MONT-SAINT-MICHEL

                                                                  (Marisa Uberti)

 

 

La baia di Mont-Saint-Michel è iscritta nel Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 1979; è nota internazionalmente per il fenomeno delle maree, che qui conosce livelli di portata eccezionale (circa 15 m) ma anche per la presenza dell'antica abbazia benedettina. La baia copre un territorio di 500 mq e appartiene amministrativamente al dipartimento francese de La Manica, nella regione della Bassa Normandia. Ad una ventina di chilometri dal celebre Monte dell’Angelo è situata la cittadina di Avranches che, per la sua posizione dominante di fronte alla baia, ha avuto una posizione di prim’ordine nel corso della sua storia e delle sue vicende. La nostra visita all’abbazia ha quindi toccato anche Avranches, dove è stato recentemente aperto uno straordinario Museo dei Manoscritti dei monaci di Mont- St. Michel, chiamato “Scriptorial d’Avranches”.

 

                           

 

  • La nascita di un luogo mitico: da Tombe a Monte

 

Molto prima della comparsa del culto di San Michele, il luogo si chiamava Mont Tombe (Tumba); la radice indo-europea “tum” è ricollegabile alla geografia del luogo, che è un’altura. Infatti ricorderemo i “tumuli” visti a Carnac, sorta di colline artificiali dove venivano sepolti i personaggi di rango. I tumuli possono essere alture naturali, chiaramente, come appare il caso di Mont-Saint-Michel vicino al quale –più a nord- si staglia la sopraelevata roccia di Tombelaine (Tumbellana), che ha la medesima radice di Tombe.

Un alone di mistero circonda l’origine della roccia: culti pagani, miracoli e leggende le conferiscono ancora oggi un’atmosfera tutta particolare. La più tenace di queste leggende è quella della presenza di una foresta, Sessiac o Scissy, che sarebbe stata inghiottita dal montare delle onde, in un sol colpo (708-109 d.C.), lasciando solo una distesa di sabbia al suo posto. All’inizio del IX secolo, nella “Revelatio ecclesiae sancti Michaelis”, si dice che la scomparsa della foresta sarebbe stata dovuta all’innalzamento progressivo  del mare, che avrebbe ricoperto la foresta causando l’insularità di Monte Tombe e di Tombelaine (cosa confermata dalla geologia, che scarta la leggendaria scomparsa repentina).

Ad ogni modo, la montagnola meritò di entrare nel novero dei luoghi investiti dal prodigio. E’ noto che la figura dell’arcangelo Michele compare nella Bibbia come il principe dell’armata celeste che precipitò nell’abisso gli angeli ribelli e il Dragone a sette teste[1]. Con l’avvento del Cristianesimo, Michele andò a sostituire il culto pagano di Mercurio (“messaggero degli dei”), adorato sulle alture, Esculapio (il dio guaritore), e varie divinità solari (Apollo, Belenos, Mithra). Nel culto di San Michele si concentrarono le forze potenti della natura (tempeste, terremoti, etc.) che si manifestavano con spettacolare impressione sulle cime delle colline o delle montagne. Attorno al V sec. il culto di San Michele, di derivazione orientale, apparve in Italia, in relazione ai luoghi elevati o nelle grotte[2]. Uno di essi fu il Gargano, in Puglia, dove sorse uno dei primi santuari dedicati al culto micaelico (nel 490 d.C.), che cominciò ad attirare folle di pellegrini da tutto l’occidente.

 

                                              

 

La prima menzione del pellegrinaggio a Mont-Saint-Michel (che si chiamava, ricordiamolo,  Mont Tombe) risale alla fondazione del santuario (VIII secolo d.C.), ad opera del vescovo di Avranches, Aubert, il 16 ottobre 709, mentre regnava Childeberto (re dei Franchi). Aubert aveva ricevuto in sogno l’arcangelo tre volte, che gli diceva di erigergli un santuario. Le prime due volte il vescovo era stato negligente, non ascoltando le esortazioni del santo guerriero finchè questi, furioso, la terza volta toccò la sua testa, perforandola con un dito e solo allora Aubert si decise ad adempiere alle richieste dell’arcangelo. Tra l’altro, quando il cranio del vescovo venne ritrovato, nell’XI secolo, si scoprì un foro sul suo cranio e si pensò che fosse proprio la testimonianza del “tocco” esortativo di San Michele…

 

                                             

    Il cranio di Saint-Aubert è conservato nella basilica di Saint-Gervais ad Avranches

 

Il vescovo individuò a qualche metro dalla sommità del Monte, a occidente, una rientranza nella roccia, come una grotta sullo stile di quella del Gargano, e vi stabilì un oratorio. Forse, pensiamo, vi era già in quell’anfratto un luogo di culto verso una divinità pagana?

Poco distante il vescovo fece innalzare la chiesa parrocchiale di Saint-Pierre (San Pietro), dove venne in seguito sepolto. L’edificio è ancora oggi esistente e visitabile, seppure chiaramente rimaneggiato.

La primitiva chiesa di Mont Tombe era dunque un oratorio dedicato a San Michele, cui era annesso un collegio di canonici deputati ad officiare le funzioni per i pellegrini (chiamati “miquelots”, in francese) che,  molto rapidamente, si posero sotto la protezione dell’arcangelo. Il vescovo sapeva bene che per consolidare un culto era necessario avere delle reliquie e così inviò dei chierici nell’Italia del Sud perché si procurassero delle testimonianze tangibili della presenza dell’arcangelo. Nella grotta di San Michele sul Gargano erano conservati il mantello rosso con cui il santo guerriero era apparso e la pietra con le impronte dei suoi piedi; quando tornarono in Normandia, i chierici recavano un frammento di quel manto e della pietra sacra[3].

Di quel primitivo oratorio non si conosce né la forma né le dimensioni, ma –secondo la già citata Revelatio ecclesiae sancti Michaelis - si trattava di un tempietto rupestre circolare, sul modello di quello del Gargano. Si ritiene che potesse trovarsi al livello della cripta di Notre-Dame-de-Sous-Terre (Nostra Signora di Sotto Terra), che dal medioevo conservava una statua di Vergine Nera. La cripta, in seguito distrutta, venne ricostruita nelle forme dell' attuale “cripta dei Grandi Pilastri” (XV secolo) dove si trova una bellissima statua della Madonna Nera[4] con Bambino. Già agli albori, quando il Monte si chiamava Tombe, forse esisteva un culto "pagano" verso una pietra scura (materia nera degli alchimisti) come ad Oropa. Nell'anfratto in cui il vescovo Aubert ricavò il primitivo santurario micaelico, c'è da chiedersi se non vi fosse già una forma indigena di pellegrinaggio, poi ricovertito al cristianesimo. Pare che già nell'oratorio di Monte Tumba vi fosse una Madonna Nera. Sul piedistallo dell'attuale statua di Vergine Nera è presente una targa che dice che tale manufatto fu eretto in questa cripta nel 1863 dopo la soppressione della Maison Centrale, in memoria di N-D. Sous-Terre e N.D. de Trente Cierges (Notre Dame delle Trenta Candele), venerate nell'abbazia prima della Rivoluzione dai pellegrini di Mont-Saint-Michel. La statua attuale è appellata "Beata Vergine Deipara de Monte Tumba. Ha sciacciato la testa del serpente antico, 1873". Significativamente la Madonna, nella propria iconografia, ha sotto i propri piedi un serpente o drago, su cui domina. L'arcangelo Michele trafigge il serpente o il dragone, che simboleggia il male (il culto di San Giorgio sincretizzerà tale aspetto guerriero e dal drago libererà la bianca principessa).

La cripta dei Grandi Pilastri è il posto che più ci ha colpito, dove abbiamo percepito un livello sensoriale differente. In particolare, in un punto preciso del pavimento (illustrato nel nostro video).

 

                                 

                      La Vierge Noir nella cripta dei Grandi Pilastri

 

  • Il pellegrinaggio e il Cammino del Paradiso

 

Dall’ VIII secolo sviluppò così verso il Monte un cammino sul modello di quello di Santiago di Compostela, divenuto concorrente. I re di Francia sostennero questo pellegrinaggio, creando importanti strutture dell’abbazia, sia destinate ai pellegrini che alle attività commerciali correlate. Un piccolo centro abitato andò a costituirsi, espandendosi gradualmente fino a lambire, nel 1300, i piedi della rocca.

Furono create delle “insegne”, che dovevano rappresentare una testimonianza del pellegrinaggio effettuato al Monte; tali simboli andarono a rimpiazzare quelli della conchiglia, associata a San Giacomo. E’ stata fatta una scoperta eccezionale, con gli scavi: una fonderia artigianale (atelier di fabbricazione) delle insegne, la prima riconosciuta attualmente in Francia. In essa venivano prodotti gli oggetti destinati ai pellegrini (oggi diremmo “souvenirs”) e si è capito che tutta la lavorazione si svolgeva nel medesimo luogo. Chi produceva, vendeva poi gli oggetti e il ricavato andava in parte all’abbazia; si trattava di oggetti di vario materiale e dimensione, da quelli più semplici a quelli più raffinati e preziosi. Le insegne erano costituite esclusivamente da soggetti religiosi. Molto interessante è quella che raffigura la testa dell’Arcangelo sormontante la conchiglia di San Giacomo e, frapposta a questi due elementi, vi è l’immagine della Vergine Maria con Bambino oppure, come variante, un Giglio di Francia.

 

             

La conchiglia sormontata dall'Arcangelo Michele, inframmezzata dalle figure della Vergine con Bambino (a sinistra) e dai Fleur-de-lys (a destra): era il simbolo del pellegrinaggio a Mont Saint-Michel

 

 

Sono state ritrovate anche matrici che raffigurano l’Arcangelo Michele in veste di guerriero: nella mano destra tiene uno scudo e nella sinistra la lancia che termina con la croce di Cristo, con cui trafigge il drago ai suoi piedi, mentre la bilancia per la pesatura delle anime (Psicostasia) è ritratta contestualmente alla sua figura.

Tutti gli strati della società arrivavano qui per chiedere perdono, protezione, guarigioni… Anche numerosi re non mancarono all’appello (e alcuni anche più di una volta): Guglielmo il Conquistatore, Luigi VII, Enrico II Plantageneto, San Luigi, Filippo IV il Bello, Luigi XI, Francesco I.

Per l’accoglienza dei pellegrini su questa direttrice nota come “Chemin du Paradis”, vennero create tutte le infrastrutture necessarie: hospitali, ospizi, lebbrosari, Hotel-Dieu, priorati… I documenti attestano che la maggioranza dei fedeli proveniva dalla Francia del Nord e dell’Ovest ma anche da zone più distanti come l’Inghilterra, la Germania e l’Italia. Nessuno tornava in patria senza l’insegna/simbolo del proprio pellegrinaggio.

Intorno al XV secolo, l’atelier fu abbandonato: a partire dal 1423 – in accordo con gli avvenimenti che coinvolsero il Monte, la “Guerra dei Cent’anni” e la presenza sempre più intensificata degli Inglesi –si verificarono due eventi: da un lato il rallentamento del pellegrinaggio e dall’altro la necessità di procurarsi riserve da parte degli abitanti di Le-Mont-Saint-Michel. L’atelier divenne quindi uno spazio di stoccaggio alimentare ma, prima della sua distruzione, esso fu nuovamente riutilizzato per un’attività metallurgica.  Dalla Guerra dei Cent’Anni, il sito uscì inespugnato perché nel frattempo era stato attrezzato come una fortezza e, al termine del lunghissimo conflitto, risaltò come un luogo simbolico dell’identità nazionale. Nel corso del 1500 il pellegrinaggio a Mont-Saint-Michel conobbe il suo apogeo e per ben due volte il re Francesco I vi si recò in preghiera (nel 1518 e nel 1532)  Nel corso dei secoli l’abbazia subì una dozzina di incendi, il primo dei quali nel 992 e gli altri come segue: 1112, 1138, 1204, 1300, 1350, 1374, 1433, 1509, 1594, 1776, 1834. Ma sempre, come una fenice, è risorta.

 

Mont-Saint-Michel si trova su una direttrice che collega sicuramente tre abbazie benedettine: quella normanna di cui stiamo parlando, la Sacra di San Michele in Val di Susa (Piemonte) e il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte S. Angelo sul Gargano (Puglia).  La Via dell'Angelo (Micaelica o Michelita) è un cammino spirituale che raccorda questi importanti centri religiosi ma essa coinciderebbe, secondo alcuni studi, ad una "linea immaginaria" che prosegue verso nord toccando l'abbazia di Mont-Saint-Michel in Cornovaglia (che fu sempre proprietà dei monaci normanni) e, stando a recenti ricerche, all'Irlanda (Skellig Michael) mentre, verso sud, toccherebbe alcuni santuari di importanza fondamentale nell'antichità, come Delphi in Grecia fino a raggiungere la Palestina (Monte Carmelo). Lungo la linea si troverebbero inoltre altre chiese o santuari dedicati a San Michele Arcangelo. Secondo una teoria geomantica, questa linea sarebbe caratterizzata da particolari caratteristiche che, nei punti in cui sorgono le relative abbazie (e alcuni specifici punti in esse, soprattutto), si troverebbero zone particolarmente "sacre", se vogliamo intenderlo, e probabilmente lo erano già prima del cristianesimo, se teniamo conto del fatto che l'Arcangelo ha sincretizzato culti precedenti, come già accennato. Secondo una leggenda, fu la spada di San Michele a creare questa linea, con un fendente della sua spada. Se sulla "linea michelita o micaelica" sono sorte diverse e affascinanti teorie, il Cammino spirituale o "Chemin du Paradis" a Mont-Saint-Michel come nacque?

Il più antico pellegrino conosciuto su questa via spirituale fu un monaco franco di nome Bernard, che dopo il ritorno da un viaggio al Monte Gargano, a Gerusalemme e a Roma, in compagnia di un monaco italiano e di uno spagnolo, venne a Mont-St. Michel tra l' 867-868 ("Itinerarium Bernardi Monachi"). Allo stesso tempo, un certo Ratbert (originario di Laon) fece un pellegrinaggio penitenziale (aveva ferito la madre e ed era stato colto da infermità), poi si diresse a Roma e tornò a Mont- St. Michel finalmente guarito dalla sua infermità. In questo periodo il Monte fu quindi associato ai più grandi centri di pellegrinaggio nel cristianesimo medievale: Gerusalemme, Roma e Monte Gargano. Nel 966 il duca di Normandia Riccardo I affidò il sito ai monaci benedettini di Fontenelle (San Wandrille), come abbiamo visto, ed essi riuscirono ad intensificare la devozione in onore dell'Arcangelo. Nel XI secolo, favoriti dalla crescita di relazioni di miracoli, i pellegrini si fecero sempre più numerosi. Dal 1025, quasi un secolo prima della comparsa della "strada di San Giacomo," i pellegrini di San Michele -attraverso la Francia occidentale- crearono una fitta rete di strade che convergevano sul monte; sono state chiamate "chemins montais" o "chemins du Paradis" ("strade del Paradiso").  Su queste rotte, i pellegrini trovavano ospitalità e, quelli che si ammalavano, strutture idonee per evitare contagi. Nonostante il pellegrinaggio coinvolgesse tutti gli strati sociali, un proverbio sottolinea il carattere popolare del pellegrinaggio: "Les petits gueux vont au Mont-Saint-Michel, les grands à Saint-Jacques" ("Piccole canaglie vanno a Mont-Saint-Michel, quelle grandi a Saint-Jacques" (intendendo a Santiago de Compostela).

Non vi è alcuna prova che Mont-Saint-Michel e Saint-Jacques de Compostela abbiano mantenuto relazioni ma molti pellegrini provenienti dal Nord Europa passavano attraverso il Monte per andare in Galizia. Portavano la conchiglia, che è diventata il simbolo di tutti i pellegrini.
Pochi testi danno cifre per avere un'idea del numero di pellegrini. Tuttavia alcuni dati del  XIV secolo ci informano che il culto dell'Arcangelo raddoppiò di intensità in quel periodo. Un necrologio del 1318 afferma che i pellegrini erano così tanti nel santuario che tredici di loro soffocarono per mancanza d'aria! Tra l'agosto del 1368 e il 25 luglio 1369 vennero albergati 16.690 pellegrini presso l'ospedale della confraternita di Saint-Jacques a Parigi,  diretti a Mont-Saint-Michel. Questa cifra è impressionante perché significa che provenivano da zone distanti, in quanto la maggior parte dei pellegrini erano Normanni o Bretoni che non transitavano, ovviamente, da Parigi.
Le pubblicazioni di libri su nuovi miracoli incoraggiarono ulteriormente i pellegrini a salire al Monte: in essi si descriveva di come, prodigiosamente, un bambino di 21 giorni cominciò a dire con voce ferma alla madre di portarlo al Mont-Saint-Michel (!), oppure bambini senza un soldo cenavano in una locanda che veniva pagata miracolosamente; una donna cieca riacquistava la vista ... Come abbiamo già accennato, nei primi anni del XV secolo, a causa della Guerra dei Cent'anni, il movimento rallentò ma non si fermò; gli inglesi che assediavano Mont-Saint-Michel si accontentarono di tassare i pellegrini che volevano salire in preghiera. Quando tornò la pace, il prestigio dell'abbazia aumentò per la sua eroica resistenza e si registrò la presenza di fedeli anche dai Paesi Bassi, dalla Renania e dell'Alsazia.

Con la Rivoluzione Francese i monaci abbandonarono l’abbazia, che venne rinominata “Monte Libero” nel 1793 e adibita a prigione. Il pellegrinaggio cessò del tutto, chiaramente e la gloriosa abbazia decadde. I manoscritti erano fortunatamente stati  portati in salvo ad Avranches nel 1791.

Nel 1863 Napoleone III chiuse il carcere e nel 1874 la vecchia abbazia fu classificata come Monumento Nazionale. Fu avviato un progetto di restauro; nel 1877 venne realizzata una diga di accesso al  Monte che un paio di anni dopo incoraggiò l’arrivo di turisti. Non si trattava di pellegrini perché il sito venne rilanciato come sito di attrattiva su cartoline pubblicitarie. Numerosi  negozi sono tutt’ora presenti alla base della rocca, insieme a bar, punti ristoro e negozi di souvenirs presi d’assalto, rendendo anche difficoltosa – in certi punti e negli orari di maggiore affluenza- l’ascesa all’abbazia vera e propria. Comunque si potranno individuare degli stratagemmi (come imboccare scalette meno centrali) che consentono di mantenere un rapporto più intimo con questo sacro luogo, che andrebbe visitato quando non c’è nessuno. Nel 1969 fu installata una nuova comunità monastica ma dal 2001 le Fraternità Monastiche di Gerusalemme assicurano una permanenza di preghiera.

Anche se il Monte è diventato un importante centro turistico, due occasioni richiamano ancora molti pellegrini: l' 8 maggio, quando si celebra la festa di San Michele (dei primi tempi) e il 29 settembre, sua ricorrenza nel calendario liturgico. La sede dell'accoglienza dei pellegrini è la Chiesa Parrocchiale di Saint-Pierre.

Attualmente diverse associazioni si occupano di pellegrinaggio al Mont St. Michel, come avviene per la Via Francigena in Italia o per il Cammino di Santiago. Infatti, anche il "Chemin du Mont-Saint-Michel" fa parte dell'Itinerario Culturale del Consiglio d'Europa.

 

  • Un Monte di reliquie e di saperi

 

Nel 966 il duca Riccardo I decise di rimpiazzare i canonici con dei monaci Benedettini e fu allora che uno dei canonici trafugò il corpo del vescovo Aubert, inumato nella chiesa di Saint –Pierre, per metterlo in sicurezza nella sua dimora. Il secolo seguente, i benedettini ritrovarono le spoglie e si avvidero, come già accennato, alla perforazione sul cranio. Provvidero a sistemare le ossa in un reliquiario, e il cranio con le ossa dei due avambracci vennero riposte in un reliquiario più sostenuto, che è ancora oggi conservato nella cattedrale di St. Gervais ad Avranches.

Mont-Saint-Michel divenne custode di molte altre venerate reliquie grazie alla conquista normanna dell’Italia meridionale e della Terrasanta. Pervennero in tal modo reliquie di Cristo, della Vergine Maria, degli Apostoli, dei Martiri e dei Santi Confessori.

Fondata l’abbazia, nel Mille i benedettini divennero ben presto molto potenti, grazie alle donazioni e soprattutto alla generosità dei duchi di Normandia. Acquisirono innumerevoli abbazie anche al di fuori della Normandia, ad esempio nel 1066 divennero proprietari del famoso Mont-Saint-Michel in Cornovaglia (Inghilterra).

Tra il X e XII secolo, i monasteri diventano il luogo privilegiato della fabbricazione dei libri. A quel tempo si trattava di manoscritti, ovviamente, non essendoci la stampa, ma nel Medioevo essi assumono la forma rivoluzionaria di codici, costituiti da fogli non più solo di papiro (molto fragile) ma di pergamena di pelle di animale, assemblati e cuciti insieme per formare un “volume”. Lo Scriptorium di Mont-St.-Michel sviluppò un atelier di copie miniate molto attivo, con uno stile decorativo profondamente originale, tanto che l’abbazia ricevette il soprannome di “Città dei Libri”.  La loro evoluzione si può conoscere nel Museo dei Manoscritti di Avranches, che come abbiamo detto abbiamo visitato dopo essere stati a Mont-Saint-Michel.

 

                

                      La trasmissione del Sapere, XIII secolo (Biblioteca d'Avranches, ms. 222)

 

  • Visitiamolo

 

Salire al “Monte” doveva equivalere, per i pellegrini del medioevo, a raggiungere il cielo, quella Gerusalemme Celeste o tempio ideale interiore da vivere in perfetta comunione con Dio. Se avessero potuto vederlo i greci, lo avrebbero probabilmente paragonato all’Olimpo degli dei!

La realtà è che per la sua caratteristica posizione, Mont-Saint-Michel è un’isola (quando c’è l’alta marea) e a volte non lo è più (quando c’è la bassa). E’ un sogno. Un paesaggio indescrivibile, non riusciamo con le parole, per questo dobbiamo affidarci alle immagini. Il Monte è una piramide, un cono naturale sul quale si “avvolgono”, stratificandosi lungo il pendio, diversi edifici, costruiti in tempi e modi differenti ma tutti con u. In cima c’è la chiesa abbaziale, con la guglia del campanile che reca la statua dorata di San Michele (1897). Ma nel ventre della montagna si snoda un complesso sistema di ambienti, scale, cripte, passaggi, che si incrociano con esterni chiostri, edifici sospesi, meraviglie architettoniche che solo una sapiente tecnica ha consentito di realizzare e di tramandare.

Cominciamo la “scalata all’Empireo", impresa che affidiamo al nostro video, girato in loco per l'occasione. Mettetevi comodi e cliccate qui.

 

 


[1] Abbiamo più volte parlato, in questo sito, dell’allegoria sottesa in riferimento all’Alchimia.

[2] Era un santo venerato dal popolo Longobardo

[3] Queste preziose reliquie scomparvero nel 1791, durante i moti rivoluzionari francesi

[4] Sul significato simbolico delle Vergini Nere abbiamo parlato in diverse sezioni di questo sito, tra cui in occasione della nostra visita al Santuario di Oropa

 

 

 

 

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