PISA INSOLITA

                                  (I parte di 4: P.zza dei Miracoli)

                                               (Marisa Uberti)

 

                    

Abbiamo selezionato una serie di luoghi pisani noti e meno noti che celano curiosità e misteri, quelli  di cui siamo ghiotti e sui quali si sono diretti i nostri “due passi”. Iniziamo dalla Piazza del Duomo, meglio nota come Piazza dei Miracoli...

 

1) Piazza dei Miracoli, orologio cosmico. E’ d’obbligo iniziare da questo luogo di eccezionale interesse, sito UNESCO dal 1987, meta di un flusso turistico internazionale e costante ogni giorno. Se molte notizie storico-architettoniche si possono trovare nelle guide, poco o nulla si trova sui dettagli e i particolari che cercano i segugi come noi e voi che ci seguite. Anzitutto va ricordato che i quattro edifici principali[1] che si trovano nella cosiddetta Piazza dei Miracoli (definizione dannunziana) furono il frutto di un progetto unitario fin dall’inizio, nonostante la loro diversa epoca di costruzione. Già prima degli edifici cristiani, l’area era occupata da domus romane e poi probabilmente fu consacrata al culto e lo dimostrano gli innumerevoli pezzi di reimpiego romani[2], ben visibili sui paramenti murari dei quattro monumenti, intimamente connessi tra loro e narranti una cultura millenaria. Opere che appartengono ad un unico disegno, che esprimono– con la loro geometria e il loro significato – il dialogo del Cielo con la Terra. Battistero = Nascita, Cattedrale e Campanile = Vita, Camposanto Monumentale = Morte (e Resurrezione, per i fedeli). Secondo il professor Silvano Burgalassi e Alberto Zampieri ("Pisa e il computo del tempo") Piazza dei Miracoli è una clessidra cosmica perché il sole, battendo in precisi punti della piazza, scandisce il ritmo della vita e delle stagioni.

 

        

 

L'antico calendario pisano iniziava con il giorno dell'Annunciazione, il 25 marzo, cioè nove mesi in anticipo rispetto a quello attuale; tale computo fu in vigore fino al 1749, quando venne abolito per decreto granducale. Il primo documento in cui compare sicuramente l'uso dell'anno pisano risale al 25 maggio 985[3] e da quel momento andò affermandosi come regola, specialmente dal XII secolo.

In epoca alto-medievale esisteva già una piazza con una chiesa paleocristiana e un battistero forse esagonale; un Battistero (o chiesa ottagonale?) altomedievale sorgeva sull’area inglobata successivamente nel Camposanto Monumentale. Una cattedrale antecedente il Mille ma rimasta incompiuta, è riemersa durante scavi effettuati nel 2003; il progetto venne forse abbandonato per il profilarsi di uno di maggiore respiro, che sarebbe quello attualmente ancora in essere. Monumenti che derivano da uno stile inconfondibile, quello del tempo della Repubblica Marinara, quando si mescolarono popoli, idee e linguaggi diversi. Il Merzario[4] tuttavia vi vedeva, non a sproposito, l’impronta dei Maestri Comacini. Nel Medioevo la Piazza dei Miracoli, isolata, era cinta da mura merlate (in parte ancora visibili) e da Porte.

 

                

 

Secondo il Merzario, dal 1000 al 1300 in Pisa lavorarono i Maestri lombardi, come nella vicina Lucca; a loro si dovrebbero ascrivere le tante belle chiese romaniche della città, costruite totalmente in pietra, con stile severo e parco ornamento, ispirato alle prime forme basilicali; gli archetti sottogronda, i vari ordini o piani “che si aprono con finestre semplici al basso e poi salendo d’ordine in ordine, bifore, trifore, e perfino talvolta quadriforme”. “In parecchi di quei lavori spiccano emblemi, mostri, fiorami che furono sempre una specialità caratteristica dei Comacini, e un indizio della massoneria da essi fondata e propagata[5].

 

a)  Cattedrale di S. Maria Assunta. In un disegno unitario maturato agli inizi dell’ XI secolo, fu il primo monumento ad essere realizzato, per volere del vescovo Guido (secondo il Merzario[6] fu l’arcivescovo Vidone, originario di Pavia), la cui lapide si può vedere incassata nella facciata. Il finanziamento di tale ricca opera pervenne in parte da oblazioni della cittadinanza, in parte dal bottino fatto in Palermo nel 1063. Il primo architetto fu tale Buschetto, come narrano le tradizioni, le cronache e come attesta un’epigrafe sul suo sepolcro, i cui resti si trovano sulla fiancata del Duomo (prima arcata, dalla parte rivolta verso il Camposanto Monumentale). Definita dal progettista stesso un “Tempio di marmo bianco come la neve”, è effettivamente composto da preziosi frammenti di colonne, capitelli, marmi e pietre d’ogni specie, importati dai Pisani da Gerusalemme, dalla Libia, dall’Egitto, dalla Sardegna. La Cattedrale venne fondata nel 1064 e consacrata solennemente il 26 settembre 1118. Al Buschetto (di ignota origine geografica) si deve l’impianto basilicale a cinque navate, il transetto a tre navate e la cupola sulla crociera mentre al suo massimo collaboratore Rainaldo (prudens operator et magister), di patria ignota, si deve il prolungamento dell’edificio e la facciata. Secondo un’epigrafe scomparsa, egli avrebbe operato mire, solerter et ingeniose[7].

 

                              Facciata della Cattedrale (l'ingresso è situato ad Ovest)

 

                                     Abside orientale della Cattedrale

 

La conclusione del maestoso Duomo avvenne alla fine del 1100, con la collocazione dei battenti del portale principale creati da Bonanno. Costui – rammentato in un frammento di iscrizione sepolcrale all’ingresso della Torre pendente – sarebbe stato anche l’artefice del campanile medesimo (insieme a un Viligelmo o Guglielmo). I battenti bronzei di Bonanno furono distrutti in un devastante incendio avvenuto nel 1595, ultimo di una serie di episodi calamitosi e tormentosi che hanno coinvolto l’edificio nel corso dei secoli. Nella nostra Galleria fotografia a fondo pagina abbiamo inserito molti dei particolari (croci  di varia foggia e altri simboli) che si possono individuare percorrendo il perimetro esterno della Cattedrale, “segni di una presenza” minore, rispetto alle ricche ornamentazioni delle strombature dei portali. Ma anche segno di riconsacrazione in senso cristiano di molti pezzi pagani riutilizzati? Ecco, ad esempio, una bellissima croce processionale scolpita sul paramento murario esterno del lato rivolto verso il Camposanto:

 

                                                

E che dire, poi, delle curiose impronte che il diavolo avrebbe lasciato su uno dei blocchi dello stesso lato, nel tentativo di fermare la costruzione della cattedrale?

                                          

                                                                                I graffi del Diavolo

 

Se c'è lo zampino del diavolo, dev'esservi anche l'acqua santa e infatti, sempre stando a leggende e tradizioni, la bella anfora in cima alla colonna situata sul lato meridionale della cattedrale, nei pressi della Porta di San Ranieri (unica con i battenti superstiti, sarebbe quella usata da Gesù per trasformare l'acqua in vino alle Nozze di Cana...

 

                      

                                                                 L'Anfora

 

Chiaramente è una leggenda perchè l'anfora (che tra l'altro è una copia dell'originale) ha tutta un'altra storia, non meno affascinante e leggendaria, che risale all'antica Roma. Il bellissimo Vaso, che raffigura delle Baccanti, sarebbe stato  quello del "talento che Cesare imperatore diede a Pisa con lo quale si misurava lo censo che a lui era dato". Ciò che vediamo sarebbe soltanto ciò che resta di un monumento molto più grande e importante. Nel 1320 Lupo di Francesco realizzò un'opera artistica usando una base attica sulla quale poggiava una colonna di porfido rosso. "Sopra tale colonna, a sua volta, poggiava un capitello composito che sorreggeva un abaco sagomato recante l'iscrizione commemorativa del monumento. Infine, sopra l'abaco, era posto un leone in marmo il quale reggeva sulla schiena una piccola colonna con sopra il vaso del talento. Tale vaso era chiuso da un coperchio sormontato da una statuetta. Dopo l'incendio in Duomo del 1595 l'opera fu smantellata e poi sostituita da una versione semplificata con una colonna in granito e una copia del vaso Romano. Attualmente la colonna in porfido rosso si trova nel Campo Santo, il leone in marmo è usato come basamento di un leggio nel Battistero, mentre il vaso originale è nei magazzini dell'Opera del Duomo (fonte: Wikipedia).

Ma torniamo a quanto si accennava all’inzio in merito all’orologio cosmico della Piazza. “Tutti gli anni, a mezzogiorno del 25 marzo, un raggio di sole filtra da una finestrella circolare alla base della Cupola del Duomo per colpire una mensola in pietra, sopra il Pergamo di Giovanni Pisano[8]

 

                       

                                                             Il Pergamo di Giovanni Pisano, interno della Cattedrale

 

Non mancate di cercarla! All’interno lasciamo al visitatore la facoltà di muoversi liberamente alla ricerca dei tanti simboli da cogliere su pavimenti, in dipinti, statue; assolutamente da vedere i preziosi mosaici dei catini absidali, cui lavorò Cimabue nel 1302 circa per la figura di San Giovanni Evangelista, lo straordinario pulpito di Giovanni Pisano (1302-1310), il monumento funerario (purtroppo smembrato) dell’imperatore Arrigo VII, che un tempo si trovava al centro dell’abside. Curiosità: il lampadario che pende dal soffitto, al centro della navata, è noto come lampadario Galileano perché, stando ad una tradizione, avrebbe ispirato Galileo Galilei per la formulazione della teoria sull'isocronismo del pendolo, guardando l'oscillazione dal soffitto della navata. In realtà parrebbe proprio che non si tratti dell’originale,  ma di una copia; quello genuino -in realtà un incensiere - è conservato nella Cappella Aulla nel Camposanto Monumentale. Ma c’è un’ulteriore bizzarria: tale lampadario/incensiere sarebbe stato appeso in cattedrale nel 1587 ma Galileo formulò la propria teoria nel 1581. Dunque deve essersi sentito ispirato da qualcos’altro…

 

    

A sinistra il lampadario Galileiano nella Cattedrale; a destra l'incensiere originario situato oggi nella Cappella Aulla del Camposanto Monumentale

 

b) La Torre pendente è il Campanile della Cattedrale, iniziato nel 1173 e terminato soltanto nel 1350. Rappresenta il simbolo della città conosciuto in tutto il mondo. Il singolare monumento, unico nel suo genere, non è collegato al suo Duomo ma ne sorge a parte, tra la zona absidale e la parte sud-orientale del transetto. Secondo il già menzionato professor Burgalassi, la Torre pendente è spostata dall'asse Est-Ovest rispetto alla cupola del Duomo di circa 23 gradi e mezzo e indica il punto del sorgere del sole al solstizio d'inverno[9].

 

                                     

                                                             La Torre pendente e la Cattedrale viste da Est

 

La caratteristica pendenza, visibile a notevole distanza e assai suggestiva quando si è vicini, si deve alla peculiarità del terreno argilloso e sabbioso su cui venne eretta; a tale motivo sono state intraprese varie campagne di restauro nel corso dei secoli, anzitutto per scongiurarne il crollo. La pendenza, di 4°, ha da sempre attratto studiosi e curiosi, che hanno tentato di capirne il segreto[10]. Nel XIX secolo si scoprì che sotto l’edificio c’era molta acqua; per contrastare il fenomeno dell’inclinazione si attuarono interventi rivelatisi poi controproducenti, che portano all’aggravarsi del fenomeno. Ulteriori interventi inappropriati si susseguirono nel XX secolo, nel tentativo di fermare la pendenza, che arrivò fino a 4,5°, facendo pensare ad un rischio reale di crollo ancora tra il 1990-’91. Sembra che fin dalla sua realizzazione, arrivati al III piano, l’edificio abbia iniziato ad inclinarsi, tanto che si dovettero sospendere i lavori. Anni dopo vennero ripresi, costruendo i piani successivi in senso opposto alla pendenza (bravi…!). Forse il primo architetto fu lo stesso del Battistero, Diotisalvi.

 

                                     

                                                                        La Torre di Pisa vista da Ovest

 

Il corpo è cilindrico, in muratura, circondato da loggiati con archi e colonne poggianti sul tronco di base; il tutto è sormontato dalla cella campanaria. Internamente, il corpo centrale della Torre è costituito da un cilindro cavo, racchiuso da un paramento esterno di conci calcarei di San Giuliano bianco-rosa e da un paramento interno sempre in pietra verrucana. Tra i due paramenti si interpone una zona anulare in muratura, in cui è ricavata una scala elicoidale formata da 293 scalini che porta fino al sesto loggiato o galleria. A questo livello si trova un oculo che fa filtrare la luce per tutta la struttura, attraverso un pozzo. Grazie a questo si può raggiungere la cella campanaria (dotata di 7 campane[11]) e, negli altri piani, ai diversi loggiati. In tutto la Torre ha otto ordini, il più inferiore dei quali ha arcate cieche, l’unica porta di accesso (a ovest) e monofore. Un baldacchino trecentesco racchiude la bellissima scultura di Madonna con Bambino mentre, lateralmente al portale su ambo i lati, si vedono simboliche figure mostruose e una curiosa rappresentazione di navi. Forse si tratta dell’antico porto di Pisa e tutte queste figure contornano l’epigrafe che commemora la fondazione dell’edificio. All’interno del primo piano si trova la Sala del Pesce. L’altezza totale della Torre è di 56 m.

Se avrete pazienza di aggirare l'intero involucro esterno, noterete ad un certo punto che c'è un capitello ben diverso da tutti gli altri, mostrando infatti delle figure antropomorfe: chi rappresentano? Un volto animalesco tiene in bocca una catena e tiene legati due personaggi con la coda (demoni?), seduti su una foglia del capitello. Un aiutino per trovarlo? Guardate la foto con le X!

 

 

 

c) Battistero di S. Giovanni. E’ il più grande del genere in Italia[12]. Fu costruito sulla medesima linea assiale della cattedrale, a coronamento di quest’ultima e che per ampiezza, materiale, stile si accordasse con l’edificio sacro che si stava costruendo, nell’idea di piazza armonica che stava maturando nel XII secolo. Secondo gli studi dei due ricercatori pisani già citati prima Burgalassi e Zampieri), «l'asse Duomo-Battistero è perfettamente allineata con i punti cardinali Est-Ovest e quindi la facciata del Duomo, ad angolo retto con questo asse, è in linea con l'asse Nord-Sud. In altre parole a mezzogiorno di qualunque stagione dell'anno, l'ombra del Duomo verso il Camposanto Monumentale è in linea con la facciata della basilica stessa, cioè la facciata non fa alcuna ombra». Il diametro del monumento sarebbe inoltre pari alla larghezza della facciata del duomo.

 

        

                 Il magnifico Battistero visto da occidente; in primo piano la sagoma della Cattedrale

        

                                                            Il Battistero visto da Nord-Ovest

 

Un apposito istituto[13], fatto di ecclesiastici e civili pisani, prepose al progetto del Battistero, affidato all’architetto Deotisalvi, personaggio di cui mancano totalmente fonti scritte e che si è firmato solamente in una breve iscrizione ancora leggibile su una delle colonne interne del Battistero stesso. Il progetto iniziale venne poi portato avanti e rivisto da Nicola e Giovanni Pisano (padre e figlio).

 

         

                       Iscrizione che cita Deotisalvi quale Magister dell'opera (del Battistero)

 

Il finanziamento del monumento avvenne attraverso la popolazione: nel 1163, ogni primo giorno del mese, ciascun cittadino doveva versare un denaro per la realizzazione del santo edificio; il carattere fortemente civico del monumento è testimoniato anche dal fatto che gli abitanti dei vari quartieri offrirono giornate di lavoro per la messa in opera delle colonne. La meravigliosa cupola è in realtà doppia: internamente ha la forma di un tronco di piramide dodecagonale e all’esterno è una calotta emisferica sormontata a sua volta da un capolino sulla cui sommità svetta la statua di D. Giovanni Battista.La cupola è ricoperta da tegole rosse dalla parte del mare e lastre di piombo verso levante.

 

                    

 

Internamente è priva di decorazioni e consente un'acustica eccellente, famosa in tutto il mondo per l'eco che si forma; il personale ogni 30’ esemplifica il fenomeno ai visitatori con suggestive intonazioni vocali. Siamo stati particolarmente contenti di aver documentato una delle più enigmatiche epigrafi di cui ci siamo già occupati, parlando del duomo di Barga[14]. A Pisa se ne trovano ben tre e una di esse è incisa su un candido blocco incassato a sinistra del portale orientale del Battistero. Per informazione abbiamo trovato anche le altre due presenti in città!

 

         

         

 

Cosa c’era prima dell’attuale Battistero? Sotto la sua area è stata rinvenuta una tomba longobarda del VII secolo, in un grosso cassone in pietra, superstite dell’antica tomba di un personaggio di rango, che venne reimpiegato nei secoli con altre destinazioni d’uso. Anche nella muratura esterna è possibile documentare pezzi di epoca romana e sebbene sia un Battistero, l’interno accoglie sepolture di alcuni personaggi. L’attuale edificio, bellissimo, è la risultante di rimaneggiamenti protrattisi fino al 1800; si ha notizia di un Battistero in stile romanico che doveva simboleggiare l’Anastasis di Gerusalemme (morte e resurrezione[15]), con la sua simbologia: al suo interno presenta 8 colonne monolitiche alternate a 4 pilastri che delimitano lo spazio centrale, costituito dal fonte battesimale a 8 lati, realizzato dal Maestro Comacino Guido da Como. Un altro gigante della scultura, Nicola Pisano, fu autore del vicino Pulpito, opera di immane bellezza del 1260. I bassorilievi presentano la vita di Gesù Cristo, partendo dalla nascita, transitando per la crocifissione e giungendo al Giudizio Finale (Nascita, Morte, Risurrezione).

 

                   

 

Vi è poi la tradizione secondo la quale anticamente un raggio di sole filtrava da un’apertura sulla cupola (ancora visibile ma tamponata), che era diretta sulla vasca ottagona, impregnando il rito del battesimo di un simbolismo ancora più iniziatico. A questo fonte venne battezzato il grande scienziato pisano Galileo Galilei il 19 febbraio 1564, come risulta dai registri dei Battesimi del Duomo di Pisa. Stando nel matroneo si può avere un’interessante visuale del piano terra dell’edificio dove, su una delle lastre pavimentali, abbiamo scoperto un enigmatico simbolo, che stiamo cercando di approfondire nel suo significato. Sacro o profano? Ad uso dei costruttori o connesso al rito battesimale? Era già presente sulla lastra quando la stessa venne posata o è stato eseguito a posteriori?

 

                                              

         

Sulla scorta delle domande e osservazioni discusse nel nostro profilo FB, ho ripreso in mano le foto e ho potuto verificare quanto segue: 1) il pavimento del Battistero -al di fuori della zona del fonte e dell'altare- è composto da lastre grigie (la maggior parte) e poche lastre bianche, con aggiunte di tasselli ritagliati con evidente intento di riempimento degli spazi vuoti; vi sono, inoltre, lapidi funerarie; 2) la lastra su cui vi è l'incisione in oggetto è bianca; 3) la ripartizione del pavimento, dalla vasca battesimale alle colonne che delimitano il deambulatorio, è strutturata su cinque "livelli" a raggiera ottagonale, ripartiti in otto spicchi; 4) il simbolo si trova sul secondo livello (contando dall'ultimo gradino del fonte battesimale), nell'angolo della sesta raggiera, sulla pietra bianca indicata dalla X rossa che ho messo per una migliore lettura della sua posizione; 5) lo spicchio è sul lato N-E; 6) il simbolo, visto bene, non ha le basi rettilinee ma conformate come "alette"; 7) il vertice della figura "guarda" verso ovest (N-O), anche se ciò andrebbe verificato con apposito strumento. 8) I segmentini che fuoriescono dalle due "ipotenuse" sono 8 nella parte destra e 9 in quella sinistra (così sembra); 9) le dimensioni dell'incisione sono esigue (pochi centimetri, anche se non l'abbiamo misurato, circa tra 10-15 cm in h)

 

d) Camposanto Monumentale. Non deve mancare nel carnèt di visita di ciascun ricercatore. Chiude la Piazza dei Miracoli a settentrione, con la sua lunga parete di marmi bianchi, su cui si possono individuare diversi inserti (faccine, croci, rettangoli, ecc.). Cronologicamente fu l’ultimo degli edifici ad essere realizzato, nel 1277, per conservare i sarcofagi di epoca romana che fino ad allora erano sparsi attorno alla cattedrale e che erano stati riutilizzati per seppellire persone illustri. Nacque così una delle più antiche architetture medievali cristiane destinate al culto dei defunti. Abbiamo comunque già accennato alla sua necessaria presenza in  una lettura “cosmica” della Piazza (v. sopra).

 

                                

 

Secondo una tradizione, il nome del luogo, Campo Santo, deriverebbe dal fatto che parte della terra proverrebbe dal Golgota, portata a Pisa dal vescovo Ubaldo de Lanfranchi, quando ritornò dalla terza Crociata. La terra avrebbe contenuto alcune gocce di sangue cadute dal corpo crocifisso di Gesù Cristo e leggenda vuole che abbia il potere di decomporre in un solo giorno i corpi dei defunti. Il progetto iniziale fu affidato all’architetto Giovanni di Simone, che stava già lavorando (dal 1257 e fino al 1286) al complesso dello Spedale della Misericordia (o di S.Chiara), attuale Museo delle Sinopie. Quando si entra nella prima Galleria porticata, simile ad un enorme chiostro con meravigliose traforature gotiche, si resta imbarazzati dalla quantità di sepolture pavimentali, monumenti funerari, frammenti scultorei, tra cui segnaliamo quello proveniente da un probabile mitreo pisano, di cui non sappiamo nulla, perché ritrae Mitra nella classica iconografia (sarebbe questa l’unica testimonianza della presenza di un ambiente dedicato al culto mitraico in città).

 

        

        

        

 

Non solo occhi a terra e lungo i corridoi, ma anche alle pareti, dove furono stesi affreschi mirabili. Questi ultimi furono eseguiti nel XIV secolo da Francesco Traini e Bonamico Buffalmacco (noto anche come protagonista di alcune novelle boccaccesche) e sono incentrati sui temi universali della Vita e della Morte. In particolare spaventose visioni tratte dalla Commedia dantesca (Trionfo della Morte e Giudizio Universale).

 

            

 

L’affrescatura delle pareti proseguì poi anche nei secoli successivi da altri importanti artisti tra cui il Bonaiuti, Antonio Veneziano, Spinello Aretino, Taddeo Gaddi, Piero di Puccio, Benozzo Gozzoli[16]. Nel XVI secolo il Camposanto divenne il Pantheon delle memorie locali; i più prestigiosi docenti dell’Ateneo Pisano e membri della famiglia dei Medici, che governava la città, furono sepolti qui. Al contempo vengono raccolte e rivalorizzate le testimonianze dei tempi passati, che vengono disposte lungo le pareti (sarcofagi, epigrafi, ecc.), deponendo per una vocazione museale del complesso architettonico, che viene affermata nel XIX secolo, quando il Camposanto Monumentale diventa uno dei primi musei pubblici d’Europa.

 

                  

 

Su un alto podio spicca la statua dedicata al grande matematico Leonardo Pisano (detto Fibonacci perchè figlio di Guglielmo dei Bonacci), che nacque a Pisa intorno al 1175 e morì nella stessa Pisa intorno al 1250, dopo aver viaggiato nei paesi arabi e aver appreso preziose nozioni che lo portarono, nel 1202, a stendere la celebre successione numerica che ancora oggi porta il suo come (anche conosciuta in matematica come Sequenza di Fibonacci). Il luogo della sua reale sepoltura è però ignoto.

Curiosità: abbiamo trovato una Triplice Cinta incisa sul sedile della galleria opposta a quella d’ingresso, all’ombra di un monumento funerario; qualche metro prima, sempre sul medesimo sedile, abbiamo individuato un graffito di probabile Alquerque, molto consunto (vedi scheda apposita nel nostro sito del Centro Studi Triplice Cinta). Su diverse lastre tombali pavimentali, di epoca diversa, si trovano parecchi simboli enigmatici. Visiona  la nostra galleria fotografica per divertirti a scoprirli!

 


[1] Battistero, Cattedrale, Torre pendente, Camposanto Monumentale. Ai bordi si trovano il Museo dell’Opera del Duomo (antico Seminario Vescovile, in precedenza residenza dei canonici della cattedrale dalla fine XII secolo) e il Museo delle Sinopie (antico Spedale Nuovo di Santo Spirito, 1257, nato per accogliere pellegrini, ammalati, orfani e poveri). Quest’ultimo edificio, insieme alla chiesa di S. Chiara, chiudeva a sud la Piazza

[2] Si parla anche di tombe etrusche

[3] Si tratta di una pergamena in cui il vescovo pisano Alberico concede alcuni beni in enfiteusi (fonte “Piazza dei Miracoli è un misterioso orologio cosmico” di Marco Barabotti, ne Il Tirreno, 25/3/2011)

[4] Giuseppe Merzario “I Maestri Comacini, Storia Artistica di 1200 anni (600-1800)”, vol. I, Amiedi, Milano, 1893

[5] G. Merzario, op. cit., p. 109

[6] G. Merzario, op. cit., p. 107

[7] ibidem

[9] ibidem

[10] La Torre ha un peso di 14.523 tonnellate, e si mantiene in equilibrio perché la verticale che passa per il baricentro cade all'interno della base di appoggio

[11] Che hanno 7 nomi diversi: Assunta (la più grande che pesa 3620 kg), Crocifisso, San Ranieri, Dal Pozzo, Pasquereccia, Terza, Vespruccio, le quali suonano ancora oggi prima delle messe in Duomo ed a mezzogiorno tramite un sistema elettronico e che un tempo era adibite ognuna ad un momento della giornata liturgica. La campana Pasquareccia, la più antica, si chiamava originariamente Giustizia e si trovava nell'omonimo palazzo; veniva impiegata per avvisare della morte dei traditori (fonte: http://www.torrepisa.com/torre-di-pisa/)

[12] 107,24 m di circonferenza; 2,63 m larghezza della muratura alla base; 54,86 m di altezza.

[13] Opera Ecclesiae Sancti Johannis Baptiste. Per ciascuno degli edifici era stato istituito (fin dalle origini) un'apposito Istituto, che nell'insieme costituiva l'Opera del Duomo, ancora esistente con il nome di O.P. E. (Opera della Primazinale Pisana), organismo laico-ecclesiastico che ha il compito di amministrare in toto e mantenere tutti gli edifici di Piazza dei Miracoli e i loro tesori

[15] In merito ai battisteri come tombe e matrici si veda il mio elaborato “Viaggio tra i Battisteri paleocristiani rari e insoliti in Italia”, https://www.academia.edu/9498562/Viaggio_tra_i_Battisteri_paleocristiani_rari_e_insoliti_in_Italia

[16] I disegni preparatori di questi affreschi, detti Sinopie, sono oggi conservati nell’omonimo museo, istituito sul lato meridionale della Piazza dei Miracoli, dove aveva sede l’antico Spedale per i pellegrini. Le Sinopie vennero alla luce durante i lavori di restauro resisi necessari dopo i danni subiti dal complesso durante la Seconda Guerra Mondiale, che provocò la perdita di parte degli affreschi della galleria settentrionale. Il ritrovamento dei disegni preparatori è stato dunque importantissimo.

 

Molte altre curiosità vi attendono facendo due passi per la città. Non perdeteli!

 

 

Galleria foto: PISA INSOLITA

Argomento: PISA INSOLITA

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