hanno individuato una stratificazione d’edifici che alloggiavano e difendevano un limitato nucleo famigliare che, in questo luogo isolato e impervio del Bedesco, dovette trarre sussistenza dall'allevamento brado degli animali accanto alla disposizione di selvaggina e frutta spontanea . Un insediamento umano che si era accerchiato da barriera artificiale, formata da pali, fossati e argini innalzati in terrapieno e non solo per difendersi da eventuali attacchi di pirateria criminale, ma anche, se non soprattutto, per ripararsi dall'innalzamento di quelle acque sorgive circostanti che allora, nelle stagioni primaverili e autunnali, dai vari laghetti e impaludamenti, si espandevano abbondanti in tutta l'adiacente Valle del Lago fino ad immergere ogni metro di terra circostante. Si tratta certamente di un vissuto famigliare, risalente a più di 1.400 anni fa, consumato nel completo isolamento: un insediamento “in teranis” dotato di chiesa cristiana, luogo di sepoltura e abitazione collegata all'esterno con un sentiero boscoso . Tali scavi permisero di raccogliere reperti molto interessanti: pietra ollare, ceramiche, bicchieri a calice, pettine e manufatti di ferro. All'interno della chiesa si rinvennero anche cinque sepolture; due bambini e tre adulti. Una moneta dell’età carolingia è forse il ritrovamento più importante, poiché aiuta a collocare con esattezza il periodo storico dell’insediamento. In ogni modo l’originaria struttura lignea della chiesa è una rarissima testimonianza nel panorama archeologico italiano se non europeo. Tra l’altro, anche nel Codice Patetta, steso nel 1392 per rendere stabili i confini tra il “territorium de Terno et Casteniate a territorio de Caluscho Inferiori”, si cita il luogo e la chiesa che abbiamo casualmente ritrovato sul percorso laterale della strada Terno-Baccanello: “Terminus qui dividit et converso ut supra est a meridie parte cuiusdam murache ecclesie Sancti Thomey de Bedischo in contrata ubi dictur ad Sanctum Thomeum de Bedischo”. I confini nord-ovest di Terno d’Isola sono tuttora delineati laddove vi era la “contrata ubi dictor ad Sanctum Thomeum de Bedisco.

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