I luoghi di San Pio:

                                                       San Giovanni Rotondo (FG)

                                          

  “Farò più rumore da morto che da vivo” (Padre Pio)

 

                                                            ( a cura di Marisa Uberti)

 

 

In occasione di un mio viaggio in Molise e nel Gargano (Puglia settentrionale), ho avuto l’occasione di recarmi in visita ai “luoghi di Padre Pio”, al secolo Francesco Forgione, santificato nel  2002. Un personaggio estremamente interessante, sotto vari profili. Anzitutto, è singolare come sia passato (suo malgrado) dall’essere sospeso a divinis, calunniato e ingiuriato da una parte del clero, alla santità. Il popolo, invece, lo ha sempre amato, difeso e lo ha elevato al rango di taumaturgo quand’era ancora in vita.

Sono diversi i luoghi che hanno caratterizzato l’esistenza dell’ “frate dalle stigmate”, a partire da Pietrelcina (BN), in Campania, dove ebbe i natali il 25 maggio 1887.  In questo reportage mi limiterò a dare notizia di quelli visitati in questo viaggio: Campobasso e San Giovanni Rotondo (FG). Attraverso i luoghi della memoria, impariamo a conoscere meglio e a capire cosa ruota attorno alla figura di San Pio, a quasi 50 anni dalla sua morte.

A Campobasso c’è una chiesa, situata proprio nel punto più elevato della città, di fronte al Castello Monforte, dove Padre Pio soleva soggiornare per alcuni periodi, negli anni compresi tra il 1905 e il 1909: Santa Maria del Monte. Era il periodo in cui non era ancora entrato nel convento di San Giovanni Rotondo (che non lasciò più, dal 1916 fino alla morte). La chiesa di S. Maria “de Supra” (alternativo a quello di S. Maria del Monte) ha origini medievali (se non ben più antiche). La stanza in cui soggiornava Padre Pio è stata trasformata in una cappella nel 1984 e vi si conservano alcuni cimeli a lui appartenuti, nonchè un suo volto scolpito (abbiamo inserito varie foto nella pagina dedicata al Molise). Anche un famoso artista locale, Amedeo Trivisonno, ha lasciato una tela (dipinta nel 1972) che ritrae Padre Pio e che funge da pala di altare della cappella.

 

                                      

 Targa pavimentale situata all'esterno della chiesa campobassiana di Santa Maria del Monte

 

Ma, come tutti sanno, il fulcro dell’attività spirituale e materiale della vita di Padre Pio si snoda a San Giovanni Rotondo[1], non distante da Monte Sant’Angelo, dove si trova il famoso Santuario in grotta dell’Arcangelo Michele.

Una delle prime grandi opere che si incontrano arrivando a S. Giovanni Rotondo è l’ospedale (recentemente ampliato) voluto dal frate Cappuccino: la “Casa Sollievo della Sofferenza”. Inaugurata nel maggio 1956, è una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con 70.000 ricoveri l’anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo.

 

Sopra, la "Casa Sollievo della Sofferenza", che sorge a pochi metri dal complesso conventuale dove Padre Pio operò per 52 anni. Sotto, la chiesa vecchia di S. Maria delle Grazie e, accanto, quella nuova

 

Padre Pio arrivò a S. Giovanni Rotondo il 4 settembre 1916, nel convento già esistente, dove iniziò a celebrare la Messa nella chiesetta di Maria Santissima delle Grazie, risalente al 1540. Ai lati della porta due lapidi ricordano due eventi importanti: i 50 anni di sacerdozio di Padre Pio (1910-1960) e i suoi 50 anni di permanenza nel paese (1916-1966).

 

    

La colonna con la croce di ferro sul piazzale della chiesa vecchia e del convento

 

Nella chiesa troviamo:

  • il Confessionale dove miriadi di volte (dal 1935I il frate si sedeva, ascoltando le persone che avevano bisogno di lui, e dove dava assoluzioni, penitenze, rimproveri e benedizioni. Si dice che stesse anche 14-16 ore al giorno in questo Confessionale, per ricevere la folla di pellegrini che accorrevano da ogni dove. Pare che confessasse soprattutto donne e quando venne reintegrato nelle proprie funzioni (dopo la sopsensione di cui parleremo più avanti), gli venne concesso di confessare solo gli uomini. Ancora oggi la gente getta ai piedi del Confessionale biglietti vari con preghiere, invocazioni, richieste di aiuto, o ringraziamenti.
  • L’altare di San Francesco, dove celebrò la S. Messa dal 1945 al 1959 (poi venne consacrata la nuova chiesa, attigua alla precedente e intercomunicanti).
  • L’affresco miracoloso della Madonna delle Grazie, del XVI secolo, protettrice del paese e alla quale Padre Pio era particolarmente devoto. Davanti all’effigie rimaneva a lungo in preghiera. Questa icona farebbe parte della leggenda delle Sette Sorelle Madonne di Capitanata (insieme a quella di Siponto, quella di Mattinata, quella di Merino (Vieste), di S. Maria di Pulsano, trafugata anni fa purtroppo, e altre tre che non abbiamo visitato).

 

                 

                 

                           

                            

 

La vecchia chiesa, e non quella nuova né quella realizzata da Renzo Piano, ci è sembrata molto più interessante, dal punto di vista simbolico. I fatti più significativi dell’esistenza del santo frate, avvennero infatti proprio qui. A partire da quello eclatante che avrebbe sconvolto per sempre non soltanto lui ma milioni di fedeli: la comparsa delle stigmate. Com’era successo a san Francesco d’Assisi, a distanza di 700 secoli un altro frate ricevette questo straordinario “segno”, che accese discussioni a non finire e gli costò anche una sospensione a divinis da parte delle gerarchie ecclesiastiche.

 

            La nuova chiesa, consacrata nel 1959. Sotto, particolare dell'abside

             

 

  • Il mistero delle stigmate

 

Si trovava davanti a questo Crocifisso, frate Pio, nel coro della vecchia chiesina, la mattina del 20 settembre 1918, quando avvenne il fatto: mentre pregava, fu sorpreso (come egli stesso raccontò) da un dolce sonno, una quiete indescrivibile, Sentì un forte abbandono, mentre dentro e fuori di sé percepiva un silenzio totale, una pace innaturale. Al contempo vide un misterioso personaggio, che egli aveva già “visto” la sera del 5 agosto, soltanto che di diverso aveva le mani, i piedi e il costato grondanti sangue. Era evidente che gli apparve il Cristo e Padre Pio pensò di morire, tanto il cuore gli sobbalzava nel petto. Ma al contrario, il Signore lo sostenne e, quando la visione scomparve, si avvide che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue! Si sentì straziato e continuò a straziarsi e interrogarsi per tutti i giorni a venire. Inoltre pensò inizialmente di morire dissanguato, se il Signore “non avesse ritratto da lui quella operazione”. Ma le stigmate rimasero aperte, fresche e sanguinanti per mezzo secolo….

 

Il "Saio delle stigmate": Padre Pio lo indossava quando gli comparvero

 

Su di esse è stato scritto tutto e il contrario di tutto: acclamato come un santo dalla folla di devoti, accusato di impostura da alcuni vertici del Vaticano, come Padre Agostino Gemelli, che riteneva artificiali le piaghe, procurate di nascosto dallo stesso Padre Pio con delle sostanza chimiche[2]. Il frate di Pietrelcina venne sottoposto ad indagini serrate tra il 1919 e il 1923[3]; l’enorme affluenza di fedeli che accorrevano a san Giovanni Rotondo avevano destato imbarazzo nelle alte sfere. Forse un po’ d’invidia, sospetto, verso un francescano stimmatizzato come San Francesco e che i fedeli ritenevano un guaritore, dotato di poteri soprannaturali? Non vogliamo certo entrare nel vespaio delle polemiche sul mistero delle stigmate del frate. Esiste una letteratura sconfinata che affronta l’argomento, ma ci pare interessante soffermarsi a riflettere sulla loro scomparsa. Secondo alcune testimonianze, le stigmate sarebbero scomparse al momento della morte. “Esaminammo attentamente i piedi, il costato, le mani: la pelle era fresca come quella di un bambino. Dove c’erano state le ferite, non si vedeva niente, neppure l’ombra di una cicatrice. Padre Giacomo fece un servizio fotografico e il dottor Sala stese una relazione scientifica. La scomparsa delle stigmate ci lasciò perplessi. Il dottor Sala disse subito che quel fatto era un miracolo superiore alle stesse stigmate, perché si era verificata la rigenerazione di tessuti necrotizzati[4].

Nel corso del tempo si è cercato di capire meglio il fenomeno e si è scoperto che in realtà le stigmate avevano iniziato ad attenuarsi diversi mesi prima della morte di Padre Pio[5]. Perché? Inoltre, il corpo defunto venne ugualmente esposto con i mezzi guanti e le pesanti calze di lana perché la gente doveva vederlo come era da vivo. “[…] poiché la scomparsa delle stigmate restò segreta e nota solo a pochi noi – dirà in seguito padre Carmelo di San Giovanni in Galdo, superiore guardiano del convento di San Giovanni Rotondo- stimai opportuno lasciare il corpo coperto ai piedi con le calze e alle mani coi mezzi guanti. Non per occultare la verità ma perché in quel momento non era opportuno rendere pubblico il fatto che poteva prestarsi a false affrettate interpretazioni e a motivo di scandalo per i deboli […]”.

 

                                 

Padre Pio portava sempre dei mezzi guanti per coprire le stimmate, e calze di lana sui piedi

 

Non commentiamo e proseguiamo la nostra visita. Nel convento è allestito un Museo, dove sono conservati numerosi oggetti appartenuti a Padre Pio, e tra questi sono esposti anche panni e pezzuole che egli usò per asciugarsi le ferite.

 

Asciugamano macchiato di sangue, che copriva le bende del costato, messo da Padre Pio nell'incavo del muro della cella n.5. Fu trovato nel 1946 da d. Lino Barbati da Prata, Sup. Cappuccino  (testimonianza del 18/02/1971)

 

  • La "bilocazione"

 

Vi è anche una particolarità affatto trascurabile, nella sua straordinaria vita terrena, il fenomeno della bilocazione. Il primo episodio avvenne nel 1905, quando aveva da poco preso i voti semplici; si trovava nel coro della chiesa del convento di S. Elia a Pianisi, quando si ritrovò improvvisamente a Udine, nella casa del marchese Giovanni Battista Rizzani, dove assistette alla morte del marchese e alla nascita di una bimba, Giovanna Rizzani. Un altro episodio fu raccontato da Luigi Orione secondo il quale nel 1925, mentre si trovava in piazza San Pietro per i festeggiamenti in onore di Teresa di Lisieux, gli sarebbe apparso inaspettatamente Padre Pio, che in realtà non si mosse mai dal convento che lo ospitava dal 1916 sino alla morte. Altro mistero.

 

  • La cripta

 

Proseguiamo il nostro viaggio nei luoghi più significativi e scendiamo nella cripta della vecchia chiesa, dove inizialmente fu deposto il cadavere di Padre Pio, sotto un blocco monolitico di granito azzurro del Labrador, in un loculo scavato a circa un metro di profondità. La cripta venne benedetta e aperta al pubblico il 22 settembre 1968, perché offrisse tranquillo riposo alle spoglie mortali di Padre Pio. Fu voluta dai Confratelli Cappuccini con l’aiuto dei popolo. Padre Pio vi fu sepolto quattro giorni dopo la morte, il 27 settembre.

 

                     

La cripta (foto sopra) e il blocco monolitico di granito sotto il quale fu sepolto Padre Pio

     

 

Nella notte del 2 marzo 2008, la tomba è stata aperta, nel massimo riserbo, alla presenza di una Commissione medica e religiosa, presieduta del vescovo di San Giovanni Rotondo-Manfredonia-Vieste, monsignor Domenico D'Ambrosio, delegato per la Santa Sede per le opere di Padre Pio[6]. Si voleva conoscere lo stato di conservazione del cadavere, al fine di potere attuare il progetto dell’ostensione per un anno, poi divenuta permanente. Tolti tutti i sigilli, si ritrovarono tre bare, di cui l’ultima in vetro (spesso 4-5 mm), che si era condensato, non permettendo di vedere bene, sulle prime, il defunto. Poi il corpo venne portato in un’apposita sala. Come tutti i Cappuccini, anche Padre Pio era stato sepolto scalzo e non vi era segno delle stimmate. Il corpo presentò subito un buono stato conservativo (così almeno fu detto pubblicamente), sicchè si potè procedere al trattamento di “mantenimento”[7].

 

 

 

  • Le celle di Padre Pio

 

Un vero e proprio percorso è stato allestito per i visitatori che giungono qui e che inizia -come abbiamo visto - dalla chiesa vecchia, prosegue in quella nuova e scende nella cripta. Sale poi verso il convento, dove è allestito il museo e dove si trovano le celle dei frati. Nella n. 5 alloggiava Padre Pio, fino al 1943, quando i Superiori decisero di trasferirlo nella cella n.1, situata a sud dell’edificio. La n. 5 rimase comunque a disposizione del frate come una sorta di studio e di ricevimento privato di personalità particolari. Fu nella cella n. 1 che pregò per i suoi fratelli d’esilio, e dalla finestra impartiva quotidianamente la benedizione ai fedeli che lo salutavano dal prato, a sud del convento, al di là del muro di clausura. Nella notte del 23 settembre 1968, morì in questa cella, seduto su una poltroncina, dopo aver preso l’Olio degli Infermi, essersi confessato e aver rinnovato i voti. Da allora la cella è meta di pellegrinaggi, ogni giorno. Tutto è rimasto inalterato, all’interno della cameretta, così come si trovava al momento della dipartita del frate. Unica aggiunta è la protezione di vetro che impedisce a chiunque di entrare all’interno. La cella appare umile: si vedono un letto, sul fondo, una poltroncina a braccioli sulla quale meditava, pregava e dove spirò; un lavabo (che sostituì il catino); un tavolinetto su cui sono posati il cingolo, un rosario, una reliquia della S. Croce, medagline, conietti che distribuiva ai bambini, una scatoletta di tabacco per la “pizzicata”. Vi sono poi le pantofole che indossò sempre e anche al momento della morte. Sul comodino teneva la statuetta fosforescente della Madonna, immagini sacre, due sveglie, un orologio e un libricino sulla vita della Serva di Dio Genoveffa de Troia (1887-1949), figura contemporanea di Padre Pio e sicuramente con una vita da conoscere, per la grave e rarissima malattia di cui era afflitta (la lipoidosi). Vediamo un inginocchiatoio e un fazzoletto, con cui salutava i fedeli e infine il tavolino, dove sono appoggiati un libro di lettura spirituale, dei mezzi guanti, delle calze bianche con macchie di sangue, una pezzuola della piaga del costato, una teca contenente crosticine delle stimmate. Ma se le stimmate, stando a nuovi studi e nuove rivelazioni, non erano più presenti da mesi, sul suo corpo, perché teneva queste cose sul suo comodino?

 

            

              La cella n. 1, dove Padre Pio visse dal 1943 e vi morì, nel 1968

 

Nelle celle n. 24 e 25 del I piano del Convento, è allestito il “Museo medico” dove sono esposti gli strumenti di inalazione di Padre Pio. Si tratta sostanzialmente di apparecchi inalatori per problemi respiratori dovuti ad una flogosi broncopolmonare. Disturbi catarrali li aveva già manifestati nel 1954 e si ripresentarono nel 1959 e nel 1965. Il frate doveva farsi praticare anche delle iniezioni, assumere compresse ed eseguire aerosol. Le inalazioni avvenivano nella cella n. 9.

Interessante è l’Aula scolastica di Padre Pio, dove sono conservati i testi da lui adottati durante i suoi studi a san Giovanni Rotondo (Storia della Chiesa) e Pietrelcina (libri di Ginnasio). Quest’Aula era originariamente la cella n. 28, doppia, situata a nord del convento e si chiama così perché dal 1909 al 1932 vi si svolgevano le lezioni per gli aspiranti sacerdoti; Padre Pio teneva conferenze spirituali ogni sabato, per tutto l’anno, la sera alle 18. Dopo il 1932 fu però deciso dal S. Uffizio di trasferire in sede più opportuna l’attività didattica e l’aula rimase vuota. Nel 1943 vi soggiornò, per 10-12 giorni, Padre Pio, trasferito per motivi di salute, ma poco dopo venne assegnato alla cella n. 1 che era più spaziosa. Le letture di Padre Pio, da quanto abbiamo visto, erano variegate: dalla Geografia alle Lingue straniere, dalla Patrologia ai trattati medici e molto altro. Sono inoltre conservati in quest’Aula: libri, oggetti personali, sandali, termometri (rinvenuti nella cella n.5); residui murari degli interventi di restauro delle celle n. 1 e n. 5. E ancora rosari, immagini sacre, crocefissi, ed effetti personali rinvenuti nella cella n. 5 di Padre Pio. Come vediamo, si è in un certo senso approfittato di ogni più piccolo ricordo appartenuto al frate per farlo divenire “reliquia” da ostentare ai pellegrini.


         

         

         

Posate e oggetti da cucina trovati nella cella n. 1 (sacchetto a sinistra); vari oggetti che stavano nella cella n. 5 (appartenuti a Padre Pio)

 

  • Santo

Nell'Aula Scolastica si trovano anche i documenti prodotti per la postulazione della causa di beatificazione e canonizzazione di Padre Pio[8]. Un percorso che è durato molti anni e che ebbe inizio nel 1969, quando vennero mandati a Roma 104 volumi di disposizioni e documenti, per essere vagliati dagli esperti vaticani. Il 21 gennaio 1990 Padre Pio venne proclamato venerabile e fu beatificato il 2 maggio 1999. Era già iniziato, nel frattanto, il procedimento che portò alla canonizzazione (ebbe inizio con il nihil obstat del 29 novembre 1982). Il 20 marzo 1983 iniziò il processo diocesano per la sua canonizzazione e venne proclamato santo il 16 giugno 2002 in piazza San Pietro da papa Giovanni Paolo II come san Pio da Pietrelcina. La sua festa liturgica viene celebrata il 23 settembre.

 

Museo dei Capppuccini a S. Giovanni Rotondo. Statua a grandezza naturale di papa Giovanni Paolo II, il pontefice che ha canonizzato Padre Pio il 16 Giugno 2002

 

Perché è stato dichiarato Santo? Per la Chiesa,  infatti, sono necessari due miracoli (uno per la beatificazione). A Padre Pio sono attribuiti diversi miracoli, dalla tradizione devozionale[9], ma la chiesa ha riconosciuto quello accorso alla signora Consiglia De Martino di Salerno, guarita dalla rottura traumatica del dotto toracico (per il quale il Cappuccino è stato beatificato) e la guarigione del piccolo Matteo Pio Colella di San Giovanni Rotondo (per la quale il già beato Pio è divenuto santo). E’ stata inoltre considerata la presenza delle stimmate, il fenomeno della bilocazione, la profezia e la scrutazione dei cuori e delle coscienze (capacità di leggere nei cuori e nella mente delle persone, carisma noto come cardiognosi).

Siamo un po’ disorientati per la mole di informazioni che abbiamo ricavato nel Museo e che personalmente conoscevamo poco, ma che ci forniscono l’immagine di un uomo come tutti, con le sue malattie acute o croniche, con gli oggetti più cari che amava tenere vicino, i suoi libri, le sue attitudini, come quella di ascoltare e parlare in pubblico. Un essere umano. Dall’altro lato si ricava l’immagine di un uomo con capacità sicuramente particolari, come quella di saper scrutare nell’animo umano, una persona schietta, che doveva riscuotere sia grandi consensi ma anche diverse antipatie, proprio per la sua spontaneità. Le doti soprannaturali di bilocazione, riconosciute dalla Chiesa, destano certamente interrogativi e non possiamo risolverli. La presenza delle stigmate rimane un fenomeno inspiegabile e denso ancora di mistero. La santità di questo personaggio è qualcosa che si doveva ai fedeli, questo è indiscusso, perché veramente le testimonianze in favore di Padre Pio sono incalcolabili e forse gli furono fatti dei torti che non meritava, da parte del S. Uffizio. Che quindi ha inteso rimediare, perché la questione “Padre Pio” è diventata di portata gigantesca, e si accompagna ad una forma di pellegrinaggio che forse non si vedeva da secoli (e i pellegrini fanno business). Sulla sua missione di operatore spirituale, che svolgeva con passione e dedizione, molti stanno marciando in senso speculativo: eleganti “gazebo” lignei sono dislocati in più punti del convento-museo dove i pellegrini possono chiedere e ottenere benedizioni dai presenti frati, dietro la classica offerta. Souvenir, oggetti-ricordo, santini, tutti con l’effigie di San Pio, sembrano impossibili da non acquistare, prima di andare via… Avviene anche altrove, è quasi normale, un paese vive su quello, alla fine. Non poche sono le diatribe tra San Giovanni Rotondo e Pietrelcina, luogo di origine di San Pio, che vorrebbe “almeno il cuore”, del suo celeberrimo conterraneo[10] che è adesso anche santo.

 

  • Il nuovo Santuario di San Pio

 

E' il momento di uscire dal vecchio convento e di raggiungere il Santuario di San Pio, che egli mai ha visto, mai ha voluto e non sappiamo se lo avrebbe gradito. Non sarebbe stato nemmeno un luogo della sua memoria, se non avessero trasferito qui il suo corpo, nel 2010. Dunque lo visitiamo con determinazione, anche perché è stato al centro di aspre critiche e vogliamo capire perché. Per fortuna becchiamo una giornata con poco sole e un orario di poca affluenza (“poca” per modo di dire), così possiamo permetterci di riflettere un momento, mentre percorriamo il lungo viale di accesso. Ma già siamo in vista del piazzale antistante il Santuario nuovo, progettato dall’arch. Renzo Piano ed inaugurato nel 2004. E’ situato accanto al vecchio convento ed ha dimensioni ciclopiche: 8.000 mq di sagrato, delimitato a sud dal particolare campanile orizzontale, dalla monumentale croce in pietra e da otto aquilotti anch'essi in pietra; a ovest dalla vetrata della chiesa; a nord dal boschetto di 24 ulivi secolari (rappresentanti i 12 Apostoli e i 12  Profeti maggiori) e da 12 vasche trapezoidali che portano l'acqua al fonte battesimale ottagonale e ad est aperto verso il vecchio santuario.

 

 

Figlio dell’ architettura religiosa post-Conciliare, questo grandioso Santuario ha un interno di 6.000 mq e può accogliere 7.000 persone. Non ha nessuna delle forme tradizionali chiesastiche, ma è una spirale archimedea, un Nautilus, veramente, una conchiglia fossile che-secondo alcuni critici- sarebbe un palese simbolo massonico[11]. Non sarà stato certamente questo a far crollare al suolo una delle campane, tra lo spavento generale, nel giugno 2005!? [12]. Comunque qualcuno ha pensato che Padre Pio – dall’ “altrove” - volesse mostrare il proprio disappunto verso questo Tempio troppo sfarzoso. Ma il peggio doveva ancora venire, se di peggio si può parlare: dopo cinque anni da quello schianto, il suo corpo –come abbiamo già detto- è stato estumulato dalla vecchia cripta appositamente creata per accoglierlo, esaminato e ricomposto per essere collocato in mostra permanente[13] nella chiesa inferiore del nuovo Santuario, al centro della spirale (o del Nautilus, se preferite). In vetrina, per la gioia dei fedeli (e dei curiosi). Molte proteste si elevarono alla notizia della riesumazione delle spoglie del Cappuccino, che dovevano rimanere esposte per un solo anno, e ancora più veementi si fecero quando venne deciso di traslarle in questa nuova sede e per sempre. Secondo molti, a determinare la scelta fu il calo di pellegrini che si era registrato proprio in quel periodo a S. Giovanni Rotondo (e non si compensavano i costi)[14].

 

      

Un tripudio di tessere dorate sovrasta la chiesa inferiore dove, nella parte terminale della spirale, al centro, è la teca con le spoglie di San Pio

      

Per chi volesse approfondire l’architettura, le innovazioni tecnologiche impiegate, le decorazioni, gli architetti, i disegnatori, i costi, il significato, le critiche, ecc. di questa costruzione avveniristica, vi sono molti siti a disposizione[15]. Che dire, quindi? Che non abbiamo sentito calore, o un messaggio che provenisse dalle pietre, come ci accade invece nelle nostre care chiese medievali.  E' comunque un progetto notevole, nel suo genere, affascinante, sicuramente stupefacente. Forse troppo, ricordando la semplicità francescana.

 

    

 

Ci siamo affrettati a raggiungere la cripta, perché volevamo rendere omaggio a San Pio, dopo averne respirato la presenza in tante piccole cose, nella sua vecchia chiesa e nelle celle dove visse. Dopo una discreta coda, una assistente ci ha fatto disporre su due file per velocizzarla, e quando è venuto il nostro turno di vedere il corpo di San Pio, nemmeno il tempo di recitare una preghiera, bisogna passare veloci davanti all’urna. Tra l’altro, per evitare che qualcuno lo usasse, non c’è nemmeno l’inginocchiatoio.

 

  

                     La teca trasparente attraverso la quale si può vedere il corpo di San Pio

  

 

Razionalmente lo capiamo: se tutti si fermassero un quarto d'ora, la coda diverrebbe chilometrica. Si, meglio mettersi tra i banchi, dove la maggioranza delle persone è rapita dal soffitto dorato, dalle pareti mosaicate con colori cangianti, dal “guardarsi attorno”…! Indubbio: è una costruzione fatta per farsi guardare, e anche questa cripta non sfugge a questa constatazione. Difficile ritrovare se stessi e il divino, lì dentro. E’ talmente abbagliante da far confondere l'essenza con il superfluo.


 

Ma perché noi abbiamo avuto la sensazione che le spoglie di San Pio diventino, alla fine, un contorno, pur essendo nel fulcro della spirale?

 

 

 

(Mairsa Uberti, pubblicato il 12 Settembre 2015)

 

 

 

 


[1] Il nome deriva dalla presenza di un Battistero paleocristiano di forma circolare, anticamente destinato al culto di Giano, Dio bifronte e in epoca cristiana consacrato a San Giovanni Battista. Il paese fu ufficialmente fondato nel 1095 sulle rovine di un villaggio del IV secolo a.C.

[2]Come l’acido fenico, vedasi (tra i tanti) questo articolo http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_24/luzzatto.shtml

[3] Nel 1933 le restrizioni vennero revocate ma le indagini proseguirono fino al 1968, anno della morte del frate

[4] Allegri R.: “Padre Pio. L’uomo della speranza”, Mondadori, 1984, p. 216-218

[5] Si legga l’interessante articolo di Francesco d’Alpa “A proposito della scomparsa delle stimmate di Padre Pio”, 7/03/2010

[7] Operazione complessa e impegnativa, data l’umidità che il corpo aveva assorbito, ma alla fine i periti dissero di aver ottenuto risultati soddisfacenti (v. link)

[11] “Simboleggia il percorso iniziatico e la perfezione del Gadu, cioè il Grande Architetto dell’Universo, la divinità” massonica», Francesco Colafemmina, “Il Mistero di San Pio”  (Edizioni Settecolori, 2010), intervista su http://www.ilgiornale.it/news/padre-pio-sepolto-simboli-massonici.html

[13] Dal 19 aprile 2010

[15] Anche wikipedia dà sintetiche ed efficaci informazioni

 

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