Lo Scriptorial di Avranches

                                 Il Museo dei Manoscritti dei monaci di Mont-Saint-Michel

                                                                    (Marisa Uberti)

 

                          

 

  • L’importanza di Avranches (dip. La Manica, regione francese Bassa Normandia)

 

I ritrovamenti archeologici e le testimonianze storiche ai tempi di Giulio Cesare, attestano che a quel tempo qui fosse insediata la tribù degli Abrincates. Nelle sue Guerre Galliche, il generale descrive quelli che appellava come gli Ambibarii, genti di stirpe celtica che si posero in difesa del territorio. La coalizione gallica, comandata da Viridovix, si ritrasse sull’ Oppidum du Câtellier (a 10 Km dalla cittadina di Avranches, nel comune di Petit-Celland), subendo una clamorosa disfatta, che segnò il destino della regione. Più tardi Plinio il Vecchio nomina gli abitanti della regione Abrincatui, la cui capitale sembra essere stata proprio  Avranches che, dopo la romanizzazione, divenne una delle sette città-capoluogo del Lyonnaise. Vennero realizzate nuove vie di comunicazione, si svilupparono i commerci e le sedi amministrative. Alla fine del Basso Impero romano si rese necessaria la fortificazione della città a causa delle prime incursioni “barbare” (III sec. d.C.). Sulle rovine romane, si impiantarono successivamente nuovi edifici. Fu per secoli sede di importane diocesi, oggi soppressa. La cattedrale era dedicata a Saint-André ma crollò nel XVIII secolo, si dice per incauti lavori ordinati dal vescovo. Sul luogo dove sorgeva l'edificio, fu posta la Piazza dedicata a San Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury, e del monumento antico vi sono poche vestigia (gli scavi hanno portato in luce la chiesa paleocristiana del V-VI secolo). All'ingresso della piazza è situata una lapide presso il sito del portale nord della cattedrale, dove il re Henry II (Enrico II Plantageneto) venne in penitenza per espiare l'omicidio del Becket stesso, il quale era stato assassinato nella cattedrale di Canterbury dai suoi cavalieri il 29 dicembre 1170. Il re ricevette da due legati pontifici l'assoluzione apostolica il 22 maggio 1172, come  la lapide recita:

 

« Sur cette pierre
ici à la porte de la cathédrale d'Avranches,
après le meurtre de Thomas Becket,
archevêque de Cantorbéry,
Henri II
roi d'Angleterre et duc de Normandie,
reçut à genoux,
des légats du Pape,
l'absolution apostolique,
le dimanche 22 mai MCLXXII »
 

 

Una figura importante per la conoscenza del passato di Avranches è quella di Émile Pigeon, un sacerdote nato nel 1829 nei pressi della città. Egli, curioso di natura verso tutto ciò che riguardava la storia dei suoi luoghi natii, scrisse diversi libri in merito e anche sugli edifici religiosi, aiutando così all’espansione della Collezione Museale della Libreria Municipale.  Egli stesso possedeva un’ importante biblioteca e il primo libro stampato ad Avranches nel 1592 da Le Cartel (un breviario ad uso della diocesi). La città ha acquisito molta parte della sua libreria nel 1985 e oggi possiamo fare la sua conoscenza proprio in questo interessante museo, che occupa le sale dell’antico castello.

La fondazione del primo santuario di culto a Mont Saint-Michel di deve al vescovo di Avranches, Aubert, che lo fondò alla fine dell'VIII secolo. Il cranio del vescovo, che secondo la tradizione reca il foro del dito infuocato dell'Arcangelo Michele, è conservato in un'apposito reliquiario nella basilica di St. Gervais ad Avranches.

 

                                      

                          La bellissima chiesa di Notre-Dame-de Champs di Avranches

 

Un legame strettissimo con il famoso Monte, dunque, dal quale dista una ventina di chilometri, acuito dal fatto che Avranches conserva tutt'oggi I preziosi manoscritti medievali benedettini appartenuti all'abbazia. Essi furono prelevati in segretezza da Mont-Saint-Michel e portati in salvo nel 1791 per il pericolo di distruzione durante la Rivoluzione Francese. Solo nel 1850 poterono essere finalmente sistemati nel nuovo Municipio, dove fu creata una grande biblioteca. Nel 1924 furono presentati al pubblico ma durante l’occupazione nazista furono spostati nuovamente, prima a Doyenne e poi nel Castello d’Ussè. Finchè, a guerra finita, poterono tornare ad Avranches, dove il patrimonio culturale della millenaria abbazia di Mont-Saint-Michel continua a vivere, a stupire e ad emozionare.

 

                         

                Il castello di Avranches, dove ha sede lo Scriptorial o Museo dei Manoscritti

 

  • Il Museo

 

L’allestimento è su due livelli e comprende dieci sale. Vi è una parte didattica che, partendo dai papiri egizi, arriva agli E-book, passando attraverso la storia evolutiva del libro, con particolare riferimento al “manoscritto”, al ruolo dei monaci, all’impiego dei colori, delle pergamene, alla tecnica calligrafica, ecc. Splendida la “Sala del Tesoro”, dove sono esposti parecchi reperti archeologici venuti alla luce con gli scavi e si apprendono informazioni che consentono la contestualizzazione di edifici, eventi e personaggi storici nell’area geografica in cui ci troviamo. Supporti multimediali accompagnano il visitatore alla comprensione del pellegrinaggio a Mont-Saint-Michel, all’evoluzione edilizia del luogo fino al suo abbandono e al suo rifiorire. Si entra poi nei “segreti” del contenuto dei manoscritti e dei codici dei monaci dell’abbazia, in un periodo compreso tra il IX e il XV secolo.

 

  • I manoscritti di Mont-Saint-Michel

 

Dall’analisi dei testi gli studiosi hanno osservato che i monaci dell’abbazia si occupavano di molte discipline. L’80% delle 550 opere inventariate è imperniata su temi religiosi: 104 Commentari della Bibbia, 120 Trattati teologici dei Padri della Chiesa, 115 Vite dei Santi, 45 opere di liturgia e spiritualità. Inizialmente i monaci copiarono i trattati dei maestri Carolingi, considerati come autorità in materia; successivamente essi acquisirono le opere suscettibili di chiarimento sui temi che si dibattevano a quel tempo: la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, il libero arbitrio umano, la questione dell’indipendenza della Chiesa dalla politica. Dal XIII secolo la biblioteca si arricchisce di opere destinate ad ateliers laici: trattati di diritto e dei grandi autori contemporanei come Pietro Abelardo, Ugo di San Vittore, Tommaso d’Aquino. A differenza di altri luoghi monastici, Mont-Saint-Michel non fu mai un luogo di creazione originale; i monaci si accontentavano di copiare i manoscritti e soprattutto si dedicarono alla storia del loro santuario, per poter dare risposte ai pellegrini. 25 opere sono dedicate a tale argomento, tra cui il più antico “Liber de apparizione” e la “Revelatio ecclesiae sancti Michaelis”. Tuttavia troviamo trattati di geometria, di musica, di astronomia, di filosofia, di storia medievale che adottavano una prospettiva cristiana come quella di Eusebio da Cesarea, per esempio. Troviamo pure trattati di scienze della natura, anche per capire la geografia del loro Monte, in balia del pericolo del mare. I novizi venivano preparati dunque non più in base al “trivium” (Grammatica, Retorica, Dialettica) ma al quadrivium, comprendente la scienza della realtà concreta della Natura. I monaci effettuavano poi regolari osservazioni del cielo per poter fissare precisamente le date della Pasqua e stabilire il calendario delle feste liturgiche. La presenza di numerose opere scientifiche, come la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, fa capire come i benedettini di Monte volessero capire il mondo dei fenomeni che li circondava. Troviamo manoscritti di Isidoro da Siviglia, Gerberto d’Aurillac, ma anche traduzioni latine di trattati greci riscoperti dagli Arabi. E’ così che l’Occidente riscoprì Tolomeo, Euclide, Aristotele, ecc. Nello Scriptorial di Avranches sono conservate anche opere che trattano di tecnica delle costruzioni, la fabbricazione dei colori, il calcolo delle probabilità (statistica), strumenti di misura come l’astrolabio o per misurare la profondità del mare.

Appare evidente, in sintesi, che ai monaci di Mont-Saint-Michel arrivassero tutte le informazioni delle scoperte nei vari campi che venivano fatte nel campo della scienza e della tecnica.

Un’atmosfera d’altri tempi la si sperimenta passando attraverso i corridoi illuminati dalle grandi lettere miniate sui pavimenti e sulle pareti, lasciate volutamente nella semi-oscurità; in un’apposita sala climatizzata circolare si possono poi ammirare alcuni codici miniati autentici, protetti in apposite teche di vetro.

Una visita immancabile per chi si reca alla celebre abbazia benedettina di Mont-Saint-Michel!

 

  • Il Museo dei Manoscritti non ha traduzioni in italiano. I filmati sono in francese con sottotitoli in lingua inglese. Per tutte le informazioni consultare il sito ufficiale: www.scriptorial.fr

 

 

 

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