Codice Genesi

                                                           (Carlo Massimo Fabrizio Capone)

 

 

In principio?

 

 

Sette parole danno inizio alla creazione.


Potrebbe essere una potente battuta d’effetto, ma non è così, o almeno non solo così. I vari puntini e lineette che si vedono sotto le lettere del testo masoretico [I], sono per lo più suoni vocalici necessari alla lettura (la lingua ebraica non ha vocali), ma alcuni di essi sono segni diacritici chiamati ta’amim [II] (sapore, gusto) (1)

 

                      

                     i ta’amin sono colorati in celeste, i segni vocalici in rosso

 

 

Sono necessari durante la lettura della Torah perché la scrittura sacra non si legge si “ascolta” quindi ha bisogno di prosodia e musica.
E cominciano i problemi: nella parola /bereshit/ incontriamo il primo di questi segni sotto la lettera (ricordiamoci che l’ebraico si legge da destra a sinistra), il problema è rappresentato dal fatto che il ta’am sotto la lettera è un ta’am di chiusura, cioè chiude una frase come una virgola, ma non è preceduto da un ta’am di apertura come quello che si vede nella parola : allora, dove comincia veramente la Torah?

Tutta la Torah (o Pentateuco: genesi, esodo, levitico, numeri e deuteronomio) è tradizionalmente divisa in 54 capitoli o parashot che vengono lette durante i servizi di preghiera principalmente il sabato ma anche nelle mattine di lunedì e mercoledì. Il giorno noto come Simchat Torah ("gioia della Torah") segna la fine del ciclo annuale di lettura della Torah e l’inizio di un nuovo ciclo e cade tra il 22 e il 23 Tishrì [III], in questo giorno la lettura dell’ultima parashà (Deuteronomio 33:1 – 34:12) viene seguita da quella della prima parashà (Genesi 1:1 – 6:8) ponendo in una continuità ciclica, senza fine en sof, come si dice in ebraico, l’ultima e la prima parola della scrittura sacra.
La Torah non ha perciò un inizio, perché è un unicum senza tempo. Nei rotoli più antichi non è possibile riconoscere la scansione del testo in parole e tutte le lettere appaiono in una lunga sequenza continua:

 

                        

                                         Testo formato da lettere continue

 

 

L’unica possibilità di individuare la fine di una parola e l’inizio della successiva è data da alcune lettere, cinque in tutto, che quando sono finali di parole assumono una forma scritta diversa da quella che hanno quando si trovano internamente o all’inizio.
C’è un detto: tutta la Torah è contenuta nel primo libro, che è contenuto nel primo versetto, che è contenuto nella prima parola, che è contenuta nella prima lettera, che è contenuta nel primo daghesh (il puntino posto all’interno della lettera ).
Proprio questa lettera che è la prima della parola בראשית , tradotta solitamente con “in principio”, è un prefisso e sta per “ in” oppure “con”.
Tutta la prima parola potrebbe essere una costruzione: ,ב/ראש/ית
ב = in; con
ראש  = ראשית significa capo, inizio e il suffisso ית è il segno distintivo del femminile, combinati insieme indicano saggezza, preveggenza; una lettura possibile sarebbe: “con sapienza…” (Sal. CIV, 24; Prov. III,19) (2)
Un’altra costruzione possibile è la seguente: ברא/שי/ת
ברא /barà/ le prime tre lettere identiche alla seconda parola, il verbo tradotto con creò, ma che può essere ugualmente tradotto con “stabilire relazione tra le cose” , ”porre nuovo ordine alle cose”
שדי = שי /shaddai/

ש                                      / די

è sufficiente a se stesso                   colui che


ת= concetto mistico del rapporto

La prima parola della Torah potrebbe essere un’intera frase: “ha stabilito D*o la relazione fra le cose” (3).
Ma la prima lettera della Torah cela ancora altre sorprese; è un segno grafico chiuso su tre lati e aperto solo sul lato sinistro; vorrebbe dire che tutto è inaccessibile prima di questo segno (4), l’unica direzione consentita è verso sinistra, la direzione in cui si dipana la scrittura e la storia del creato.
E perché la Torah inizia con la seconda lettera dell’alfabeto e non con la prima?

37. La lettera Bet entrò e disse al Creatore: “Creatore del mondo, sarebbe bene creare il mondo con la mia lettera, perché con me Tu sarai benedetto in Alto e in Basso. Con Bet è costruita la parola Berachah (benedizione)”. Il Creatore rispose a Bet: “ certamente, Io creerò il mondo a partire da te e tu sarai la base del mondo!”

38. La lettera Aleph rimase fuori e non entrò per non comparire davanti al Creatore. Il Creatore le disse: Perché non vieni da me come tutte le altre lettere?” Aleph rispose: Perché ho visto tutte le altre lettere lasciarTi senza la risposta desiderata. E inoltre, Ti ho visto regalare alla lettera Bet questo grande dono. E, veramente, il Re dell’universo non può riprendersi il suo dono e darlo ad un altro!” Il Creatore replicò: “Anche se creerò il mondo con la lettera Bet, e te che voglio mettere a capo di tutte le lettere, e come Io sono unico anche tu sarai unica; tutte le opere di questo mondo cominceranno sempre con te, e tutto ciò che è unico lo sarà con te da sola.” (5).

 

La prima lettera dell’alfabeto ebraico è /alef/, nella ghemàtriah [IV] questa lettera ha due valori numerici: 1 e 26, quest’ultimo numero deriverebbe dalla particolare conformazione della lettera che risulterebbe composta da una vav (sesta lettera dell’alfabeto ebraico), la barretta diagonale con valore 6 e due yod (decima lettera) i due segni a destra e a sinistra della barretta diagonale che hanno valore 10 ognuno. 26 è anche il valore ghematrico del tetragramma, perciò  = D*o  (6).

 

Tutto ciò che è prima di appartiene a D*o e non può essere accessibile; inoltre non può avere il daghesh che invece è significativamente presente in e rappresenta anche graficamente il seme con cui la lettera è stata fecondata e da cui è fiorito il creato (7).

 

 

Note

 

I. Testo masoretico: massorah = tradizione; notazione riguardante l’esatto testo biblico tradizionale, inclusi i segni vocalici e di interpunzione. E’ la versione ebraica della Bibbia ufficialmente in uso fra gli ebrei; i masoreti, scribi ebrei, introdussero un sistema complesso di puntuazione del testo antico privo di segni vocalici e di interpunzione; in questo modo garantirono la leggibilità del testo assicurando al tempo stesso la
preservazione della lingua sacra.
II. Ta’am (pl. ta’amim): il significato originale della parola è gusto, sapore; in linguistica si tratta di segni diacritici con significato di accenti, note per la cantillazione. Il testo scritto prende dai ta’amim gusto e sapore che lo rendono piacevole all’ascolto. (A. D. Grad, Iniziazione alla Kabbala ebraica. MEB Padova, pg.23)
III. Tishrì : Primo mese del calendario ebraico, secondo la sequenza ordinaria; corrisponde ad un periodo di 30 giorni compreso all’incirca tra settembre e ottobre. E’ il mese in cui si concentrano alcune delle principali festività ebraiche: Rosh haShana, capodanno ordinario, nel primo giorno del mese; Yom Kippur, giorno del digiuno di espiazione, il 10 del mese, e Sukkot, festa delle capanne, dal 15 al 21 del mese, che termina con la festività di Simchat Torah nei giorni 22 e 23
IV. Gematriah : analisi delle parole e della disposizione delle lettere, combinata con i valori numerici, per rivelarne i rapporti e scoprire i significati mistici celati nel testo.

 

  • Bibliografia


N.B. Lo studio della Tanakh תנך (acronimo per Torah, Nevji’im e Ketuvim, cioè Pentateuco, Profeti e Scitture) che si concretizza nel Talmud (parola derivante dalla radice lamad studio) e nella Midrash (dalla radice darash chiedere, domandare) assume tutta la scrittura sacra come un “ipertesto”; è possibile riferirsi ad essa in qualsiasi ordine, non essendo contemplato un ordine cronologico che regola la sequenza degli
scritti. Spesso nell’esegesi di un brano si legge: “sta scritto” e il riferimento che si assume per esplicativo e frequentemente collocato molto dopo: es. nell’esegesi del primo versetto della Genesi si può leggere: Sta scritto “Con la sapienza Adonai fondò la terra” Prov. III,19 . (Midrash ha-Neelam I 207a in: Elio e Ariel Toaff, Zohar Il libro dello splendore. Edizione Studio Tesi, Roma, pg.48).

 

1. A. D. Grad, Iniziazione alla Kabbala ebraica. MEB Padova 1986, pg.23
2. Zohar Il libro dello splendore. Elio e Ariel Toaff. Edizione Studio Tesi, Roma 1988, pg.48
3. Lezioni di ebraico biblico del Prof. D. Astori. Università degli studi Parma, 2014
4. BERESHIT. Il commento di Rav Cipriani alla parasta Bereshit. http://lnx.levchadash.info/
5. The Zohar. Rav Michael Laitman. Laitman Kabbalah Publishers Toronto 2007, pg 174
6. L’alfabeto ebraico. P. de Benedetti.Morcelliana, Brescia 2011, pg 25
7. I segreti della Creazione. G. Sholem. Adelphi, Milano 2003, pg 69

 

(Autore: Carlo Massimo Fabrizio Capone, pubblicato in marzo 2014)

 

 

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