Il misterioso pendolo del Castello di Fontainebleau

                                                           (Marisa Uberti)

                                      

 

                            

  • Il contesto

 

Nel corso di un mio viaggio estivo in Francia, ho potuto visitare il celebre Castello di Fontainebleau, nel dipartimento Senna e Marna, regione Île-de-France.

Molti secoli or sono, l’area del maniero era occupata dalla foresta di Fontainebleau, che ancora oggi occupa una superficie di 25.000 ettari. In questa selva, nel XII secolo, il re Luigi IX amava andare a caccia e si era fatto costruire una piccola residenza, alla quale fece aggiungere poco dopo il convento dei Trinitari (o Maturini) con l’omonima chiesa annessa. Attorno a quel piccolo nucleo, cominciò a sorgere un borgo artigiano. Nel castello nacquero e morirono diversi re, si celebrarono matrimoni, battesimi ed eventi politici ma la sua espansione cominciò sotto Francesco I, nel XVI secolo. L’illuminato sovrano fece infatti abbattere i vecchi edifici (della costruzione primitiva di Luigi IX oggi resta soltanto una torre nella cosiddetta “Corte Ovale”), compreso il convento dei Trinitari (ma lasciando, pur se modificata, la chiesa della SS. Trinità, che è ancora esistente). In particolare egli fece realizzare la Galleria di raccordo tra i suoi appartamenti e la chiesa stessa, opera che è considerata un capolavoro del rinascimento francese, per realizzare la quale il re chiamò tutti artisti italiani, quali Rosso Fiorentino, Primaticcio e Scibec da Carpi.

I successori di Francesco I contribuirono ad ampliare il castello e il suo immenso parco; la Rivoluzione non lo danneggiò come accadde invece per altre dimore reali di Francia, tanto che potè essere abitato fino al Secondo Impero, divenendo in seguito (1981) patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO e reso fruibile al pubblico di tutto il mondo.

La magnificenza del castello è sotto gli occhi di tutti i visitatori; diversi arredi sono originali e mostrano tutto lo splendore degno di una residenza reale e imperiale quale è stata, con evidenti rimandi ad un sottile ermetismo.

 

          

                                   Veduta dell'incantevole Castello (foto M. Uberti)

 

                              

                                    

  • Orologi reali

 

Forse pochi prestano attenzione ai tanti orologi presenti all’interno dei sontuosi appartamenti aperti al pubblico. Essi sono una sessantina in realtà (in dotazione al castello) ma quelli che è stato possibile restaurare fino ad oggi sono ventisette, così suddivisi: nove si trovano nei cosiddetti “Piccoli Appartamenti”, due nell’Appartamento di Caccia, nove nell’Appartamento del Papa, sei nel Museo di Napoleone I, uno nel Museo Cinese dell’Imperatrice Eugenia.

Vi sono poi gli orologi che Francesco I aveva fatto installare sui campaniletti delle due Cappelle, quella della SS. Trinità e quella di San Saturnino. L’orologio di quest’ultimo era spettacolare, con automi raffiguranti gli dei della mitologia, che erano un’allegoria dei giorni della settimana.

L’usanza di tenere gli orologi nella stanze principali o da letto si sviluppò più tardi, durante la seconda metà del 1700. Possedere un orologio non aveva soltanto una funzione pratica sulla quale cadenzare le svariate attività giornaliere, ma era un’opera d’arte da ostentare, sebbene rivestissero un grande valore scientifico. I sovrani, tuttavia, non dovendo permanere stabilmente nel castello (come negli altri che possedevano), ma stagionalmente, spesso li portavano con sé oppure li affittavano semplicemente da orologiai e commercianti per il tempo del soggiorno. L’ultima visita di Luigi XVI a Fontainebleau (residenza poco amata da quello sfortunato regnante), nel 1786, comportò il trasferimento di molti pezzi nei Gabinetti di Versailles e, con la Rivoluzione, vennero dispersi. In certi casi furono recuperati tempo dopo all’asta, e tornarono nel Grand-Meuble (“deposito reale della mobilia”). Sotto Napoleone, nel 1804, il Castello venne ristrutturato ed egli acquistò diversi orologi da mercanti-orologiai, altri affluirono nelle sue collezioni in seguito a sequestri come “bottini di guerra”. L’imperatore aveva degli orologiai di fiducia, i Lepaute "orologiai dell'imperatore”, i più importanti costruttori di orologi francesi dell’epoca, ma non erano solo orologiai: furono infatti ricercatori, scrittori e artigiani abilissimi che rivoluzionarono il mondo dell’orologeria. Pierre-Basile Lepaute (1750-1843) aveva nome d’arte Sully-Lepaute; era lui, insieme al figlio Pierre-Michel  (1785-1849) ad occuparsi della gestione della famosa compagnia Lepaute, fondata attorno al 1740. Alla Restaurazione e alla successiva Monarchia di Luglio, il titolo di “Orologiaio dell’Imperatore” fu trasformato in Orologiaio del Re. In epoca imperiale la compagnia Lepaute fu la principale fornitrice di orologi per il Garde-Meuble. Lavorarono per molti re francesi, spagnoli e nobili.

Napoleone I amava molto gli orologi e ne aveva collezionato un grande numero. Nel Castello di Fontainebleau, il Museo di Napoleone è allestito nei vecchi appartamenti siti nell’ala di Luigi XV, costruita dall’arch. Ange-Jacques Gabriel; la collezione propone mobili, oggetti d'arte e gioielli, armi, dipinti, sculture, abiti e cimeli storici appartenuti esclusivamente all'Imperatore e alla sua famiglia. All'interno di questo spazio museografico si trovano i sei orologi recentemente restaurati da Rolex (che ha curato tutti i restauri degli orologi della dimora reale), tra i quali merita a mio avviso menzione lo splendido “Orologio con Urania”, in bronzo dorato su due basi sovrapposte di marmo italiano. Sulla base inferiore è rappresentata la scena di una lezione di anatomia tenuta da Urania; sopra la base, a destra, la dea cerca le stelle e misura il globo celeste con un compasso nella mano destra. Sulla fascia equatoriale si trovano le costellazioni zodiacali e il globo poggia su un piedistallo formato da quattro sfingi egizie, simboli che evocano la passione dell’imperatore per la civiltà del Nilo, nonchè l’allusione alla simbologia massonica. Il quadrante sembra “perdersi” in questa abbagliante scenografia, incassato nella replica di una colonna papiriforme, tuttavia si può pensare che nulla fosse lasciato al semplice caso e un orologio, inserito in questo contesto allegorico e mitologico così raffinato, diventava il ponte tra la terra e il cielo, tra il materiale e il trascendente, tra il sacro e il profano, tra il passato e il futuro (simboleggiato dallo sguardo della dea, la quale si può paragonare ad una Musa, simbolo dell’ispirazione e delle attività intellettuali). Il pezzo fu acquistato originariamente da Napoleone per l’arredamento del palazzo del Quirinale a Roma.

 

                        

Orologio con Urania ( foto tratta dal catalogo: "Restauration des pendules - Château de Fontainebleau", Dossier de presse, Rolex)

 

Il Castello conserva orologi che coprono un arco di tempo compreso tra il 1680 e il 1880; si trovano soprattutto sui camini delle stanze. Il problema maggiore degli antichi orologi è la loro conservazione e manutenzione; la presenza di materiali originali diversi (stoffe, tappeti, mobilio, tappezzerie, ecc.) richiede modalità di conservazione diverse, che possono essere anche antagoniste tra loro. Il restauro dell’orologio si concentra sulle sue parti più soggette ad ossidazione (ruggine, ad esempio), e mancata manutenzione ordinaria delle parti meccaniche. Solo in pochi casi i restauratori degli orologi di Fontainebleau hanno notato parti mancanti. Infatti tutti gli orologi presenti nel castello sono dotati di movimento originale, ed è una sfida mantenerlo! Fare in modo che gli orologi tornino a segnare nuovamente le ore è come far tornare a scorrere la vita negli appartamenti disabitati dal 1870, quando cadde l’ultima monarchia francese. Così è, almeno, quanto sostengono gli organizzatori. Certo deve fare un certo effetto, a visite terminate, quando tutto torna in silenzio, sentire il ticchettìo delle lancette o il suono dei pendoli, come in una casa normalmente abitata e vissuta!

 

  • Il pendolo del mistero

 

Tra i numerosi orologi, ne abbiamo individuato uno che non può passare certo inosservato, anche per le sue dimensioni: si tratta infatti di un pendolo a colonna, situato all’ingresso dell’“Anticamera dell’Imperatore”. La cassa è in legno di mogano, e ha parti in bronzo dorato; viene datato alla fine del XVIII secolo ed è particolarissimo: è dotato di ben nove quadranti, alcuni lo chiamano “a dieci quadranti”, conteggiando anche quello superiore. Il pendolo indica l’ora, i giorni della settimana, il mese, la data, le fasi lunari, le fasi solari, gli equinozi, gli anni bisestili e i segni corrispondenti ai giorni della settimana, elementi che lo rendono assai particolare. Nel semicerchio superiore, sono indicati i segni dello zodiaco e tutte le parole sono in lingua francese (eccetto “Levante” e “Ponente” nel quadrante solare).

 

Il pendolo dell’Anticamera dell’Imperatore

 

Il manufatto è racchiuso in una teca di vetro che, di fatto, impedisce l’esecuzione di fotografie nitide; inoltre, si trova protetto dietro la cordonatura e non si può avvicinarsi oltre un certo limite. La stanza in cui si trova il singolare strumento scientifico è l’antica sala da bagno di Luigi XVI, che divenne in seguito l’anticamera dell’imperatore nel 1808. In quella data vennero installati mobili di grande semplicità. L’arredamento fu cambiato da Luigi Filippo I, mentre sotto Napoleone III vennero introdotti due grandi tavoli intarsiati, uno di di Joseph-Marie Vien del 1783 e l’altro di Nicolas Guy Brenet, del 1785. L'orologio, come abbiamo detto, fu acquistato per Napoleone I e installato nell’anticamera, ed è “senza dubbio” italiano. Manca però una qualsiasi marca, sui quadranti, che possa far risalire alla sua origine.

      

          

Sopra dettaglio dei quadranti e, sotto, l’indicazione delle corrispettive funzioni (da pannello in loco, foto dell'autrice)

 

                   

 

Del manufatto si sa che venne acquistato da Napoleone I in Italia, ma dove? Da quale bottega è uscito questo meraviglioso marchingegno? Qualcuno, mentre legge, è in grado di rispondere? Io, per quanto abbia cercato, non ho trovato notizie (nemmeno in loco). Si hanno raffronti con altri pendoli del genere, dello stesso periodo? Esisteva, in Italia, una bottega di orologiai che produceva simili esemplari e, se si, dove si trovava? In genere, tali professionisti divenivano famosi e il loro “marchio” (che garantiva la qualità del prodotto) si diffondeva ovunque.

I pendoli a colonna, detti anche gran saloni (o gransaloni), si posano direttamente al suolo e pare abbiano fatto la loro comparsa in Europa attorno al 1700, nelle dimore di persone abbienti, per il loro costo elevato La colonna era generalmente in legno intagliato e con il passare del tempo, oltre ad  illustrare le fasi lunari, si arricchirono di elementi allegorici nel quadrante (esempio il Tempo). Il meccanismo a pendolo è quello che risulta essere, tra gli orologi antichi, più vicino al concetto di perfezione, che si raggiungeva in anni e anni di studio. Il principio su cui si basano gli orologi a pendolo è quello dello “scappamento”,  attraverso il quale la forza del pendolo viene rilasciata ad intervalli regolari per segnare il tempo, a sua volta regolato da un bilanciere, che trasmette la forza all’ingranaggio. Sappiamo che esistono alcuni parametri per attribuire l’età più idonea ad un orologio antico, qualora la data non sia presente sulla piastra di ottone posteriore (cosa che non abbiamo potuto, chiaramente, verificare in questo caso); tali parametri sono, ad esempio, la forma delle lancette e la presenza di decorazioni (più sono antichi, meno ne dovrebbero avere). Importante è l’altezza della colonna, perché più è ridotta e più è indice di antichità (per il collezionista il pezzo è, in parole povere, più appetibile). I primi esemplari (1680-1720) avevano un’altezza di 1,85 m e, dopo tale epoca, si allungarono fino a 2,70 m, per poi ridursi nuovamente a 2,10 m dopo il 1850. Un ulteriore elemento distintivo può essere il disco in ottone con numeri romani, se l’orologio risale al primo periodo (sempre 1680-1720), mentre anche dopo il 1715 si cominciarono a produrre orologi con una lunetta sopra un quadrante quadrato.

L’esemplare di Fontainebleau, pur non avendolo potuto misurare strumentalmente, non pare certo avere un’altezza di quasi tre metri, e rimane il dubbio se possa oscillare tra i 185 cm e i 210, un dato che farebbe la differenza sulla sua epoca di esecuzione, stando alla regola appena enunciata [1]. I quadranti, che sono in forma circolare, presentano superficie smaltata, lancette dorate e numeri romani nel quadrante delle ore, numerazione araba negli altri (ove prevista). La didascalia in loco dice che il pendolo è della fine del XVIII secolo, ma senza specificare una data precisa. L’orologio a pendolo, già complesso da realizzare, in questo caso ha una serie di quadranti che, in simultanea, dovevano dare tutte le indicazioni astronomiche che abbiamo visto; doveva rappresentare, per quel tempo, un computer ante-litteram! Lo aveva fatto preparare apposta, Napoleone I, o lo aveva acquistato già montato? Se non era fatto su sua commissione, per chi era stato allestito? E per quale dimora era destinato? Lasciare un simile manufatto in un’ anticamera, per quanto regale come a Fontainebleau, sembra in effetti avere poco senso. A chi poteva essere utile uno strumento scientifico e statico di questo tipo?

Auspico che, attraverso i lettori competenti, si possano trovare delle risposte.

(Autrice: Marisa Uberti, pubblicato il 3 dicembre 2014)

 


[1] http://www.antichitagiglio.it/antiquariato/orologi-antichi/

 

Argomento: Misterioso pendolo

Orologi e Castello di Fontainebleau

Lara Sangermano | 25.06.2015

Cara Marisa come sempre redigi deglia rticoli fantastici e di grande utilita' sia pratica che esoterica!!!
Andro' a visitare questo castello in Agosto e i tuoi scritti mi saranno non poco utili per guardare con occhi diversi!!

Grazie

Lara

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