La fortezza megalitica di Ixiamas

                                          dipartimento di La Paz (Bolivia)

                                                        (Yuri Leveratto)

                      

 

 Gli obiettivi della spedizione al Rio Alto Madidi sono stati molteplici. Innanzitutto l’individuazione, la documentazione fotografica e lo studio della fortezza di Ixiamas, un imponente struttura megalitica pre-incaica situata nella selva alta del dipartimento di La Paz. In un secondo tempo l’esplorazione vera e propria, con fini naturalistici, del Rio Alto Madidi, fiume situato in pieno Parco Nazionale Madidi, nella foresta pluviale tropicaledell’Amazzonia boliviana. Volevo rendermi conto di persona delle condizioni del Parco e degli animali che vi vivono.
Il terzo obiettivo della spedizione al Rio Alto Madidi è stato antropológico: volevo appurare l’esistenza dei mitici Toromonas, una etnia amazzonica che si dice viva nella parte più interna del Parco, completamente isolati dal resto della popolazione boliviana.
Appena giunto a Rurrenabaque, simpatica cittadina situata sulle rive del Rio Beni, sono venuto in contatto con le mie guide esperte Jose Tirina e Felix Quajera. Nei giorni seguenti abbiamo organizzato la spedizione pianificando di dover raggiungere zone di selva primaria estremamente isolate dove nessun occidentale ha mai messo piede.
Siamo partiti dal paese di San Buenaventura, situato sull’altra sponda del Rio Beni, già nel dipartimento di La Paz. In un van strapieno di viandanti abbiamo raggiunto, dopo quattro ore di difficile strada sterrata, il Rio Tequeje (un affluente del Beni). Era ormai sera e così abbiamo approntato il campo 1 proprio al di sotto del ponte che attraversa il Rio Tequeje.
Il secondo giorno abbiamo iniziato a camminare in direzione della fortezza di Ixiamas.
Avevamo notizie frammentarie sulla sua ubicazione, in quanto alcuni conoscenti di Rurrenabaque ci avevano assicurato che si trovava sulla cima della montagna al lato del Rio Tequeje, in posizione dominante, ma in realtà ne io né le mie guide sapevamo esattamente dove si trovasse. Abbiamo iniziato la salita lungo un bosco umido e intricato ma già dopo circa mezz’ora ci siamo resi conto che non vi era sentiero e la vegetazione rappresentava un grande ostacolo al nostro avanzare. Abbiamo comunque continuato a salire lungo il costone per circa tre ore avanzando molto lentamente e utilizando il machete ad ogni nostro passo. Continuavamo a salire su per la montagna, ma camminare appesantiti da pesanti zaini (circa 15 kg. ciascuno, in quanto avevamo provviste per circa 15 giorni), era sommamente difficile. Non solo per il peso intrinseco ma soprattutto per il fatto che i nostri zaini si incastravano in rami e liane di alberi, contrastando notevolmente il nostro cammino.  
Ad un certo punto, siccome erano già le 2 del pomeriggio ed eravamo provati dal sole cocente e dalla fatica, abbiamo deciso di lasciare gli zaini in un luogo sicuro e continuare l’esplorazione alleggeriti.
Eravamo già ad un altezza di circa 600 mt. s.l.d.m. e davanti a noi vi erano due cime. La fortezza doveva per forza trovarsi in una delle due “vette”, ma non sapevamo quale.
Abbiamo così proceduto ad esplorare la prima, ma la totale mancanza di sentiero ci faceva dubitare sull’effettiva possibilità di ubicare la fortezza. Avevamo sete. Eravamo partiti solo con qualche bottiglia d’acqua e non avevamo trovato alcun ruscello nel nostro camino. Ormai erano le 4 del pomeriggio e così, a malincuore, ho deciso che dovevamo per forza rientrare verso gli zaini, per cercare un ruscello dove accampare.
E così abbiamo fatto. Dal punto dove avevamo lasciato gli zaini c’era una ripidissima discesa dove forse nel fondo vi era un ruscello. Forse. Però tendendo le orecchie si ascoltava un lontanissimo sciabordio, che forse era acqua corrente.
E così, nuovamente appesantiti dagli zaini, abbiamo iniziato la difficile discesa e in circa 30 minuti siamo giunti ad un ruscello, dove scorreva acqua limpida e fresca.
Abbiamo approntato il campo 2 proprio vicino a quel piccolo corso d’acqua, in un luogo incantato, ripromettendoci di tornare sulla cima della montagna l’indomani mattina.
Dopo esserci rifocillati, ormai avvolti nel buio della notte, eravamo immersi in un incredibile sinfonía di animali d’ogni tipo. Innanzitutto il fischio dell’uccello detto alguacil e il cinguettare di tantissimi altri volatili. Quindi il gracchiare di rane e le grida lontane di scimmie urlatrici. Ma soprattutto erano gli insetti i protagonisti incontrastati della nostra notte. Tantissimi moscerini, mosche, api, zanzare, lucciole, cavallette, forbici e libellule.
Prima di accostarmi, mi sono avvicinato al ruscello per bere. Proprio dove stavo bevendo, la lanterna che avevo sulla fronte ha illuminato una grosso ragno nero e peloso, il cui corpo era grande come il pugno di una mano. Ero pietrificato, ma ho mantenuto la calma e, muovendomi lentamente sono rientrato verso la tenda situata a circa 5 metri dal torrente, in posizione rialzata.
Un forte cicaleccio ci ha accompagnati mentre ci addormentavamo nel ventre della foresta.
L’ndomani mattina, già alle 7 abbiamo incominciato a camminare senza il pesante gravame degli zaini, e abbiamo risalito la montagna puntando direttamente alla cima che non avevamo esplorato il giorno prima.
In circa 2 ore di caminata abbiamo raggiunto l’entrata della fortezza e subito mi sono reso conto delle caratteristiche megalitiche di questa imponente costruzione.
Si tratta di un area di circa 2 ettari circondata da una gran muraglia lunga in totale circa 200 metri ed alta a volte fino a 3 metri. All’interno dell’area vi sono altri muri, più bassi che probabilmente furono costruiti con la funzione di terrapieni.
Ubicazione della fortezza di Ixiamas:
Lat. 13 gradi 53’.621 Sud – Long. 68 gradi 09’.51 Ovest
Altezza: 903 metri s.l.d.m.
La costruzione è situata esattamente nella cima del monte in una situazione dominante sulla sterminata selva bassa amazzonica. Dal luogo chiamato mirador si può scorgere in lontanaza il paese di Ixiamas, nella prateria a sinistra del Rio Tequeje.
Da chi fu costruita? E soprattutto perché?
A mio parere la fortezza di Ixiamas fu costruita da un popolo sconosciuto pre-incaico che dominava la zona di selva alta inmediatamente adiacente alla selva bassa amazzonica. Il fatto che il muro difensivo sia così spesso e alto fa pensare che questo popolo sconosciuto fosse in guerra con i popoli della selva bassa amazzonica.
Sul fatto che la fortezza sia stata utilizzata dagli Incas in epoche sucessive vi sono pareri discordanti.
La mia opinione è che gli Incas forse la utilizzarono, ma non a fini militari in quanto è risaputo che mantenevano buoni rapporti con i Moxos, forse i veri sovrani del leggendario regno del Paititi.
Forse fu utilizzata dagli Incas, come magazzino per derrate agricole e luogo di scambio con i popoli della selva. Ma come la raggiungevano? E evidente che ci deve essere da qualche parte un sentiero che fungeva da acceso alla fortezza ma molti anni d’abbandono lo hanno occultato quasi completamente.
Dopo aver cucinato un piatto di riso e fagioli, proprio nel luogo chiamato mirador, siamo rientrati al campo 2, da dove abbiamo proseguito lungo il ruscello, nell’intento di raggiungere le rive del Rio Tequeje, per poter continuare così la nostra spedizione al Rio Alto Madidi.

 

  • Autore: Yuri Leveratto; l'articolo originale si trova nel suo blog)

Argomento: La fortezza megalitica di Ixiamas

comunicazione

Cristina | 23.12.2015

Salve, bellissimo racconto,non posso pensare a quanto sia stato duro x Yuri Leveratto e le sue guide. GRANDI. Cristina

R: comunicazione

DPNM | 07.02.2016

Glielo chiederemo, lo immaginiamo anche noi! Grazie, Cristina...

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