Conoscere Asti

                                                            (Marisa Uberti)

 

                                                   

 

La città di Asti è, a torto, fuori dai grandi circuiti del turismo di massa, tuttavia questo la rende una meta di privilegio, da gustare con calma, penetrandone i segreti.

Situata sulla sponda sinistra del fiume Tanaro e collocata nel Monferrato, è celebre per i suoi vini (specialmente per lo spumante) e vanta una storia ultra-millenaria (v. Storia di Asti). Fu insediamento dei Liguri, poi municipio romano; in epoca paleocristiana, fu sede episcopale. Con l’arrivo dei Longobardi, divenne un loro ducato e, con i Carolingi, sede comitale. Nel 1155 Federico Barbarossa la rase al suolo e fu al centro di varie contese. Nel sec. XII divenne uno dei più ricchi e potenti comuni d’Italia, ebbe diritto di battere moneta e diede vita ad una fitta serie di rapporti commerciali con la Francia, le Fiandre e l’Inghilterra. Conservò la forma repubblicana fino al 1313 quando divenne feudo dei Marchesi del Monferrato, di Amedeo V di Savoia, di Roberto d’Angiò e dei Visconti. Alla fine del 1700 venne annessa al Regno sabaudo di Sardegna.

Il suo passato medievale è ancora rintracciabile nell’impianto urbanistico del centro storico, caratterizzato da torri, edifici dal sapore romanico-gotico ed ambienti ipogei, mentre per trovare la memoria del periodo romano dobbiamo andare in un luogo che pochi conoscono, poiché apre solo su richiesta. Non dimentichiamo, poi, che ad Asti vi fu la presenza dei Templari (Santa Maria del Tempio) e dei Giovanniti, il cui avamposto era concentrato nel complesso di San Pietro in Consavia, cui era annesso un Hospitale per i pellegrini medievali, nonché la Rotonda (XII secolo), ex chiesa del Santo Sepolcro, il più importante monumento romanico della città (e purtroppo non valorizzato come merita). Inoltre, Asti è sede di uno dei Miracoli Eucaristici d'Italia, con l'ostia divenuta sangue, fatto avvenuto nel 1718 e approvato dall'autorità ecclesiastica: le reliquie sono conservate tutt'oggi in Cattedrale e ne parleremo in questo articolo.

Cominciamo quindi questo viaggio.

 

  • La Domus Romana (I- II sec. d.C.)

 

In epoca romana, Asti si chiamava Hasta e risaliva, stando alle fonti più accreditate, al tempo delle campagne di Marco Fulvio Flacco nel Piemonte meridionale (125-123 a.C.). Egli creò l’importante Via Fulvia, una strada consolare che univa Dertona a Pollentia, realizzando così una rete viaria tra le colonie e i municipia voluti da Tiberio Gracco in questo comparto della Gallia Cisalpina. Tale Via poteva fungere da decumano massimo.

Citata da Plinio il Vecchio tra i nobilita oppida liguri, Hasta è stata oggetto- in anni recenti- di scavo archeologico, che ha permesso di ricostruirne il perimetro e l’impianto urbano, dal caratteristico reticolato quadrato romano formato da 8 isolati per lato, di ca 70 x 70 m di lato.  I quadrati totali erano quindi 64. La città era dotata di tutte le strutture tipiche dell’urbanistica romana: Il Foro, da collocarsi probabilmente nell’area dell’attuale Chiesa di Sant’ Anastasio (Museo Lapidario), di cui parleremo; l’Anfiteatro, nel suburbio settentrionale, di cui è stata rinvenuta parte della muratura esterna (doveva essere largo 78 m e lungo 104, a forma ellittica); le Terme, nella parte sud-orientale, che occupavano un’area di 3.800 metri quadrati; la zona artigianale, nell’area orientale, di cui sono state rinvenute diverse fornaci; il decumano massimo, corrispondente all’attuale Corso Alfieri, delimitato a Nord dalla cosiddetta Torre Rossa, di 16 lati (particolarissima) su base piramidale, che è considerata l’unica porta urbica giunta fino a noi. Un tempo era più bassa ma nel Medioevo venne elevata di due piani e riutilizzata come campanile della chiesa dedicata a Santa Caterina. Doveva esservi una seconda torre, dalla parte opposta, in modo tale da inquadrare la porta, con delle mura, delle quali però non è stata trovata traccia.

La città aveva ricche domus, di cui quella di Via Varrone (civico 30) costituisce l’esempio meglio conservato. Passa inosservata, se non fosse per una targa apposta dal Comune di Asti che ne indica la presenza: l’esterno infatti è un comune caseggiato, mentre il tesoro archeologico è all’interno, sotto il piano stradale. Abbiamo potuto accedervi previ accordi con la gentilissima responsabile del Museo Lapidario. Giunti in loco, si vede un cancello che immette in un’area archeologica circoscritta, attrezzata per le visite (su appuntamento), con pannelli e passerelle sospese sui preziosi mosaici pavimentali, che furono scoperti casualmente in occasione della realizzazione di una palazzina tra il 1984-’86. L’apparato musivo era pertinente ad una domus della prima età imperiale (I- II sec. d.C.). I temi sono prevalentemente marini e la ricca dimora era dotata anche di un impianto termale. La domus cadde in abbandono al declino dell’impero romano e con l’inizio dell’Alto Medioevo venne spogliata; l’intera città subì una battuta d’arresto. Dal Mille la città iniziò a riprendersi economicamente, e venne ricostruita, conoscendo la massima fioritura tra il XII e il XIII secolo (attuale centro storico), dotandosi di due cinte murarie, oggi leggibili solo in brevi tratti. Nel Medioevo, l’area dove sorgeva la domus romana era nota con il toponimo Turris Vallonum (Castrum Vallonis) o Castellatium, perché vi sorgeva un fortilizio. I ritrovamenti conseguenti agli scavi della domus non permettono di ricostruirne l’esatta proporzione; sicuramente l’isolato mutò l’orientamento nel Medioevo. Si tratta comunque di una testimonianza preziosa perché in Piemonte, allo stato attuale delle conoscenze,  sembra che la tecnica musiva fosse stata poco usata, dai Romani, per le pavimentazioni, forse perché troppo costosa e quindi preferibilmente sostituita con battuti in cocciopesto, più o meno raffinati, e a volte arricchiti con semplici decorazioni a tessere. Il mosaico della domus di via Varrone è pertanto un raro esempio dell’utilizzo dell’ opus tesselatum abbinato all’ opus sectile. Esso occupa una superficie di 3 x 1,70 m, è su fondo bianco ed è delimitato da una cornice a spina di pesce e treccia su fondo bianco e nero. Vi sono inserite formelle circolari di serpentino e marmo verde, quadrate e rettangolari di giallo antico, proveniente dalla Tunisia, romboidali di pavonazzo (dalla Turchia), disposte tra disegni in nero di pesci e ramoscelli d’edera in corrispondenza dei lati corti. Considerato molto raro, il pavimento musivo di Via Varrone è stato equiparato solo con un altro paio di esempi, rinvenuto nella Fano romana (Via Palestro) e Pesaro (Via Tortora), entrambe nelle Marche.

  • Domus Romana di Asti: per informazioni Comune di Asti 0141-399489-0141 437454

 

                                  

                                 

                                 

 

                                                       

 

  • La “Torre rossa” (I sec. d.C.)

 

L’abbiamo citata poc’anzi e andiamo a conoscerla meglio perché è un simbolo cittadino; inoltre è  impossibile non vederla, anche da una certa distanza, imponente com’è e così caratteristica, con i suoi sedici lati!  E’ anche detta “Torre di San Secondo” perché –secondo una leggenda- vi fu imprigionato il santo prima di venire martirizzato; è detta pure “di Santa Caterina” perché venne adibita a campanile della omonima chiesa. La Torre, che come abbiamo detto doveva avere una gemella dalla parte opposta e inquadrare mura e fornice di una porta urbica, è situata in posizione strategica: in epoca romana costituiva il limite cittadino verso occidente e inoltre si trova a lato dell’asse principale ( Est -Ovest) della città (l’antica Via Fulvia, oggi Corso Alfieri).

 

        

        

                   

 

                                                       

 

Muovendoci dunque lungo l’antica Via Consolare Fulvia, cioè l’odierno Corso Alfieri, incontreremo i monumenti più importanti della città di Asti.  Come suggerisce il nome, questa grande arteria che corre sull’asse E-O, è dedicata a Vittorio Alfieri, che nacque nella splendida dimora che porta il nome della famiglia (Palazzo Alfieri), costruita nel XVIII secolo e che ospita oggi il Centro Nazionale di Studi Alfieriani e il museo che custodisce alcuni cimeli del poeta astigiano. Vantando un simile personaggio tra i nativi, la città chiaramente propone anche un intero Itinerario Alfieriano, impostato su dieci monumenti, secondo il pannello mostrato qui sotto:

 

                     

 

                                                       

 

Dietro Palazzo Alfieri raggiungiamo la Cattedrale di Santa Maria Assunta, la Cripta di San Giovanni e il Museo della Cattedrale.

 

  • Il miracolo Eucaristico

 

La cattedrale di Asti sorge sull’omonima piazza, sul luogo di un precedente edificio dell’XI secolo; fu infatti consacrata il 1 luglio 1095 da papa Urbano II. Fin dal IV secolo esistevano due cattedrali  (costituite da due aule affiancate), una dedicata a San Giovanni (V sec.) e l’altra a Maria (VI sec.) la quale, con l’andar del tempo, finì per prevalere sull’altra. San Giovanni è oggi l’interessantissima cripta, situata sotto l’attuale Museo Diocesano (ingresso da questo edificio, a pagamento). Ma rechiamoci, prima, nella cattedrale, che si presenta come un ottimo esempio di gotico piemontese (XIV secolo); sul lato destro è presente un bellissimo protiro cinqucentesco, arricchito di mirabili sculture simboliche e da alte monofore. In facciata sono presenti tre portali strombati; il campanile risale al 1266. L’interno della cattedrale è monumentale, a tre navate sorrette da solidi pilastri, che evidenziano influenze francesi. Sono interamente coperti di affreschi eseguiti nel XVIII secolo. Non potendo soffermarci nella descrizione, ci sembra doveroso segnalare:

-le simboliche acquasantiere all’ingresso. Le basi sono capitelli corinzi di Hasta romana;

-la presenza dell’affresco miracoloso della “Madonnina” (XV secolo), collocato sull’altare della Cappella omonima (detta anche “dell’Ascensione”. L’affresco ritrae la Vergine del Latte ed è stato sempre molto venerato e proviene dall’antica Certosa in località Valmanera, soppresso nel 1801;

-le reliquie di Sant’Avventino, un santo ben poco noto e invocato contro i mali di capo. Onorato da secoli in questa cattedrale il 4 febbraio; è tradizione benedire il capo del fedele con la reliquia del santo, custodita in un prezioso reliquiario del XVIII secolo, con inciso l’antico stemma del Capitolo.

-Il Calice del Miracolo Eucaristico, che si trova nella teca alla sinistra dell’altare della Cappella del SS. Sacramento. Questo oggetto gode di una particolare venerazione e importanza poiché fu al centro del miracolo avvenuto nel 1718 presso l’Opera Pia Migliavacca. La mattina del 10 maggio 1718 fu proprio presso la chiesa dell’Opera Pia, gestita dalle Suore di N.S. della Presentazione, durante la celebrazione della S. Messa, accadde il prodigio: l’ostia che il sacerdote (D. Francesco Scotto) stava sollevando per il rito eucaristico, si ruppe in due parti e iniziò a sanguinare. Il prete raccolse prontamente le gocce facendole cadere nel calice ma alcune caddero sul piede dell’oggetto. La versione descritta in loco narra invece che il novello prete avrebbe già trovato divisa in due l’ostia, con le sezioni longitudinali di color vermiglio; cinque chizze di sangue le vide sul piede del calice, altre quattro sulla coppa, una goccia era sull’orlo della stessa e stava per colare verso il basso. Alcuni spruzzi ematici sul corporale stesso, al che il sacerdote cominciò a tremare e a piangere a dirotto. C’erano molti fedeli e ricoverati nell’Opera Pia, a seguire la Messa quella mattina e furono testimoni, tra di essi vi era il notaio Scipione Alessandro Ambrogio, cancelliere vescovile, che andò immediatamente a chiamare il canonico della Cattedrale, Argenta. Accorsero, in breve, anche altre personalità e il miracolo eucaristico venne in seguito approvato dall’autorità ecclesiastica.

Nel 1841 l’allora vescovo di Asti e Principe, Mons. Filippo Artico, volle far esaminare il calice e le macchie di sangue da alcuni fisici; l’esito fu identico a quanto avevano refertato i periti nel 1718. In sostanza si limitarono a dire che le chiazze  “avevano le apparenze fisiche del sangue, visto ad occhio nudo e con l’aiuto di buona lente” (Gentile, 1921). Il Calice è stato trasferito in Cattedrale e si può ammirare –ad una certa distanza di sicurezza- in un antico tabernacolo di marmo bianco finemente scolpito, che si può illuminare periodicamente schiacciando un tasto sulla sinistra. Le chiazze di sangue sarebbero ancora presenti sul calice mentre le due parti dell’ostia, corrotta e ridotta ad un velo, la patena e il corporale sono sotto il calice stesso, e non visibili.

 

           

                           Tabernacolo e Calice del Miracolo Eucaristico del 1718

 

Papa Giovanni Paolo II ha visitato questa cattedrale nel 1993.

 

Per raggiungere il Museo Diocesano (consigliato!) bisogna uscire dalla Cattedrale e portarsi sul lato opposto all’ingresso. Dal Museo si potrà poi scendere nel livello sotterraneo per visitare la Cripta di San Giovanni, un vero gioiello, alla quale abbiamo dedicato un video (Asti sotterranea).

 

                             

Dettaglio di un simbolico "Fiore della Vita" su uno dei 4 capitelli della cripta di S. Giovanni Battista, situata sotto il Museo Diocesano

 

Scavi archeologici nell'area (Spazio San Giovanni) hanno evidenziato una "casa di epoca romana", che potrebbe addirittura essere la domus ecclesiae (casa della chiesa o della comunità), vale a dire il primo luogo di riunione della comunità cristiana di Asti, che potrebbe dunque rimontare anche più addietro di quanto finora provato, cioè prima del quarto secolo. Come vediamo, questa città non finisce di stupire ed emozionare.

  • Per informazioni: Cattedrale di Asti, Piazza Cattedrale. Tel. 0141-592924

                                                       

 

  • La cripta di Sant’Anastasio

 

Non avremmo mai immaginato che Asti ci riservasse così tante sorprese, e nascondesse ambiente tanto suggestivi e carichi di storia, di simbolismo. Dopo essere riemersi dalla cripta di San Giovanni, di antichissima origine, ridiscendiamo nel sottosuolo, andando a visitare la cripta di Sant’Anastasio, che costituisce, di fatto,  l’area archeologica del Museo Lapidario, che si presenta al pubblico contemporaneo in una restaurata ambientazione. In questo luogo, fin dall’VIII secolo, sorgeva una Chiesa, mantenuta anche in epoca romanica (XII secolo), adeguandone l’architettura. Tale edificio venne però quasi completamente demolito per far posto alla chiesa cinquecentesca (1597-1619), cui venne affiancato un Convento di Monache Benedettine, divenuto collegio e convitto (1835), fino a quando il Comune decise di demolire il complesso per realizzare il nuovo liceo classico! Per fortuna sette zone degli affreschi furono strappate e conservate nella Pinacoteca Civica. Durante gli scavi per la costruzione del liceo (1907) vennero però alla luce i capitelli romanici, appartenenti alla chiesa precedente a quella delle monache; un servizio fotografico di quei ritrovamenti fu eseguito da Secondo Pia (colui che divenne famoso per aver scoperto che la Sindone era un “negativo fotografico”). Scavi più recenti hanno rimesso in luce resti di pavimentazione romana, qualche insediamento abitativo e tombe risalenti al VII- X secolo. Non dimentichiamo, inoltre, che nell’area doveva trovarsi il Foro romano. Il Museo espone: una  lapide funeraria romana, capitelli in arenaria del XII secolo di provenienza della seconda chiesa romanica di Sant'Anastasio, di ispirazione genovese e milanese, capitelli e mensole provenienti dalla chiesa gotica della Maddalena (demolita nell'Ottocento), un tempo situata nel rione San Silvestro nelle adiacenze del Castelvecchio, elementi archeologici e scultorei provenienti da varie chiese astigiane, stemmi, angolari e cantonali provenienti da torri e case-forti della città. I reperti medievali conservati in questo Museo, oltre ai capitelli della chiesa romanica di S. Anastasio, testimoniano l’importante periodo della cultura costruttiva e scultorea della città e del territorio astigiano. Secondo alcuni, la cripta sarebbe stata fondata sulla sepoltura del primo vescovo di Asti, di nome Anastasio; secondo una teoria maggiormente accettata sarebbero stati i Longobardi, durante il loro ducato nella città, a voler realizzare la chiesa dedicandola ad Anastasio, monaco persiano morto nel 628 d.C., verso cui il re Liutprando nutriva un culto particolare. Anastasio - che significa “il risorto” - fu il nome che Magundat, un soldato persiano, scelse quando decise di battezzarsi e convertirsi al cristianesimo.  Suo padre lo aveva educato alla magia e si dice fosse un guaritore; venne martirizzato tramite strangolamento e decapitazione dai persiani e in seguito il suo corpo venne traslato a Roma (alla traslazione seguirono miracoli di guarigione, per questo è considerato un santo taumaturgo). La sua festa è il 22 gennaio e il suo emblema una palma. Guarda il nostro video su questa cripta.

 

                                  

                                              Scorcio della cripta di S. Anastasio

 

  • Per informazioni: Museo Lapidario e Cripta di Sant'Anastasio, Corso Alfieri, 365/a; Tel. 0141 437454

 

                                                       

 

Procedendo su Corso Alfieri, incontriamo palazzi e torri, come:

 

  • Il Palazzo di Bellino, ricostruito nella prima metà del XVIII secolo da Benedetto Alfieri; ospita il Museo del Risorgimento e la Pinacoteca Civica. 
  • Dall’altro lato del Corso troviamo la Torre dei Comentini (XIII secolo), detta anche di San Bernardino. E’ in stile gotico-piemontese; ha un’altezza di 38,55m e nel XIX secolo le è stato affiancato un edificio munito di una merlatura, di gradevole impatto estetico.
  • Di fronte al palazzo si può ammirare il Monumento all’Unità d’Italia, del 1898, in marmo e granito, opera di Luca Gerosa (1856-1920). L’opera fu finanziata dal conte Leonetto Ottolenghi, facoltoso esponente della comunità ebraica astigiana e grande mecenate (favorì altre opere cittadine). Il monumento venne inaugurato alla presenza del re Umberto I e fu realizzato per le celebrazioni del cinquantenario dello Statuto Albertino.
  • Verso nord, invece, in direzione di Piazza Medici, si potrà ammirare in tutta la sua sfolgorante altezza la Torre Troyana o dell'Orologio (XIII- XIV secolo). Si leva per 38 metri ed è un po' il simbolo della città; il nome le deriva dal fatto che era annessa alla casa-forte della famiglia Troya e in origine terminava con una merlatura a coda di rondine, ancora visibile nonostante la copertura che venne apposta dal Comune nel XVI secolo, che in quell'occasione coloccò anche l'Orologio. La Torre civica, dono dei Savoia alla città, aveva una campana che, in caso di pericolo o in occasioni importanti, chiamava a raccolta il popolo.

 

                  

        La "Torre dei Comentini" e, di fronte, con l'obelisco centrale, il Monumento all'Unità d'Italia

 

 

                 

                                                                       La Torre Troyana

 

                                                          

 

Proseguendo su questo lato del Corso Alfieri raggiungiamo una delle chiese più importanti di Asti, la

 

  • Collegiata di San Secondo, che si trova vicinissima al Palazzo Municipale, di antica origine ma rinnovato da un giovane Benedetto Alfieri (XVIII secolo).

La Collegiata sorge su un luogo di culto già esistente nel VII- IX secolo, ma la cosa più importante è che qui sarebbe stato decapitato San Secondo nel 119 d.C. (are area dell’attuale cripta), patrono della città e della diocesi di Asti. Il campanile è romanico e l’edificio ha subito efficaci restauri tra il 1968 e il 1974. Il monumento è una delle chiese romanico-gotiche più importanti della regione Piemonte.

La cripta (v. nostro video), nella sua parte più antica, risale al  VI- VII secolo (si conservano quattro colonnine sormontate da preziosi capitelli), questo è riportato sull’opuscolo informativo distribuito in chiesa (l’archeologia la data alla seconda metà del X secolo, v. pagina sul sito ufficiale del Comune di Asti); è considerata la vera culla del cristianesimo astigiano  e conservò le reliquie del Santo fino al 1597, quando vennero traslate nella Chiesa superiore (nel 1964 vennero solennemente riportate nella cripta). Sembra che- almeno per un periodo- le spoglie del martire siano state trasferite nella Cattedrale: “[…] le incursioni barbariche dei secoli IX e X obbligarono il trasferimento del corpo del Santo nel duomo, più sicuro poiché collocato all'interno della cinta muraria. Di tale traslazione non esistono documenti certi, ma verso l'880 la cattedrale appare intitolata a "Santa Maria e a San Secondo"; ciò attesterebbe la presenza delle reliquie del Santo in tale edificio […]” (v. link). All’ambiente ipogeo si giunge attraverso le scalette che fiancheggiano il presbiterio dell’altare maggiore. La parte centrale della cripta formava la “cella confessionis” di cui restani due muri laterali, mentre gli altri due sono stati idealmente ricostruiti con le cancellate che difendono il reliquiario cinquecentesco in argento, che contiene le spoglie del martire. Nella parte alta, la cripta non è originale ma è stata ricostruita nel XVIII secolo, reimpiegando tuttavia elementi di spoglio romani (due colonne scanalate) ed elementi rinascimentali di una precedente cripta.

 

          

              La "cella confessionis", con le reliquie del martire e patrono San Secondo

 

La chiesa romanica venne costruita nel 900 dal vescovo Bruningo con l’intento di difendere ed onorare la Tomba di San Secondo; demolita nel 1250 perché diventata insufficiente per i fedeli, venne sostituita-a partire dal 1256- da una nuova chiesa. Del periodo precedente resta ancora oggi il campanile romanico. Tra alterne vicende, i lavori proseguirono, incoraggiati da numerosi papi; vari rimaneggiamenti si sono susseguiti fino a tempi recenti. Da rilevare alcuni affreschi del 1300 nelle cappelle laterali a destra. Attorno alle colonne si notano dei saggi che hanno consentito di mettere in luce l’antico pavimento in coccio pesto del XIV secolo (l’attuale pavimento è innalzato di circa 1 m).

Nella Collegiata si conserva il prezioso polittico (terza campata sinistra) di Gandolfino da Roreto (o Gandolfino d’Asti), fine 1400- inizio 1500, proveniente dalla distrutta chiesa (1882) di Nostra Signora di Loreto (eretta nel 1522 nel luogo dove adesso c’è la Stazione Ferroviaria). La pala, che ha subIto diverse vicissitudini, raffigura la Madonna di Loreto con San Secondo e Santo cavaliere Callocerius (la Vergine e il Bambino, però, non sono neri). Papa Giovanni Paolo II ha visitato questa Collegiata il 25 settembre 1993.

In una Cappella si conservano gli stendardi usati durante il Palio di Asti (terza domenica di Settembre); poco distante si trova infatti, superata Piazza Alfieri, il Campo del Palio.

 

                                                            

 

Ritornati su Corso Alfieri, la risaliamo fino in fondo,  verso est, laddove si apre Piazza I Maggio; ci troviamo al cospetto del magnifico complesso architettonico di San Pietro in Consavia, cui abbiamo dedicato un articolo a parte.

Dopo questo rifornimento di simboli ed echi di un passato tanto importante per Asti, non ci resta che proseguire in una passeggiata alla ricerca delle sue numerose torri, che sembrano spuntare quando meno te l’aspetti, e delle dimore più nascoste, provvidenzialmente segnalate da appositi cartelli, non dimenticando che quando l’appetito chiama, la città non deluderà di certo, con i suoi innumerevoli locali per tutti i palati.

Una città da conoscere e da scoprire, prima di iniziare un altro tour, questa volta tra il meraviglioso romanico della sua provincia (nostro VIDEO).

  • Abbiamo raccolto molte fotografie in un video intitolato "Fotogrammi di Asti", per far conoscere questa sorprendente città piemontese. Un altro video riguarda gli ambienti sotterranei, come le tre cripte da noi visitate. Buona visione!

 

                                                             

 

  • Questo è un report conseguente alla mia visita libera nella città. Per tutte le informazioni visitare il sito ufficiale del Comune di Asti, Servizio Attività Culturali - Via C. L. Grandi, Asti, 14100, Piemonte, Italia-Telefono: 0141399489 (Musei) 0141399359 (Archivio Storico). Indirizzo email: r.giovannetti@comune.asti.it
     

                                                              (Autrice: Marisa Uberti. Pubblicato in Maggio 2015)

Argomento: Conoscere Asti

comunicazione

Cristina | 31.05.2015

Che dire,io abito a Roma,chi avrebbe mai immaginato che Asti,ha tutte queste cose preziose,la conoscevo solo tramite la pubblicità,Asti-Cinzano. Ci andrò. Grazie Marisa.

R: comunicazione

Marisa | 07.06.2015

Cara Cristina, grazie a lei...Davvero chi lo avrebbe mai immaginato! E credo vi sia ancora molto da scoprire e da conoscere. Se ci andrà, spero tornino utili questi report. Saluti l'idimenticabile Roma.

VELOCITA' ECCESSIVA DELLE SCRITTE NEI VIDEO...

IVAN | 28.05.2015

BELLISSIMI VIDEO. DI OTTIMA FATTURA TRA L'ALTRO, NONCHE' FORIERI DI NOTIZIE E CURIOSITA' SULLA MIA CITTA' (SONO DI ASTI) CHE AVEVO DIMENTICATO DAL TEMPO DELLA SCUOLA O DI CUI NON ERO SINORA A CONOSCENZA... MA DA MODIFICARE DAL PUNTO DI VISTA DELLE SCRITTE SINCRONIZZATE COL VIDEO E LE FOTO: SPESSO VANNO TROPPO VELOCE E SI FATICA A LEGGER QUANTO SCRITTO ESSENDO COLORATE DI NERO SU SFONDI SCURI O BIANCHE SU SFONDI CHIARI O ECCESSIVAMENTE LUMINOSI... O PERCHE' TAGLIATE AL FONDO DAL LOGO DEL VOSTRO SITO...
INOLTRE ALLA FINE DEL VIDEO FINALE LA GUIDA USA L'ACCENTO SBAGLIATO NEL PRONUNCIARE IL NOME DI CASTELL'ALFERO...
IN ITALIANO L'ACCENTO VA QUASI SEMPRE SULLA TERZULTIMA LETTERA COME LETTA DA LEI, OK... MA IN QUESTO CASO L'ACCENTO CADE INVECE SULLA E ALLA FINE DEL NOME...

R: VELOCITA' ECCESSIVA DELLE SCRITTE NEI VIDEO...

Due passi nel mistero | 29.05.2015

Terremo conto delle sue considerazioni, delle quali anche noi ci siamo accorti; a volte il software con cui si realizza un video funziona correttamente in fase di montaggio, cioè in locale, poi esportato e pubblicato dà sorprese, lo cambieremo!
Siamo contenti che gli articoli su Asti siano stati di suo gradimento, tenendo presente che noi l'abbiamo solo visitata per un paio di giorni.

SI DICE CASTELLALFE'RO NON CASTELL'A'LFERO CON L'ACCENTO SULLA A !!!

IVAN | 28.05.2015

NELL'ULTIMO VIDEO LA GUIDA PRONUNCIA MALE IL NOME DI CASTELL'ALFERO...
L'ACCENTO NON CADE SULLA A MA SULLA ULTIMA E !!!

R: SI DICE CASTELLALFE'RO NON CASTELL'A'LFERO CON L'ACCENTO SULLA A !!!

Due passi nel mistero | 29.05.2015

Grazie della precisazione, dovrebbero mettere l'accento al posto giusto sul cartello, così chi viene da fuori sa come pronunciarlo correttamente, il nome del paese.

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