I Colori della Madre

          Lo studio geobiologico  dell’Ipogeo celtico di Cividale del Friuli

                                               (Rudi Toffettii)

 

  • Nota del webmaster di questo sito: il presente articolo è stato liberamente estrapolato (per concessione dell’Autore) da un suo saggio più ampio e completo, intitolato “I Colori della Madre”, che si può trovare nel suo sito ufficiale
  • Lo proponiamo volentieri, essendo andati a visitare l’Ipogeo Celtico nel dicembre 2007 (v. nostro report), quando era ancor meno noto di adesso

 

Introduzione

 

In occasione di un viaggio in Friuli nel Maggio del 2014, ho avuto l’opportunità di visitare, rilevare energeticamente ed entrare in connessione spirituale con il famoso “Ipogeo celtico”. Sono molto grato agli amici che hanno accolto me e la mia compagna che con generosità mi hanno guidato nelle profondità di Madre Terra alla scoperta di un “tesoro sepolto” da così lungo tempo.

Questo arcaico sito si trova nella graziosa e vetusta cittadina friulana di Cividale, essa deve infatti la sua fondazione a Giulio Cesare come forum (mercato), proprio per tale motivo la località assunse il nome di “Forum Iulii”, poi divenuto identificativo di tutta la regione.

L’esistenza di insediamenti umani nella zona risale a epoche remote, sono state trovate appena fuori della città stazioni preistoriche del Paleolitico e del Neolitico, inoltre esistono testimonianze dell’Età del Ferro e della presenza della cultura paleo veneta (II millenio a.C.) e celtica risalente sino al IV secolo a.C.

 

                                                     

Vista su Cividale del Friuli. Il fiume Natisone e il Ponte del Diavolo, nel cerchio è segnata la zona in cui di trova l’Ipogeo celtico

 

 

L’ipogeo (dal greco di hypó “sotto” e g “terra) è ubicato lungo l’argine roccioso destro del fiume Natisone, a diversi metri di profondità e a pochi passi del Duomo, in via Monastero Maggiore. Dato l’ambiente di natura carsica si tratta di uno spazio naturale ricco di acque sorgive da cui sono stati ricavati in epoche posteriori ulteriori locali, così come appaiono nella planimetria. Vi si accede da un’entrata sulla strada, e lo si raggiunge attraverso una serie di ripidi gradini.

 

                                  

La planimetria dell’Ipogeo e le sue zone principali segnalate con le relative lettere alfabetiche

 

Deve il suo appellativo di “celtico” in base alle ipotesi formulate da alcuni studiosi locali che lo identificano come una camera funeraria di età celtica (IV°-III° secolo a.C.) e che sono da considerarsi verosimili, le indagini energetiche da me effettuate ne confermerebbero in parte la tesi. Così come è probabile che anche i Romani e i Longobardi prima e le altre società succedutesi nel tempo poi, abbiano compreso le sue importanti proprietà energetiche e di funzionalità cultuale e di conseguenza ne abbiano fatto uso.

Vengo quindi subito al fulcro della questione, affermando in modo molto sereno che il sito è a tutti gli effetti un antichissimo santuario dedicato e consacrato al culto della Grande Madre (la Terra) e delle Acque, da essa custodite. Di conseguenza dedicato alla manifestazione femminile dello Spirito nella sua natura Yin, generatrice, umida, passiva, e lunare. Questo luogo in cui venivano officiate importanti ritualità, è anche stato punto di sepoltura per alcuni eminenti sacerdoti e sacerdotesse che con l’Ipogeo avevano avuto a che fare in vita.

Di tesoro si tratta, in quanto ci viene offerta ancora oggi la possibilità di visitare uno spazio sacro incorrotto dal tempo, un Luogo di Potere in cui le altissime energie vibratorie sono rimaste invariate, permangono quelle stesse forze con cui si relazionavano in modo totale e unitario i nostri antenati, nel rapporto dinamico con le loro dimensioni archetipe e la loro religiosità.

Oggi come allora un “pellegrinaggio” in questo tempio può essere un’occasione importante di connessione con la propria interiorità, nella sua totale essenza, esattamente come esso si mostra ai nostri occhi. Non abbiamo la possibilità di confonderci con stratificazioni cultuali, iconografie, simbolismi o suggerimenti, intorno a noi solo la nuda pietra umida, semplice e volitiva, il gocciolare ritmico dell’acqua, il buio e il silenzio, siamo ritornati in un luogo famigliare, è un ventre, il ventre della Grande Madre.

Qui la presenza di “entità elementali” (1) primordiali si rivela in maniera tangibile donando, a chi è capace di coglierle, nuove grazie per il suo Tempio interiore. Nelle tradizioni spirituali e religiose pre-cristiane l’aspetto umorale, carnale e generativo della divinità nella sua connotazione femminile era enfatizzato in luoghi come questo, dove le qualità peculiari di natura morfologica e geologica si fondevano con gli aspetti culturali legati alla devozione.

La reminiscenza psichica dei culti apotropaici legati alla fertilità è come una brace sotto le ceneri del tempo, cui ognuno di noi è connesso. La Generazione, il Generato e la Generante nell’antichità sono di colore scuro, la matrice è nera. In un luogo privo di luce sono accolti semi, prive di luce sono le profondità, ciò che scalda e che stimola la germinazione è il calore del sole interno alla Terra. Dal cielo giunge invece la luce spirituale emanata dal Padre Sole che fa aprire a nuova vita il cuore del ricercatore.

Cercherò in questo lavoro di offrire al lettore alcuni strumenti di comprensione delle dinamiche energetiche che agiscono, lo farò attraverso i rilievi geobiologici (2), rabdomantici (3) e radioestesici (4) e tramite la mia personale esperienza e quella di chi mi ha accompagnato in questo magico luogo.

Osservarne la struttura sotto il profilo vibratorio è una condizione obbligata in quanto esso è un meccanismo che si avvale principalmente e in maniera eminente delle funzioni energetiche dell’acqua, e per rilevarlo nella sua totalità è perciò indispensabile possedere una buona preparazione rabdomantica e radioestesica, nonché esoterica.

 

  • Il rilievo geobiologico ed energetico

                                     

                                         

                                                          Pendolo quadrante e radioestesico

 

 

Il rilievo energetico dell’Ipogeo è senz’altro la parte basilare per comprenderne le caratteristiche uniche ma soprattutto le funzioni cultuali, con le quali anche oggi è possibile stabilire una connessione.

Il ricercatore che si appresta a scoprire il suo meccanismo dovrebbe essere un rabdomante capace e con una buona esperienza, deve essere tassativamente in grado di rilevare le acque nel sottosuolo e in maniera molto precisa nel loro senso di scorrimento, nell’intensità vibratoria e nella profondità relativa, anche a distanza. Credo di non poter essere smentito se dico che l’acqua è qui l’elemento fondante dell’energia, diversamente non è possibile proseguire oltre, e ogni riflessione sarebbe appena parziale.

È necessario però ricordare cosa rappresenti l’acqua nei luoghi di culto di tutte le tradizioni del mondo, non solo da un punto di vista metaforico e culturale ma soprattutto da quello frequenziale, dinamica ormai supportata e definita anche dalla scienza ufficiale.

 

  • Un Tempio “chiuso”

 

Tra le principali considerazioni che vanno fatte sull’aspetto vibratorio dell’Ipogeo di Cividale, vi è quella che siamo in presenza di un ambiente chiuso e stagno, privo di punti luce e camini di aerazione. Tale condizione ne fa una “cassa armonica” incredibile, possiamo infatti vedere questa struttura come uno strumento musicale dove indubbiamente le frequenze percepibili dall’orecchio umano assumono risonanze e armoniche di notevole rilievo. Ma soprattutto la parte eterea, l’unione metafisica degli elementi Aria, Terra, Fuoco ed Acqua, si satura istantaneamente delle forze spirituali esistenti. Esse, come accade per le frequenze sonore, vengono in questo spazio contenute, accumulate, concentrate, amplificate, a favore ed utilità della pratica rituale. L’intensità e la durata di ciò che viene prodotto ha un valore superiore, potente e primordiale, come una nuova nascita che si annuncia attraverso un forte primo gemito.

Qui, a differenza di un luogo in uno spazio aperto, come potrebbe essere un dolmen, un menhir o un cerchio megalitico di medesima epoca ed entità, le forze telluriche sono preponderanti ed eccedono su quelle cosmiche, sono forze pulsanti come il centro pulsante del nostro pianeta. Questa la sua ricchezza ed unicità, inoltre non ci sono esseri vegetali, soprattutto gli alberi, che possono mediare con i loro campi aurici tra l’energia biofisica umana e quella dello spazio consacrato, dinamica che ben conosceva la casta sacerdotale druidica. Così come accennato prima, non esiste uno scambio significativo con l’etere, inteso nella sua accezione esoterico-alchemica. Non c’è la luce solare che tramuta attraverso l’effetto fotonico le molecole, in qualche modo è come se si operasse costantemente nella parte di buio del giorno, in una eterna notte, con tutte le sue qualità e prerogative. L’influsso lunare permane e svolge il suo potente effetto sulle acque presenti, ma probabilmente non è in grado di propagare completamente l’energia degli astri come di solito farebbe. Gli irraggiamenti cosmici e tellurici, in grado di attraversare ogni tipo di materia qui subiscono un rallentamento e una concentrazione, e come nel caso di un accumulatore orgonico, saturano l’identità vibratoria propria del tempio, eccedendo consistentemente sulle sue rimanenze e impregnazioni. Lo spazio vuoto è denso e si percepisce a pelle, è come camminare dentro un liquido amniotico.

Da un punto di vista tecnico-radioestesico, ricercare e definire in questo spazio la maggioranza delle frequenze è impresa assai ardua. Si corre il rischio continuo sia di confondere le differenti vibrazioni sia di esserne inibiti sfalsando i risultati. Considerare tale situazione e percepire il suo riflesso sui nostri campi energetici e sulla nostra sfera psico-spirituale è importante per non cadere in errori.

 

  • Il rilievo rabdomantico

 

Al termine delle scale ci si trova in un’alta camera centrale (ZONA A) di circa 6 x 3 mt., da questo vano si dipartono tre passaggi che conducono ad altri ambienti (ZONA B, C, D), due delle entrate sono nella parete di fronte alle scale. Come è possibile visionare dal rilievo rabdomantico vi è la presenza di 4 principali vene acquifere sotterranee, che in alcuni casi trasudano parte del loro liquido nei locali, bagnando i muri e allagando la pavimentazione. Prova tangibile del basilare ruolo dell’acqua, che per fortuna zittisce più che mai coloro che hanno bisogno di vedere, piuttosto che sentire.

 

                                

 

La ricerca rabdomantica è stata fatta solo parzialmente sul sito, per ovvi motivi pratici, una buona parte è stata eseguita in radioestesia tramite planimetria. La tecnica teleradioestesica permette attraverso un testimone, come una mappa catastale o foto satellitari ed altro, di scoprire a distanza la natura energetica e geologica dell’oggetto di studio, come terreni, edifici sacri o anche abitazioni civili. Rilevando con un margine di errore molto basso la presenza di acque, minerali, defunti, consacrazioni, e molto altro.

Il cammino di tali corsi sotterranei rivela finalmente dove sono ubicati i punti di forza, cioè gli altari Blu e Rosso, e il motivo per cui i nostri antenati hanno creato, scavando faticosamente, questa forma particolare dell’Ipogeo. Essa è frutto non del caso ma di specifiche funzionalità e con ciò ci stupiamo ulteriormente di questo grande sapere.

Immaginando di avere una sezione orizzontale, osserveremo la struttura dell’alveo di questi torrenti e di come essi scorrano nelle cavità carsiche disponendosi in modo irregolare. Li dove l’acqua affiora osserviamo una piccola porzione del totale di quella in circolo. Sulle pareti sono anche presenti concrezioni stratificate di carbonato di calcio frutto del deposito millenario delle acque (anche piovane) che scolano e che sono presenti sulla parte alta dell’Ipogeo.

Questi torrenti sotterranei ancora attivi possono avere centinaia di migliaia di anni, anche milioni. Qui come in altri luoghi della Terra, nelle diverse epoche si sono estinti e prosciugati, riattivati e scomparsi di nuovo, ma come usano proferire gli anziani: “l’acqua ha memoria, e ritorna prima o poi nei suoi vecchi passaggi”.

Tutti gli ambienti sono condizionati dalla loro geometria, dalla loro larghezza, senso di scorrimento e curvatura. I locali seguono così la funzionalità dell’energia che, prodotta in questo spazio sacro dalle celebrazioni un tempo effettuate, poteva essere veicolata dall’acqua, assegnando così un punto adeguato per ogni funzione. Gli altari si trovano quindi sull’incrocio di due vene, così come la vasca rituale, si tratta dei tre punti principali dell’energia del tempio, collegati fra loro dallo stesso flusso.

Mi sono chiesto immediatamente durante la mia visita perché girare così in tondo per raggiungere il punto dell’Altare Rosso, la risposta è poi arrivata una volta completata la ricerca rabdomantica, da una parte scavare l’intero ambiente creando un’unica volta, avrebbe compromesso sicuramente la funzionalità strutturale, dall’altra in questo modo è stato ricavato un percorso energetico e di cui parlerò più avanti. Ecco quindi svelato il mistero di questa forma così particolare.

 

                                  

                                             Una fase dei rilievi rabdomantici

 

  • Parametri di valutazione energetica, la scala biometrico-radioestesica

 

In geobiologia per quantificare l’entità di un valore energetico si utilizza un regolo graduato disposto a semicerchio e calcolato sulla sezione aurea. La misurazione avviene tramite l’uso di un pendolo radioestesico, che nelle mani dell’operatore durante il rilevamento, si attesta in un dato punto della scala, in cui sono segnati dei valori numerici definiti u.b.r. (unità biometrico-radioestesiche).

Un’intensità vibratoria pari a 6.500 u.b.r. è considerata neutra e corrisponde alla bioenergia umana e a quella dei luoghi in stato ottimale, cifre inferiori possono indicare patologie o situazioni nocive mentre valutazioni superiori, da 11.000 fino a 32.000 u.b.r, corrispondono a radianze dovute a riti o a “luoghi alti”. Questo sistema è stato messo a punto dalle ricerche di A. Bovis nel periodo 1920-30, poi rivisto da Simoneton nel periodo 1950-60 e successivamente aggiornato e migliorato da A. Viero e E. Rudelli nel periodo 1990-2000.

 

                       

                          Il biometro radioestesico utilizzato per la ricerca nell’Ipogeo

 

L’Altare Blu e l’Altare Rosso sono pertanto strettamente connessi alla “vasca rituale”, e per effetto di risonanza l’acqua contenuta in essa può acquisire le informazioni vibratorie di entrambi gli altari. E se ne può intendere la motivazione, entrambi hanno energie diversificate, l’Altare Blu ha un parametro energetico minore, simile a quello di un altare cristiano (11.000 u.b.r.), luogo in cui venivano praticate celebrazioni quotidiane, le pratiche devozionali e indicativamente adatto a tutti. L’Altare Rosso (32.000 u.b.r.), invece è un punto di eccezionale energia, veniva utilizzato solo in occasioni particolari e dai sacerdoti di alto lignaggio, un punto che può essere assai pericoloso per i non esperti.

 

                  

 

Risulta anche evidente come la vasca rituale per le abluzioni e le consacrazioni sia stata scavata intenzionalmente per tutta la larghezza della vena N°1 e della vena N°2 , sfruttando così non solo l’apporto costante di acqua, ma l’effetto induttivo dei margini di scorrimento delle vene, creando un punto di alta concentrazione. Il suo valore (18.000 u.b.r.) è uguale a quello riscontrabile in altre strutture simili adibite al contenimento di acque consacrate di luoghi sacri e appartenenti ad altre culture come fontane e battisteri.

 

                                   

                                                                 La vasca rituale

 

                       

                             L’irraggiamento elettromagnetico di una vena acquifera sotterranea

 

Proviamo a immaginare per un istante a quale tensione psichica e fisica doveva essere posto l’iniziando/a, il cercatore di verità e di comprensione, che coperto solo di un semplice telo e alla luce di flebili fiamme, veniva condotto al termine di una lunga preparazione, attraverso il ripido e scivoloso sentiero che conduce all’Ipogeo. E proviamo a entrare con lui dentro la sacra vasca, dove l’acqua gelida confonde i sensi, e rimaniamo nel buio più totale con solo la melodia di canti tonali ad accompagnarci verso la morte di noi stessi, le stesse potenti melodie che infine ci riporteranno in Vita.

Oltre alla funzioni prima descritte della vasca è probabile che essa sia stata utilizzata anche come un punto in cui venivano deposte le offerte votive. Sono molti i ritrovamenti di lamine di bronzo, argento e oro in quelle che le popolazioni celtiche consideravano pozze o sorgenti sacre dai poteri taumaturgici. Spesso in questi pezzi di metallo erano rappresentate parti del corpo, quelle debilitate che la persona voleva guarire grazie all’intercessione dei buoni spiriti. E non abbiamo dubbi che questa pratica qui potesse funzionare ottimamente.

Da un punto di vista radioestesico e radionico questi oggetti vengono definiti “testimoni”, cioè possono per risonanza rappresentare energeticamente delle parti fisiche o anche aspetti mentali, psicologici e spirituali. Così dopo essere stati opportunamente attivati da un sacerdote, e lasciati per un tempo preciso in un luogo di alta energia, nonché dentro l’acqua che ne propaga e amplifica l’effetto, mantenevano una relazione costante in grado di apportare beneficio e guarigione alla parte disagiata che subiva oltretutto l’effetto in istantanea dei riti li officiati.

Esiste un’apertura di forma semicircolare presente nella parete che divide l’ambiente della vasca con la porzione dell’atrio della ZONA A davanti all’Altare Blu, essa metteva in comunicazione il sacerdote con l’individuo in attesa dentro la vasca. Quest’ultimo era messo nella condizione di udire le formule del caso, i canti ed essere oggetto di particolari pratiche rituali.

 

                   

L’apertura nella parte rocciosa che mette in comunicazione la “vasca rituale” con l’Altare Blu (ZONA A)

 

L’atrio principale (ZONA A) è stato quindi ricavato grosso modo sulla sezione della Vena 1, la sua acqua la possiamo trovare in una certa quantità anche sul pavimento. Questo spazio più grande poteva contenere la presenza di alcune decine di persone che si sistemavano alle spalle del sacerdote durante le celebrazioni, sostando così sull’alveo della vena sotterranea, l’acqua irradiava beneficamente il loro essere con le frequenze richiamate dal rito.

Mettendo da parte per un momento gli aspetti più tecnici legati alla propagazione dell’energia, è necessario fare una breve parentesi sull’aspetto morfologico dell’altare Blu, e di come esso richiami nelle sue forme l’aspetto di una yoni, una vulva da cui stillano gocce di liquido vitale.

Ciò che vediamo noi oggi, e che ci ispira, è la stessa immagine archetipa che videro ed ispirò anche i nostri antenati.

 

                             

                               L’Altare Blu con la sua rappresentativa forma di vulva

 

E tutto questo non è esclusivamente frutto di quella che definiremo come immaginazione creativa, ma è intenzione divina che plasma la materia a sua immagine, e non il contrario. Quell’organo femminile, centro di generazione è veramente, metamorficamente, un organo della madre da cui sgorga l’ambrosia rigenerante e che può essere fecondato attraverso la preghiera, la devozione e la connessione più profonda.

 

  • Un percorso energetico

 

Se si osserva il rilievo geobiologico della ZONA C si noterà che essa è divisa in 5 distinti settori vibrazionali. Partendo dall’entrata, ovvero sotto la Testa (Guardiano R.), è segnato quello che viene definito come un “punto di scarico”, esso è tarato su una frequenza di natura fisica pari a zero unità biometrico-radioestesiche. Questa modalità sovente riscontrabile in più punti nei luoghi sacri, fa si che l’energia biofisica riceva una sorta di reset e back-up informativo. Sopra invece, nella parte alta dell’entrata, l’emissione del Guardiano R. è inversamente proporzionale (18.000 u.b.r.), questa frequenza “apre” il chakra della corona, e lo dispone a riceve le energie spirituali. Si tratta di un passaggio preparatorio fondamentale, un’importante dinamica per accogliere le nuove ed alte frequenze che verranno successivamente incontrate.

 

                           

                           Il Guardiano (R) e l’entrata che conduce alla ZONA C

 

Oltrepassata la soglia, la prima parte della ZONA C (5.000 u.b.r.) è una sorta di vestibolo, o area di preghiera, con buona probabilità qui venivano fatti sostare gli individui che svolgevano un ruolo coadiuvante nelle celebrazioni o necessitavano di una particolare benedizione, o anche di una guarigione. Per l’operatore era importante sostarvi affinché il suo corpo potesse stabilizzare in qualcun altro tutti i parametri necessari allo svolgimento delle sue funzioni.

Come già anticipato l’Altare Rosso è un punto ad altissima frequenza (32.000 u.b.r.), la natura della sua forza è legata a ritualità molto antiche e primordiali, in grado di modificare violentemente e istantaneamente, oltre alla percezione del reale, la natura stessa del nostro essere. Questo può avvenire perché si tratta di un canale costantemente aperto, ed è anche assai raro oggi riscontrarne di simili. Con il corso dei secoli questi punti sono stati modificati per venire incontro alle nuove esigenze cultuali che necessitavano di energie più uniformi e riconoscibili per gli operatori.

L’Altare Rosso è preceduto da un breve corridoio composto da tre spazi tarati a energie ascendenti (11.000, 16.0000 e 18.000. u.b.r). a cui è anteposto un ulteriore punto a zero, che dimostra una netta suddivisione del locale. È possibile attestare che da li in poi l’accesso fosse riservato solo a certi individui. Tale circostanza, può essere ben comprensibile anche ai meno esperti, in questo modo camminando verso il punto topico la bioenergia ha tempo di innalzarsi e stabilizzarsi in un crescendo costante. Diversamente sarebbe come voler far passare 380 volt all’interno di un circuito a 12 volt, le conseguenze potrebbero essere rovinose, sconsiglio in questo luogo di non fare verifiche e sperimentazioni se non si è sufficientemente protetti.

La verità comunque è che ogni singolo passo che facciamo all’interno di questo santuario va fatto in presenza e consapevolezza, perché ci pone continuamente su nuove e diverse vibrazioni. Di seguito è riportato il rilievo energetico totale con la sovrapposizione delle vene acquifere, della linea sincronica e dei punti di massima entità vibratoria, ora tutto appare chiaro nella sua geometria costruttiva.

 

                     

                                                            L’Altare Rosso

 

                  

 

Per ciò che concerne l’aspetto esoterico, la collocazione all’entrata dei Luoghi di Potere, di rappresentazioni di Entità guardiane, siano esse dei cherubini, dei grifoni, dei leoni, delle teste o qualsiasi altro insieme metaforico, sostiene a favore del luogo stesso, la funzione di controllo, di guardia e di protezione nonché di assistenza e guida per chi vi accede. Per portare un esempio tangibile di questo compito può essere. Interessante rifarsi a ciò che è scritto nella Bibbia: “…e pose ad oriente del Giardino di Eden dei Cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante per custodire la via dell’albero della vita…” (Genesi 3,24).

 

                     

Il Guardiano B. che costudisce l’Altare Blu e la sua nicchia sottostante, probabile alloggiamento per la lucerna con il fuoco consacrato

 

Porre, dunque, ricavandoli dalla pietra stessa in specifici punti del tempio la rappresentazione di tutte queste funzioni nella forma di testa-teschio, e conferirgli poi una specifica potenzialità energetica di collegamento con il mondo invisibile, è quello che è stato fatto con i nostri due manufatti.

E’ importante non confondere la funzione che assolvono i “Guardiani” con quella sostenuta da altre raffigurazioni di carattere pauroso, come nel caso di demoni, adioestesi o gargoyles che non si trovano ubicati nelle zone di ingresso. In effetti nella sublimazione artistica e architettonica, soprattutto del periodo gotico francese, ogni minimo spazio esterno del tempio doveva offrire uno spunto di riflessione e studio teologico per il pellegrino. Sovente queste raffigurazioni tenebrose sostengono la proprietà di connessione con il “mondo di sotto”, intesa come dominio psico-spirituale del riflesso delle forze di luce, e prevalenza dell’energia fisico-tellurica.

Per comodità ho indicato nel rilievo geobiologico le due teste con le sigle “B” e “R”, in riferimento ai due altari (Blu e Rosso), e la relazione con essi è implicita ed attiva. L’intensità vibratoria di entrambi è di 18.000 u.b.r., hanno cioè ricevuto un imprinting vibrazionale, che è il medesimo riscontrato in altri “guardiani” appartenenti a culture molto lontane a questa, per modi e tempi. Tale atto li ha connessi ad una forma pensiero intelligente e universale che agisce in modo dinamico con gli individui con cui entra in relazione, al di là di spazio e tempo, tanto è vero che dopo questi millenni continuano ad assolvere alle loro funzioni in modo ineccepibile. A loro è necessario rivolgersi affinché ci sia accordata la possibilità di godere appieno delle qualità energetiche del luogo sacro e ci siano garantite protezione e aiuto nel riceverle. Ma la loro risposta non è né scontata ne dovuta, e sarà proporzionata alla nostra predisposizione del momento e al nostro livello evolutivo.

Vi è notizia che in realtà le teste nel santuario fossero tre, ma non è stato possibile trovare la terza, forse asportata, forse inglobata dai sedimenti trasportati dall’acqua. Rimandiamo a una nuova e auspicabile visita all’Ipogeo la sua ricerca (nota del webmaster.: nella nostra visita del 2007 fornimmo l'indizio di una "terza testa" o perlomeno un volto lo ricorda tanto, in posizione non allineata con gli altri due, e forse per questo molti lo cercano confuso nella roccia, senza trovarlo. La sua collocazione è sul lato destro e potrebbe destare qualche legittimo sospetto che possa davvero trattarsi del leggendario terzo mascherone).

 

  • Le sepolture

 

In tutta l’area dell’Ipogeo, e segnalate nel rilievo geobiologico con i cerchi di colore viola, sono presenti delle cavità più o meno grandi. Si tratta di zone di sepoltura, e nonostante non vi siano più resti visibili d’inumazione, l’analisi adioestesia ne ha potuto determinare la loro natura. Questo è possibile perché anche dopo migliaia di anni è percepibile la rimanenza vibratoria sia della parte corporea sia del valore spirituale di un individuo. Le sepolture sono quindi molteplici e stratificate e appartengono a sacerdoti o a guerrieri iniziati o comunque a personaggi dell’élite del tempo (11.000-16.000-18.000 u.b.r.). Con molta probabilità in un certo periodo storico venivano deposti negli anfratti al posto delle spoglie anche dei contenitori con le ceneri dei defunti, questo sistema non ne variava comunque la loro carica vibrazionale.

La consuetudine di tumulare i resti di sacerdoti nei luoghi sacri è sempre stata ed è una pratica importante. Essa permette ai vivi di usufruire delle qualità umane, intellettive e spirituali delle persone che prima di noi hanno fatto l’esperienza terrena e concede la possibilità di un ponte con la dimensione astrale, apportando possibili benedizioni, guarigioni, e illuminazioni, esattamente come avviene da sempre nella cristianità. Non a caso sin dai primordi del nuovo credo all’interno dell’altare erano riposti i resti (anche piccole porzioni) di un individuo santo, e più una chiesa poteva vantare la presenza di molte reliquie più il suo potere religioso ed economico era imponente. Noto è infatti il grande “mercato delle reliquie” che avvenne ad un certo punto del medioevo con vendite e prestiti d’uso, un vero e proprio commercio con tanto di “falsi certificati.

La presenza eterea del collegamento con questi antichi sacerdoti e sacerdotesse nell’Ipogeo è tangibile, non siamo affatto soli, “nell’infinito continuo presente” essi esistono, pregano, cantano, celebrano in quella sovrapposizione energetica tipica dei Luoghi di Potere. Non tenerne conto significa rifiutare una parte importante del nostro stesso passaggio sulla terra.

Nella ZONA D vi è esclusivamente la presenza solo della linea sincronica e la sua funzione è stata unicamente quella di luogo di sepoltura. L’idea è che si tratti della parte meno vecchia dell’Ipogeo, e come viene asserito da chi lo ha analizzato in questo senso, quella scavata con l’utilizzo del piccone. Quando mi sono avvicinato ho ricevuto il messaggio chiaro di attendere, in qualche modo mi si chiedeva di accedervi per ultima. Le forze presenti mi hanno comunicato questo attraverso una forte sensazione di disagio, quasi di paura. In seguito credo di averne capito il motivo: in me non c’era la giusta energia e consapevolezza per entrare in uno spazio che detiene ancora un’impronta energetica emozionale molto forte. In qualche modo l’invito è stato: ti accogliamo ma abbiamo bisogno che tu possa essere allineato alla nostra frequenza, e così è stato.

 

                              

                                                  La ZONA D, solo luogo di sepoltura

 

  • I sedili

 

In tutti i luoghi sacri, nulla è stato fatto a caso, e anche il più piccolo particolare assolve ad una funzione specifica che agli occhi del profano non si rivela, anche se effettivamente non ne conosceremo totalmente le modalità di impiego.

Il sedile che si trova nella ZONA C non sfugge a questa regola, quello spazio particolare (11.000 u.b.r.) di stazionamento può risultare tranquillamente come punto di guarigione per individui bisognosi, che potevano così sedervisi per diverso tempo e in una posizione quantomeno non scomoda.

 

      

      Sulla sinistra il lungo sedile (11.000 u.b.r.) nella zona “ZONA C”, luogo di guarigione

 

  • L’Ipogeo, un “Portale dimensionale”

 

Sovente, per alcuni antichi luoghi di energia, si utilizza il termine di “Portale dimensionale” o di “Stargate”. Questa funzione è dichiarata in base ai fatti eccezionali accaduti e alle percezioni medianiche di individui che hanno avuto sul posto importanti fenomeni di canalizzazione. Oppure avviene grazie al suggerimento delle tradizioni storiche della zona, facilmente poi interpretate anche in modo eccessivamente popolare, intendendoli alle volte come luoghi abitati da fate, streghe, se non addirittura da presenze diaboliche.

In verità tutti questi punti della terra, in funzione della loro forza più o meno grande, sono per definizione porte multidimensionali di “ricezione della Divinità”, perché vincolati dalla legge di risonanza, dinamica che pervade ogni cosa del creato, materiale e immateriale.

Questa legge ha la sua applicazione nell’ambito delle manifestazioni spirituali, ad esempio quando il celebrante con la ritualità evoca e richiama determinate frequenze, che per risonanza interagiscono appunto con la parti eterica e spirituale dell’essere, e conseguentemente con quelle mentali, psichiche ed emotive. Ma può agire nella sfera propriamente fisica, dove la risonanza cellulare umana viene stimolata.

L’Ipogeo di Cividale non sfugge sicuramente a questa descrizione, anzi si può dire che esso rappresenti a tutti gli effetti, e per le sue caratteristiche, il prototipo ideale di luogo in cui trovare la strada per il mondo di sotto e di sopra, nella sua classica definizione sciamanica.

Non vi è dubbio che alcune persone dotate di buona capacità medianica e di tecniche adeguate possano “viaggiare”, oltrepassando proprio una “porta” tra le dimensioni e andando a visitare così luoghi su altri piani spazio-temporali e di coscienza.

Ma perché oltrepassare la “porta”? In sostanza per “viaggiare” s’intende la possibilità per l’operatore (il medium, lo sciamano guaritore, il sacerdote, etc.) di trovare in modo assai pratico quelle risposte e indicazioni per uno o più scopi precisi, sovente per la comunità di appartenenza o per le esigenze di un individuo in particolare.

Nei tempi antichi il sacerdote aveva quindi l’abilitazione e il compito di celebrare e divinare, contattando specifiche energie intelligenti, con le quali stabiliva una collaborazione che produceva per esempio la guarigione di un infermo, la scelta di un capo o indicava e favoriva la decisione migliore in un momento di criticità oltre naturalmente a tutte quelle funzioni vitali che regolavano le pratiche agricole e di caccia. Un altro compito del viaggio è legato al percorso esperienziale dell’individuo, esso vi può trovare gli elementi necessari per la costruzione del suo potere personale, le salde basi per accrescere le sue capacità.

Ma è fondamentale circostanziare i punti esatti con le relative caratteristiche, capaci di catalizzare le forze vibratorie, e in cui avviene l’effettiva esaltazione del passaggio, grazie all’apertura sacralizzata delle suddette porte.

Anche la scienza ufficiale con la “teoria delle stringhe” ha ammesso che la nostra è solo una delle 11 possibili dimensioni coesistenti, credo quindi che sull’esistenza di mondi paralleli non ci sia possibilità di fraintendimenti, al limite solo di ignoranza per chi ancora mette in discussione la realtà nelle sue infinite manifestazioni e dinamiche. Il Mistero, quello sacro, permane ovviamente, ed è naturale che sia così: siamo esseri limitati in un cosmo illimitato. Quando si tratta di arti iniziatiche allora è sufficiente adeguarsi al fatto che il loro linguaggio è compreso solo da pochi, e pochi sono coloro in grado realmente di “fare”.

 

  • Il canto della Madre

 

Quella che mi accingo a scrivere è l’esposizione della parte più emozionale di questo lavoro, ed è il racconto di ciò che è avvenuto spiritualmente e fisicamente in me e nelle persone che mi accompagnavano.

Probabilmente è la vera ragione che mi ci ha condotto, conscio che se seppur affascinanti e coinvolgenti, le rilevazioni radioestesiche e rabdomantiche non sono altro che un mezzo per comprendere e palesare nel sé profondo nuove e formative ispirazioni. Ogni luogo sacro dal più modesto al più grande ha in serbo per noi qualcosa di importante, basta aver desiderio di ascoltare la sua voce.

Ho così sentito, completato il rilievo, la forte necessità di provare ad attivare l’energia dell’Ipogeo attraverso una specifica pratica, anche per ringraziare gli Spiriti del luogo per la loro ospitalità e chiedendo per me e per i presenti una benedizione speciale. Mi sono quindi posto in un punto preciso del tempio atto a favorire la mia azione e ho chiesto a tutti di porsi nell’ascolto.

Ciò che è avvenuto, in un lasso di tempo indefinibile, è stato simile ad una lieve scossa di terremoto ondulatorio percepita da ognuno, che dalle profondità della terra è risalita implodendo nell’Ipogeo. Tutto il corpo ha iniziato a vibrare dalla pianta dei piedi alla sommità della testa ricevendo una sorta di piccola scarica elettrica, e la commozione ha riempito il cuore. Lo spazio etereo è diventato in pochi istanti denso, tangibile, le sensazioni si sono amplificate, l’udito e la vista hanno percepito per un attimo in modo nuovo.

Tutto i liquidi presenti nei nostri corpi sono entrati in risonanza con l’alta frequenza dell’acqua dell’Ipogeo, e questo evento rimarrà probabilmente impresso in noi, sia come emozione che come informazione.

Ma è voltandomi, terminata l’operazione, che ho ricevuto la sorpresa più grande. Poco prima, in quegli istanti, nel silenzio ermetico del santuario, la mia compagna ha avvertito e ricevuto un canto proveniente da una voce femminile, un vocalizzo bitonale, semplice ma profondissimo. Anche qualcun altro dei nostri compagni ha percepito qualcosa di simile confermando che ciò era avvenuto non era una suggestione individuale, e dichiarandolo con gli occhi inumiditi dalla commozione. Io al contrario non ho udito nulla, ma non è importante, riascolterò poi in un secondo tempo quella melodia oramai memorizzata, cosa che mi riporterà istantaneamente dentro l’Ipogeo.

Ricevere un canto da una manifestazione della Divinità per la cultura nativa è un grande onore e privilegio, che questo avvenga in un luogo così sacro è un riconoscimento importante per chi lo riceve, un dono e allo stesso tempo una responsabilità. Quando la persona lo ritiene è importante che esso venga passato ad altri in grado di comprenderne l’importanza e per preservarlo nel tempo.

Con i canti è possibile operare guarigioni, purificare spazi o persone, connettersi con le forme astrali, nonché pregare e entrare in medianità e molto altro. Ci sono differenti tipi di canti di potere, ma come in questo caso, si manifestano sempre per un volere cosciente.

Cercando di spiegarci perché ciò sia capitato, la voce interiore ha suggerito che le Entità del luogo hanno potuto, dopo moltissimo tempo, esprimersi attraverso la corporeità e i sensi, e hanno così mostrato la loro benevolenza attraverso il dono di un canto. Nonostante esse vivano in altre dimensioni parallele compenetrate a quella che ci appartiene, necessitano della nostra collaborazione per elevarsi, anch’esse come noi si nutrono di Luce Divina, noi abbiamo bisogno di loro e loro hanno bisogno di noi.

Penso sinceramente che in quegli istanti siamo riusciti a sollevare il velo intangibile che separa il mondo della Materia da quello dello Spirito venendo accolti e benedetti con un canto sacro della Madre!

 

                                          

Un’immagine evocativa che rappresenta i colori emanati dai chakra secondo le discipline spirituali e mediche orientali

 

                                                         

  • Conclusioni e riflessioni

 

Il consiglio che porgo a tutti, e che vale per ogni situazione analoga, è quindi quello di non dare per scontato nulla, di comunicare la propria presenza e di chiedere permesso, così come farebbe una persona bene educata nell’atto di entrare nella casa di un conoscente. I due Guardiani, le due tètes coupées, posti nell’atrio sono coloro cui benevolmente e gentilmente rivolgersi.

Un’ulteriore importante avvertenza riguarda i tempi e i modi di permanenza all’interno del santuario. Nei rilievi energetici sono indicati i punti di forza (gli altari) in cui l’energia e più potente, il consiglio è di sostarvici per poco tempo, ciò può infatti inibire molto l’energia biofisica, procurando anche a distanza di tempo seri fastidi. Se un luogo è stato deputato alla pratica cultuale a uso dei sacerdoti, lo rimarrà di certo per sempre. Suggerisco anche, se è possibile, di rimanere nel silenzio e nell’ascolto interiore, di camminare molto lentamente sin dal principio, cioè dall’entrata sulla strada, di aprire sovente le braccia e le mani come a raccogliere qualcosa di prezioso, e di lasciare da parte le foto e il tempo che ruba farle.

Confido e mi auguro che questa mio lavoro potrà generare un nuovo approccio e aggiungere consapevolezza a coloro che sono sensibili ricercatori. Al turista e al curioso, che corrono di fretta per timbrare il cartellino presenzialista per vedere tutto e niente, non sono ahimè in grado di comunicare.

Ho fatto un’indagine attraverso i mezzi disponibili (web), per capire se altri avessero compiuto un simile studio geobiologico e rabdomantico completo dell’Ipogeo. Ho trovato qualche interessante intuizione e ricerca, una in particolare sulle indiscutibili proprietà sonoro-vibratorie (archeo-acustica) dell’Ipogeo. Nulla però che abbia a che fare con il rilievo delle 4 vene acquifere sotterranee, della linea sincronica, dell’ubicazione degli altari e loro intensità vibratoria, delle sepolture, della funzionalità dei Guardiani, etc.

Rivendico quindi la totale paternità di questa analisi così come viene qui presentata, frutto di una riconosciuta pratica sul campo in molti anni di lavoro. La lascio a disposizione di chiunque sappia farne buon uso, ma chiedo cortesemente di essere sempre citato come fonte e scopritore delle dinamiche energetiche che sostengono questo Luogo di Potere, per come a me sono risultate. Spesso capita che in breve tempo tutti siano diventati grandi conoscitori delle antiche Arti!

Sono dell’opinione che in questi ultimi tempi l’energia di molti luoghi antichi come l’Ipogeo di Cividale, dimenticati e disconosciuti da centinaia di anni, si stia potentemente risvegliando a favore e al servizio di coloro che sono alla ricerca di una dimensione spirituale più personale e intima, non mediata dall’aspetto religioso. Riscoperta questa, che andrebbe affiancata necessariamente da un’attitudine anche sperimentale e sicuramente non dogmatica.

Più andiamo virtualmente indietro nel tempo, contattando in questi siti le loro memorie ataviche, maggiore è la possibilità di confrontarci profondamente con le culture “native”, le quali sono state plasmate in modo semplice e veritiero dalle forze di natura, e sono quindi aderenti alle funzioni archetipe primordiali. In sostanza ai bisogni fondamentali, del corpo e dello spirito, funzioni che con il tempo si sono trasformate in pratica del potere e del comando, accumulo delle risorse e indottrinamento coercitivo. In qualche modo ci viene concessa l’occasione di ritrovarci senza maschere e schemi di fronte alla divinità interiore, esattamente come si ponevano i nostri antenati.

Questo atteggiamento nei confronti della pura ricerca permette anche una visione prospettica importante sulla nostra evoluzione culturale e animica. Definendo meglio e ancora una volta, la nostra identità di Esseri sacri su una Terra sacra, perché riconosciamo anche a popoli molto distanti da noi nel tempo la loro dignità. Perché facciamo pratica di umiltà, rispetto e amore nei confronti dei nostri antenati “pagani”, perché forse quelli sbagliati oggi siamo noi, vincolati da una teologia, non solo religiosa, preconfezionata.

Come nel caso dell’Ipogeo, questi spazi non sono altro che punti di ricezione e trasmissione di energie universali, cui è necessario connettersi per continuare e sublimare l’eterno scambio che vincola la relazione tra il principio divino e gli esseri viventi. Per fare esperienza, grazie anche all’aiuto di invisibili, ma molto concrete forze mediane, ciò che in fondo è sempre stato e sempre sarà.

Come ricercatore sul sentiero della Vita non posso far altro che assecondare queste forze che vogliono essere svelate e contattate, perché come amava definirle Gustavo Rol, sede dello “Spirito intelligente”, dotate quindi di volontà propria. Compio tutto ciò con i miei limitati mezzi, le tecniche radioestesiche e rabdomantiche e la mia piccola esperienza nell’ambito celebrativo e rituale, sicuro che a ognuno spetterà poi il compito di esprimere in sé le complesse vibrazioni presenti, con tempi e modi propri. Per quanto mi riguarda non è il fascino del mistero che mi conduce in questi luoghi, ma la ricerca della Verità, che ho imparato a dividere in quella degli uomini e in quella del Grande Spirito.

 

                                            

 

L’Ipogeo Celtico è privato e per visitarlo bisogna richiedere la chiave al vicino “Bar all’Ipogeo” in Corso Paolino d’Aquileia, 17 (Tel. 0432 701211).

Il tempo medio della visita è di 20 minuti. La visita è gratuita, ma viene chiesta un’offerta libera per sopperire ai costi di illuminazione.

  • Per la trattazione completa di questo saggio di Rudi Toffetti cliccare qui.

 

Note:

1 Elementali: in ambito esoterico quelle che vengono definite come le “forze elementali” di un luogo sono forme animiche, riflessi polarizzati di uno spazio a guardia e a protezione dello stesso. Energie generatrici di ispirazione divina, possono mettere in contatto l’essere umano con le potenze della terra su cui vive e le forze del cosmo. Figure intermediarie vincolate dal loro elemento di origine, che se ascoltate e assecondate, facilitano sia la prosperità materiale che il cammino spirituale  

2Geobiologia: (dal greco bios: vita - geo: terra - logos: studio), è la disciplina che studia e definisce l'influenza dell'ambiente riferito alla salute dell'uomo, ed è una specializzazione della radioestesia connessa con la rabdomanzia. La biologia, studia i fenomeni della vita e le leggi che li governano, la geobiologia è perciò lo studio di tutti i fenomeni vitali connessi con la terra e indaga in quale modo le radiazioni geopatogene si manifestano ed incidano sulla vita dell'uomo, sul mondo animale e su quello vegetale.

3 Rabdomanzia: la rabdomanzia è una specializzazione della radioestesia ed è la tecnica che permette a un soggetto di individuare nel sottosuolo falde, vene acquifere, minerali o altro. L’etimologia della parola deriva dal greco rabdos (bacchetta, verga) e manteia (divinazione, oracolo, predizione) usato già nell’antichità dal poeta Omero che ne dava il significato di divinazione con la bacchetta, quindi un atto divinatorio per sacerdoti.

4 Radioestesia: Il nome deriva dal latino radius (raggio) e dal greco aistesis (sensibilità, percezione). Si tratta in sostanza della capacità psicofisica di percepire le energie sottili o extrasensoriali di ogni elemento che, composto di una determinata materia, irradia energia; in pratica significa sapersi porre in risonanza a livello fisico, spirituale e mentale con queste radianze, riuscendo a decodificarle.  

 

(Autore: Rudi Toffetti. Pubblicato in settembre 2014. Tutti i diritti ricervati)

Argomento: I Colori della Madre

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