San Giorgio in Alga e i suoi misteri

(di Emanuela Vacca)
 

Stemma dei Canonici di San Giorgio in Alga

Gli inizi

Nella laguna Veneta di fronte a San Marco, tra il Canale Vecchio di Fusina che da Venezia prosegue sino all'imbocco del Brenta e la Giudecca c’è un’isola piccolissima, quindicimila metri quadri circa, ormai abitata solo dalla natura che ha soverchiato l’umana presenza e da rovine fatiscenti. Si chiama San Giorgio in Alga, nome dovuto alla presenza fuori misura di alghe tutt’intorno all’isola, a causa della mescolanza delle acque dolci del Brenta con quelle salmastre della Laguna. Verso la fine del 1100, durante la prima crociata, l’isolotto fu probabilmente avamposto dei Cavalieri del Tempio che usarono il luogo come approdo per i loro spostamenti e qualcuno ama pensare, usato anche per occultare parte del loro leggendario bottino sfuggito alla razzia di Filippo IV di Francia detto il “Bello”.

 Gli insediamenti umani sull’isola furono molteplici, a iniziare dalla famiglia Gattara che vi edificò una chiesa, dedicandola a San Giorgio e consacrata però solo nel 1228. Precedentemente a loro c’era già un monastero abitato inizialmente dalla comunità monastica di Benedettini e in seguito da eremiti Agostiniani.

Avvolta in un manto appena mosso dal vento sull’angolo settentrionale del muro di cinta dell’isola, si ergeva bianca e fiera la statua della Madonna di San Giorgio in Alga. Protesa sulla via d’acqua che dal canale della Giudecca giunge a Fusina, fu per secoli l’immagine protettrice di coloro che navigando verso la terraferma si allontanavano dalla città lagunare invocando il suo aiuto, così come recita la scritta scolpita alla base: “SALVS IN PERICVLIS”.

Capacità strategica

Raramente vedremo un luogo di così modesta rilevanza strategica, acquisire, nel corso dei secoli, una ricchezza e un benessere paragonabile, nella proporzione, solo ai molto più importanti Cavalieri Templari. L’ordine dei Canonici di San Giorgio in Alga aveva un’infinita lista di proprietà in tutta Italia. Ecco l’elenco: ebbero subito 55 acquisizioni di terreni da Andrea de Laurencio e da Viviano de Mezo nel Padovano, nel Trevigiano, nei dintorni di Mestre, a Carpenedo dove possedevano alcuni boschi.
Una lista del 1294 elenca "rendite in natura" provenienti da Campolongo Maggiore e Mestre consistenti in:

Frumento: 207 moggia e 1 staio padovani; Biade: 176 moggia 9 staio; Miglio: 18 moggia; Sorgo: 11 moggia; Spelta: 2 moggia; Legumi: 6 moggia e 1 staio; Vino: 48 mastelli; Legna: 320 libbre veneziane; Galline: 67 paia; Polli: 55 paia; Spalle di maiale: 13; Uova: 1.091; Capretti: 21; e "Rendite in denaro" da Case e legati in Venezia: lire 5, 13.2; Beni a Sacco: lire 260; Beni di Gorgo: lire 75; Beni in Campolongo Maggiore: lire 118; Beni di Mestre: lire 69.

Durante il 1300 il Monastero di San Giorgio in Alga acquista altri beni a Venezia, nel Mestrino, nel Padovano e nella Bassa Padovana di Campolongo Maggiore, De Lectulis, Piove di Sacco, San Brusòn, Gurgo, Corte, Piovega, Vigonovo, Villa Moranzani e Altichiero.

In poco tempo l’Ordine divenne floridissimo e possedeva un patrimonio davvero consistente.

L’improvvisa sparizione e la commenda

Nonostante tutti i beni acquisiti, inspiegabilmente, intorno al 1350 nel Monastero erano rimasti solo due eremiti. Una sorta di custodi. Papa Bonifacio IX allora diede l'isola "in commenda" al Patrizio Veneziano Ludovico Barbo che divenne priore commendatario del monastero e invitò a trasferirsi sull’isola, la già operante comunità che si radunava in Venezia e di cui facevano parte  diciassette giovani chierici: i preti Antonio Correr, Gabriele Condulmer, Stefano Morosini, Francesco Barbo, Matteo di Strada, Romano de Rudellis e Luca d'Este; i diaconi Marino Querini, Lorenzo Giustiniani, Michele Condulmer, Giovanni Picenardi, Simone Persico e Giovanni de Mussis; i suddiaconi Angelo Gastaldis, Agostino Serdonato, Marco Condulmer e Domenico Morosini. Questa comunità era solita riunirsi in palazzo Correr per pregare, meditare e discutere sul rinnovamento della vita cristiana. Il gruppo prese poi sede nel monastero abbandonato di San Niccolò del Lido, dove iniziò a condurre una vita di ritiro e povertà. Infine sempre papa Bonifacio IX, con la bolla del 15 marzo 1404, affidò l'esecuzione del progetto di trasferimento del gruppo nel monastero di San Giorgio in Alga ad Angelo Barbarigo, vescovo di Cisamo, e il 30 ottobre 1404 la comunità si insediò.

Il vescovo Barbarigo formulò dodici articoli che sarebbero stati alla base delle costituzioni della congregazione: i canonici sarebbero stati chierici tenuti alla vita comune e alla povertà, ma senza voti (erano quindi "secolari"); avrebbero condotto una vita di solitudine e preghiera, senza escludere le opere di apostolato attivo; la loro spiritualità sarebbe stata fondata sulla meditazione della vita di Cristo; il superiore sarebbe durato in carica un anno e non avrebbe goduto di nessun onore prelatizio.

Il Barbo fondò infine la Congregazione dei Canonici Secolari di San Giorgio in Alga che portavano un abito dal colore “Turchino”, i componenti la congregazione erano tutti facenti parte della più alta nobiltà veneziana. Di questi nobili che scelsero il "romitaggio" nel cuore della Laguna di Venezia, alcuni segnarono la storia della chiesa. Premesso che il loro livello culturale, politico ed economico fosse notevole, ben tre di loro divennero Papi:                                 

Eugenio IV di nome Gabriele Condulmer; Gregorio XII di nome di Angelo Correr; Paolo II di nome di Pietro Barbo; infine il più illustre di tutti, Lorenzo Giustiniani divenne primo Patriarca di Venezia, di Grado, Aquileia e di Dalmazia, e infine lo fecero santo. All'inizio del 1400 Ludovico Barbo passò la mano al fratello Pietro che recuperò altri beni della già ricchissima Congregazione. Il monastero godeva all’epoca di una dote di 2.000 ducati annui e nella sua biblioteca erano presenti libri pregiati in grosse quantità.

Nel 1450 il Monastero di San Giorgio in Alga risultava proprietario di quasi 1.000 campi nel Padovano, dei Monasteri di San Cipriano di Murano, Santa Maria della Celestia, San Giovanni Evangelista di Torcello e San Nicolò del Lido. E per molto tempo i Canonici continuarono a vendere e comprare terre: a Carpenedo nel Mestrino dalla Scuola dei Battuti di Mestre acquistarono "La Cesara" per 22 lire annue a "persona sicura et onesta" segnalata dal Podestà di Mestre.

Negli stessi anni Gabriele Condulmer andò a batter cassa senza alcun timore di non essere ascoltato, davanti al Podestà di Treviso pretendendo la restituzione di una ventina di libri del valore di almeno 220 ducati di proprietà dei Monaci prestati al Vescovo Marino Contarini, che era poi deceduto lasciando tutto a Treviso. Sicuramente il Confratello economo era molto ferrato in materia di compravendite di terreni e immobili, anche questo dettaglio lo possiamo riscontrare nel modus operandi dei Templari esperti imprenditori. Ottennero poi in gestione il Monastero con chiesa di San Cristoforo di Venezia, e soprattutto la Madonna dell'Orto (chiesa molto importante per loro dove sono conservate molte delle opere da loro commissionate) abbandonato dai Frati Umiliati fuggiti da Venezia per sottrarsi alla riforma del loro Monastero, pretesa dal Consiglio dei Dieci. Commissionarono una delle opere più famose dipinte da Tintoretto la "La Presentazione al Tempio di Maria" collocata alla Madonna dell'Orto. Siamo nel 1546 e, un altro nobile veneziano Alvise Renier, rimasto vedovo della moglie Contarini decise di ritirarsi e aggregarsi al gruppo di San Giorgio in Alga.

Abito dei Turchini o Celestini

 

Spese della Congregazione

Nell'isola di San Giorgio in Alga stavano 44 bocche da sfamare fra Canonici Regolari, barcaroli, coghi (cuochi) gastaldi e servitori il cui mantenimento costava in  spese per vivere, vestir ed altre cose necessarie lire 155 all’anno,  25 ducati annui andavano per l'organista, in  feste, ricreazioni, e Messe Nove altri 25 ducati .La Congregazione prese anche in gestione il Monastero di San Giorgio in Braida di Verona fondato nel 1046 da Cadalo Vescovo di Parma futuro antipapa con altre tre chiese San Pietro in Oliveto a Brescia, Sant'Agostino di Lonigo,  San Rocco di Vicenza e il Convento di San Giacomo Maggiore Patrono dei Pellegrini a Monselice.                                                                                                                                 

I Canonici furono proprietari anche dell'Abbadia di San Paolo di Valdiponte a Civitella Benazzone vicino a Perugia che possedeva un vasto patrimonio fondiario nelle vicinanze e in diverse altre località della diocesi di Perugia e di Gubbio.

Ottennero in gestione da Papa Paolo II l'Abbadia di San Paolo di Roma, la chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma e Papa Eugenio IV concesse loro la chiesa di San Calogero a Naro. Nel 1568 ai canonici furono imposti la regola di sant'Agostino e i voti, si trasformarono così da "secolari" in "regolari". 

Tutti i papi provenienti dall’isola ma anche solo favorevoli all’Ordine, furono sempre molto magnanimi coi Canonici.  

Tintoretto, Presentazione di Maria al Tempio

Motivi che portarono alla soppressione

Da tempo molti canonici seguivano un comportamento anomalo e accaddero fatti incresciosi. Si impossessavano di beni non appartenenti a loro come nel 1631 quando oltre "2.000 colli di robe" di non si sa quale entità, finirono chissà come a San Giorgio in Alga e lì rimasero malgrado i proclami fatti per il loro ritiro. Infine vennero sequestrati dalla Serenissima non avendo i Monaci titolo per possederli.

Nel 1566 due sorelle da Vicenza supplicarono la Signoria Serenissima per ottenere giustizia in una causa contro un loro fratello già Canonico Regolare a San Giorgio in Alga che s'era fatto annullare la Professione Religiosa dalla Nunziatura per ostacolare loro l'eredità di famiglia.

Nel 1638 si trova una supplica di un Canonico di San Giorgio in Alga rinchiuso e dimenticato dal Collegio a "La Giustiniana", la prigione di Palazzo Ducale. Nel 1646 un "Professo di San Giorgio in Alga" chiede d'essere liberato dal carcere in cui era stato nuovamente rinchiuso dai Superiori dopo un tentativo di fuga.
Nel 1646 sei Canonici Alghensi condannati per gravi delitti dal Consiglio dei Dieci e in seguito liberati dietro esborso di denaro, vennero esonerati dal diritto di voto per l'elezione dei nuovi superiori nel Capitolo Generale. Insomma la loro ricchezza e il potere che avevano fu la loro rovina, a me ricorda la sorte di un altro Ordine.

Comunque nel 1602 il primo segno di forte disapprovazione da Roma arriva con una bolla di papa Clemente VIII che dovette intervenire per imporre il ritorno dei canonici all'originale tonaca blu, perché avevano abbandonato il loro abituale abito in favore di un abito bianco, più elegante e costoso.

Infine il colpo di grazia, nel 1638 il capitolo generale aveva già condannato il lusso e l'indolenza dei canonici più giovani, l'abbandono degli studi, delle opere di pietà e dei buoni costumi e improvvisamente nel dicembre 1668 i Canonici Alghensi vennero soppressi da Clemente XI con un Breve Papale "Agri Dominici Curae".

Isolario di Vincenzo Coronelli con la descrizione dell’Isola

La nobildonna

Si narra che intorno al 1650 una Nobildonna Veneziana relegata nell'isola da troppo tempo si buttò a capofitto da una finestra all'ora della bassa marea nella melma che circondava l'isola.
La vicenda di quella lunga "ritenzione segreta" era risaputa e taciuta da tutti. Era stato il nobile e ricchissimo marito che l'aveva fatta rinchiudere "nell'Isola dei Frati Turchini" accusandola di pazzia. La donna in realtà non era affatto pazza, ma doveva lasciare il posto alla giovane amante del facoltoso marito, che non trovò modo migliore dopo aver provato ad avvelenarla, di pagare i Frati perché la trattenessero saldamente in isola fra le loro mura sicure. La segregazione della donna durò anni, con l’approvazione dei canonici, così come le privazioni e le umiliazioni a cui venne costretta e sottoposta, perciò alla fine la poverina cercò scampo nell'unica maniera che le era consentita: si buttò ad annegare in Laguna.

Le cronache riportano che i Frati si accorsero della fuga della donna, ma che la lasciarono lì incastrata dentro al fango finché giunse la marea montante ad annegarla. Alla fine rimase solo una veste bianca a galleggiare sul pelo d'acqua, il camicione ruvido con cui era vestita la donna, un barcarolo la raccolse e fu inviato al palazzo del Nobil homo, con la prova della sua fine tremenda.

L’incendio e la sorte dell’isola dal 1700 ai giorni nostri

Nel 1717 chiesa, biblioteca e convento dell'isola vennero completamente distrutti da un ingovernabile incendio. La chiesa di San Giorgio in Alga era un gioiello, arricchita da dipinti di Cima da Conegliano, Bartolomeo Santacroce, Litterini, Bambini, Giovanni Medi, e soprattutto di uno dei Bellini e di Antonio e Bartolomeo da Murano, era attraversata da un Coro pensile sostenuto da 6 colonne congiunto con l'organo e sfoggiava un pulpito sontuoso di finissimo marmo; nel Refettorio c'era una "Crocefissione" inizialmente attribuita a Donato Veneziano salvata fortunosamente dal fuoco dell'incendio.

Fin dal 1799 l'isola venne utilizzata come Carcere Politico. Con le soppressioni napoleoniche, i 15 Padri Carmelitani Scalzi che risiedevano ancora nell'isola di San Giorgio in Alga, usi ad assistere e ospitare gente di mare e Laguna facendo segnali per la navigazione di notte e in caso di nebbia, vennero concentrati a Santa Maria di Nazareth agli Scalzi. Chiesa e convento dell'isola vennero destinati a depositi per polveri. Al tempo degli Austriaci l'isola divenne una delle principali Batterie-Capisaldo della linea fortificata endo-lagunare. Durante le due guerre mondiali l'isola bombardata nel 1945 era armata da 6 cannoni antiaereo da 102/35 costruiti dagli Stabilimenti Militari di Terni con gittata di 11.700 m.

Quest’isola è stata anche molto attenzionata dai nazisti nella seconda guerra mondiale, che vi fecero un nascondiglio segreto.

Nel giugno 1945, a fine guerra, l'Isola di San Giorgio in Alga fu sede di addestramento degli Uomini Gamma ossia gli Uomini Rana e Nuotatori d'Assalto della Regia Marina Militare impegnati nello sminamento del Porto di Venezia e nel recupero del naviglio residuo della guerra, c'era ancora una sorgente d'acqua dolce poi impaludatasi e scomparsa. San Giorgio in Alga era uno dei tanti posti della Laguna retaggio di pescatori-contadini utilizzato come orto, deposito, e riparo di fortuna durante qualche burrasca.

Girolamo e Francesco da Santa Croce, Crocefissione di Cristo, Scuola Grande di San Marco, Venezia (largo più di 7 metri per 4, il dipinto si trovava nel refettorio del monastero)

Le cripie

                                   

Da “Memorie di un Veneziano” [1]

"Fino agli anni ‘60 gli spazi liberi dell'isola ancora con gli edifici e la cinta muraria quasi intatti e vigilati da numerosi cani erano trattati a vigna, orto e frutteto e gitanti andavano a trascorrere scampagnate o a trattare cassette di frutta e pesce, o qualche gallina e coniglio che si allevava nell'isola.
Sull'angolo di Nord-Est dell'isola c'era la statua di una Madonnina del 1600, e un arco in pietra d'Istria dava accesso alla cavana in fondo alla darsena ancora integra dove spiccava un'antica croce in marmo policromo.
Nell'isola era attivo un piccolo squero
(infrastruttura nautica che permette di tirare in secca le piccole imbarcazioni per eseguire lavori di manutenzione, come pulizia, pitturazione della carena o riparazioni) coperto da travi e tegole, dove c'era ancora issato su uno scalo di alaggio il rottame di una grossa imbarcazione lagunare. La chiesa presentava già i primi danni al tetto, ma era ancora integra nelle sue strutture portanti ... e altrettanto integri e in parte abitati erano gli altri antichi edifici dell'isola giustapposti alla recente torretta in cemento dell'artiglieria militare che aveva lasciato l'isola invasa da residuati bellici.
A un certo punto i pescatori-contadini vennero mandati via in applicazione di qualche ordinanza e perché si diceva che l'isola era stata venduta per farne un grande albergo. L'isola venne progressivamente invasa dai rovi e da piante ed edere selvatiche che soffocarono le viti e il frutteto, e anche i Veneziani non si recarono più per le scampagnate e per giocare a nascondino per via di certa gente losca, vandali e ladri che iniziarono a frequentare l'isola bruciando e asportando gli infissi, privandola delle pietre e di quanto era rimasto.
Di lì tutto andò velocemente in rovina: cominciarono a cedere archi, architravi e tetti, crollarono i muri e le pareti, e l'acqua di sotto e da sopra intaccò ogni cosa degradando e rovinando del tutto le volte, i sotterranei e gli edifici rimasti. San Giorgio in Alga non esistette più".

A metà degli anni 1970 sparì il bassorilievo proveniente da San Giorgio in Alga con "San Giorgio e il Drago" del 1522. Venne recuperato in seguito nei pressi di un antiquario in maniera tanto causale quanto sospetta.

 

Bassorilievo di San Giorgio

 

0ggi l’isola è deserta, l'approdo è malridotto e pericoloso. Dal fondo fangoso della Laguna spuntano a pelo d'acqua insidiosi mozziconi di pali aguzzi capaci di sfondare il fondo di qualsiasi barca di chi si avventurasse lì.
I lancioni (imbarcazione veneziana) non s'accostano all'isola se ne stanno opportunamente al largo permettendo solo di guardarla da lontano, chi s'avventura a terra, se non conosce bene il luogo, finisce col fondo della barca sfracellato.

San Giorgio in Alga era detto dai Veneziani: "San Zorzi verso Lizza Fusina" considerato la “Porta della Serenissima" da dove a più riprese passarono e si forgiarono: Dogi, Papi, Imperatori, Re e Ambasciatori salutati dalle bordate dei cannoni della Repubblica collocati sull'isola.

L’ultimo fatto singolare

L’isola ebbe un ultimo sussulto di gloria, quando il patriarca Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII che aveva anche soggiornato nell’isola e conosciuto le famiglie che vi risiedevano, decise di acquistarla nel 1955 col desiderio di trasformare San Giorgio in Alga in una specie di seminario per la Curia. Ma il progetto presentava costi esorbitanti dato il degrado ormai irrimediabile e così l’isola venne “restituita” al comune di Venezia nel 1973. Nello stesso anno venne asportato e rubato il bassorilievo raffigurante San Giorgio e il drago datato 1522 poi ritrovato in modo alquanto anomalo.

L’isola attirò anche registi e attori che girarono alcune scene dei film “Yuppi Do” e “Infanzia, adolescenza e prime esperienze del giovane Casanova”.

Scena dal film Yuppi Do dove si vede la cavana del monastero

 

Grandi figure religiose

La congregazione di San Giorgio in Alga era numericamente molto esigua, con solo una quindicina di canonici, confinata in un piccolo isolotto della Laguna. Eppure fu capace di generare alcune tra le più grandi figure della spiritualità veneziana. Si formarono qui Lodovico Barbo, futuro abate di Santa Giustina, grande riformatore del monachesimo dell’epoca. E il santo veneziano per antonomasia, San Lorenzo Giustiniani, primo Patriarca di Venezia. Fu canonico regolare nell’isola dalla prima ora, dando un fondamentale contributo allo sviluppo del raffinato pensiero teologico dei Templari. Altra figura di primissimo piano la cui formazione parte da San Giorgio è quella di Gabriele Condulmer, cioè Eugenio IV, il cosiddetto grande “Papa Crociato”.
Una concentrazione di “eccellenze” che potrebbe secondo Danilo Riponti scrittore e storico, essere legata al fatto che la congregazione fosse protetta da Papa Gregorio XII, Angelo Correr e da suo nipote Antonio, cardinale di Bologna, uno dei più grandi teologi della storia, anch’egli confratello a San Giorgio in Alga.

Conclusioni

La storia di quest’isola e dell’ordine che l’ha abitata per secoli, mi ha suggerito molti spunti di riflessione e mi ha fatto porre domande alle quali purtroppo non vi è risposta, ma la speculazione intellettuale da storica mi ha portato a fare alcune deduzioni che però sono farcite di quella che io chiamo “mitologia templare” ma che possono anche per chi legge, essere spunto di curiosità o di ricerca.

I templari dove passano, che sia vera o leggenda il loro passaggio, lasciano sempre tracce indelebili. E così hanno fatto anche nell’isola di San Giorgio in Alga. Troppi eventi strani riguardano la storia della presenza umana in quest’isola, compreso lo stemma del loro ordine: una croce patente.

Le cose strane proseguono con la sparizione improvvisa di tutti i monaci dall’isola a metà del 1350 quando nel monastero rimane solo un eremita. Alla destinazione a “Commenda” e la fondazione della Confraternita che annoverava il fior fiore della nobiltà veneziana. L’ordine partorisce ben tre papi che proteggeranno per tutta la loro vita le sorti della congregazione. Un altro fatto non indifferente era la ricchezza immensa, retaggio templare, di questi canonici che avevano possedimenti, rendite, chiese e monasteri in tutta Italia. Per non parlare delle commissioni pittoriche dei più grandi artisti del momento che realizzarono capolavori nella chiesa poi purtroppo andata perduta. Dell’interesse su quest’isola di personaggi influenti, come papa Giovanni XXIII che la acquistò ma che poi dovette per non si sa quale motivo, restituirla al Comune di Venezia. Che dire, inoltre, degli strani fatti che vi avvennero e della cattiva reputazione che purtroppo acquisirono, dopo il 1600, i canonici, al punto da obbligare un papa a sopprimere l’ordine.

Basti pensare al lusso in cui vivevano, avevano addirittura sostituito la loro tonaca turchina (stranissimo colore) con un abito talare bianco, costoso ed elegante. Avevano servi, gondole, cuochi e altro personale di servizio che pagavano lautamente. Potevano permetterselo, erano ricchissimi. Vivevano nel lusso, davano feste, banchetti ed erano dediti ai divertimenti sfrenati in un clima lascivo e peccaminoso. Vedo molte affinità, analogie e relazioni con i Templari verso la fine del loro tempo, riguardo la ricchezza, l'espansione, la potenza e l'appoggio incondizionati della Chiesa. Erano "intoccabili", ma furono distrutti da un giorno con l’altro.  

Anche gli ambienti del complesso erano particolari, c’era una cavana per il ricovero delle barche, cripte sotterranee, cunicoli e passaggi segreti, oggi ormai inaccessibili. Purtroppo recuperare mappe del complesso si è rivelato molto difficile, quello che ho ve lo propongo. Oggi vediamo un rudere ormai diventato discarica, anche se il FAI aveva proposto il suo recupero. Rimangono insoluti molti misteri, domande che potrebbero essere approfondite, se si trovassero documentazioni o indizi, ma il fascino indiscutibile di un Ordine nato da un manipolo di nobili veneziani ed eliminato da un giorno con l'altro, certo, mi fa molto pensare ai confratelli templari finiti nello stesso modo, poco meno di due secoli prima.

 

 

[1] Tratto da Notizie storiche sull'isola e monastero di San Giorgio in Alga


 

Fonti del web:

San Giorgio in Alga l’isola abbandonata - éNordEst

L'ultimo abitante dell'isola dei Templari - Metropolitano.it

Notizie storiche sull'isola e monastero di San Giorgio in Alega

I templari e il “mistero” di San Giorgio in Alga - Metropolitano.it

Canonici regolari di San Giorgio in Alga - Wikipedia

SALVS IN PERICVLIS Mazzorbo Laguna veneta Enrico Comastri

  • Nota dell’autrice: tutte le immagini sono prese dai siti consultati e dal web. Chiunque ne reclamasse la paternità può chiederne la rimozione (per contatti con l’autrice cliccare qui).