LE MERAVIGLIE DI MATERA

                                                                               (Marisa Uberti)

 

Il primo impatto con la città di Matera è stato forse quanto di meglio potessimo aspettarci, dal Belvedere di Piazza Vittorio Veneto, in una zona chiamata "IPOGEI", appena fuori dalle mura urbane e dal "Sasso Barisano". La prima meta che abbiamo scelto è stata infatti il "Palombaro", un percorso sotterraneo costituito da una vasta cisterna, di cui abbiamo parlato in un apposito video dedicato a Matera sotterranea. Con il caldo agostano, infatti,  immergersi nella frescura degli ipogei ci è sembrata l'idea più giusta. Mentre attendevamo il nostro turno di visita, però (circa 45'), ci siamo resi conto che l'ingresso del "Palombaro"  affacia su una delle moltissime chiese rupestri che costellano la città di Matera, quella dei benedettini di Santo Spirito. E' un caso particolare perchè liberamente accessibile a tutti, tramite delle scale. La scoperta di questa chiesa avvenne casualmente nel 1993, in occasione di lavori di ammodernamento di Piazza Vittorio Veneto. Quale fu la sorpresa, vedendo emergere niente meno che una chiesa del IX secolo! Eppure essa venne coperta e dimenticata soltanto intorno alla fine del XIX secolo, insieme a tutta l'area del "fondaco di mezzo".

Chiaramente è stata in tal modo compromessa, sebbene rimangano le tre navate e tracce di affreschi, che dovevano essere di squisita fattura originariamente. E' leggibile una S. Sofia del XII secolo. Quest'area era connotata da una forte presenza religiosa in quel periodo, sprattutto per la presenza del vicino monastero di San Domenico che ospitò le penitenti di Accon fino al XV secolo. Sopra la chiesa del Santo Spirito venne costruita, nel 1680, la Chiesa Materdomini dei Cavalieri del Sovrano Ordine di Malta, riconoscibile dalla presenza della croce maltese. La chiesa del S. Spirito venne anche utilizzata come spazio abitativo nel periodo di sovraffollamento dei Rioni Sassi. Oggi dalle sue navate si accede al Sasso Barisano, ed è appunto dalla terrazza o Belvedere che siamo rimasti abbagliati da un panorama spettacolare che abbraccia i Sassi fino alla Cattedrale.

Interno del "Palombaro lungo", un'enorme cisterna sotterranea della capacità di 5.000.000 di mc di acqua

I nostri lettori non avranno certo bisogno di spiegazioni in merito alla conformazione urbanistica di una città unica come Matera, ma una breve sintesi non fa male a nessuno e aiuta anche noi a ripassare quanto abbiamo potuto imparare.

  • Da vergogna d'Italia a Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO

Matera sorge su un'altura al limite delle Murge occidentali, un altipiano carsico paragonabile ad una sub-regione che origina in Puglia e si estende fino in Basilicata. La città è uno dei due capoluoghi della regione lucana (l'altra è Potenza) ed è famosa per la struttura del primitivo nucleo urbano, disteso sulla sommità e lungo i ripidi fianchi di uno sperone roccioso segnato d due avvallamenti chiamati Sassi, distinti in Sasso Barisano e Sasso Caveoso. Tra essi (se ci passate il termine) l'antichissima Civita (dove si trova la cattedrale), attorno alla quale si sviluppò l'insediamento.I Sassi affacciano su una profonda gravina dalle pareti a strapiomno e le abitazioni (costruite le une accanto alle altre) sono per la maggior parte scavate nel tufo, così come le chiese le quali, per tale ragione, sono definite "rupestri" (scavate nella rupe).

Alcune immagini del paesaggio della gravina di fronte ai Sassi:

Gli scenari assolutamente unici della Gravina e dei Sassi hanno portato vari registi a girare film ambientati a Gerusalemme (città che significativamente le è affine, e non solo paesaggisticamente: i Sassi sembrano avulsi dalla realà, sono senza età e senza tempo!). E' il caso di Pier Paolo Pasolini per il suo "Il Vangelo Secondo Matteo"  (1964) oppure, più recentemente, ""King David" (1985) di Bruce Beresford, e The Passion" (2002), di  Mel Gibson, imperniato sulla Passione di Cristo.

Se oggi possiamo restare affascinati dal paesaggio dei Sassi e dalle straordinarie peculiarità che li caratterizzano, non va dimenticata la ragione per cui sono stati forzatamente fatti evacuare, e poi cercheremo di capire perchè sono diventati Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco (1993). Ma non solo,  Matera nel 2019 sarà Capitale europea della Cultura, con tutto il merito che dobbiamo riconoscerle, dopo averla visitata! Il problema dei Sassi era la mancanza di igiene, a causa della quale -nel dopo guerra - la percentuale di morti infantili era altissima. Furono avviate indagini speciali e si appurò che il 71% delle abitazioni era inabitabile: ci possiamo rendere perfettamente conto di come si vivesse, entrando a visitare una casa nel sasso. Persone e animali vivevano in promiscuità: la struttura-tipo prevedeva un ingresso, uno o due ambienti domestici, dietro i quali vi era la stalla con la mangiatoia, e dietro ancora un locale di servizio (magazzino).

Non vi erano servizi igienici e i materiali biologici erano smaltiti per le vie; veramente a tal proposito va detto che dove oggi troviamo le strade, vi erano dei corsi d'acqua in cui venivano gettati i liquidi organici. I cosiddetti "grabiglioni" si estendevano al centro delle due vallate presenti a sinistra ed a destra della Civita, tagliando perfettamente a metà il Sasso Barisano e Caveoso; il percorso che questi piccoli corsi d’acqua seguivano combaciava con le vie che attualmente rappresentano le principali arterie dei Sassi: il primo grabiglione percorreva via Fiorentini e via Sant’Antonio Abate, per poi riversarsi nella Gravina all’altezza di via Madonna delle Virtù, il secondo grabiglione scendeva da via Buozzi e terminava nel torrente da p.zza Pietro Caveoso (wikimatera). Nei Sassi niente si buttava, c'era un riciclaggio continuo di qualsiasi materiale che si rompesse o guastasse. La povertà non permetteva il lusso di sostituirla facilmente e sprecare, come si fa oggi. E questo era un lato positivo per la società, che purtroppo è andato perdendosi non solo a Matera ma un po' dappertutto.

Nelle case-grotte dei Sassi, quando gli animali venivano condotti all'esterno per il pascolo o altro, dovevano passare nel locale abitato (immaginiamo oggi cosa sarebbe far passare capre, muli o maialini nel nostro salotto o in cucina...). Il tasso di umidità era altissimo.  Si può immaginare come ciò avesse creato un sistema di vita consolidato ma non più accettabile dalle nuove norme che regolamentavano l'igiene pubblica. Tuttavia la politica aveva in qualche modo lasciato questo stato di cose a se stesse; ogni tentativo di risanamento o di costruire una città nuova non aveva avuto successo. La denuncia sullo stato di abbandono dei contadini meridionali grazie a Carlo Levi ebbe una forte risonanza sia a livello nazionale che mondiale. Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio nel 1950, decise di fare una visita alla città: era il 23 luglio. Teniamo a mente queste date. Tornato dal suo sopralluogo, che coinvolse tutta la Basilicata, De Gasperi predispose la costituzione di un Comitato per l'attuazione di una serie di interventi atti a risolvere la situazione non più tollerabile. Una proposta di legge sul risanamento dei Sassi di Matera venne presentata, tra burocrazie varie, due anni dopo circa e venne approvata all'unanimità.

L'indagine governativa decretò che nessuna abitazione era abitabile; alcune si potevano riattare ma dovevano essere tutte sgomberate. Secondo alcuni autori, lo sfollamento fu arbitrario perchè esisterebbero relazioni tecniche che attestano come una discreta parte delle abitazioni fosse in buone condizioni. A un anno dall'entrata in vigore della legge, De Gasperi consegnò le prime case nuove; erano infatti stati previsti (e realizzati) sette nuovi borghi all'esterno dei Sassi e a poco a poco questi ultimi si svuotarono. Ma non tutte le famiglie che abitavano i Sassi erano contente di andarsene, anzi vi furono diverse resistenze e ancora nel 1967 (ricordate l'anno in cui arrivò De Gasperi?) qualche casa era ancora abitata! Erano i più anziani a non voler lasciare un luogo che era stato da sempre la loro vita. La decisione di uno sgombero totale fu forse arbitraria, dato che alcune abitazioni potevano essere risanate e recuperate, ma imperversava l'era del potere edilizio, dell'industrializzazione e del "miracolo economico" (si veda www.laureano.it).

Ufficialmente avvenne che, per timore che poi anche gli altri abitanti potessero tornare nei tuguri, si murò ogni cosa, che venne lasciata nell'incuria per un ventennio. Nel 1973 venne indetto un concorso internazionale di idee per la sistemazione e riqualificazione dei Sassi. Personalità illustri locali e non, presero a cuore la questione e nei primi anni '90 si propose Matera come sito da iscrivere nel Patrimonio dell'Umanità. L'Unesco, dopo vari sopralluoghi, accolse la proposta e la dichiarò degna di essere inserita nella prestigiosa lista nel 1993 (primo luogo dell'Italia meridionale ad entrarvi). Le motivazioni si possono leggere, ad esempio, in questo esaustivo lavoro (tesi di laurea di Camilla Kron Morelli, A.A. 2011-2012 "I Sassi di Matera: il percorso per la rivalutazione di una "vergogna nazionale"). In particolare va rilevato (e non abbiamo mancato di prestarvi attenzione durante le visite) il peculiare sistema di raccolta delle acque che gli abitanti dei Sassi avevano adottato, che comprendva cisterne, grotte e neviere scavate artificialmente. Matera è dunque ufficialmente unica per la sua cultura tradizionale che si è protratta in simbiosi con l'ambiente per circa due millenni.

  • Visita di Matera

Amici o parenti che hanno visitato Matera sono sempre tornati entusiasti e hanno cercato di farne una descrizione, ma niente vale al confronto di andarvi di persona. Chi scrive, poi, ha un modo particolare di visitare un luogo e i "sentito dire" proprio non sono sufficienti. Infatti abbiamo vissuto la città a modo nostro, vistandola a modo nostro. Prima cosa: bisogna soggiornare qualche giorno nella città dei Sassi, troppe le cose da vedere, imperdibili le prospettive nelle diverse ore del giorno... Ma tutto non si può visitare, perciò abbiamo optato per i luoghi più rappresentativi, scegliendo alcune chiese rupestri sulle molte visitabili (meriterebbero tutte), una unità abitativa (casa-grotta di Casalnuovo, di cui invitiamo a vedere il video), un teatro, un museo, la gravina. Il tutto ci ha raccontato una Storia meravigliosa, che parte da molto lontano fino ad arrivare a queste righe! Una parte delle visite l'abbiamo riservata alle nuove proposte culturali, come Matera Sum, una realtà sotterranea aperta soltanto pochi mesi fa, nel dicembre 2016, ma che è destinata (speriamo proprio perchè è straordinaria) a far parlare di sè. Abbiamo parlato di questa "città nella città" nell'apposito video dedicato a Matera sotterranea.

Come spesso amiamo fare quando arriviamo in una città per noi nuova, è conoscerne la storia raccontata dai suoi Musei e a Matera abbiamo optato per il Museo Archeologico Nazionale della Basilicata "Domenico Ridola, in Via Ridola, che rappresenta la direttrice principale della dorsale settecentesca della città. L'intitolazione è al senatore Ridola (1841-1932) , che donò le proprie collezioni archeologiche allo Stato. Egli fu un accanito appassionato di storia locale, medico e archeologo dilettante. A lui si devono numerose campagne di scavo in tutto il territorio materano e delle Murge e la scoperta di realtà fino ad allora sconosciute. I frutti di quegli scavi sono ora conservati al Museo, fondato nel 1911. Attraverso cinque sezioni tematiche e allestite secondo un ordine cronologico, si ripercorre il popolamento della città, dalla Presistoria in avanti. Matera è una città che è stata abitata senza soluzione di continuità dal Paleolitico, per questo è considerata una delle cinque città più antiche al mondo! Una delle scoperte più sensazionali di Ridola fu il Villaggio trincerato  neolitico di Murgia Timone, altopiano che sovrasta il massiccio roccioso posto verso est, di fronte alla Civita, l'antico centro storico di Matera, dall'altra parte della gravina.

Vicino al Museo sorge la Chiesa del Purgatorio, che vale la pena di visitare. Al centro vi è un curioso portale in legno diviso in 36 riquadri; in quelli superiori vi sono i teschi di regnanti e prelati e nella parte bassa i teschi dei comuni cittadini. Sopra il portale, l'iscrizione: MISEREMINI MEI MISEREMINI MEI SALTEM VOS AMICI MEI.  In due nicchie laterali sono presenti le statue di San Michele Arcangelo (a sinistra) e l'Angelo cutode (a destra). Appare interessante dire che per i materani, ancora oggi, è molto sentita la commemorazione dei defunti (2 Novembre). In passato, già il 26 ottobre, una settimana prima della ricorrenza, ci si "preparava" con austerità, erano vietati balli e canti, non ci si riuniva e i bambini non potevano giocare. Il 2 novembre veniva simbolicamente allestita una bara ricoperta di un telo nero in chiesa e la comunità si ritrovava per pregare per le anime del Purgatorio. Per esse, chiamate in dialetto "l'onm du Priaterij", si regalavano ai poveri dei legumi, successivamente sostituiti da pacchi di pasta. Si riteneva che in quei giorni i fantasmi delle persone care comparissero sulla Terra lasciando messaggi o avvertimenti. In particolare, le anime del Purgatorio scendevano in processione dal Vecchio Cimitero comunale (in Via IV Novembre, realizzato nel 1841) fin dentro i Sassi. Portavano un cero acceso in mano e ad un certo punto scomparivano nel buio! Una leggenda, d'accordo, ma tale da far rabbrividire, se ci si trovasse da quelle parti di notte...E potrebbe capitare anche di incontrare il fantasma di Sant'Eustachio (il compatrono della città) con una spada in mano, a capo della processione delle anime purganti!

Il quartiere più antico della città è  quello della Civita, dove si trova il bellissimo  Duomo. Esso sorge sulla parte più elevata, l'Acropoli. La Cattedrale è dedicata alla Madonna della Bruna e a Sant'Eustachio; è stata eretta tra il 1230 e il 1270 in occasione della fusione della diocesi di Matera con quella di Acerenza avvenuta nel 1203. Recenti scavi nella Cappella del Presepe hanno riportato alla luce due cripte affrescate risalenti al XII secolo, inglobate e dunque coperte forse nel 1500. Purtroppo l'accesso alla Cappella è interdetto al pubblico e i resti archeologici con bellissimi affreschi sono visibili da porte di vetro.

 

                                                       

In facciata è presente il rosone a 16 raggi che emula la Ruota della Fortuna, affine a quello situato sulla facciata della chiesa di San Domenico. In alto sta San Michele Arcangelo, ai lati due personaggi sono in atto di muovere la ruota mentre la figura in basso, un telamone, sembra sostenerne il peso o garantirne la stabilità.

Un'altra delle leggende che aleggiano in città è relativa alla compatrona e co-titolare della Cattedrale, insieme a Sant'Eustachio: Santa Maria della Bruna. Perchè questo nome? Ci si aspetterebbe di trovarla con il volto bruno, una Madonna Nera e così l'hanno sempre indicata i materani, tuttavia le analisi hanno appurato che il suo incarnato è chiaro. Probabilmente è l'oriigne bizantina dell'icona ad aver collegato le due cose. Nel Duomo esiste, oltre all'icona, anche la statua della Madonna Bruna con Bambino, che vengono portati in processione nel giorno della sua festa, che tradizionalmente è il 2 luglio ma attualmente si celebra alla fine di maggio, per coronare degnamente la fine del mese mariano per antonomasia. La festa risale alla fine del 1300, è dunque antichissima e mescola storia, leggenda, sacro e profano. Ben tre leggende, non una sola, circondano questa veneratissima Vergine. Una narra che un giorno una fanciulla sconosciuta apparve ad un contadino che rientrava in città chiedendogli un passaggio sul carro. Egli glielo diede ma quando giunsero alle porte urbiche, la ragazza si trasformò in una statua! Questo avvenne nei pressi della chiesetta di Piccianello. La Vergine salutò quindi l’incredulo contadino sussurrandogli queste parole: “E’ così, su un carro addobbato, voglio entrare ogni anno nella mia città”. Ecco perchè, nella tradizionale festa, il carro è un protagonista fondamentale. Il vecchio carro del contadino sarebbe sato conservato e poi distrutto dai materani stessi per timore che lo facessero i saraceni, insieme alla statua. Nel 1515 il tirannico Conte Tramontano, che aveva acquistato dagli Aragonesi la città, promise agli abitanti di regalare il proprio cocchio per lo svolgimento della Festa in onore della Santa patrona, e ne avrebbe regalato uno ogni anno. I materani, per mettere alla prova il mal sopportato tiranno, assaltarono il Carro trionfale costringendo il Conte a mantenere la promessa fatta. Durante lo svolgimento delle celebrazioni in onore della Madonna della Bruna, alla fine si lascia alla popolazione il carro di cartapesta realizzato ogni anno da maestri artigiani. La gente lo assalta e lo distrugge, portandosene a casa un piccolo frammento in segno benaugurale. La processione è scortata dai Cavalieri della Madonna della Bruna per tutto il tragitto, proprio per evitare che le persone assaltino prima del tempo il simbolico carro! La Festa risale al 1389 ed è chiamata anche con un nome meno popolare, Festa della Visitazione (Iv. link ufficiale).

Palazzo del Sedile. Si trova nella piazza omonima, che è interposta tra il Duomo e Piazza Vittorio Veneto. Risale al 1540 ma si presenta nelle forme conferitele nel 1759. Fu sede delle adunanze municipali e dell'università cittadina ma, in epoca più antica, era la sede del mercato, magazzini e botteghe ed era nota come "Piazza maggiore". La caratteristica dell'edificio è la facciata con grande arcato posto tra due torri simmetriche: fungono da campanile e l'una presenta un orologio, l'altra una meridiana. Fateci caso! In facciata, sopra l'arco, vi sono sei statue tra le quali troviamo i due patroni della città: Sant'Eustachio (a sinistra) e la Madonna della Bruna (a destra); nelle altre quattro, a forma di conchiglia, si trovano le quattro Virtù Cardinali (Giustizia, Fortezza, Temperanza e Prudenza), a monito per il popolo. Attualmente il monumento è sede del Conservatorio "Egidio Romualdo Duni" e, nel sotterraneo, si trova un Auditorium. La piazzetta sulla quale prospetta è diventata un salottino del centro storico, luogo di aggregazione in ogni stagione, anche per la posizione vivace: numerose le attività commerciali e le botteghe artigiane di lavorazione del tufo, legno e terracotta, dalle quali escono i più svariati souvenirs.

  • I gioielli dei Sassi: le chiese rupestri

Perchè a Matera ci sono tante chiese rupestri e quando nacquero? Principalmente nell'Alto Medioevo, scavando la roccia calocarenitica e affrescandone poi le pareti con soggetti religiosi che inducevano alla contemplazione e alla preghiera. In seguito subirono delle trasformazioni d'uso e furono occupate da persone o da animali. Sono un'importante testimonianza della presenza di comunità di monaci benedettini, longobardi e bizantini. Talune chiese, inoltre, pur nella sostanziale impostazione latina, presentano elementi bizantini, o viceversa, chiese architettonicamente greche hanno spazi liturgici di tipo latino. Le chiese rupestri si trovano sia nel Sasso Caveoso che Barisano, oltre che nella gravina.

Il Rione Sasso Caveoso è, dopo la Civita, il rione più antico e caratterizzato quasi completamente da abitazioni scavate nella roccia e sostanzialmente rimaste inalterate rispetto al passato. Non segue un ordine preciso: le abitazioni sono sorte ovunque vi fosse spazio libero e, ad esse, si alternano stupende chiese rupestri.  Tra le molte, ne abbiamo visitate alcune rappresentative:

Madonna d'Idris e San Giovanni in Monterrone. Non può assolutamente passare inosservata, somigliante ad una costruzione fiabesca, surreale, stupefacente! Di sera o di giorno, è infinita meraviglia. Una chiesa spettacolare, che domina il Monterrone (o Montirone), e costituita in parte della roccia calcarenitica e in parte costruita con muratura. Per arrivarvi bisogna salire le serpeggianti viuzze del Sasso Caveoso, calcate da turisti di ogni provenienza. Giunti sul sagrato (ottenuto spianando la roccia), si godrà di un panorama impareggiabile sulla  città e sulla Gravina. Di sera, il tutto assume un’atmosfera ancora più suggestiva. La particolarità di S. Maria di Idris è che comunica con la più antica chiesa rupestre dedicata a San Giovanni (titolazione completa San Giovanni in Monterrone). L’esterno del singolare monumento è completamente aggirabile e si notano nicchie alla base, spuntoni di roccia viva, scalette che la rendono unica.

E’ dotata di un piccolo campanile a vela ed è sormontata da una croce alta 4 metri (1937);  la facciata risale al 1400, quando pare sia stata rifatta dopo un crollo della precedente. La datazione di S. Maria d’Idris va dal XIV al XV secolo e svolse regolare funzione fino alla metà del XX secolo, quando i Sassi vennero poi chiusi con la Legge Speciale di de Gasperi. All’interno si trova un altare del 1807 e l’icona della Madonna con Bambino del XVII secolo, oltre ad altri affreschi deteriorati. Nella Crocifissione si vede, sullo sfondo, la città di Matera, interessante! Guardando a destra dell’altare si vede una cisterna per l’acqua. Da un passaggio a sinistra dell’altare si raggiunge la cripta o chiesa rupestre di S. Giovanni in Monterrone: proprio lungo questo cunicolo si trova un S. Giovanni dipinto ad affresco ma al di sotto, si vede un dipinto precedente, forse dello stesso santo segno che l’ambiente fu riutilizzato. Le pareti sono affrescate con opere datate al XII secolo fino al 1600. Tra i santi compare Sant'Eustachio, patrono di Matera, insieme alla Madonna della Bruna. Un tempo, non essendovi la chiesa della Madonna d’Idris, si poteva entrare nella chiesa rupestre da un proprio ingresso, all’esterno.

Anche se non è una chiesa rupestre, è d'obbligo fare una visita alla vicina chiesa di  San Pietro Caveoso (dedicata ai SS. Pietro e Paolo). Si trova al limitare del Sasso Caveoso, sulla medesima rupe del Monterrone e strapiombante da un lato sulla gravina. Le sue origini risalgono al XIII secolo o forse prima, ma ha subito molti rimaneggiamenti e attualmente si presenta nelle forme conferitele nel XVIII secolo. Fu una chiesa molto ricca e la parrocchia era molto ampia. La cosa che ci ha più colpito è il fonte battesimale del XIII secolo, che è stato riportato alle fattezze primitive dopo il distacco di stucchi che nulla c’entravano. Si possono ammirare alcuni bassorilievi importanti come le grandi “Mani di Dio”. Un unicum, almeno per la nostra esperienza.

 

Un bell'esempio di chiesa rupestre con cripta è quella di Sant'Andrea, adiacente alla casa-grotta di Casalnuovo, nel rione omonimo del Sasso Caveoso. Quest'ultima è un esempio di abitazione tipica in grotta. Ad entrambe abbiamo dedicato un video per ciascuna (potrete vederli in calce anche a questo stesso articolo).

Nel Sasso Barisano abbiamo visitato alcune chiese di straordinario interesse:

Chiesa di San Pietro Barisano. Era detta, un tempo, San Pietro Veteribus ed è considerata la più grande chiesa rupestre della città. Esternamente la facciata non sembrerebbe indicare le meraviglie dei sotterranei, essendo datata 1755. La chiesa superiore, frutto di  interventi del XV e XVI secolo, e poi settecenteschi, appare spoglia perchè fu chiusa a causa dell'umidità nel 1903. Gli arredi, le sculture e il fonte battesimale furono trasferiti nella vicina chiesa di s. Agostino. Molto fu anche trafugato tra il 1960-'70 per l'abbandono dei Sassi. Scendendo nella chiesa inferiore, scoperta in seguito agli scavi archeologici, si può visitare il primo impianto risalente al XII-XIII secolo, dove si trovano impressionanti nicchie in cui avveniva la "scolatura" dei cadaveri. Era una pratica funebre riservata ai religiosi o agli aspiranti tali: quando morivano, i corpi venivano vestiti dei paramenti sacerdotali sacri e colllocati nelle nicchie modellate nel tufo; i resti venivano rimossi al termine del processo di decomposizione naturale (i fluidi biologici finivano in apposite grate sul pavimento). Il tutto è un po' macabro ma non infrequente.

La Casa-Cava. Già che siamo vicini (su Via S. Pietro Barisano) andiamo a visitare questa interessante struttura, luogo culturale affascinante ricavato da un'antica cava a pozzo e divenuta in parte abitazione scavata nel tufo. Le dimensioni sono ragguardevoli, tanto che vi si è ricavato un auditorium con 140 posti a sedere. In totale il complesso ha un'estensione di 900 mq ed è interamente stato ristrutturato  a cura dell’ufficio sassi di Matera. Nella cava era stato gettato materiale di risulta ed era stato usato come discarica nel rione.

Capirete che lavoro recuperarlo! Ma dal risultato, vi assicuriamo che ne è valsa la pena e non crederete ai vostri occhi! L'ottima acustica è assicurata dall’elemento “aereo” tridimensionale sospeso in alto, in corrispondenza della tribuna, di grande effetto visivo. Nella caverna, elemento primordiale, ritroviamo acciaio, legno e vetro; quest’ultimo, utilizzato per parte della gradonata che conduce fino al palcoscenico, invita il visitatore a percorrere lo spazio che si sviluppa principalmente in verticale (basti pensare che la grotta artificiale raggiunge i 17 metri di altezza). La struttura ha ricevuto l' International Award Architecture in Stone nel 2013.

Complesso di S. Agostino e chiesa rupestre di San Guglielmo. Anzitutto è Monumento Nazionale dal 1988. Il complesso di superficie comprende chiesa e convento intitolati a Sant'Agostino e risale al 1592. La chiesa degli Eremitani è dedicata alla Madonna delle Grazie mentre il monastero oggi è sede della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Ambientali. Quello che oggi è l'ipogeo del complesso, costituiva la chiesa originaria dedicata a Guglielmo da Vercelli: conserva numerosi affreschi tra cui una Trinità. La struttura venne distrutta da un terremoto nel 1734 e in seguito restaurata.

S. Nicola dei Greci e Madonna delle Virtù. Un complesso di eccezionale interesse, che richiede il giusto tempo per essere visitato, in quanto consta di numerosi ambienti, dislocati su diversi livelli. Il tutto è compreso in un unico biglietto. Il complesso rappresenta la cosiddetta "architettura in negativo" (scavata completamente nella roccia). La prima parte della visita è riservata alla chiesa della Madonna delle Virtù ed è un'ottima rappresentante dell'architettura rurale con struttura a tre navate, che rimanda alle basiliche romaniche. Anche se manca la certezza, la sua fondazione si fa risalire al IX secolo d.C.. Le tre navate sono separate da colonne e terminano in altrettante absidi la cui volta reca impressa una grande croce. Nell'abside centrale è da rilevare una Crocifissione datata al XVI secolo mentre curiosa è la raffigurazione della Vergine che volge le spalle a Cristo, nell'affresco dell'abside destra. Il tutto purtroppo si distingue molto poco! Alla chiesa era collegato il Monastero della Madonna delle Virtù, raggiungibile tramite una scala; incredibile ma vero, tutto fu scavato nella roccia (succede, a Matera!), probabilmente nella stessa epoca della chiesa originaria (IX secolo). Ospitava,a quel tempo, una comuinità di monache provenienti dalla Palestina, per poi essere utilizzato come luogo di produzione del vino! In una delle sale del convento è stata girata la scena dell' Ultima Cena nel film di Mel Gibson "The Passion" (2002).

Uscendo dal Monastero si imbocca una stretta scala e si giunge al livello superiore, dove si trova la chiesa rupestre di San Nicola dei Greci, pure del IX secolo; ha stile bizantino-orientale, costituita da due navate che terminano altrettanti absidi: in quella di destra si vede una Crocifissione (ai piedi della Croce la Vergine Maria e S. Giovanni), in quella di sinistra S. Pantaleone, S. Barbara e San Nicola (hanno datazioni diverse). Questo luogo di culto doveva essere sovrastato da una chiesa superiore, infatti è chiamato anche "cripta". La volta è crollata con il terremoto del XVIII secolo. Purtroppo anche le ingiurie del tempo, l'incuria umana e l'abbandono non hanno favorito una conservazione ottimale ma il recupero è notevole.

Nel pavimento della navata destra si osservano delle tombe "di tipo barbarico" , tombe sono presenti anche sul pianoro sovrastante e ci dicono che l'area era impiegata come cimitero in epoca medievale. Sono stati portati alla luce anche numerosi reperti di epoche differenti, che testimoniano la frequentazione ininterrotta del luogo dall'età del ferro, a conferma che  la zona della Civita è sempre stata frequentata, senza soluzioni di continuità. Il percorso non è finito: ci attende una serie di case-grotta che comprendono gli elementi tipici della vita in queste abitazioni scavate nel tufo: i palmenti (vasche per fare il vino) e i sistemi di canalizzazione delle acque e cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, per i quali Matera è entrata nella lista del Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco.

Nelle foto seguenti, particolare di una nicchia triangolare e un graffito raffigurante una croce con un anellino posto a ciascuna estremità dei bracci  (in uno dei vani delle case-grotta del complesso):

Tombe scavate nella roccia scoperte nella chiesa di S. Nicola dei Greci e nelle sue adiacenze. Non si tratta di un caso raro ma della normalità, per la città, che non possedeva (fino al 1841) un cimitero. I defunti venivano seppelliti nei centri abitati, soprattutto nelle chiese (pratica utilizzata ovunque, prima delle disposizioni napoleoniche del 1804). A Matera si tardò ad applicare la legge perchè i nobili e i signori locali non volevano rinunciare al privilegio di essere tumulati in cappelle o tombe nelle chiese. Un'altra leggenda cittadina narra che il 2 Novembre il fantasma di un monaco bianco ("N'men'ch vstijt d bionch", in dialetto locale") appariva nei vicinati dove vi era stato un lutto o, secondo una tradizione, faceva la sua comparsa nella discesa del Ponticello fino alle "Scale di Sant'Antonio" (cioè dall'accesso dove ci sono gli "Ipogei" di piazza Vittorio, passando per la Chiesa rupestre di S. Spirito e, da qui, al Sasso Barisano, fino alla chiesa di S. Antonio abate). Il monaco teneva in mano un bastone, attraversava la strada e poi spariva nel muro! Ma non era il solo ad avere questa "abitudine": si dice che per le vecchie vie dei sassi, in quella data, la sera, aleggiassero delle strane ombre, appellate in dialetto La malambr, identificate con le anime dei defunti che ammonivano, con il loro passaggio, i viventi dal percorrere il loro stesso tragitto. Uomo avvisato...

Il Castello Tramontano è' un bellissimo fortilizio che sorge sulla collina del Lapillo, alla periferia dela città declinante verso il piano dove scorre il torrente Bradano. Alla sua costruzione si giunse soltanto nel XVI secolo, ad opera del conte Giancarlo Tramontano che, tuttavia, non riuscì a portarlo a compimento perchè venne ucciso. Tra il XII e XIII secolo, Matera passò sotto il controllo degli Angioini poi degli Aragonesi, che vendettero la città al conte  Tramontano.  Matera era da sempre fortificata in modo naturale ma sul suo lato più esposto, il conte pensò di edificare un castello difensivo, con torri di difesa, cinta e fossato. Alcuni vassali ribelli ordirono un complotto ai suoi danni e lo assassinarono durante una sommossa popolare. Il conte, infatti, era sgradito agli abitanti per via dei bassi salari a  fronte di enormi fatiche. A ricordo di questo episodio, resta un monito, scolpito sullo stemma cittadino: “Bos lassus firmius figit pedem”, letteralmente “il bue stanco affonda la zampa più fermamente” a significare la carica di violenza che può manifestarsi in un popolo pacifico, ma stanco di vessazioni. Attualmente si può vedere soltanto la parte esterna perchè è in corso di restauro e riqualificazione.

Per finire, una curiosità: passeggiando per i rioni dei Sassi si possono incontrare svariati simboli sulle abitazioni: sono le "prese d'aria", di diversa forma e dimensione, raffiguranti intrecci, stelle, fiori della Vita, ecc. Opera dei moderni restauratori o retaggio di simbologie già presenti?

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  • Salutiamo Matera, ma contiamo di ritornare. E anche voi, se ancora non l'avete fatto, visitatela. Grandi cose si stanno preparando perchè sarà Capitale Europea della Cultura 2019!