Giorno 3

La cucina locale

(Marisa Uberti)

 

GIORNO 3: apprezziamo la cucina locale con degli amici. Un giorno di pieno relax è doveroso e qual è il modo migliore, se non trascorrerlo con amici piacevoli? Grazie a Max e Antonella dedichiamo questa giornata a crogiolarci al magnifico sole di Capodanno, che ci permette di pranzare in un ristorante all’aperto di Fegina. Il mare a pochi passi abbandona dolcemente le onde sulla spiaggia e poi le viene a riprendere, in un incessante dinamismo; il sole brilla alto nel cielo e sparge luccicanti pagliuzze d’oro sull’acqua, poco il vento, il Gigante da lontano è la nostra sentinella…Attimi fuggenti di benessere, da vivere pienamente. Si pranza con un menù tipicamente locale: Antonella degusta le rinomatissime acciughe di Monterosso, proposte in diversi modi e apprendiamo che questa specialità di pesce azzurro – presente in tutto il Mediterraneo - ha fatto la storia del borgo, poiché qui hanno un gusto particolarmente equilibrato, saporite ma delicate (ciò è dovuto a una diversa salinità del mare).

Da oltre trent’anni la pesca è una delle attività principali di Monterosso; nel mese di giugno le acciughe arrivano nel Levante ligure, dopo un lungo viaggio, e la tradizione vuole che nel giorno di San Pietro (29 giugno) si verifichino le pescate migliori. Due sono gli equipaggi monterossini che escono in mare la notte, trainando le lampare; le acciughe sono attirate dalla fosforescenza del plancton illuminato ed ecco (purtroppo per loro) che le reti le catturano! Sono rimasti pochi i pescatori a Monterosso, quelli che vanno in mare la notte, ma l’unico laboratorio che lavora le acciughe di Monterosso continua a renderle celebri e appetibili. Un tempo le acciughe erano denominate “u pan du ma” (il pane del mare) e ancora oggi si cucinano in molteplici maniere: fritte, al verde, ripiene, marinate e sotto sale. Si pensi che l’affinamento della tecnica di conservazione del pesce risale al XII secolo; ai giorni nostri la conservazione sotto sale è la tecnica più usata in Liguria e si attua con una metodologia consolidata che porta ad un livello di salagione ottimale e caratteristico. Da gustare con un vino bianco delle Cinque Terre (non per noi, che siamo astemi!).

Un risotto ai frutti di mare per Max, dall’aspetto e dal gusto sfizioso, e trofie alla Levantina per noi, che siamo curiosi di sapere come siano. Si tratta della tipica pasta ligure, dalla forma allungata e sottile (fatta a mano), con un sugo metà verde (il famoso pesto) e metà rosso (pomodoro). Inutile aggiungere che la presentazione ci ha entusiasmato e il nostro palato lo è stato ancora di più…A seguire, del buon fritto di mare e data l’occasione, assaggiamo anche del dolce fatto in casa, che delizia! Un bel giro del borgo in compagnia ha riempito piacevolmente il pomeriggio e ci ha dato l’opportunità di apprezzare Monterosso e il tramonto dietro Punta Mesco. Il paese di sera, quando le luci si accendono, sembra un magico presepe.

Domani si prenderà il treno, destinazione Vernazza e i suoi tesori. Visitateli con noi!

 

GIORNO 1: Monterosso e Fegina

GIORNO 2: Escursione ai ruderi dell'Eremo di S. Antonio del Mesco e al Santuario di Nostra Signora di Soviore

GIORNO 4: Vernazza

GIORNO 5: Manarola e Riomaggiore

GIORNO 6: Portovenere

GIORNO 7: La Spezia

 

 

SPECIALE CINQUE TERRE

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