Il Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci

                                                 a Fontanellato (PR)

                                              (report a cura di Marisa Uberti)

 

                                 

 

Ha aperto i battenti ufficialmente il 29 maggio, il parco culturale denominato “Labirinto della Masone”, fortemente voluto dall’editore e designer Franco Maria Ricci nella sua tenuta di campagna a Fontanellato, in provincia di Parma. Siamo stati dunque tra i primi ad andare a visitarlo e siamo lieti di poterne dare un’impressione assai favorevole. Il complesso occupa cinquemila metri quadrati di spazi, di cui duemila riservati alla “piazza” al centro del Labirinto che, con le sue 200.000 piante di bambù di diversa specie e 7 ettari di terreno, si qualifica come il più grande del mondo nel suo genere. Dal 1 gennaio 2015 è entrato a far parte del Circuito dei “Castelli del Ducato” di Parma e Piacenza.

Franco Maria Ricci ha realizzato il sogno, covato per decenni, di riunire insieme le realtà che gli stanno più a cuore: un simbolico labirinto, di cui ha sempre subito il fascino, uno spazio museale dove collocare le opere d’arte da egli stesso collezionate (circa 500) e che erano sparse in tutto il mondo, la sua preziosa biblioteca dedicata ai più illustri esempi di tipografia e grafica, l’Archivio della sua Casa Editrice (FMR), spazi culturali destinati ad ospitare esposizioni, manifestazioni culturali, concerti e feste. Fino alla fine di ottobre 2015 è inoltre possibile, con lo stesso biglietto, visitare la bellissima mostra “Arte e Follia”, curata da Vittorio Sgarbi, dedicata a due straordinari artisti del XX secolo: Antonio Ligabue e Pietro Ghizzardi.

Fin dal primo momento in cui si varca la soglia del complesso, si respira un’atmosfera di gentilezza, cordialità e professionalità, che il personale di accoglienza sa trasmettere. Superato  il book-shop/biglietteria, ci ritroviamo nella sala di accoglienza dove troneggia una Jaguar E del 1975, mitica automobile appartenuta al titolare.

 

  • Il Labirinto della Masone

 

Si chiama “della Masone” perché è situato sulla Strada Masone (forse sede di una medievale “Magione” Templare?), nella campagna di Fontanellato, paese che ospita, tra l’altro, la famosa Rocca San Vitale.

La visita può iniziare indifferentemente dal Labirinto oppure dall’apparato museale. Scegliamo di intraprendere subito il percorso del pellegrino, infilandoci nell’ingresso del labirinto, di cui ci facciamo naturalmente dare la mappa… Da una torretta si può apprezzare, limitatamente, la forma del dedalo, un rettangolo inscritto in una pianta stellata. Entrare in un labirinto è penetrare dentro se stessi, ciascuno a modo proprio; c’è chi lo considera un gioco, un pericolo, una faticosa prova ma è inevitabilmente un viaggio iniziatico che da sempre soggiace ad un significato profondo: la Ricerca della Conoscenza, di sé stessi e, per il credente, di Dio.  Nel Medioevo i fedeli che non potevano permettersi un viaggio in Terrasanta, percorrevano in ginocchio le spirali dei labirinti tracciati sul pavimento delle cattedrali. Il labirinto –come scrisse Guènon- non è mai una fuga ma stimola il cambiamento interiore che l’esperienza del viaggio stesso determina nel soggetto che lo compie; deve essere un’opportunità di elevazione spirituale, di affinamento etico e consente di procedere dal mondo delle tenebre a quello della luce. “Questa forma di conoscenza, che tende all’identificazione dell’individuo con le strutture del macrocosmo, in qualsiasi modo la si definisca -ermetismo, filosofia occulta, dottrina esoterica, scienza iniziatica -ha sempre avuto l’unico fondamentale obiettivo di condurre l’uomo verso la sua realizzazione spirituale". Non ci troviamo in un luogo sacro, ovviamente, e il discorso deve essere necessariamente “riadattato” all’ambito profano, tuttavia è interessante la motivazione che sta alla base della realizzazione di una forma labirintica. Franco Maria Ricci ha affermato che l’embrione dell’idea di costruire un Labirinto gli venne vent’anni orsono quando, proprio nella sua tenuta di campagna di Fontanellato, ebbe ospite a più riprese un suo collaboratore e amico, lo scrittore argentino Jorge Luis Borges (1899-1986), nella cui poetica fu centrale l’immagine del labirinto, da egli considerato “simbolo naturale della perplessità”. Così scrive il Ricci nel suo sito ufficiale: “[…] le traiettorie che i suoi passi esitanti di cieco disegnavano intorno a me mi facevano pensare alle incertezze di chi si muove fra biforcazioni ed enigmi. Credo che guardandolo, e parlando con lui degli strani percorsi degli uomini, si sia formato il primo embrione di questo mio progetto

Da lì crebbe in Ricci il desiderio di costruire un “equivalente addolcito” del labirinto di Cnosso, fatto erigere dal leggendario re di Creta Minosse per rinchiudere il terribile Minotauro (metà uomo e metà toro). Se il labirinto cretese venne progettato dall’architetto Dedalo (rinchiuso poi, insieme al figlio Icaro, nel labirinto stesso affinchè nessuno potesse scoprire il segreto dell’unica via di salvezza), quello della Masone è stato ideato dall’architetto Davide Dutto, rispettando il desiderio del committente di renderlo “un Giardino dove la gente possa passeggiare, smarrendosi di tanto in tanto, ma senza pericolo”.

 

                             

 

L’idea iniziale di Franco Maria Ricci si è modificata nel corso del tempo; da una sorta di “capriccio” personale, è andata qualificandosi come una specie di lascito e, per dirla con le sue parole, “un modo di restituire, a un lembo di Pianura Padana che comprende Parma, il suo contado e le città vicine, una parte almeno del molto che mi ha dato”. Per il suo labirinto, Ricci ha scelto una pianta poco utilizzata in Occidente, il bambù. In Oriente è considerata simbolo di lunga vita perché gode di una certa longevità. Secondo alcune culture asiatiche, l’umanità discenderebbe da uno stelo di bambù. Le piante che costituiscono questo labirinto sono ora sufficientemente alte da creare ombra e riparo lungo i tre chilometri di viali che lo compongono. Un viaggio a contatto con la Natura e con se stessi, foriero di  suggestioni: evoca il giardino rinascimentale del romanzo allegorico Hypnerotomachia Poliphili, capolavoro della tipografia cinquecentesca, ma anche la pianta stellata dell’immaginaria città ideale di Sforzinda, descritta dal Filarete nel Trattatto di architettura. Una numerazione progressiva posta lungo il tragitto, aiuta chi lo percorre nell’individuazione della strada corretta, ma la capacità di ognuno è messa alla prova: è indispensabile la giusta concentrazione se non si vuole vagare a vuoto, incontrando gli ostacoli (vicoli ciechi) che costringono a ripiegare sui propri passi e trovare una soluzione migliore che porti all’agognato centro. Si può scegliere tra la via più breve (circa mezz’ora di cammino) e quella più lunga (come novelli alchimisti!), ma l’arrivo è sempre alla grande piazza centrale, porticata, assolata e luminosa, dominata da una piramide che ospita una Cappella, sul cui pavimento è tracciato un secondo labirinto, marmoreo, mistico, in bianco e nero. La piccola chiesa, di cui si può vedere l’interno ma non accedere, per il momento, verrà aperta nelle prossime settimane.

 

              

 

Gli edifici che prospettano sulla piazza, in mattoncino rosso locale, sono stati progettati dall’architetto Pier Carlo Bontempi in stile neoclassico, ispirato alla purezza formale dei modelli francesi di Boudlée, Ledoux e Lequeu, così come ai progetti dell’italiano Giovanni Antonio Antolini. Grandi volumetrie, ampi spazi porticati e il cortile centrale ingentilito da quattro eleganti aiuole, rendono la piazza un luogo particolare, nella quale si percepisce un senso di libertà. Dopo il cammino all’interno del labirinto, ora si può godere di tanta luce, perdersi quasi nella prospettiva cardinale dei vari monumenti appositamente studiati e collocati nella piazza.

 

                                

 

Dopo essersi adeguatamente “orientati” e aver acquisito una minima consapevolezza di questo “viaggio”, si rientra nel salone e si accede alle sezioni museali, sempre accolti dalla cortesia di assistenti e guide, pronte ad esaudire domande e a fornire informazioni su quanto ci si appresta a visitare.

 

  • Il Museo

 

La bellezza e raffinatezza delle sale sono la cornice perfetta per lo splendore delle opere d’arte che accolgono, tutte di proprietà di Franco Maria Ricci. Si tratta di circa 500 esemplari che egli ha collezionato  in varie parti del mondo (doni o acquisti personali) e coprono un periodo compreso tra il XVI e il XX secolo. Ogni pubblicazione di FMR, ha fatto nascere in lui la curiosità di approfondirne l’argomento e  il desiderio di acquisire pezzi artistici inerenti quello stesso tema o personaggio. La collezione comprende nomi di artisti del calibro di Luca Cambiaso (1527-1585), Ludovico Carracci (1555-1619), Pietro Fetti, Girolamo Mazzola (padre del Parmigianino), Valentin de Boulogne (1594-1632), Juan de Valdés Leal (1622-1690) o un suo allievo, con il tipico tema ricorrente nella pittura dell’artista spagnolo, l’ Allegoria della Morte. E ancora: Antonio Canova (1757-1822), Joseph Ritter (1800-1861), Romain De Tirtof, Ertè (1889-1990),  Pierre Skira (1938) e altri che è impossibile elencare integralmente (bisogna visitarlo!).

 

                             

 

  • La Biblioteca

 

Nella Biblioteca si può avere l’onore e l’onere (perché non è cosa da poco sfogliare un volume o la rivista editi dalla Casa Editrice FMR, cioè Franco Maria Ricci) di accostarsi alla produzione artistica del geniale e colto committente del Parco culturale che stiamo visitando.  I prodotti a marchio FMR sono, da sempre, destinati ad un pubblico d’ élite, di quello che ama il buon gusto di leggere (e che può anche permetterselo, va detto).

Caratterizzati da una copertina di seta nera con applique fotografica a colori, su cui si stagliano, nella loro nitidezza, i limpidi caratteri bodoniani, i volumi si distinguono per la qualità della carta (azzurra vergata di Fabriano), della stampa, della tecnica impaginativa e delle iconografie. Vanno tenuti in un apposito astuccio protettivo, per non deteriorarne i colori. La rivista FMR, il cui marchio era stato ceduto per poter realizzare il progetto del Labirinto della Masone, è tornata recentemente nella proprietà del suo fondatore. Egli iniziò a pubblicare a Parma nel 1963, con un’opera che si intitolava “Manuale Tipografico”, di Giambattista Bodoni, ideatore di quei caratteri “bodoniani”, ricercati e apprezzati per l’eleganza e leggibilità. Il Bodoni fu direttore della Stamperia Ducale di Parma alla fine del XVIII secolo e nel 1790 aprì una tipografia tutta sua; sulle sue tracce, Franco Maria Ricci volle aprire una piccola officina tipografica per produrre una ristampa del Manuale (900 copie), che ebbe successo. Da allora non si fermò più e il suo marchio è da molti anni conosciuto in tutto il mondo; tra le sue collane figurano I segni dell’uomo (iniziata nel 1967), Morgana, Quadreria, Luxe, calme et volupté, Curiosa, La Biblioteca di Babele, Iconographia, La biblioteca blu, Guide impossibili, Italia/Antichi Stati, Grand Tour (iniziata nel 1994),  Parma (iniziata nel 1989)…I suoi volumi, che comprendono saggi e narrativa, hanno traduzioni in diverse lingue (francese, inglese, latino, spagnolo e altre ancora). E’ stata una certa emozione aver potuto sfogliare uno dei volumi dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert, ristampati nel 1970 dalla FMR Editore, che giustamente la considera  uno dei suoi fiori all’occhiello. Il colossale progetto (12 volumi per le tavole e 5 per i testi) venne terminato nel 1980 ed ebbe una notevole tiratura (5.000 collezioni vendute in Italia e nel mondo). Franco Maria Ricci è anche un apprezzato designer: ha ideato, dal 1963, numerosi marchi pubblicitari di grande successo.

 

  • Tra Arte e Follia

 

L’ultima parte della nostra visita ha riguardato la mostra “Arte e follia”, che espone numerose opere di due originali artisti che hanno conosciuto marginalità sociale, povertà, conflitti interiori, scarsa formazione culturale, e proprio per questo, furono spinti ad inventare un linguaggio artistico che facesse da ponte con gli altri: Antonio Ligabue (1899-1965) e Pietro Ghizzardi (1906-1986). Due personalità che – incomprese durante la loro vita -sono oggi riconosciute come altamente geniali, insieme alla loro produzione artistica. La mostra  rimarrà aperta fino al 30 ottobre 2015 e ad essa è legato  un catalogo, curato con la consueta eleganza grafica di Franco Maria Ricci e testi originali di Vittorio Sgarbi, Marzio Dall'Acqua, Pascal Bonafoux e Gianfranco Marchesi. Alla figura di Ligabue, Franco Maria Ricci dedicò nel 1967 una monografia poetica (scritta da Zavattini), prodotta in soli 1500 esemplari. Sono trenta le opere di Ligabue esposte (tra dipinti e sculture), e una cinquantina quelle di Ghizzardi, di cui 9 inedite; alcune appartengono a Franco Maria Ricci, altre provengono da collezioni esterne. Attraverso la mostra e la visione attenta dei dipinti (specialmente quelli di Ligabue), il visitatore potrà scoprire invisibili labirinti, i più difficili da percorrere, quelli della mente e della ragione.

 

                               

 

Argomento: Il Labirinto della Masone

Il Labirinto della Masone

Silvio | 05.07.2015

Straordinaria realtà, che spero di visitare quanto prima. Grazie del puntuale report, e del vostro impegno nella divulgazione della cultura in questo Paese!!!

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