La chiesa incompiuta di San Michele sul Monte Barro (Alessandra Facchinetti)

 

Percorrendo i sentieri disposti lungo il versante orientale del Monte Barro, nota altura prospicente il lago di Lecco, in località San Michele - minuscola frazione del comune di Galbiate - ci s'imbatte, inaspettatamente, nel poderoso guscio vuoto di un interessante esempio di architettura barocca lombarda immerso nellla vegetazione: la chiesa di S. Michele, altrimenti nota come “Incompiuta”, così definita non solo e non tanto perchè non fu mai completata internamente (nè mai adibita a funzioni di culto), ma perchè la sua copertura provvisoria, posata nel 1752, crollò inesorabilmente nel 1939.

 


Fig. 1 Dal Monte Barro, il contesto paesaggistico ove si colloca la chiesa di San Michele, che si scorge al centro della boscaglia insieme ad uno sparuto gruppo di edifici 

 Antonio Stoppani (op. cit.) nel 1885 scriveva:

"Certo è invece che la chiesa, o piuttosto l’ossatura di chiesa, che doveva essere una bellezza d’architettura, e di cui rimane il vaso, costrutto per intero fino al tetto, venne fondata nel 1752 da uno Spreafico, Parroco di Galbiate, il quale aveva destinata una bella somma allo scopo".

Francesco Sprefico (1615-1682), che in realtà era un notaio, fu senz'altro tra più generosi finanziatori del Santuario, avendo destinato allo scopo, tramite testamento, metà della rendita dei suoi beni. Il che fece sì che egli passasse alla storia come di fatto l’artefice della grande chiesa. 

E' lecito chiedersi per quale motivo un notaio galbiatese decise di destinare la metà della rendita dei suoi beni per la costruzione di un edificio sacro così imponente, in una località così remota ed angusta (che non ebbe mai più di una trentina di abitanti), difficilmente destinata a divenire un centro di spiritualità.

Una località, per inciso, nota alle cronache per essere sia luogo di culto dedicato ai morti e, nel contempo  sede di una famosa sagra popolare

 


FIG. 2 Nel sua aspetto attuale la chiesa di S. Michele, costruita tra il 1718 e il 1752, è un interessante esempio di architettura barocca lombarda rimasto incompiuto, a pianta ottagonale e a croce greca 
 

La frazione di San Michele aveva assunto una certa importanza a partire dall'epoca longobarda, quando già esisteva l'originaria chiesetta dedicata all'Arcangelo San Michele, presso cui si presume venissero seppelliti i morti delle zone circostanti, portati anche dal territorio lecchese (chiesetta che qui troverete con la denominazione di "antico Oratorio", restaurato e ampliato nel Seicento e nel Settecento inglobato, a mo’ di cripta, nella chiesa che vediamo oggi, l'Incompiuta). 

I Longobardi erano particolarmente devoti a San Michele, da loro venerato come il pesatore di anime.

 La fondazione di questo piccolo edificio sacro è attribuita a re Desiderio, ultimo re longobardo, che fu tra l'altro anche -  tra il 756 ed 774 - re d’Italia (1)

E Antonio Stoppani (op. cit.), infatti, a tal proposito annotava:

“… La chiesuola di S. Michele dicono fondata da Re Desiderio, l’ultimo dei Longobardi; ed anche esistesse prima di lui”

E aggiungeva:

...Ma la chiesuola? La chiesuola di Re Desiderio?… Vattelapesca: sarà forse quella cripta, o scurolo, o cappelletta dove si venera l’immagine del belligero Arcangelo, e si celebra Messa. Questa è tutta l’origine storica, anzi la storia di quel vuoto edificio, che sta tutto l’anno, solitario sul monte, meditando sulla mutabilità delle umane cose, e specialmente sulla corta memoria degli eredi”.

 


FIG. 3 La chiesa di San Michele al Barro, sorge in una posizione di dominanza sulle sponde del lago di Lecco

La peculiarità della devozione ai morti qui sepolti da parte delle popolazioni dei paesi vicini, che sin dalle epoche più antiche sembra caratterizzare questo luogo, si ritrova soprattutto in occasione delle ricorrenti pestilenze che qui imperversarono nel Cinquecento e nel Seicento, quando il luogo torna ad essere meta di pellegrinaggi e processioni, diventando un crocevia importante nel territorio lecchese per il culto dei morti, a cui si associava stranamente anche il momento ludico della famosa sagra paesana intitolata al santo qui da sempre venerato.

 


FIG. 4 Particolare della chiesa di San Michele

Ripercorriamo ora, passo dopo passo, l'evolversi degli eventi legati a quest'antica chiesetta di fondazione longobarda, che fu nel Settecento inglobata nel "Santuario" di nuova costruzione,  divenendone la "cripta".

La chiesetta di San Michele compare per la prima volta in un documento del 1146 in cui l’Arcivescovo Oberto Da Pirovano attribuiva al monastero milanese di San Dionigi anche la chiesa di San Michele di Pescate e le proprietà attinenti. 

In un documento del 1147 Papa Eugenio III elenca fra i beni dei monaci di San Dionigi la Chiesa di San Michele di Pescate e concede ai frati la facoltà di costruirvi un monastero
Nel 1290 Goffredo da Bussero, sacerdote e scrittore medievale milanese, nel Liber Notitiæ Sanctorum Mediolani, attesta la chiesa di San Michele sotto la giurisdizione di Pescate pieve di Garlate. 
Nel secolo successivo Pescate è annessa alla pieve di Lecco e quindi la chiesa di San Michele passa sotto la giurisdizione del Capitolo lecchese.

Dagli atti del 1608 della visita pastorale del Cardinale Federico Borromeo, si descrive l'antico edificio: L'Oratorio di San Michele è molto antico, guarda ad oriente, risulta di un unica navata di circa 25 mq, ha un’altezza immensa, perché del tutto scoperto; sulla facciata ha una porta senza battenti per cui è aperto a tutti e che l’altare è costruito in muratura e manca di   qualsiasi ornamento. L’oratorio è del tutto cadente.

Sempre nello stesso documento si prescrive che al più presto venga restaurato e si dice anche che, ogni anno nel primo giorno delle Rogazioni, il Prevosto vi si rechi in processione con il Capitolo ed il Clero, con grande partecipazione di fedeli. 

Nell’anno 1665 si pose fine ad un’annosa controversia tra Galbiate e Lecco per l’assegnazione del possesso della chiesa con una sentenza che attribuì ai galbiatesi il possesso di San Michele
Si giunse a questa sentenza anche perchè fu riconosciuto l’impegno dei galbiatesi nel restauro della chiesa al fine di incrementare la frequentazione del luogo sacro e della Fiera di San Michele.

Tra il 1680 ed il 1682 il piccolo e decadente Oratorio di San Michele viene radicalmente restaurato e ampliato: la superficie interna passa da 25 a circa 85 mq. 
La sua pianta passa da rettangolare a ottagonale secondo il progetto dell’ing. Antonio Riva di Galbiate e il nuovo Santuario, progettato dal noto architetto Attilio Arrigoni (2), ha poi inglobato questa chiesetta originale a un piano inferiore a mo' di cripta

Solo nel 1718 si potè dare corso ai lavori sotto la direzione dell'ing. Fabrizio Sirtori, allievo dell'Arrigoni. Un secondo lotto di lavori venne eseguito fra il 1741 e il 1743 e infine nel 1752 fu messo al coperto l"edificio, non seguendo più il progetto Arrigoni che probabilmente aveva previsto una cupola ottagonale con tiburio, ma una soluzione più economica, vale a dire un tetto a capanna secondo il progetto dell'arch. Giuseppe Carcano. Tale tetto rovinò nel 1939 esponendo la Chiesa alle intemperie e ad un inevitabile stato di degrado (3).

Ma già nel 1885, a detta dello Stoppani, si presentava "allo stato di scheletro spolpato, nido di pipistrelli, di falchi e di barbagianni e stormi di rondini".

 Nel 1690 accanto alla Chiesa di San Michele da poco ristrutturata viene edificata la cappella dedicata a SantAnna, più nota popolarmente come “la Cappella dei Morti”, in quanto funse da ossario dei morti sepolti a San Michele, soprattutto in occasione di pestilenze.

 


FIG. 5 La chiesa di San Michele (Incompiuta) e, a destra, l'annessa "Cappella dei Morti" dedicata a Sant'Anna, madre di Maria, invocata per ottenere la buona morte in quanto alla stessa Santa, secondo la tradizione, sarebbero state risparmiate le sofferenze dellagonia grazie alla presenza del piccolo Gesù al suo capezzale

 


FIG. 6 Primo piano sulla "Cappella dei Morti" 

Già nel Cinquecento, e poi e nel Seicento, durante l’imperversare della peste, questa località fu meta, da parte dei devoti, di numerosi pellegrinaggi e processioni in commemorazione dei morti.

Tuttavia, la devozione per i morti di San Michele andò via via diminuendo con l’allontanarsi delle epidemie, lasciando sempre più il campo feste popolari e manifestazioni culminanti nella famosa Sagra di San Michele, che a partire dalla prima metà del Settecento conferì al sito omonimo una grande notorietà in tutto il territorio lecchese.

I banchi di vendita erano forniti dalla Confraternita del Santissimo Sacramento di Galbiate alla quale i mercanti dovevano pagare il noleggio. Si ricavavano così cifre importanti che venivano utilizzate per le necessità della chiesa. Da alcuni documenti contabili del Settecento si rileva che la Sagra ospitava spesso più di 100 banchetti.

La Sagra ebbe il suo massimo splendore nell’Ottocento e nel 1883 a San Michele giunse anche la Regina Margherita di Savoia accompagnata dal Duca e dalla Duchessa di Genova; a ricordo di quello storico evento vi è ancor oggi una lapide murata in una casa colonica della frazione di San Michele. 

  
E fu nel 1878, che la sagra fu immortalata da Casimiro Radice in un famoso olio su tela.

 

FIG. 7 Casimiro Radice -La Sagra di San Michele - Olio su tela - 1878.

 Questa sagra, assai famosa per tutto il territorio lecchese, si tenne ogni anno a partire dalla prima metà del Settecento (il 29 settembre è il giorno di San Michele). La Sagra rimase in auge fino al secondo dopoguerra e nel 2009, a distanza di mezzo secolo, è stata ripristinata dal Parco

 A tal proposito scriveva lo Stoppani (op. cit.) nel 1885
 ”...Ma un giorno all’anno quella solitudine diventa un formicaio di gente….Forse in nessun luogo del mondo si celebra una festa più allegra in più bella stagione. Una gran giornata di Settembre sotto il cielo di Lombardia così bello quando è bello! [...] Ogni prato è invaso, ogni poggio coperto, ogni rupe è presa d’assalto. A brigate, a brigatelle, a crocchi, a tondo, a vanvera come vien viene, giù tutti seduti attorno ai famosi canestri, riposto con cura da un lato il fiasco sulle molle, e assicuratolo così che non faccia un capitombolo, il resto ai denti. In tanto un’onda di gente che va e che viene da tutte le parti. La marea si gonfia; la tempesta si ingrassa. Al massimo confluente che viene da Lecco, s’aggiunge l’altro che viene da Galbiate e ci porta la gente della Brianza, i villeggianti, i curiosi di tutte le parti del mondo. Tutti s’assomigliano in due cose: ridere e mangiare….”

 Ne “la cronaca di Lecco e circondario” del 7 ottobre 1905  si legge inoltre:  
"Là, sul colle di San Michele, incomparabile per l’incanto della veduta meravigliosa del Resegone e del bacino dell’Adda, per lo spazio che corre da Lecco a Brivio sull’infinità di paeselli ridenti che danno vita alle due sponde del fiume, nei giorni di Domenica e Lunedì u.s. ha avuto luogo la solita Sagra colla preannunciata grandiosa Pesca di Beneficenza a favore dell’Asilo infantile di Galbiate… Sempre la stessa vita spensierata ed allegra si agitò su quel colle. Tutto qui ebbe carattere veramente popolare, sempre bello nella sua varietà. La Sagra di San Michele è sempre stata la festa di tutte le classi: la festa dei fiori, del bivacco e del sincero baccanale".

 


FIG. 8: 1909 – Uno scorcio della Sagra di San Michele di cent’anni fa con il padiglione della Pesca di Beneficenza pro- Asilo di Galbiate. In primo piano l’automobile dei signori Bertarelli e il banco dei baslucèe di Valle Imagna

La chiesa di San Michele non è mai stata completata internamente (nelle finiture e negli arredi, pavimentazione, serramenti) e, di conseguenza, non è mai stata officiata in quanto, con il passar del tempo, anche per il venir meno dei finanziamenti, era diventato anacronistico ed utopistico realizzare, in quella remota e angusta località, un centro di spiritualità. Ma soprattutto, la caratterizzazione in senso laico e profano assunta, nel Settecento e nell'Ottocento, dal sito di San Michele come luogo ideale per feste popolari culminanti nella famosa Sagra, non conciliandosi con l'austerità e sacralità che aleggiava attorno a "San Michele ai Morti", fece venir meno l'entusiasmo per coronare il progetto.


Fin qui la versione ufficiale, da sempre ritenuta la più logica e plausibile, nonostante qualcuno abbia sollevato una serie di interrogativi sia a tal proposito e sia - soprattutto - riguardo al particolare interessamento che quel Francesco Spreafico mostrò, circa quattro secoli or sono, destinando la metà della rendita dei suoi beni all'edificazione di detto Santuario.
 

Di certo una chiesa edificata dai Longobardi e intitolata a San Michele - così come quella che risulta essere il piccolo edificio “fagocitato” dalla successiva costruzione del Santuario rimasto incompiuto - non può non riportare alla mente gli edifici sacri edificati in passato su quella che viene definita "linea di San Michele", una linea energetica che sotto l’impulso delle apparizioni di San Michele Arcangelo e la costruzione di edifici sacri su punti da Lui indicati durante diverse apparizioni, diventa via di pellegrinaggio ma anche Via di comunicazione storica (4) .


La "linea di San Michele" è una linea energetica coincidente con la Via Langobardorum  - Via Sacra dei Longobardi - l'antico percorso di origine medievale così detta poiché, in passato, attraversava i territori di dominazione longobarda, popolo particolarmente devoto a San Michele (5).

 


FIG. 9:La Via Sacra Longobardorum, la linea energetica che collega St Michael' s Mount (Cornovaglia) con Mont Saint Michel (Francia), la Sacra di San Michele in Val di Susa, l'Eremo di San Michele di Coli nei pressi di Bobbio e il Santuario di Monte Sant'Angelo nel Gargano
 

Alcuni ricercatori hanno quindi rilevato le caratteristiche geomagnetiche del luogo su cui sorge la chiesa di San Michele al Barro, che analogamente alla Sacra di San Michele, in Valle di Susa (quest'ultima compresa nella linea energetica della Via Sacra Longobardorum), sorge in posizione elevata rispetto al  territorio circostante, presentando uno spiccato sviluppo in altezza, ed è, soprattutto, caratterizzato dalla frequentazione-fondazione longobarda.

 Rilevando le caratteristiche geomagnetiche del luogo, essi hanno riscontrato, così come per la Sacra di San Michele in Val di Susa, un incremento del geomagnetismo in un luogo dedicato a San Michele Arcangelo, con un campo medio pari a 60 μT in prossimità delle mura perimetrali dell’edificio.

Il valore stimato dalla NOAA (National Oceanic and Atmospherical Administration) per i gradi di latitudine e longitudine del sito è di circa 47 μT (6).

Un dato alquanto interessante, che ci rivela qualcosa di più riguardo a un sito senz'altro meritevole di ulteriore studio e approfondimento.

NOTE

(1) Lo storico comasco Paolo Giovio, nel 1537 nella sua opera Descriptio Larii lacus, riporta  infatti della fondazione della Chiesa di San Michele sul Monte Barro da parte di Desiderio. 
La fondazione ad opera dei longobardi della chiesa di S. Michele, è attestata anche da una tradizione accolta dal cronista milanese Galvano Fiamma, secondo il quale in questo luogo aveva trovato rifugio Gerberga, figlia dell'ultimo re dei Longobardi, Desiderio, in fuga da Carlo Magno. 
(2) Al momento della progettazione della nuova chiesa, Attilio Arrigoni (1640-1704) era già artefice della Chiesa di San Michele ai Sepolcri di Milano (il cimitero dell'Ospedale Maggiore) meglio conosciuto come Rotonda della Besana, nonché, sempre a Milano, di Palazzo Sormani (ora sede della Biblioteca civica milanese). 
(3) L’intervento di restauro conservativo promosso dal Parco del Monte Barro, concluso nel 2008, ha restituito alla comunità il grandioso edificio, ora destinato ad ospitare eventi culturali, in un contesto di straordinaria suggestione I lavori finora eseguiti hanno riguardato la ripulitura dell'edificio e la messa in sicurezza dell’intera struttura con il consolidamento e la formazione della pavimentazione. Sembra però che si vada prospettando un recuperoulteriore, iniziando dalla copertura, che arresti il degrado e possa preludere a un uso culturale e sociale, recuperando invece al culto la chiesetta sotterranea di San Michele  

(4) Oltre agli studi effettuati da Curry e Hartman partendo da ciò che era stato definito in antichità riguardo la griglia magnetica che attraversa la crosta terrestre, a partire dagli anni '20 sono state ipotizzate delle teorie, fondamentalmente basate su intuizioni, circa l'esistenza di quelle che vengono chiamate ley lines, ovvero linee sincroniche larghe all’incirca due metri ed equidistanti tra loro (sotto cui scorrerebbero fiumi sotterranei o sarebbero presenti filoni di minerali metallici), che percorrerebbero l’intera superficie terrestre, incrociandosi tra loro
Queste linee sincroniche si distinguono così dalle Reti Hartmann e Curry non avendo spesso corrispondenze con le linee magnetiche terresti e non essendo quindi misurabili (anche se qualcuno sostiene di percepirle, in modo sottile).
Su questi incroci, sorgerebbero i templi e i luoghi sacri, ovvero i più grandi siti preistorici composti da megaliti imponenti (ad. es. Stonehenge) ed altri antichi edifici di culto.
Una di queste linee energetiche è quella che viene definita la linea di San Michele, che diventa via di pellegrinaggio ma anche Via di comunicazione storica. La particolarità di questa linea energetica è che tracciando un prolungamento da Monte Sant’Angelo nel Gargano si arriva esattamente a Monte Sant’Angelo nella Valle dell’Idro a Otranto. Ai piedi di questa collina si trova la Grotta Sant’Angelo, una chiesa-cripta che prende il nome da un affresco di San Michele presente sulla parete dell’atrio della grotta. 

(5) Fu uno degli itinerari maggiormente percorsi dai pellegrini, insieme a quello verso il santuario di Santiago di Compostela, alle Tombe degli Apostoli in Roma e al Santo Sepolcro in Terrasanta. Il suo tracciato è scandito da cappelle votive e ricoveri per pellegrini. In Puglia alcuni di questi luoghi sono diventati illustri abbazie, come quelle di San Giovanni in Lamis, oggi convento di San Matteo, e San Leonardo di Siponto; altri siti sono diventati vere e proprie città, come nel caso di San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo e Monte Sant'Angelo nel Gargano. Quest'ultimo divenuto dal mese di giugno 2011 patrimonio dell'Umanità ed inserito nell'itinerario Unesco Italia Langobardorum - Centri di potere (568-774 d.C.), che comprende le più rilevanti testimonianze longobarde distribuite lungo tutta la penisola.
(6) Non è stato possibile rilevare il dato all’interno dell’edificio in quanto, all'epoca della rilevazione, questi era inaccessibile.

Cenni bibliografici e riferimenti essenziali 
- Antonio Stoppani, nel numero unico “Il San Michele”, pubblicato a Lecco nel 1885 a favore del fondo per il monumento ad Alessandro Manzoni da erigersi in Lecco
- Geomagnetismo - L'Incompiuta di San Michele al Barro     
- Il Santuario di Sam Michele - Parco del Monte Lambro, http://www.regione.lombardia.it

- Via Sacra Longobardorum o Via Francigena?

 

(Autrice: Alessandra Faccinetti)
 
Il presente Reportage fotografico è di Cristian Riva, ed è consultabile, per intero,  anche sulla sua pagina Facebook