Il guerriero celtico di Aosta

                                                  (Adriano Gaspani)

 


Nella città di Aosta recentemente sono iniziati i lavori per l’ampliamento dell’ospedale cittadino e quindi è stato eseguito lo scavo necessario alla posa delle fondazioni dei nuovi edifici. Come spesso accade, durante gli scavi eseguiti con finalità edilizie, sono emersi importanti ritrovamenti archeologici. Nel corso dei saggi esplorativi realizzati nel 2011 dal personale della locale Soprintendenza Archeologica erano stati riconosciuti alcuni ambienti interrati pertinenti ad edifici di epoca medievale in prossimità dell'attuale viale Ginevra, mentre nella porzione orientale dell'area era stata individuata una sovrapposizione di antichi campi agricoli con tracce di arature, collocabili cronologicamente dall'età preistorica fino a quella protostorica.

 

                   

              Immagine da satellite dell’area interessata dallo scavo archeologico

 

A partire da questi risultati, la locale Soprintendenza ha realizzato uno studio che ha portato alla definizione di una mappatura del potenziale archeologico dell'area e sulla base del quale è stato progettato e quantificato lo scavo archeologicamente assistito, i quale è attualmente ancora in corso di realizzazione. Nel mese di maggio 2015 è teoricamente terminata la prima fase dello scavo archeologicamente assistito pertinente alla prima fase dell’intervento durante la quale sono emersi importanti ritrovamenti tra cui quello di una tomba a tumulo contenente lo scheletro di un personaggio di rango sociale elevato, ascrivibile alla cultura celtica di Hallstatt e con grande probabilità appartenente alla locale aristocrazia guerriera di stirpe celtica.

 

            

  • La tomba del guerriero celtico

 

Durante i mesi invernali del 2014-2015, nella porzione sud-orientale del cantiere è avvenuto il ritrovamento di un tumulo realizzato con pietre a secco prive di legante, del diametro di circa 16 metri. Il perimetro esterno del tumulo è formato da una corona di elementi litici di grandi dimensioni disposti in maniera piuttosto regolare, mentre all’interno il nucleo del tumulo, dove peraltro è posta la cista, mostra la presenza di differenti e localizzate concentrazioni di pietre. Nel febbraio 2015 al centro del tumulo, sotto a un crollo di lastre di pietra ben strutturato, è stata ritrovata una sepoltura ad inumazione databile, sulla base del corredo, ad una fase avanzata del periodo C della cultura di Hallstatt della Svizzera, quindi intorno al 680 a.C. circa

 

                 

              La struttura della camera sepolcrale in cui era posto il guerriero

 

L’analisi dei resti ossei ha mostrato senza ombra di dubbio che si tratta di un inumato di sesso maschile il cui corpo si è decomposto in un ambiente ben sigillato ed isolato dal mondo esterno e presenta, quali elementi di corredo, una spada in ferro di tipo detto Gündlingen con la parte terminale del fodero (bouterolle-chape) in bronzo. Curiosamente le spade di tipo Gündlingen sono molto comuni nei siti archeologici dell’Europa orientale. Altri piccoli oggetti di bronzo sono stati rinvenuti intorno al corpo, tra cui una fibula. Gli archeologi hanno fissato la datazione del tumulo tra il 750 e il 650 a.C. Il corredo funerario risale quindi al periodo Hallstatt C, quindi all’alta età del Ferro. Oltre alla spada, il guerriero è stato sepolto con una bouterolle, cioè un particolare fodero di cuoio per fissare l’arma alla gamba, del quale è rimasta soltanto la fibbia in ferro, e una fibula in ferro e bronzo, usata per chiudere gli abiti.

 

            

      Lo scheletro del “principe” nella cista posta al centro del tumulo funerario

 

 

Il “principe”, di probabile origine transalpina, circa 2700 anni fa, era probabilmente un capoclan locale, quindi un personaggio di rilievo all’interno della sua tribù. L’analisi dei resti ossei ha mostrato che al momento della morte egli aveva meno di 30 anni, era robusto e alto più di 1,70 metri: praticamente un gigante, per quell’epoca. Nulla si sa per ora in relazione alla causa della morte. Essendo un capo si meritò una sepoltura importante tradizionalmente riservata, durante il VII secolo a.C., ad un aristocratico e per questo ed altri motivi potremmo ragionevolmente aspettarci che la sua deposizione sia stata astronomicamente significativa e abbia rispettato i canoni della concezione del cielo e del cosmo tipico delle popolazioni celtiche appartenenti alla cultura di Halstatt. Allo stesso modo è possibile ipotizzare che anche la camera funeraria di forma rettangolare possa essere astronomicamente orientata. Il tumulo funerario è di oltre 18 metri di diametro ed è delimitato da una corona di grosse pietre secondo lo stile tipico transalpino. Al centro del tumulo fu ricavata una camera tombale, delimitata da lastre di pietra di quasi tre metri per due che ne conteneva il cadavere, unitamente al suo corredo funerario, composto tra l’altro dalla sua spada di ferro di 70 centimetri di lunghezza, posta accanto a lui.

 

  • Analisi dell’orientazione dello scheletro

 

A questo proposito è stata eseguita un’analisi archeoastronomica preliminare in relazione all’orientazione dello scheletro sulla base dei dati diffusi dalla locale Soprintendenza Archeologica. L’analisi archeoastronomica, pur non essendo di elevata precisione mancando le accurate misure necessarie per questo tipo di studi, è risultata autoconsistente e ha messo in evidenza che la deposizione dello scheletro mostra una rilevante correlazione con uno dei due assi solstiziali locali principali. In particolare la direzione cranio-pelvi è allineata con consistente approssimazione verso il punto di levata del Sole al solstizio d’estate. La direzione opposta interseca l’orizzonte naturale locale nel punto in cui tramontava il Sole al solstizio d’inverno durante il I millennio a. C.

 

                 

L’analisi dell’orientazione dello scheletro ha mostrato una correlazione con uno dei due assi solstiziali locali. In particolare la direzione cranio-pelvi è allineata con consistente approssimazione verso il punto di levata del Sole al solstizio d’estate. La direzione opposta interseca l’orizzonte naturale locale nel punto in cui tramontava il Sole al solstizio d’inverno durante il I millennio a. C.

 

Il fatto che non siano per ora disponibili rilievi di elevata precisione non permette un’analisi archeoastronomica rigorosa , ma assumendo un eventuale errore di orientazione anche relativamente consistente e dell’ordine di una decina di gradi, si perviene facilmente a valutare un livello di correlazione tra l’asse dello scheletro, e anche della camera sepolcrale, dell’ordine del 98%, che corrisponde ad una probabilità di correlazione casuale dell’ordine del 17% circa, quindi ammettere che la direzione solstiziale messa in evidenza possa aver rappresentato, al minimo a livello simbolico, il criterio di orientazione adottato per inumare il “principe” è perfettamente giustificato.

 

 

  • Il presunto circolo di pietre

 

Lo scavo archeologico eseguito nel sito ha messo in evidenza, nei mesi di dicembre 2014 e gennaio 2015, una sequenza di monoliti che si dispongono lungo una traiettoria di forma leggermente curvilinea che potrebbe, almeno in teoria, essere un segmento di un cerchio di pietre di ampie dimensioni. Nonostante che di primo acchito la tipologia del manufatto potrebbe suggerire una collocazione cronologica risalente al neolitico, analogamente al caso, ad esempio del cromlech del Piccolo San Bernardo, sulla base dei dati stratigrafici, sembrerebbe invece risalire alla prima età del Ferro.

 

          

Andamento della linea di monoliti che è stato ipotizzato possa appartenere ad un grande circolo di pietre del diametro di circa 150 metri.

 

Sono stati riconosciuti 25 elementi litici infissi verticalmente nel terreno (menhir), la cui altezza è compresa tra 0,80 e 1,50 m. Occasionali focolari, di piccole dimensioni, sono stati rinvenuti in prossimità delle pietre e sul piano di vita del monumento. Studiando l’andamento curvilineo del manufatto e le immagini da satellite dell’area di scavo è facile stabilire che la sequenza dei 25 menhir corrisponde mediamente a poco meno del 14% dell’intera circonferenza, che peraltro rappresenta una frazione ridotta per stabilire con sicurezza l’effettiva esistenza di un cromlech e non semplicemente una linea di monoliti un poco curvata.

 

                      
Estrapolazione dell’ubicazione del presunto circolo di pietre e della sua dimensione la quale potrebbe essere dell’ordine dei 150 metri. Il fatto che il manufatto possa estendersi nell’area occupata dagli edifici preclude completamente la possibilità di pervenire alla completa ricostruzione affidabile del manufatto.

 

Di fatto il 14% rappresenta una buona approssimazione iniziale della probabilità che la fila dei 25 monoliti possa effettivamente appartenere ad un circolo di pietre. La distribuzione dei 25 monoliti è tale per cui, approssimativamente, essi sono posti sul terreno ad un intervallo di 2° circa l’uno dall’altro, di conseguenza dovremmo aspettarci, almeno in prima approssimazione che l’eventuale cerchio completo possa essere ragionevolmentcomposto da circa 180 elementi litici uniformemente distribuiti con un intervallo di 2,6 metri l’uno dall’altro, lungo una circonferenza dell’ordine dei 470 metri, che implicherebbe un diametro dell’ordine dei 150 metri per il supposto circolo. Il fatto che il manufatto possa estendersi nell’area occupata dagli edifici attualmente esistenti preclude completamente la possibilità di pervenire alla completa ricostruzione affidabile del manufatto, quindi per ora il grande circolo rimane puramente allo stato di ipotesi che, secondo me, sarà molto difficile verificare dal punto di vista archeologico. Ovviamente potrebbe anche trattarsi di un’ellisse o di una figura ovale oppure anche di una figura geometrica curvilinea aperta. Penso quindi che almeno allo stato attuale delle conoscenze sia azzardato proclamare la scoperta del grande cromlech. Personalmente ritengo improbabile che il circolo di pietre esista, ma se anche fosse vero, il tumulo del “principe” celtico è posto all’esterno della sequenza curvilinea delle pietre erette, quindi dalla parte della sua convessità, per cui non è detto che possa essere messa in relazione con il manufatto leggermente curvilineo. Rimangono dunque ancora da chiarire la forma e l' effettiva funzione dell’ipotetico circolo di pietre, supposto tale, e anche la sua eventuale relazione con il tumulo funerario, con il quale sembra peraltro ipotizzabile una contemporaneità cronologica.

 

(Autore: Adriano Gaspani I.N.A.F. - Istituto Nazionale di Astrofisica -Osservatorio Astronomico di Brera - Milano - adriano.gaspani@brera.inaf.it)

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