Il Codice Pray di Budapest 

                                                          (Marisa Uberti)          

 

                                     

 

 

Il Codice Pray è un manoscritto che si trova a Budapest, nella Biblioteca Nazionale; è il più importante documento medievale ivi conservato perché è il primo scritto in lingua ungherese. Risale al 1192[1] e fu ritrovato nel 1770 da György Pray (1723-1801), un abate gesuita, canonico e bibliotecario della Biblioteca Universitaria di Buda. Lo storico aveva trovato il manoscritto nella biblioteca del capitolo benedettino di Pozsony (oggi Bratislava, in Slovacchia). Le illustrazioni di quel manoscritto vennero riprodotte per la prima volta dalla signora Ilona Berkovits nel 1965. Dallo scopritore, il documento ha preso il nome, divenendo noto in tutto il mondo come “Codice Pray”. Si tratta di un sacramentario latino, con un discorso funebre in ungherese.

Secondo alcuni studiosi, nel disegno vi sarebbero elementi da far ritenere che l’autore avesse visto la Sindone, che in quel momento sarebbe stata nell’area medio-orientale, o che qualcuno gliene avesse parlato. Addirittura, si ipotizza la presenza del Sacro Telo in Ungheria. La Sindone, conservata attualmente nella cappella del Guarini della cattedrale di Torino, è uno dei misteri più autentici della dottrina cristiana ma anche dell’archeologia, con le sue diverse discipline. Non si tratta di un semplice lenzuolo, ma reca impressa l'immagine di un Uomo torturato e crocifisso così come descrivono i Vangeli, un'immagine considerata da molti non fatta da mano umana e che impegna schiere di scienziati e teologi nella sua comprensione. Secondo altri, si tratterebbe di un abile falso. Non dimentichiamo poi l'esistenza del Sudario di Oviedo, del quale abbiamo trattato in altra sede.

Secondo chi scrive, della Sindone (così come è nota in tutto il mondo) in questo disegno non si può ravvisare traccia; l’artista ritrasse due scene descritte nei Vangeli, ma quale veramente lo ispirò?  I Vangeli danno qualche indicazione sulla Sindone? Stimolati da questo e altri interrogativi, abbiamo cercato di puntualizzare alcuni assunti, per capire il punto di vista di chi invece sostiene il legame tra la miniatura ungherese e il Sacro Telo.

 

Vediamo le tesi degli studiosi che vorrebbero vedere nel Codice Pray un legame con la Sacra Sindone

  • Il disegno, datato 1192, costituirebbe la prova che la Sindone esisteva già prima della data fornita dall' analisi al Carbonio14 sul lino di cui la Sindone è costituita (1260-1320). Ma, come abbiamo avuto modo di esporre in altro articolo, l’esame in questione (radiocarbonio) potrebbe essere stato falsato dalle vicissitudini subite dal manufatto (che potrebbe essere dunque più vecchio senza doversi appigliare al disegno del Codice Pray).
  • La posizione dei polsi (destro sul sinistro) sarebbe identica a quella sindonica; le dita non hanno pollici (come nell’immagine sulla Sindone)
  • La questione delle presunte “bruciature” che si vedrebbero sul lenzuolo ripiegato: si tratterebbe di quattro fori che si sarebbero prodotti quando la Sindone era ripiegata in quattro e una bruciatura avrebbe trapassato tutti e quattro gli strati. Sul supposto telo mostrato nel codice Pray si vedrebbero proprio quei quattro fori,  nella stessa posizione in cui anche la Sindone li mostra.

 

                                 

             I supposti quattro fori sul presunto telo mostrato nella miniatura

 

Sostanzialmente la questione si impernia su tali elementi. A nostro avviso il problema principale è capire cosa vedono certi studiosi nel disegno, specialmente a quale manufatto si riferiscono parlando del “Lenzuolo”, dato che forse si è creata una certa confusione. Va detto che in nessun punto del disegno è mostrata un’immagine impressa su alcun telo, ma è fondamentale comprendere quale sia il lenzuolo cui ci si riferisce!

Allora è necessario osservare questa iconografia, sia per chi non la conosce, sia per chi l’ha vista e ne ha già una propria opinione (come noi abbiamo la nostra e nessuno vuole convincere nessun altro).

 

  • Il foglio 27v del Codice Pray

 

Il registro superiore

 

Il foglio 27v del Codice Pray illustra un disegno su due registri: in quello superiore vediamo Gesù che viene deposto nel sepolcro[2]. Ha una barba corta, ha il nimbo crucifero (Creatore), il corpo è nudo (particolare abbastanza raro nell’iconografia cristiana tradizionale, ma normale tenuto conto della circostanza cui il tema si ispira); le mani affusolate si incrociano a livello del pube (il polso destro sul sinistro e alle mani mancano i pollici o, almeno, non sono visibili); i piedi non sono apprezzabili. Sotto di Lui pare essere adagiato un lenzuolo. Sulla sua figura un personaggio barbuto (Giuseppe d’Arimatea, probabilmente) e aureolato (di nero) sta versando un unguento con cui intende lavare il corpo. Altri due personaggi stanno ai suoi lati: quello che vediamo a sinistra (per noi) è pure lui barbuto (forse Nicodemo?), aureolato di rosso, l’altro è imberbe (San Giovanni Evangelista?), anch’egli aureolato (di rosso), e sembra reggersi il capo, pensoso, con la mano destra.

 

               

                     La scena del registro superiore del foglio 27v del Codice Pray di Budapest

 

Il gesto che compiono i due personaggi laterali è a, nostro avviso, particolarmente interessante;  quello a destra regge con la mano sinistra il lembo di un telo, un lenzuolo, che è tenuto all’altro capo dalla mano sinistra dell’uomo barbuto. Questo lenzuolo, da come è arrotolato, sembra molto ampio; una parte è già stesa sotto il corpo di Gesù e l’altra è appunto sorretta in attesa di essere deposta sopra il cadavere, una volta terminata l’operazione di pulizia con l’unguento (usanza ebraica).

 

A sinistra, dettaglio della mano sinistra del supposto Nicodemo, mentre regge un lembo del lenzuolo; a destra, il giovane personaggio regge l'altro lembo arrotolato del medesimo lenzuolo

 

Questo telo è in verità apparentemente interminabile: una parte è nascosta sotto il manto (?) del giovane imberbe, mentre il capo opposto (in mano a Nicodemo o chi per esso) non si capisce bene dove finisca.

  • Ma qualcosa non quadra: se i due tengono i lembi di un telo di cui una parte è già sotto il corpo di Gesù, Giuseppe d'Arimatea si troverebbe dentro il telo stesso, poichè i due "aiutanti" tengono i capi dietro la sua persona. O questo rotolo di stoffa è indipendente da quello su cui il Signore è deposto? Saranno dettagli trascurabili, ma nell'analisi ogni domanda e ogni risposta serve a comporre un mosaico interpretativo adeguato.

 

Guardiamo ora questo Cristo: ha una barba molto meno folta dell'Uomo della Sindone, non presenta segni di flagellazione, né stigmate né ferita costale (o forse è proprio quella che è occultata dal liquido con cui Giuseppe d'Arimatea sta lavando il corpo).  Il polso destro è sul sinistro (ma attenzione, l'immagine visibile sulla Sindone è invertita, come un'immagine vista in uno specchio…); i pollici non sono visibili: per il destro potremmo pensare che sia nascosto dal dorso della mano ma perchè non si vede nemmeno il sinistro? Oggi sappiamo che la crocifissione al tempo dei Romani veniva condotta conficcando i chiodi nei polsi e non nei palmi, ciò provocava una lesione dei nervi mediani, con conseguente ripiegamento del pollice sotto il palmo della mano, ma tale spiegazione (oltre a non essere probabilmente nota nel 1192) non sembra applicabile al caso presente. Se osserviamo la mano dell'Arimateo, notiamo che anch'essa è priva del pollice o, per meglio dire, non si vede. Le restanti dita delle mani di Gesù sono scostate tra loro in modo curioso.

 

Da sin. a destra: dettaglio del capo di Gesù; le Sue mani con i polsi sovrapposti; mano di Giuseppe d'Arimatea

 

 

Il registro inferiore

 

Consideriamo la scena del registro inferiore: il sepolcro è vuoto, Gesù è risorto. L’Angelo (a sinistra) lo annuncia alle pie donne che si sono recate alla tomba (una, Maddalena, regge un vasetto con l’unguento). Due hanno un’aureola scura, quella in mezzo di colore rosso. Sulla pietra della deposizione è rimasto un lenzuolo o telo ripiegato, come dicono i Vangeli.

 

             

                         Registro inferiore del foglio 27v del Codice Pray di Budapest

 

 

Vediamo cosa dicono i Vangeli stessi in proposito:

 

  • Luca, 24,1-12: "Il primo giorno della settimana, di buon mattino, esse (le donne) si recarono al sepolcro portando gli aromi che avevano preparato. *E trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; *ma, entrate, non vi trovarono il corpo del Signore Gesù. *Mentre non sapevano come spiegarsi questo fatto, ecco due uomini si presentarono a loro in vesti sfolgoranti. *Prese da spavento, esse tenevano il viso chinato a terra, quando essi dissero loro: Perché cercate il vivente tra i morti? *Non è qui, ma è risorto. Ricordate quanto vi disse quando era ancora con voi in Galilea: *che il Figlio dell'uomo doveva essere consegnato nelle mani dei peccatori ed essere crocifisso, e il terzo giorno sarebbe risorto. *Allora ricordarono le sue aprole e, ritornate dal sepolcro, riferirono tutto questo agli undici e a tutti gli altri. *Erano Maria di Magdala, Giovanna e Marita di Giacomo; anche le altre che stavano con loro raccontarono la stessa cosa agli apostoli. *Ma le loro parole parvero ad essi un delirio e non vi cedettero.- *Pietro però corse al sepolcro. Ma, chinatosi, vide soltanto le bende, e ritornò a casa meravigliato per l'accaduto". (Vangelo e Atti degli Apostoli, Ed. San Paolo, Nuovissima versione dei testi originali, undicesima edizione, 1995). Secondo altre traduzioni, la parola bende è sostituita con teli (BIBBIA CEI 2008).
  • Marco, 16,1-8: "Passato il sabato, Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Salomè comprarono aromi per andare a ungerlo. *E di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levar del sole. *Dicevano tra loro: Chi ci rotolerà via la pietra dell'ingresso del sepolcro? *Ma riguardando videro la pietra rimossa, ed era molto grande. *Ed entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto a destra, vestito di bianco e si spaventarono. * Ma egli disse loro: Non temete. Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso; è risorto, non è qui; ecco il luogo dove l'avevano deposto. *Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete come vi disse. *E quelle , uscite, fuggirono dal sepolcro, perché erano sconvolte dallo spavento, e dalla paura non dissero nulla a nessuno". Non si parla di bende nè di teli.
  • Matteo, 28,1-7: "Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L'angelo disse alle donne: "Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: "È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete". Ecco, io ve l'ho detto". Non si fa menzione nemmeno in questo Vangelo di bende o teli.
  • Giovanni, 20,1-10:"Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!". Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide le bende che giacevano distese,tuttavia non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro; vide le bende che giacevano distese e il sudario che era sopra il capo; esso non stava assieme alle bende, ma a parte, ripiegato in un angolo. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. I discepoli perciò se ne tornarono di nuovo a casa". (Vangelo e Atti degli Apostoli, Ed. San Paolo, Nuovissima versione dei testi originali, undicesima edizione, 1995). In questo Vangelo, Giovanni parla di bende e di sudario (abbiamo evidenziato le parole), piegato a parte in un angolo. Sul significato di "sudario" esistono più interpretazioni (es. v. Enciclopedia Treccani). Fazzoletto/Mandylion? O lenzuolo/Sindone?  E' proprio l'evangelista Giovanni che ce lo chiarisce. il sudario era sul suo capo. Quindi era un fazzoletto, un piccolo telo (Mandylion). Dunque, niente Sindone? Mistero risolto? Macchè. Perchè quelle bende che potrebbero essere interpretate come fasciature di piccola dimensione usate per avvolgere il corpo di Gesù (come una mummia) sono anzitutto smentite nei passi precedenti (nella scena della Deposizione), in cui tutti gli evangelisti parlano di lenzuolo (usanza effettivamente ebraica), in secondo luogo in versioni più recenti dei vangeli, la traduzione "bende" è scomparsa ed è stata sostituita da teli (BIBBIA CEI 2008). Infatti troviamo scritto: "[...] Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte". 

Dunque c'erano dei teli (non specificando esattamente il tipo o la dimensione) e un sudario, posato sul capo, il che spiega abbastanza chiaramente che si doveva trattare di un tessuto di dimensioni esigue, sufficiente a ricoprire la testa e/o il volto di Cristo. Come farebbe, quindi, la Sindone, ad avere impressa un'immagine integrale del viso e del corpo, su un unico lenzuolo di lino, che nessuno dei Vangeli espressamente menziona? 

Comunque, non vogliamo entrare nel merito di questioni prettamente fideistiche e vediamo come l'autore della miniatura del Codice Pray abbia interpretato uno o più passi dei Vangeli che abbiamo trascritto.

Le donne ritratte sono tre; abbiamo visto che  Luca e Marco ne citano effettivamente tre, Matteo due, e Giovanni una (Maddalena, che è l'elemento comune a tutti i racconti). Ma gli evangelisti danno versioni differenti sul loro ingresso nella tomba o meno: Luca e Marco ci dicono di si, che entrarono, Matteo non si esprime in proposito, Giovanni cita solo Maddalena, descrivendola sempre all'esterno, solo ad un certo punto si "chinò verso il sepolcro".

 

                                             

                                  Particolare delle tre donne che si recano al sepolcro, trovandolo vuoto

 

L'angelo, o perlomeno un personaggio alato, è ritratto a sinistra. Nel Vangelo di Luca si citano due uomini in vesti sfolgoranti, in Marco un giovane seduto a destra, vestito di bianco; Matteo parla di un angelo disceso dal cielo, con aspetto di folgore e bianco come la neve, Giovanni scrive questo: "Maria invece stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: "Donna, perché piangi?". Rispose loro: "Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto". Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: "Donna, perché piangi? Chi cerchi?". Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: "Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo". Gesù le disse: "Maria!". Ella si voltò e gli disse in ebraico: "Rabbunì!" - che significa: "Maestro!". Gesù le disse: "Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: "Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro"". Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: "Ho visto il Signore!" e ciò che le aveva detto. (Gv 20, 10-18).

Giovanni descrive due angeli in bianche vesti, uno alla testa e uno ai piedi del posto dove era stato collocato Gesù, che era risorto.

Pare abbastanza evidente che il misterioso autore della miniatura abbia fuso elementi di vangeli diversi e non si sia attenuto ad uno solo.

L'angelo è piuttosto mal fatto: le ali sono sgraziate (ci sarà un'intenzione simbolica sottesa?); l'asta crucifera (non citata nei passi evangelici) è sorretta da che cosa? L'angelo la sfiora soltanto con un dito, ma non la sostiene. Anzi, a guardare bene il dito dell'angelo parrebbe indicare il piano/sepolcro vuoto, senza più il corpo di Cristo, ormai risorto, o il panno abbandonato, al suo posto. L'asta crucifera sembra essere inserita in un elemento rosso: che cos'è? Dello stesso colore sono l' aureola, metà del mantello, e metà dell'ala dell'angelo.

Il disegno non dimostra una particolare abilità, diciamolo pure; forse era proprio la sostanza che si voleva esprimere. Trattandosi di una miniatura all'interno di un sacramentario cristiano e un discorso funebre (qual'è il Codice Pray), riprodurre l'iconografia confortante di Gesù morto e risorto è del tutto comprensibile (andrebbe conosciuto a fondo il contenuto del manoscritto, comunque).

 

  • La Sindone in questo disegno dove sarebbe?

 

Abbiamo visto poc'anzi le posizioni diverse degli evangelisti sulla presenza di eventuali tessuti nel sepolcro. Marco e Matteo non ne parlano; Luca menziona delle bende (poi divenute teli, in traduzioni e versioni più moderne), Giovanni cita bende (teli) e il sudario, ripiegato a parte.

Nell'interpretazione personale dell'autore della miniatura, sembra di poter dire che ha scartato le descrizioni dei primi due evangelisti, poichè egli ha effettivamente inserito una stoffa, una sorta di telo, che distinguiamo al centro della composizione:

 

                             

Sul telo appoggiato (al di sopra del quale vediamo una a) si vedono tre croci, che potrebbero alludere al valore sacrale del manufatto. Ma gli stessi segni sono anche presenti sul piano sottostante, il che può significare che il telo è talmente leggero da lasciare vedere ciò che c'è sotto (esempio un lino è una stoffa leggera e trasparente). Potrebbe trattarsi del sudario, citato da Giovanni? Egli definisce la posizione del manufatto "in un angolo", cosa che qui non sarebbe rispettata. Sono le bende/teli che cita anche Luca? Ma la presenza del giovane imberbe nella scena, potrebbe alludere all'evangelista cui il miniaturista si è ispirato, forse proprio San Giovanni. Certo l'artista ha poi condito la scena di suo...

Secondo alcuni studiosi, invece, i teli sarebbero quei due rettangoli rigidi sovrapposti, l'uno recante delle geometrie scaliformi, l'altro -quello sottostante-  cosparso di croci. Questi studiosi hanno individuato in questi teli la lavorazione a lisca di pesce che effettivamente ha anche la Sindone. Si tratta di un clamoroso abbaglio? Una parte del lenzuolo, secondo tale teoria, sarebbe anche in fondo alla figura dell'angelo, ma dal momento che tale figura è descritta nei Vangeli con una veste bianca, candida, forse non è affatto il telo/Sindone ma il suo abito...

In tutta onestà questi supposti teli ci paiono più dei piani di appoggio solidi. L'immagine di un sepolcro scoperchiato, in estrema sintesi, come di frequente gli iconografisti hanno prodotto. E', di certo, un disegno strano, ma l'unico telo che veramente riusciamo a ditinguere è quello appoggiato al centro del ripiano superiore:

 

 

Guardiamo ancora l'angelo, a sinistra: non pare di vedere un suo piede, appoggiato sul presunto telo? Se fosse quello Sindonico, sarebbe certo un bell’affronto, non trovate?

 

                             

                                        C'è un piede, appena sotto l'elemento rosso?

 

  • Considerazioni conclusive e qualche volo pindarico...

 

-I segni di bruciatura sulla Sindone risalgono al 1532, quando un incendio nel castello di Chambery, provocò un danno al sacro lino, che le suore poi rammendarono[3]. Nel 1532 la Sindone era, infatti, conservata in una cassa di metallo nella Sainte Chapelle del castello sabaudo di Chambery, in Alta Savoia (Francia). Un furioso incendio la coinvolse e, a causa dell'intenso calore sprigionatosi, il  metallo fuso del contenitore del Telo cadde sul tessuto, creando una serie di fori simmetrici (la simmetria è dovuta al fatto che il lenzuolo era conservato ripiegato). Le monache clarisse di Chambery, nel 1534, nel tentativo di riparare il sacro lino, provvidero a riparare tali lacune ponendo anzitutto un altro telo sotto (detto telo d'Olanda), come rinforzo del sudario, e cucirono sopra i fori delle pezze di lino triangolari, molto vistose ancora oggi.

Pare, tuttavia, che su una copia del 1516, conservata a Lierre (Belgio)[4], la Sindone portasse già i segni dei buchi, evidentemente essi c'erano già (i misteri non finscono mai). Ma se il Codice Pray è del 1192, come faceva l’autore ad includere i segni delle bruciature, che datano comunque a secoli dopo? Quelli che alcuni interpretano come piccoli fori disposti a forma di L, additandoli come prova che “chi ha fatto il disegno aveva negli occhi proprio l’immagine della Sindone”, come spiega questa anomalia cronologica?

- Onestamente l'unico lenzuolo che possiamo vedere è quello ripiegato al centro; quello che viene interpretato come “lisca di pesce” potrebbe essere il motivo geometrico del piano su cui esso giace (cioè la parte rigida).

-Nel registro superiore si vede il corpo di Gesù disteso, morto, ma in quello inferiore, sul telo ripiegato, non si vede assolutamente l’impronta umana, come nella Sindone.

-l’autore della miniatura ha probabilmente voluto rappresentare la scena della Deposizione (sopra) e della Resurrezione di Gesù Cristo (sotto); è innegabile infatti il riferimento teologico a quanto narrato nei Vangeli, dei quali ha fatto una rielaborazione personale;

-Altro paio di maniche è se egli abbia voluto riferirsi alla Sindone nello specifico, poiché a quel tempo (1192) essa non risultava in Europa. O almeno per noi oggi è così. Ma nel 1192 cosa si conosceva davvero di quel manufatto? Doveva essere comunque una reliquia molto ambita e anche molto celebre, specialmente in specifici ambiti (sovrani, prelati, Ordini monastico-cavallereschi).

-L'artista, inserendo tante croci vermiglie, ha voluto dare un'indicazione di chi detenesse la Sindone al suo tempo? I Crociati? E in che modo essi si potevano collegare all'Ungheria? Cosa rappresentava per questa nazione la Sindone? Vorremmo sapere troppo, intanto ci acconteremo di alcuni fatti. Nel 1192, data cui risale il Codice Pray, regnava sull'Ungheria Bela III (sovrano dal 1172 al 1196) e questo fatto è interessante per una serie di intrecci che vediamo subito.

Da quel poco che sappiamo, il Mandylion[5] nel 944  venne traslato a Costantinopoli (per preservarlo dai saraceni) e nel 1147 è documentata la visita a Costantinopoli di Luigi VII, re di Francia, durante la quale potè ammirare la Sindone.
Nel 1204 essa scomparve dall’area mediorientale (ad opera dei Crociati, dopo la quarta crociata e la riconquista di Costantinopoli) e ricomparve solo 150 anni dopo in Europa, a Lirey, in Francia nel 1354.  Dove fu tenuta la Sindone, tra il 1204 e il 1354? Questo è un altro mistero.

Chi partecipò alla IV Crociata, tra gli altri? L'imperatore bizantino Isacco II Angelo, insieme al figlio (che aveva associato al trono, con il nome di Alessio IV, dal 1203 al 1204, anno della morte di entrambi). Alessio IV fu l'ultimo sovrano della dinastia degli Angelo (o Angeli), Cosa c'entra con l'Ungheria? Forse molto o forse no. La moglie di Isacco II Angelo era Margherita d'Ungheria (1175-1223), figlia del re Bela III (1148-1196). Il fratello di Margherita, era re Andrea II, detto il Gerosolimitano (che abbiamo trovato rappresentato nel colonnato della piazza degli Eroi di Pest), il suo soprannome  deriva dal fatto che capeggiò la V Crociata (1217) per volere del papa. Quando Margherita andò sposa a isacco Ii d’Angelo (1156-1204) assunse il nome di Maria. In tal modo si strinsero opportune alleanze tra il regno d’Ungheria e Costantinopoli. “Lo stesso Bela III era stato allevato alla corte di Costantinopoli e, assunto il nome di Alessio, era divenuto, per un certo tempo, l'erede presuntivo al trono di Bisanzio".[6].

Margherita d'Ungheria, rimasta vedova di Isacco nel 1204 (lui e il figlio morirono durante il sacco di Costantinopoli, l'uno in circostanze alquanto misteriose e l'altro in un agguato), sposò Bonifacio I di Monferrato, re di Tessalonica, che morì in battaglia solo tre anni più tardi; dopo la morte di questi (1207) Margherita/Maria sarebbe tornata in patria, portando con sé la Sindone. Da Isacco II della dinastia degli Angeli, Margherita/Maria ebbe due figli, Manuele (morto nel 1212) e Giovanni Angelo (1193-1259), che dopo la morte del padre (l'imperatore Isacco Ii Angelo) e del fratellastro (defunti entrambi nel 1204) migrò con la famiglia in Ungheria, dove poi divenne signore di Sirmia e Bacs (1227-1242), nonchè vassallo del re ungherese Bela IV; Con loro quindi, sempre ipoteticamente, la Sindone si trasferì in Europa? Tutto è possibile, e tra tante famiglie nobili e potenti,  imparentate tra loro, qualcuna la verità la conosceva certamente. La Sindone o il piccolo sudario...

Una cosa è sicura: in quel periodo (dopo il sacco di Costantinopoli del 1204) ci fu un grande movimento attorno alla Sindone che, al pari di altre reliquie, era investita di un enorme potere sicuramente. Anzi, forse più di tutte le altre, nonostante la sua reale provenienza o natura rimane a noi misteriosa. Esiste, innegabilmente, uno strano meccanismo che la riconduce ai Savoia, famiglia dinastica che divenne proprietaria della Santa Reliquia nel 1453 (ma rivendicandone sempre un possesso ben più antico, ma ancora oscuro). Uno strano meccanismo che, attraverso matrimoni e opportuni misteri, annoda fatti e personaggi tra loro, apparentemente lontani. Bela III d'Ungheria, ad esempio, sposò la figlia del re francese Luigi VII (1120-1180), Margherita di Francia (1158-1197), avuta dalla seconda moglie (Costanza di Castiglia). Bela III e la corte ungherese erano perfettamente al corrente della localizzazione e del valore della Sindone, dal momento che suo suocero la vide personalmente, durante la II Crociata (in quell'occasione anche la regina Costanza e parecchie dame dei crociati poterono vederla in un'ostensione). Bela III viveva, poi, alla corte bizantina quale Despota, non dimentichiamolo. Luigi VII - il padre di sua moglie- era figlio di Adelaide di Savoia (1092-1154), a sua volta figlia di Umberto II conte di Savoia. Adelaide fu una regina che partecipò molto alla vita del regno e fu molto vicina a Bernardo di Chiaravalle. Non dimentichiamo che nella custodia della Sindone entrano in gioco i Cavalieri Templari, i Giovanniti e gli altri Ordini che proteggevano i Luoghi Santi.

Intrecci, ipotesi, affascinanti correlazioni che riportano alle Crociate, alle oscure nebbie del tempo, al potere, alle strategie dei regnanti e dei prelati ma, come al solito, nessuna prova. Che sia transitata da Budapest o meno, la Sindone resta un mistero

Altre speculazioni ci paiono fuori dalla portata offerta dall’iconografia del Codice Pray.

 


[1] Secondo André Cherpillod "Ciò che permette la datazione di quel manoscritto è la lingua del testo, e soprattutto la notazione musicale che esso usa nella partitura dell'Exultet: i neumi di quel tipo, inventati da Guido d'Arezzo negli anni 1030- 1050 non furono più usati intorno all'anno 1200, con la diffusione della polifonia. Josef Torok, autore di una tesi di dottorato sul manoscritto Pray, lo data 1192-1195” in “La Sindone di Torino: un oggetto impossibile?”, Torino, 1998 (scaricabile qui)

[2] "Giuseppe venne e prese il suo corpo. Venne anche Nicodemo (quello che in precedenza venne da Gesù di notte), portando una mistura di mirra e aloe, circa 100 libbre. Essi dunque presero il corpo di Gesù e lo avvolsero nelle bende  assieme agli aromi, secondo il costume dei Giudei per la sepoltura. C'era un giardino accanto al luogo in cui fu crocifisso, e nel giardino una tomba nuova, nella quale ancora nessuno era stato messo. Qui dunque, a causa della Preparazione dei Giudei (poiché la tomba era poco discosta), vi collocarono Gesù" (Giovanni 19, 38-42). La parola "bende" tradotta in italiano potrebbe essere lacunosa e imperfetta,  e nell'originale avrebbe il significato di "tessuti di lino". Da rilevare che gli altri tre evangelisti parlano di "candido lenzuolo" (Matteo, 27,57-60), di un "lenzuolo" (Marco, 15,42-46),  e di un "lenzuolo" anche per Luca ((23, 50 - 54).

[3] L’argomento “Sindone”è stato da noi affrontato in diversi articoli, in questo sito, ad esempio qui.

[4] Interessante ricerca sui luoghi che ospitano copie della Sindone. Si ved anche Lierre (Belgio)chiesa di Saint Gommaire

[5] Molto probabilmente la stessa Sindone che vediamo noi oggi ma piegata in più strati, al fine di mostrare solo il volto, celando così il resto del corpo di Gesù torturato e crocifisso

[6] Barbesino, Francesco-Moroni, Mario “Lungo le strade della Sindone. Ricerca dei possibili itinerari da Gerusalemme a Torino” scaricabile qui

 

Argomento: Pray codex

Sindone, codex pray

Justo | 16.04.2016

Es claro que el autor del codex sabía en primera persona de la existencia de la síndone ya en el siglo XII. La datación del C14 es errónea. La síndone es el Evangelio que dejó Jesús a la humanidad antes de resucitar. Los evangelios fueron inspirados por Cristo pero la SINDONE la imprimió Cristo

Isaia, 52, 13-15

Antonio | 25.04.2015

Ovviamente le mie sono solo questioni di fede. Poi per chi non crede, ad esempio non interessa magari sapere che il Volto Santo di Manoppello è un'immagine olografica che cambia aspetto con il variare dell'illuminazione (per chi ha fede, invece, questo aspetto rappresenta la trasfigurazione)

Isaia, 52, 13-15

Antonio | 25.04.2015

Anche se un giorno queste figure fossero ritenute delle opere realizzate da mano d'uomo, esse sono comunque da considerare "acheropite" perché ispirare dal Signore (attinte dalla sua sembianza); vedi Dante.

Isaia, 52, 13-15

Antonio | 25.04.2015

Per comprendere le immagini impresse sulla S. Sindone e sul Volto Santo di Manoppello dobbiamo comprendere bene ciò che ci ha voluto trasmettere la profezia di Isaia. La Passione, la Morte e la Risurrezione, narrate ed intese come immagini acheropite per resistere nei secoli, sono parti integranti del disegno salvifico.

Sindone di Torino

Ravecca Massimo | 06.01.2014

Se la Gioconda è anche un ritratto al femminile di Leonardo, il più antico dei morphing,
allora potrebbe essere considerato lo specchio “magico” della Sindone. La Gioconda e la Sindone conterrebbero, in modo nascosto, lo stesso volto. Come lo specchio magico della matrigna di Biancaneve, la Gioconda indicherebbe il più bello del reame. Se la Sindone è autentica reliquia della morte-risurezzione di nostro Signore, allora il volto raffigurato è veritiero per definizione. Ne consegue che Gesù e Leonardo verso il termine della loro vita erano simili nel volto. Mentre se è opera umana, esiste un limite temporale per la sua creazione. L’incendio della cappella francese di Chambéry del 1532, dove era custodita e fu danneggiata, rappresenta l’orizzonte degli eventi, la data limite della sua origine. E’ quindi possibile l’attribuzione a Leonardo, per i seguenti motivi:

Iconografici. Il volto sindonico rimanda all’immagine di Leonardo.
Le proporzioni del corpo sarebbero corrispondenti all’Uomo Universale di Leonardo, riprodotto sul retro della moneta da un EURO italiana. Nella figura della Sindone,
una mano sembra avere le dita più lunghe dell’altra, come nel ritratto di Cecilia Gallerani. L’inquietante immagine della ferita al costato ricorda l’urlo di uno dei guerrieri al centro della Battaglia di Anghiari, come appaiono da alcuni disegni originali dei combattenti della Battaglia conservati al museo delle Belle Arti di Budapest, e nella probabile parte del cartone raffigurante la testa di guerriero conservata a Oxford, Ashmolean Museum.
Ricorsivi. La figura individuabile nella zona plantare destra
sarebbe l’autoritratto di profilo dell’autore.
Magici. La Sindone e l’Autoritratto sono custoditi a poche decine di metri l’uno
dall’altro, essendosi ritrovati dopo secoli tutti e due nel centro storico di Torino. L’Autoritratto è conservato nella Biblioteca Reale e la Sindone nell’attiguo Duomo. Entrambi gli oggetti esposti, con grandi precauzioni, al pubblico solo in eventi particolari. Se è autentica reliquia-miracolo, non si può escludere a priori,
l’intenzione dell’Autore di farne un’opera d’arte paragonabile ai maestri del
Rinascimento.
Nell’ipotesi che l’autore sia Leonardo, il volto di Gesù impresso sulla Sindone, sarebbe “vero” per la “magia” realizzata dall’artista. Il volto sarebbe simile a quello di Leonardo, che ne sarebbe il modello. Avrebbe realizzato l’ennesimo viaggio temporale. Un genio, consapevolmente o meno, ne avrebbe ritratto un Altro trasfigurandosi, realizzando una straordinaria icona. Tramite gli artisti la materia si farebbe verbo. Un concetto caro a Papa Paolo VI. Inoltre, se il professor Alinei ha potuto sostenere, che la Gioconda è una donna morta, ritratta come viva, un “non vivo”, nella Sindone, invece, avremmo un
Uomo vivo, ritratto come morto, un “non morto”. Cfr. Ebook (amazon) di Ravecca Massimo. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.
Solleva la pietra, e là mi troverai, taglia il legno ed io sono là. Proclama Gesù, secondo il Vangelo apocrifo di Tommaso.

Splendida analisi

Laura | 07.12.2013

Ciao, Marisa. Volevo dirti che questa analisi così completa è la prima volta che la leggo, grazie!!!!!! Certo che però a rileggere bene il Vangelo, se ne scoprono di incongruenze. Per forza ne hanno scelti solo quattro. Secondo me nel disegno di questo codice miniato si vede una fasciatura, che possiamo chiamare anche telo tutto sommato, afflosciata sul piano. Come tu hai notato. Niente teli quelli rettangolari e rigidi, forse qualcuno ha bisogno di occhiali (ma ben forti!!!!)?

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