L' Abbazia di Santa Bona a Vidor (TV)

                                                                        (Marisa Uberti)

 

C'era una volta una splendida abbazia, mi correggo, c'è ancora! Anche se ha rischiato di non giungere fino a noi perché, dopo i bombardamenti della I Guerra Mondiale, fu ridotta quasi ad un ammasso di macerie. Parte della chiesa e del chiostro, tuttavia, si salvarono e il resto venne restaurato dalla contessa che ne era proprietaria, che sollecitò l'intervento della Sovraintendenza delle Belle Arti di Venezia.

Effettivamente l'abbazia non è più sede monastica da molto tempo, ma è una proprietà privata che appartiene al conte Alberto Da Sacco, che non vi risiede. L'apertura dell'edificio alle visite avviene soltanto in occasioni speciali e noi, grazie al signor Remo Bordin che ci ha cortesemente informato, aabbiamo approfittato della sagra di San Giuseppe (patrono di Vidor), per visitarla. In detta occasione, la Proloco del paese (La Vidorese) ha organizzato gli ingressi guidati alla storica Abbazia; in particolare ringraziamo il sig. Renato Tessaro, membro del Consiglio direttivo della stessa proloco e, in qualità di uomo di fiducia del conte Alberto, è colui che forse meglio di chiunque conosce il complesso, occupandosi della manutenzione degli edifici e del Parco. Ringraziamo, inoltre, la d.ssa Sara Secco, che ci ha fatto da guida.

Il motivo principale per cui nutrivamo desiderio da molti anni di poter vedere questa abbazia era verificare la presenza (riferitaci) di colonne annodate. Chi ci aveva detto esservene un gruppo, chi due, invece sono ben tre e dovevano essere quattro, originariamente, come nell'abbazia cistercense di Santa Maria a Chiaravalle alla Colomba (PC), che le mantiene integre ai quattro lati del magnifico chiostro. Il bombardamento del 1917 distrusse una parte di chiostro e al posto del gruppo di colonne ofitiche fu collocata una colonna liscia. Come i nostri lettori sapranno, l'indagine sulle colonne ofitiche è una delle nostre ricerche più datate e amate, iniziata intorno al 2001. "Tempo al tempo", dice un detto e a noi non è rimasto altro da fare che aspettare che arrivasse l'occasione perchè ciò si realizzasse. Ed eccoci qui!

 

  • Inquadramento geografico

 

Il paese di Vidor lo avevamo già visitato un paio di volte, sempre nella speranza di trovare aperta l'abbazia ma ci dovevamo limitare a fare una  passeggiata lungo il perimetro delle sue mura, itinerario peraltro bellissimo naturalisticamente. In compenso, nelle stesse due volte abbiamo invece potuto visitare un'altra splendida abbazia, quella di Santa Maria di Follina, a pochi chilometri di distanza. Abbazia che conserva anch'essa un gruppo di colonne annodate. Non si conosce il nome dell'architetto del chiostro di Santa Bona ma la presenza delle colonne annodate ci fa supporre che potrebbe essere appartenuto ai Comacini, gilda di costruttori itinerante di cui abbiamo più volte trattato in questo sito. Diverse abbazie cistercensi hanno la caratteristica di custodire uno o più gruppi di colonne ofitiche agli angoli del chiostro. Il complesso abbaziale di Santa Bona è oggi formato dalla chiesa, dal grande chiostro, da una serie di altri annessi e dai resti di antiche adiacenze murarie.

Vidor è situato a nord della provincia di Treviso, nella cosiddetta "Marca Trevigiana", terra di Templari, di castelli, di trincee, di cruenti memorie legate alla I Guerra Mondiale ma anche di ...vini. Il territorio è noto per la coltivazione di vigneti ed è stato istituito un apposito itinerario eno-culturale (Dal sacro al pro...secco a Vidor).

L'intero territorio comunale fa parte del Quartier del Piave e dell'Unione montana Monfenera Piave Cesen. I ritrovamenti archeologici nel centro storico attestano insediamenti umani (necropoli) già nel IV secolo a.C. In epoca romana la posizione di Vidor assunse particolare importanza perchè vi passava la via Claudia Augusta Altinate. Nella zona orientale del comune, inoltre, la regolarità della sistemazione agraria proverebbe l'antica centuriazione del territorio. Questa posizione di privilegio venne mantenuta nel Medioevo quando il paese si qualificò come un importante nodo stradale e porto fluviale sul Piave (sfruttato sino al 1871) [1]. Sorse un castello sulla collina, che è stato distrutto (ma resta nella toponomastica e in pochi ruderi, sui quali si innestò l'antica chiesa parrocchiale).

 

  • L'abbazia di Santa Bona: un'importanza strategica

 

Grande importanza assunse la costruzione dell'abbazia benedettina. In data 6 Agosto 1106 fu redatto un Atto di Donazione all'abate Geronimo dell'abbazia di Pomposa, che comprendeva: la  chiesa  di  S.Bona  a  Vidor,  un  ricco  patrimonio  terriero,  tra  cui  trenta  masserizie,  il  monte  Zimino  ed  il  diritto  sul  porto  del  Piave,  in  cambio della possibilità di costruire un monastero accanto alla chiesetta. Ciò significa che la "chiesetta" esistesse già ma fosse poco più di una Cappella. La nobile famiglia Da Vidor, firmataria dell'Atto, doveva invece essere molto ricca, se era in grado di elargire tante donazioni in cambio del permesso di erigere un monastero accanto alla esistente chiesa di santa Bona. Si capisce, inoltre, che quest'ultima dipendesse dall'abbazia pomposiana. Sicuramente il permesso fu dato, da parte dell'abate Geronimo, perchè nel 1175 l'abbazia di Vidor era in funzione.

Dato che servì sicuramente un'adeguata opera di bonifica, arrivarono gli abilissimi ingegneri idraulici che a quel tempo erano i monaci Cistercensi, gli stessi che gestivano l'abbazia di Follina. Con il loro arrivo, oltre a richiamare fedeli per la fama di San Bernardo di Clairvaux (che aveva portato il valore dello spirito austero nella comunità monastica da lui fondata), si aprì un periodo florido economicamente. I Cistercensi, infatti, costruivano le grange accanto alle loro abbazie, dove produrre beni di consumo alimentare, tenere allevamenti, migliorare le tecniche agricole e le rendite dei terreni. Inoltre San Bernardo, nel 1118, aveva redatto la Regola dell' Ordine Monastico-Cavalleresco dei Poveri Cavalieri di Cristo, detti anche Templari, che avevano la duplice funzione di monaci e di cavalieri. Niente di più facile che nelle abbazie cistercensi si trovassero a prestare la loro opera membri di un' appendice dell'ordine (i Templari, appunto), anche perchè a Vidor c'era sicuramente bisogno di presidiare la strada Claudia Augusta percorsa dai numerosi pellegrini e viandanti. Le reliquie di Santa Bona richiamavano molti devoti ma tanta gente transitava da qui diretta ad altri Luoghi Santi come Roma, Santiago di Compostela, Gerusalemme. Nel XIII secolo fu fondato il Pio Ospedale di Santa Maria dei Battuti, gestito dall'omonima confraternita, con lo scopo di accogliere i numerosi viandanti che transitavano per la località.

Del resto, sappiamo che fu un Giovanni Gravone da Vidor [2] a traslare le reliquie di Santa Bona dalla Terra Santa, dopo la Prima Crociata, tra il 1107 e il 1110.  Era un capitano, partecipante (nonostante l'età avanzata), alla Crociata. Risulta, comunque, tra i fondatori di questa abbazia, la quale conobbe periodi di grande potenza ma, come spesso abbiamo visto accadere per le abbazie cistercensi (e con la soppressione dell'Ordine Templare ad esse legato),  anche quella di S. Bona finì per declinare rapidamente: nel XV secolo fu definitivamente data in commenda alla famiglia Cornaro e nel 1773 venne soppressa dalla Serenissima. L'immobile fu posto in vendita dal Senato Veneto dopo la morte dell'ultimo abate commendatario, il cardinale Giovanni Molino (vescovo di Brescia). Fu allora che venne acquisita, nel giugno 1944, da Nicolò Erizzo (Procuratore della Repubblica Veneta), un ascendente dell'attuale conte Alberto Da Sacco. Durante la I Guerra Mondiale venne occupata dagli Austriaci che, da questa posizione, potevano controllare il fiume Piave che costituiva una sorta di "spartiacque" tra due eserciti (italiano e austriaco). Il complesso venne quasi completamente distrutto durante la Grande Guerra e fu restaurato negli anni Venti del XX secolo.

Oltrepassato il maestoso cancello sormontato dalla corona comitale dorata, si entra in un ameno vialetto lungo il quale il signor Remo ci indica una delle tante gallerie sotterranee che i militari avevano realizzato. Una di esse arriverebbe fino al fiume; i percorsi di tali cunicoli non sono però stati messi in sicurezza e sono impraticabili.

Quando si svolta l'angolo del rigoglioso giardino, appare un complesso di cui la chiesa è il primo edificio. La facciata, i muri perimetrali della chiesa e parte del campanile sono originali. Accanto sorgono delle unità abitative nobiliari, con eleganti finestre "alla veneziana". Di fronte si trova una grande terrazza panoramica, dalla quale si ha un'ottima visuale sul fiume Piave e sul ponte che lo attraversa. Dall'edificio diroccato che sorge nell'area (un antico fortilizio?) si poteva scendere all'attracco delle imbarcazioni che sicuramente i monaci utilizzarono per i loro spostamenti (anche delle merci) da una sponda all'altra. L'abbazia di Santa Bona risultava, tra l'altro, importantissima proprio perchè situata in prossimità di uno dei sette porti fluviali del Piave, laddove esisteva un antico guado (tra Covolo, loc. Barche) e la collina di Vidor. Il fiume non aveva ponti di collegamento (il primo fu costruito nel 1871) e in questo modo i monaci assunsero il controllo del transito fluviale.

 

  • La chiesa

 

La facciata della chiesa abbaziale è interessante, nella sua semplicità. Due colonne fiancheggiano il portale dotato di un arco a sesto acuto (gotico), originario. Al di sopra, una bellissima trifora con archi a tutto sesto presenta quattro colonne litiche, il tutto sovrastato da un angelo con la croce in un medaglione. Sopra i capitelli delle due colonne abbiamo notato due croci patenti (una per lato). Non risulta che l'abbazia sia stata gestita dall'Ordine di San Giovanni (poi di Malta), perciò queste croci potrebbero essere di matrice Templare?

All'interno (parete destra, corrispondente al lato Sud) si ammira un affresco originale, purtroppo mutilo, di un San Cristoforo, a confermare il carattere di luogo di pellegrinaggio (il santo è protettore dei viandanti). La chiesa ha un'unica navata e non ha una cripta, tuttavia una pesante lapide sul pavimento, curiosamente formata da due lastre bicolori (una chiara e l'altra rossiccia) e marcata da una singolare croce, indica che vi sia un ambiente sotterraneo con funzione cimiteriale (vi venivano sepolti i monaci). Dietro l'altare (bella opera del 1592) si trova una teca che ospita i resti ossei di Santa Bona, considerati quelli che Giovanni Gravone portò a Vidor dalla Terra Santa (sembra che tali reliquie siano state trafugate e poi, comunque, ritrovate...).

Alle pareti dell'abside sono appese due testimonianze relative all'Infermiera Volontaria della C.R.I. Amalia Da Sacco, che ricevette la Croce di Guerra al V.M. per la sua attività instancabile di assistenza ai feriti della Ii Guerra Mondiale. Una lapide datata 23 Giugno 1973 ricorda il battesimo di Giulio Da Sacco, mentre i fratelli più grandi Pietro ed Anna Bona, ricevettero la Prima Comunione. In tale occasione le preghiere offerte furono "a suffragio dell'anima dell'ava Contessa Margherita Albertini Govoni, che tantò amò queste sacre mura e rese possibile tale lieto giorno" (fu probabilmente colei che si incaricò di ripristinare gli edifici monastici dopo i danni conseguenti ai bombardamenti.

 

  • Il chiostro

 

Il chiostro è accessibile dal portalino laterlae meridionale della chiesa ma anche da un ingresso monumentale sul lato SO. Stando in chiesa, l'occhio ci è subito scappato su uno dei gruppi delle colonne annodate! La forma del chiostro è quadrata, l'impressione è di grande armonia. trovarsi qui è rituffarsi in un passato remoto, in cui vicende, fatti, personaggi si sono succeduti eppure questo luogo non ha perso minimamente il senso di sacro e di mistero tipici dei chiostri monastici. E' costituito da 24 colonne poggianti sul parapetto, tramite un plinto;  le colonne sorreggono archi leggermente acuti in laterizio a duplice ghiera, la quale è interrotta ai quattro punti cardinali da vialetti che conducono al centro del giardino claustrale, dove si trova un pozzo. I quattro ingressi non risultano collocati nella medesima posizione ma sfasati.

Su una parete del chiostro, rivolta verso il giardino interno, è situato un grande affresco datato al XV secolo: vi è raffigurata una Vergine in trono, incoronata da due angeli, con Bambino benedicente in braccio fra i Santi Giovanni Battista con croce e un cardinale (San Girolamo?) che porta il modellino di una chiesa. In basso ci sono cinque frati cistercensi. Inizialmente il dipinto era stato attribuito a scuola giottesca ma studi più recenti lo attribuiscono a Dario da Treviso (fonte).

 

  • Le colonne annodate del chiostro

 

Come già accennato, il chiostro di S. Bona conserva tre gruppi di colonne annodate originali, il quarto andò distrutto durante il I conflitto bellico mondiale (e al suo posto c'è una colonna liscia). I gruppi sono costituiti da quattro fasci di colonne fusi insieme e "uniti" da un grande nodo a mezza altezza. Ad una approssimativa misurazione, la larghezza di ciascun gruppo non è identica (varia dai 9 agli 11 cm) mentre l'altezza del nodo è di circa 5 cm per tutti e tre gli esemplari.

Sul significato delle colonne annodate si rimanda alla sezione presente in questo sito, dove si può trovare un censimento (ancora parziale) delle stesse, sia in Italia che all'estero. E' in preparazione un lavoro più approfondito dell'argomento, continuate a seguirci!

 

  • Chi era Santa Bona?

 

Ben poche notizie si hanno dI Bona, la santa venerata nel territorio della marca trevigiana. Mentre è molto nota Santa Bona da Pisa Vergine (1155/6-1207), festeggiata il 29 Maggio e patrona delle hostess. In vita viaggiò molto e fu una grande pellegrina, essendosi recata a Santiago de Compostela, San Michele Arcangelo sul Gargano, a San Pietro a Roma... Presente nel martirologio romano, le spoglie di questa Bona riposano nella chiesa di San Martino a Pisa. La santa Bona cui è dedicata l'abbazia di Vidor, chi era invece? Su un testo [3] leggiamo che Santa Bona Vergine egiziana, era detta Cordimonda dai suoi compatrioti. Era figlia di Zabul principe e di Zina, bella di volto e nell'anima. Non volendosi maritare, avrebbe scelto di essere la sposa di Cristo prima ancora di ricevere il battesimo. Per preservarsi pura, chiese rifugio in un monastero: l'abbadessa ne accettò l'arrivo e la vestì da monaca, facendole sommistrare il battesimo che ancora non aveva ricevuto. Bona, a quel tempo, aveva 12 anni. Quando una sua compagna morì, Bona chiese a Dio di poterla seguire; infatti la terza notte avvenne che Bona rese l'anima al Cielo (l'abbadessa aveva avuto in tal senso una visione). Il corpo di Bona fu attorniato da una luce mirabile e spandette soave odore finchè fu sepolto. Ma dove  venne sepolto? E quando? La sua festa, secondo detto testo, si celebra il 13 Settembre e ancora oggi nel trevigiano si tiene una grande festa, sacra e profana. E' una santa molto venerata in questo territorio, probabilmente dall'arrivo delle sue reliquie, portate da Giovanni Gravone dalla Terrasanta quasi mille anni fa. Ma da dove le aveva prese? Dove si trovava il corpo di Santa Bona, a quel tempo? Perchè era considerata importante? Quando fu canonizzaata e con quale motivazione? La critica storica non accetta nemmeno il nome di questa figura da inseire nel catalogo dei santi, ma a Treviso esiste una tradizione millenaria relativa alla vergine egiziana. Quando non siamo noi ad andare a cercare dei misteri, essi stessi vengono a cercarci...

 

 

[1] Il porto di Vidor rappresentava un punto di incrocio fra i diversi centri collinari e della pianura di tutta la sinistra del Piave, ma era anche transitato da chi si  dirigeva  verso  Montebelluna  o  per  il  pedemonte

[2] Per approfondire la figura di questo personaggio, che alla revisione della letteratura appare controversa, si veda questo bel lavoro " La figura di Giovanni Gravone e di suo figlio il vescovo Arpone", ne Gli spazi del Santuario. Una lettura in chiave contestuale del Santuario dei SS. Vittore e Corona a Feltre, Corso di Laurea magistrale in Storia delle Arti e Conservazione dei Beni Artistici, Relatore Ch. Prof. Michela Agazzi, Laureando Valentina Fiorindo, Matricola 818811 Anno Accademico 2011/2012, pp.21-35

[3] "Prima parte delle vite de i santi, nella quale si contengono esse vite per tutto l'anno e giorno, succintamente raccolte da molti degni autori, per renderle in più facilità in leggerle", Venezia, 1556, p. 195 (digitalizzato da Google books).

 

  • Per approfondimenti (e ringrazio il sig. Dario Bordin) vedasi il volume di Emilio Spagnolo "Abbazia di Santa Bona a Vidor", Bertoncello Arti Grafiche, Cittadella, Padova, 1980

Galleria foto: Abbazia di Vidor

/album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-39-jpg/ Cancello dell'abbazia /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-11-jpg/ Ingresso ad uno dei cunicoli disseminati nel parco dell'abbazia /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-jpg/ Facciata della chiesa abbaziale /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-16-jpg/ Bella veduta della villa padronale
/album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-15-jpg/ Il Piave e il Ponte sul fiume /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-36-jpg/ Bellissima inquadratura dall'ingresso sull'abside /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-17-jpg/ Croce "patente" sul peduccio (sopra il capitello destro) /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-37-jpg/ Croce "patente" sopra il capitello sinistro
/album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-38-jpg/ Interno della chiesa /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-18-jpg/ Dettaglio dell'arco ogivale d'ingresso (originale) /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-02-jpg1/ Affresco medievale di S. Cristoforo all'interno della chiesa /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-19-jpg/ Lastre di chiusura dell'ossario all'interno della chiesa
/album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-20-jpg/ Dettaglio della croce scolpita sulle lastre /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-21-jpg/ Teca con le ossa di S. Bona, situata dietro l'altare del 1592 /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-10-jpg/ Teca con le ossa di Santa Bona /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-24-jpg/ Stella a otto punte (volta a crociera del presbierio, chiave)
/album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-26-jpg/ Attestato del conferimento della Croce di Guerra al Valor Militare ad Amelia Da Sacco (1941) /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-25-jpg/ Ricordo del conferimento della Croce di Guerra ad Amelia Da Sacco /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-23-jpg/ Lapide del 1973 /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-03-jpg1/ Scorcio del campanile
/album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-22-jpg/ Scorcio del chiostro e dell'affresco /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-05-jpg1/ Affresco superstite del chiostro /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-06-jpg1/ Bassorilievo superstite nel chiostro (parete sud) /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-33-jpg/ Scorcio sul lato est del chiostro
/album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-35-jpg/ Il pozzo del chiostro /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-34-jpg/ Copertura della galleria porticata /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-01-jpg1/ L'autrice fotografa uno dei tre gruppi di Colonne annodate /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-04-jpg1/ Colonna annodata NO
/album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-27-jpg/ Dettaglio del capitello sovrastante la colonna annodata dell'angolo SE /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-29-jpg/ Base della colonna annodata dell' angoloNE /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-07-jpg1/ Stemma famiglia Da Sacco /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-28-jpg/ Curiosa croce (della Via Crucis?) del chiostro (tutte identiche)
/album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-30-jpg/ Bifora che forse apparteneva alla Sala Capitolare /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-32-jpg/ Altro ingresso del chiostro /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-31-jpg/ Torre /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-08-jpg/ Vestigia di edifici nel parco dell'abbazia
/album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-14-jpg/ Edficio usato dai militari durante la Guerra, un accesso permette di arrivare all'attracco fluviale /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-13-jpg/ Ingresso alla Villa (non visitabile) /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-09-jpg/ La Villa comitale /album/galleria-foto-abbazia-di-vidor/v-40-jpg/ I vigneti di Vidor, le montagne circostanti
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