"Il segreto dei segreti:i tarocchi Sola-Busca e la cultura ermetico-alchemica tra Marche e Veneto alla fine del Quattrocento"  (report di DPNM della visita alla mostra di Palazzo Brera)

                                                      Tesori nascosti di Brera

 

 

Dal 13 novembre 2012 e fino al 17 febbraio 2013 è possibile vedere esposto nelle sale della Pinacoteca di Brera a Milano il più antico mazzo completo di tarocchi esistente al mondo (1) che, per le sue peculiarità, viene ascritto ad una ristretta cerchia ermetica dedita ad una sapienzialità alchemica.

Si tratta di 78 carte: 22 chiamate trionfi e 56 del mazzo dei quattro semi tradizionali italiani (14 carte di denari, 14 di spade, 14 di bastoni e 14 di coppe); il nome di questo mazzo noto come Sola-Busca. deriva dalla famiglia che ne era proprietaria, originatasi dal matrimonio di Antonietta Busca (marchesa) con il conte Andrea Sola-Cabiati (XIX secolo), stirpe che si è estinta nel 1916 (nomi e titoli passarono ai Serbelloni-Crivelli, a loro volta estintisi nel 1935). Gli eredi probabilmente non attribuirono un grosso valore al mazzo di Tarocchi che nel 1924 venne inserito nella lista degli oggetti salvaguardati dall'allora Ministero della Pubblica educazione. 

Molti anni dopo, nel 2009, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali lo ha acquistato e lo ha destinato alla Pinacoteca di Brera, nella quale era già conservato dal 1971 un gruppo di 48 preziose carte tardo-gotiche fatte eseguire dal duca di Milano.

I Tarocchi Sola-Busca sono composti da stampe su carta da incisioni a bulino, montate in antico su cartoncino; furono poi miniate a colori e oro. Il risultato è eccellente ma è l'iconografia certamente ermetica a rendere la serie affascinante, misteriosa e carica di interesse. 

                     

                               

 

Prima di addentrarci nel percorso espositivo,, analizziamo alcuni punti interrogativi sulla storia del mazzo. Com'era finito in possesso dei Sola-Busca? Chi lo aveva realizzato? In quale epoca e per quale personaggio? Perchè il mazzo scomparve praticamente dalla scena per molto tempo?

L'occasione della mostra ci ha spinto a svolgere una breve ricerca per cercare di comprendere i diversi lati oscuri della questione.

 

  • Misteri

 

L'epoca in cui il mazzo fu realizzato si attesta verso la fine del 1400; il percorso dal committente originario alle mani dei Sola-Busca è ancora da ripercorrere. Un dato che pare assodato è che il  mazzo ha ispirato diverse delle iconografie degli Arcani Minori dei Tarocchi Rider-Waite-Smith (RWS), il mazzo più popolare e usato nel mondo anglosassone, eseguito nel 1909/ '10 dall'occultista e massone di origine statunitense Arthur Edward Waite e dall'illustratrice Pamela Colman Smith (entrambi facevano parte della Golden Dawn). Una versione fotografica in bianco e nero del mazzo Sola- Busca pervenne al British Museum nel 1907 proprio dalla famiglia cui apparteneva. Furono loro spontaneamente a inviarle perchè volevano proporlo in vendita o venne loro richiesto dal British Museum stesso? Sembra di capire, da alcune notizie che abbiamo trovato, che il British mise in mostra quella collezione fotografica. Molte delle carte da fotografie originali in bianco e nero si trovano nell' Enciclopedia Kaplan dei Tarocchi vol. 3, pp. 31-32, dove sono confrontati l' RWS e le carte Sola-Busca. Waite e Smith potrebbero aver visto le foto originali, perchè Waite era un assiduo frequentatore della biblioteca del British Museum (dunque anche senza una mostra pubblica, egli avrebbe potuto prendere visione del mazzo fotografato). Quando Waite e Smith pubblicarono il libro La Chiave dei Tarocchi (1910), con allegato il loro mazzo di carte, quest'ultimo divenne molto famoso perchè era il primo ad illustrare tutte e 78 le carte e non solo i 22 degli Arcani Maggiori. Nel 1911 i due autori pubblicarono una versione più ampliata intitolata La Chiave Illustrata dei Tarocchi, una guida alla lettura dei tarocchi, naturalmente dal punto di vista esoterico. 

Ad avviso di chi scrive, Waite e Smith dovevano aver esaminato il mazzo e forse compreso il simbolismo nascosto nei Tarocchi Sola-Busca attraverso le fotografie che la famiglia aveva inviato al Museo londinese (e che qualcuno permise loro di guardare o studiare). Dovevano aver capito l'enorme importanza di quel reperto in possesso alla famiglia italiana Sola-Busca. A quel punto che cosa successe? Forse fu un'operazione di marketing, dal momento che il mazzo non venne acquistato (stando a quanto ne sappiamo) dal British Museum, ma il successo e la fama andarono all'opera di Waite e Smith, non è una strana coincidenza? Che influenza ebbero i due in questa poco chiara vicenda? Le loro frequentazioni massoniche ed esoteriche quanto pesarono?

Sorgono anche ulteriori interrogativi. Dove venne conservato il mazzo dal 1916 (anno di estinzione dei Sola- Busca, presso i quali i Tarocchi presumibilmente ancora si trovavano) al 1924, quando lo si ritrova nella lista del Ministero della Pubblica Educazione italiano? E dal 1924 al 2009, anno dell'acquisto da parte del Ministero dei Beni Culturali, chi e dove ha custodito il prezioso tesoro?  Si parlò di "diritto di prelazione" quando l'acquisto avvenne; forse- a volere questi Tarocchi- erano diverse istituzioni museali. Non sappiamo se il mazzo fu mai esposto in tutti questi decenni o tenuto segreto. Mary K. Greer, nel suo Tarot blog (blog specializzato sui Tarocchi), ritiene che il mazzo fosse scomparso, dunque ben poco si sapeva della sua collocazione, fino a quando la Pinacoteca di Brera ha riportato in luce non solo lo splendido mazzo ma nuovi studi e scoperte su di esso.

Facendo ancora qualche Ricerca per conto nostro abbiamo appurato che gli studi su detto mazzo si basavano sulle fotografie che erano pervenute al British Museum, tanto che in una pagina web dell'istituzione si legge che i Tarocchi Sola-Busca sono "attualmente accessibili solo attraverso le fotografie fornite al British Museum della famiglia Sola e attraverso il catalogo Hind (Hind, Arthur Mayger "Early Italian Engraving", I, London, 1938, pp. 241-244). (2). L'ubicazione del set è attualmente sconosciuta" (originale [...] presently, it is accessible only through photographs given to the British Museum by the Sola family and through Hind's catalogue, which illustrates the deck. The location of the set is currently unknown").
Nella medesima pagina si legge anche che il British Museum possiede quattro carte grezze (su cartoncino), ovvero non ancora miniate e colorate che, nel catalogo Hind (1938) corrispondono alla 12, 41, 53 e 54 (il 'Cavaliere di Spade', la 'Regina di Fiori', il 'Cavaliere di Denari' e il 'Fante di Denari'). Quattro incisioni non verniciate si trovano anche ad Amburgo e a Parigi, mentre 23 carte sono conservate nel Museo dell'Albertina di Vienna (aperto nel 2004). 

Interessante è il fatto che la data di acquisizione della carta "grezza" del Cavallo di Spade ("Amone") da parte del BM è il 1845. La carta è classificata con numero di registrazione 1845,0825.485 come incisione su carta, di esecutore anonimo, data circa 1490, area ferrarese; misure della carta 14,1 cm x 7,2 cm. L'identità della figura non è stata accertata con precisione, forse rappresenta Amon, re biblico di Giuda (oggi la critica lo identifica come Hammon, divinità greco-egizia) e si ricollega alla saga di Alessandro Magno (come vedremo più avanti). 

Dunque ci sembra di capire che il mazzo originale, miniato e colorato splendidamente, rimaneva nelle mani della famiglia proprietaria italiana (la fusione per matrimonio dei Sola-Busca avvenne proprio nel XIX secolo, prima di allora poteva appartenere ad una delle due, non lo sappiamo di preciso), ma esistevano delle incisioni su cartoncino (che potremmo chiamare le matrici) che circolavano in Europa (forse già dal momento della realizzazione del mazzo?). 

Tecnicamente, la serie in possesso al BM è caratterizzata da una grande precisione di contorni, ma presenta tagli di netto, paralleli e regolari nel tratteggio, un po' alla maniera del maestro della cosiddetta "serie E" dei Tarocchi Mantegna. Il curatore del British che ha redatto la pagina in esame scrive che per questo motivo la critica aveva supposto che il mazzo Sola-Busca fosse nato in area ferrarese, come i Tarocchi Mantegna; la datazione era stata collocata intorno al 1490. Su una delle carte "illuminate" (cioè che contengono messaggi sapienziali) è stata dipinta la data del 1491 e sulla carta XIII degli Arcani Maggiori (trionfi) vi era una scritta (ora illeggibile) "ANNO AB URBE CONDITA MLXX" cioè 1.070 in numeri romani, datazione che, secondo la critica, può essere letta come la data di 1.070 anni dopo la fondazione di Venezia - o 421 o 453 - che dovrebbe significare 1491 o, cosa meno probabile, 1523). (originale: "The 'Sola-Busca Tarot' may be dated from around 1490 since the hypothetical date of 1491 was painted on one of the illuminated cards of the set formerly in the Sola-Busca collection (the inscription "ANNO AB URBE CONDITA MLXX" on card XIIII may be read as the date of 1,070 years after the foundation of Venice - either 421 or 453 - that should mean 1491 or, less likely, 1523"). Un passaggio che dovrebbe essere maggiormente chiarito.

Se da un lato quindi già da tempo si era collocato il mazzo nel periodo Rinascimentale, le notizie su di esso non erano mai state approfondite. L'area ferrarese è una collocazione che sarebbe oggi da scartare e vedremo perchè. Con questa mostra, per la prima volta viene presentato al pubblico il risultato di indagini volte a capire il contesto culturale in cui maturò il mazzo dei tarocchi in questione, le sue possibili fonti e la complessa iconografia, arrivando al contempo a fornire una datazione, a risalire all'artista della splendida opera e all'umanista che l'ha suggerit

 

  • La mostra e il suo altissimo significato

 

La mostra è divisa in cinque sezioni:

  • la prima presenta il mazzo e spiega sinteticamente cosa siano i tarocchi. Essi sono mazzi di carte costituiti da 22 Arcani maggiori (chiamati in origine trionfi) e 56 carte suddivise nei semi tradizionali italiani. Il termine "tarocchi" iniziò  a circolare probabilmente attorno al 1505 (sull'etimologia di tale denominazione vi sono discordanze ma è interessante approfondire e lasciamo al lettore la libertà di indagare);  l'uso del mazzo si presta ad una triplice lettura: ludica, didattica e simbolica. I Tarocchi non erano giochi da osterie ma erano riservati nell'ambito delle colte elite, presso le corti e i circoli intellettuali. L'uso dei Tarocchi come divinazione fu introdotto - a quanto sembra - a partire dal 1700. Gli Arcani Maggiori dei Tarocchi si compongono tradizionalmente di 22 carte illustrate con i soggetti che vanno dal Bagatto (carta n. 1) fino al Mondo e al Giudizio Universale (Angelo), in una sorta di percorso di elevazione del giocatore dalle condizioni più legate alla terra fino a Dio. In realtà c'è anche una carta senza numero, il Matto, che secondo alcuni va posta all'inizio del percorso, e secondo altri alla fine (è una carta molto importante, dal punto di vista simbolico).

Nei Tarocchi Sola-Busca troviamo qualcosa di assolutamente nuovo e unico. Al posto dei classici soggetti, sono raffigurati dei guerrieri appartenenti all'antica Roma (i più frequenti sono legati alla saga di Mario) ed eroi biblici, Uomini Illustri posti a modello da raggiungere, secondo una tradizione cara al medioevo. Ma se si osserva bene, in controluce si notano - camuffati - i soggetti corrispondenti agli Arcani classici: ad esempio nella X carta, Venturio, si coglie il Trionfo della Fortuna e nella XII, Carbone, c'è il Trionfo della Morte (secondo l'interpretazione data nella mostra).

 

La Regina di Coppe è etichettata come Polisena (meglio nota come Polissena). Ciò che spicca in questa immagine sono dei serpenti che emergono dalla coppa che ella tiene.  Polissena è presente in diverse tradizioni: da quella legata anticamente ad Achille a quella di vergine cristiana che deve lottare son il drago per salvare la propria verginità (simbolismo alchemico sotteso). Va pure ricordato che nel medioevo e nel rinascimento le versioni sono state spesso aggiustate rispetto alle narrazioni originarie. Interessante il fatto che una figlia illegittima di Francesco Sforza (famiglia che di Tarocchi se ne intendeva) si chiamava Polissena e andò sposa a Sigismondo Pandolfo Malatesta (1442), il quale ricevette un mazzo di Trionfi (Arcani Maggiori) due anni dopo. Lo stemma araldico della donna era un serpente, come sappiamo; questa Polissena sarebbe stata fatta uccidere dal marito.

 

Il mazzo di Spade è dedicato ad Alessandro Magno (ritratto nel Re), considerato uno dei Nove Prodi. Il grande conquistatore incarnava il simbolo dell'immortalità presso le corti degli Sforza e degli Estensi perchè egli sarebbe stato elevato al cielo da un carro trainato da grifoni (un po' come il mitico biblico Elia), che nell'alchimia simboleggia l'Adepto che ha realizzato l'Opera. Al rapporto con l'alchimia (cui Alessandro sarebbe stato introdotto da Aristotele) si può ricondurre l'antica iconografia del sovrano raffigurato come Nuovo Sole, cioè l'oro. La storia di Alessandro è narrata in diverse di queste carte: nel Cavallo vediamo Zeus/Amone (mitico padre del grande conquistatore) mentre nella Regina vediamo Olinpia, temuta signora dei serpenti (che impersonifica Olimpiade, madre di Alessandro). Nel Cavallo di Coppe troviamo Natanabo "mago ed intendente" che, insieme ad Aristotele, fu maestro di Alessandro. Il padre di quest'ultimo, Filippo il Macedone, è raffigurato nel Re di Denari.

 

Olinpia (è scritto su due righe)

Cavallo di Denari: Sarafino (Serafino dè Ciminelli de l'Aquila (1466-1500), fu rimatore famosissimo, che riscosse successo presso le maggiori corti italiane accompagnando la recita delle sue rime con il suono del liuto

 

 

Riferimenti all'alchimia si ritrovano, infatti, anche nel seme dei Denari in cui è palese una sequela di operazioni di coniazione in stretta attinenza con il procedimento di lavorazione dei metalli, atavica metafora della complessità dell' opus alchemicum (trasformare il piombo in oro).  Nell' Asso c'è la sigla M. S. (che vedremo poi), nel Quattro si vede il trasporto delle monete vecchie: la Madre Terra, nel cui grembo si sviluppano i metalli al pari della miniera, è qui raffigurata ingravidata grazie all'azione dell'alchimista e produce frutto di perfezione.  Nel Cinque c'è la saggiatura delle monete (un ragazzo travestito da uccello con un fallo disegnato sullo scudo rappresenta il compimento dell'Opera per mezzo del fuoco, elemento che in basso gli lambisce il piede). Nel Nove c'è la mortificazione della materia prima, la nigredo

 

                                                   

                                                             Quattro di Denari 

 

Nei semi di Bastoni vi sarebbe la correlazione tra opus e agricoltura.

Gli studiosi hanno messo in evidenza analogie tra gli Arcani Maggiori dei tarocchi Sola-Busca e le iconografie presenti in alcuni fondamentali manoscritti di matrice alchemica come Opera Chemica di Raimondo Lullo (Pseudo Lullo), conservata nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (Manoscritto membranaceo dell'ultimo decennio del XV sec.), o Il Corpus Hermeticum attribuito ad Ermete Trismegisto, opere che nella seconda metà del XV sec. vennero tradotte in latino da Marsilio Ficino che lavorava alla corte di Cosimo dè Medici (le cui attitudini verso l'Ars Regia sono abbastanza note). Le opere tradotte in latino passarono da Firenze a Ferrara, a Treviso e in breve si diffusero in tutta Italia e oltre (3). 

Ermete Trismegisto (considerato il padre dell'Alchimia) è stato identificato nell'Uomo con turbante del 10 di Coppe, per il notevole raffronto con una figura che lo rappresenta nel codice alchemico della Biblioteca Laurenziana di Firenze (Asburn.1166).

  • Nella seconda sezione si parla dell'eredità squarcionesca, di Marco Zoppo e Giorgio Schiavone. E' importante capire il clima artistico in cui si poterono sviluppare i tarocchi Sola-Busca. Dall'analisi particolareggiata degli elementi iconografici, i ricercatori di Brera sono giunti ad interessanti conclusioni, basandosi sulla tecnica del raffronto. 

 

E' emerso così che l'artista autore del mazzo è con ogni probabilità Nicola di Maestro Antonio, anconetano che si formò a Padova alla scuola di Francesco Squarcione (divenuta nel 1400 una fucina di pittori talentuosi), un originale maestro che proponeva ai suoi allievi (che spesso adottava) un tirocinio basata sulla sua collezione formata da oggetti antichi, opere di contemporanei e una cospicua raccolta di disegni. Squarcione fu insegnante di Andrea Mantegna, Marco Zoppo e il dalmata Giorgio Ciulinovic, detto lo Schiavone. Il linguaggio "squarcionesco", una sorta di combinazione tra linguaggio dell'antichità classica e contemporaneo del periodo, dalla città patavina si diffuse in Emilia e nei territori della Repubblica Veneta, sulle due sponde dell'Adriatico, tra le Marche e la Dalmazia (qui diffusa dallo Schiavone).

 

Per favorire il raffronto delle "mani" di questi pittori (c'è pure da citare Carlo Crivelli), sono esposte alcune delle loro tele, prestate da diversi musei per l'occasione o già in dotazione alla Pinacoteca di Brera.

 

  • La terza sezione approfondisce il rapporto con l'antico, proponendo alcuni raffronti con i personaggi ritratti sulle 22 carte dei Trionfi dei Tarocchi Sola-Busca attribuiti a Nicola di maestro Antonio e altre sue opere (es. 8 carte del mazzo di tarocchi conservati a Vienna, stampe da incisioni a bulino) ma anche con antiche monete per mostrare il raccordo con l'antichità romana (linguaggio squarcionesco).
  • Nella quarta sezione si rielaborano il mito dell’immortalità e la cultura ermetica. Si ritrova qui la serie del seme delle Spade, in cui è svelata l'identità del proprietario del mazzo. Su ciascuna carta, ai lati del soggetto, è riportata una sigla, M. S., e lo stemma della famiglia Venier. La sigla starebbe per Marin Sanudo il giovane, famoso storico autore dei Diarii, del quale recenti studi hanno sancito gli interessi in campo alchemico (4). Inoltre il mazzo doveva avere delle iscrizioni che oggi non sono più visibili ma che furono lette nel 1938 da Hind; la presenza degli stemmi ha consentito di datare la stampa del mazzo poco prima che venisse miniato, nel 1491. L'ideatore del progetto illustrativo è stato identificato con buona approssimazione nell'umanista marchigiano Ludovico Lazzarelli (complessa figura di poeta, filosofo, esperto di lingua greca ed ebraica, alchimista e cabalista). Egli visse a Roma per diverso tempo sotto il pontificato di Sisto IV e a Napoli, sotto il regno di Ferdinando d'Aragona. Il Lazzarelli  propose in questi tarocchi un percorso di rigenerazione interiore destinata a rendere l'Uomo divino, sperimentata attraverso una conoscenza superiore, in cui fuse classicità antica, alchimia ed ermetismo cristiano.
  • Nella quinta ed ultima sezione si analizzano i Tarocchi Sola-Busca e l'alchimia. Le magnifiche carte sono esposte nelle teche in tutta la loro bellezza, con didascalie sintetiche ma esplicative. Così vediamo per esempio un sorprendente 3 di Spade raffigurato da un cuore (simbolo alchemico del Fuoco), trafitto da tre spade che sono allegoria dell'Oro, dell'Argento e del Mercurio Filosofico.

 

                                                        Tre di Spade

                                                                           

  • Il perfetto stato di conservazione del mazzo suggerisce che non venne usato ma conservato come tesoro prezioso, forse maneggiato soltanto da pochi intenditori in grado di comprenderne l'iconografia alchemica. Questo mazzo era un vero e proprio percorso iniziatico, un viaggio interiore che partiva dai modelli degli Uomini Illustri o Prodi fino allo stadio di esseri divini, in grado di generare altre "anime divine". L'Uomo, secondo i canoni di quell'epoca, era in grado di emulare la Creazione, di essere gli stesso un Creatore. Poco dopo, nel 1500, un altro eccelso artista, A. Durer (1471-1528) avrebbe dipinto se stesso come un Cristo (secondo l'iconografia tradizionale cristiana), imitando il cammino dell'uomo-dio (5).

 

Se durante le festività vi capiterà di prendere in mano un mazzo di Tarocchi o giocare semplicemente a briscola con le carte dai semi tradizionali, fate un pensiero al loro recondito significato...

L'unica riproduzione che esisteva di questi Tarocchi era quella delle ed. Scarabeo, ora fuori commercio. Si veda questo interessante link: http://www.lightspeed.ca/personalpage/hilander/sola/solarepro.htm 

 

 

Note:

1) Il mazzo più antico di Tarocchi è attribuito in realtà agli anni compresi tra il 1441- 1447 e creato per la corte di Filippo Maria Visconti, duca di Milano (mazzo "Visconti di Modrone"), ma non è completo. Sono giunte a noi, infatti, 67 carte di cui 11 "trionfi" (arcani maggiori). Si conoscono diversi tipi di tarocchi fatti realizzare per questa famiglia e vanno sotto il nome di mazzi Visconti-Sforza; tra di essi c'è pure il "mazzo Brambilla" che dal 1971 appartiene al fondo della Pinacoteca di Brera e che sarà in mostra dal 20 febbraio al 7 aprile 2013 in un'esposizione intitolata "I tarocchi Bembo. Dal cuore del ducato di Milano alle corti padane".

2) Ulteriori dettagli bibliografici in Willshire, W H, "A Descriptive Catalogue of Playing and other Cards in the British Museum", London, British Museum Trustees, 1876

3) L'argomento è stato trattato in questo sito diversi anni fa, in particolare v. "Il Ritorno ad Ermete e gli emblemi ermetico-geroglifici nei secoli XV- XVIII"

4) Secondo Hind (1938), la sigla M.S. incisa sull'Asso di Spade, di Coppe e di Bastoni poteva stare per Mattia Serrati da Cosandola, un miniatore che aveva lavorato tra la fine del 15°secolo e l'inizio del 16° presso il convento di S. Bartolomeo nella periferia di Ferrara. Tale ipotesi doveva essere verificata e infatti oggi la nuova scoperta della Pinacoteca di Brera getta nuova luce sulle due iniziali

5) Si veda http://www.duepassinelmistero.com/Arte%20e%20Alchimia.htm

  • La mostra è allestita presso la Pinacoteca di Brera, in Via Brera, 28 a Milano. Orario continuato dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.15 (chiusa il lunedì). Per informazioni: Ufficio mostre ed eventi, tel. 02 72263.257, sbsae-mi.brera@beniculturali.it www.brera.beniculturali.it E' disponibile anche il Catalogo (Skira)

 

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Argomento: Tarocchi Sola-Busca

Tarocchi Sola- Busca

Giordano Berti | 27.02.2014

A proposito del vostro articolo sui Tarocchi Sola-Busca, desidero segnalarvi alcuni fatti degni di nota:

1) già nel 1995 (quindi oltre vent'anni prima della mostra a Brera) la prof. Sofia Di Vincenzo aveva indicato i contenuti alchemici di questo splendido mazzo. Il saggio della Di Vincenzo uscì per la Casa Editrice Lo Scarabeo di Torino in contemporanea con la versione ridipinta e ridimensionata del mazzo stesso. Il libro è poi stato tradotto in inglese e pubblicato nel 1998 negli USA da US Games Systems.

2) Nel 1998 il mazzo risalente al 1490-91 fu fedelmente stampato in Germania da Wolfgang Mayer. Ad oggi questa è l'unica versione del mazzo assolutamente identica all'originale, per colori e dimensioni.

3) Il mazzo di Mayer fu stampato in sole 700 copie, numerate e firmate dallo stesso Mayer. Essendo morto lo stampatore, nel 2012 acquistai dalla famiglia le giacenze di magazzino e provvidi a riproporle ad un ristettyo pubblico di appassionati in un cofanetto artigianale.

4) Contestualmente ho realizzato un blog, in inglese, che sintetizza le notizie principali su questo mazzo e alcuni approfondimenti di carattere iconografico. L'indirizzo è:
http://solabuscatarot1998mayer.wordpress.com/about/

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