Il Museo della Preistoria di Carnac

                                                                (Marisa Ubeti)

 

 

E’ considerato il primo museo al mondo per il megalitismo. La nostra “avventura” alla scoperta di questo mondo mitico tra menhirs, dolmen e tumuli funerari inizia proprio da qui, che è il presupposto essenziale dove si può ricevere una mappa dei distretti archeologici e apprendere preziose informazioni su di essi, ammirare i reperti rinvenuti nei luoghi che poi andremo a vedere. Con il biglietto d’ingresso si ha diritto ad una riduzione sui seguenti siti-partners: gli Allineamenti di Carnac, il sito dei megaliti di Locmariaquer, il Cairn de Gravinis, il Cairn du Petit Mont ad Arzon,

La struttura museale si trova nella piazza principale, poco distante dalla chiesa di San Cornely, nell’ex- canonica. All’ingresso, sul prato antistante l’edificio, si trovano quattro tombe emerse durante gli scavi del 1919 effettuati nel cimitero della Cappella di San Clemente nella località di Quiberon (vicina a Carnac). Un tempo si trovavano nel giardino della chiesa di San Cornely ma quando venne rifatta la pavimentazione, nel 1993, dovettero essere urgentemente ricollocate e furono spostate qui. Si tratta di tre sepolture datate tra l’VIII e il XII sec. d.C. e una, invece, mostra similitudini con tombe analoghe presenti già nell’Età del Bronzo e del tipo “à coffres” (quattro lastre di pietra chiuse).

Il percorso si snoda su due livelli, per oltre seimila reperti, partendo dai materiali più antichi. La sezione a nostro avviso più interessante è quella Neolitica, che corrisponde alla costruzione- sul territorio- delle grandi opere megalitiche.  E’ ben descritto anche l’evolversi dell’architettura funeraria, in dolmen e tumuli, alcuni di enorme interesse, come quello di Kercado, il più antico d’Europa con i suoi quasi 7.000 anni, o quello dell’isola di Gavrinis, con i suoi menhirs mirabilmente lavorati con motivi spiraliformi e geometrici quasi  ossessivi.

Mappe, schemi, modelli in scala e i risultati degli scavi effettuati durante il XIX e il XX secolo vengono presentati con dovizia di particolari (armarsi di dizionario, se non sapete il francese o l’inglese, perché non è disponibile la lingua italiana, né sui depliants, né sui pannelli né in audioguida!).

Due sono i personaggi chiave che entrano nella storia di questo Museo: James Miln, che fu un ricco studioso scozzese appassionato di archeologia, che prese con sé un aiutante, Zaccaria Rouzic. Entrambi, alla loro morte, lasciarono tutte le loro collezioni di reperti accumulati nel tempo alla città di Carnac. Per volontà del fratello di MIn, Robert, venne istituito il Museo nel 1881.

Del Periodo Paleolitico si possono ammirare i reperti provenienti da Saint Colomban (Carnac), uno dei siti preistorici più antichi della Bretagna. Al Mesolitico  (periodo di transizione tra il Paleolitico e il Neolitico) appartengono i corredi di molte tombe scoperte a Téviec e nell’habitat di Hoëdic. Colpisce la ricostruzione di una doppia sepoltura (quella di una donna di 30 anni con un bambino di 3-5 anni)

Arriviamo al Neolitico, quando l’'architettura megalitica arrivò in Occidente, lasciandoci non pochi interrogativi ancora oggi. I dolmen divennero sepolture collettive, gli allineamenti ebbero un ruolo simbolico. Ma per che cosa?

Una serie di vetrine del museo traccia l'evoluzione dell'architettura megalitica tra 4500 e 2000 anni prima di Cristo. Oltre alla sezione dedicata alla vita quotidiana, raccontata attraverso i numerosi manufatti rinvenuti negli scavi, ci ha interessato maggiormente la questione delle incisioni presenti su alcuni dei grandi menhirs e dolmen, un linguaggio ancora indecifrato del tutto e che divide gli studiosi, che hanno interpretazioni divergenti.

Il piano superiore illustra l’attività instancabile degli archeologi che scavarono nella prima metà del XX secolo, Martha e Saint-Just Péquart. Essi  trovare una zona ideale nelle isole del sud della Bretagna. In particolare, investigarono le isole Téviec e Hoedic (Morbihan) nella speranza di trovare habitat contemporanei ai megaliti. Hanno effettivamente messo in luce due delle più grandi necropoli degli ultimi cacciatori-raccoglitori di quel periodo, contemporanei dei primi agricoltori e allevatori neolitici. I due ricercatori si avvalsero di riprese filmate per documentare quanto trovavano e i film girati  a Téviec, Hoedic, Yoh Er, e ad Er Lannic sono probabilmente uno dei primi documentari scientifici sulla preistoria. E’ stato ricostruito anche uno scenario di scavo, sulla base delle documentazioni pervenute. L’intera famiglia Pequart, dal 1923 al 1934, scavò i siti neolitici megalitici delle isole bretoni e sono considerati tra i pionieri dell’archeologia moderna. Forse, a Téviec e nell’habitat di Hoëdic trovarono gli indizi dell’origine del megalitismo? Lo saprete solo venendo a visitare il Museo, naturalmente!

Con la II Guerra Mondiale, Saint-Just Péquart si unì alla Milizia (più per convinzione anti-comunista che per sostenere il regime nazista). Alla Liberazione, egli venne giudicato da una corte marziale e condannato a morte l’11 settembre 1944. Il giorno successivo sarebbe arrivato l’ordine, diffuso in tutta la Francia, di arrestare tutte le esecuzioni. Un tragico destino.

Particolare rilevanza rivestono gli oggetti “rituali” rinvenuti nelle sepolture neolitiche, cioè del tempo dei megaliti.  Sono manufatti (collane, bracciali, pendagli, ecc.) costituiti da diverso materiale e alcuni, come la varescite, piuttosto rari. Si tratta infatti di un minerale appartenente al gruppo dei fosfati che deve la sua colorazione verde alla presenza del cromo. Le parure (en callaΪs) si sono trovate soprattutto nei grandi tumuli funerari ma gli elementi trovati nei dolmen a corridoio confermano una riutilizzazione di questi monumenti. Manufatti in varescite sono stati trovati anche fuori dal Golfo del Morbihan: presso Tolosa o nelle tombe a fossa in Catalogna. Nel 1971 furono scoperte alcuni noduli di varescite nella Loira Atlantica (che forse fu la zona di estrazione?). Intriganti risultano essere delle piccole asce lucidate di vario materiale minerale, rotondeggianti alla sommità, con o senza foro. A che cosa servivano? Si è pensato ad usi rituali, specialmente quelli trovati fuori dalle sepolture e vicino ai campi, che dovevano provenire dai grandi tumuli, che furono livellati per usi agricoli. Il 70% di questi “strumenti” sono in fibrolite, una roccia locale estremamente dura, marmo di differenti colori. Gli altri furono realizzati in giadeite, serpentino, eclogite, (alcune di queste pietre sono di origine locale, altre provenienti dalle Alpi. Dunque c’è da pensare ad un commercio o a scambi di materie prime). Alcuni di questi manufatti presentano il bordo arrotondato e una perforazione biconica, due dettagli che sono stati riconosciuti sulle figure incise nel dolmen di Gravinis e permettono di considerare un sincronismo tra i grandi tumuli carnacensi e i dolmen a corridoio.

 

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