L'Ibrido Costantiniano

                                             (Yuri Leveratto)

 

A Smirne, nel 155 d.C. fu condannato a morte un anziano seguitore di Cristo, il cui nome era Policarpo. Era stato accusato di non aver fatto sacrifici per l’imperatore romano Antonino Pio.
Il proconsole Stazio Quadrato guardava Policarpo in catene. Gli disse che se avesse giurato sulla Divinità del Cesare sarebbe stato liberato.
Ma Policarpo si rifiutò di giurare sulla Divinità di un semplice uomo, anche se imperatore. Allora Stazio Quadrato gli intimò di maledire Gesù Cristo e di negare Dio. Solo questo doveva fare, e se lo avesse fatto, sarebbe stato liberato.
Ma Policarpo non poteva rinnegare Cristo. La sua Fede era solida come la roccia e non temeva la morte, giacchè dava più importanza alla Vita Eterna, rispetto alla vita terrena.
Quando Policarpo fu arso vivo, la gente di Smirne pensava che con la sua morte avrebbe cancellato per sempre quella “detestabile superstizione”, chiamata Cristianesimo.
Ma negli anni seguenti, il Cristianesimo invece di scomparire crebbe sempre più, la comunità si ampliò e la parola di Cristo si diffuse in tutto l’impero.
Ma da chi erano costituite le prime comunità di cristiani?
Oltre a Policarpo di Smirne, si ricorda Ignazio d’Antiochia (35-107 d.C.), Giustino Martire, (100-168 d.C.), Ireneo di Lione (130-202 d.C.), Clemente di Alessandria (150-215 d.C), Tertulliano (155-230), Origene (185-254), Cipriano (210-258) e Lattanzio (250-317).
Le caratteristiche principali delle comunità cristiane sparse nel mondo antico rispecchiavano l’insegnamento originale dei Vangeli. In particolare i cristiani primitivi vivevano separati dal “mondo”, ovverosia separati dalla mondanità.
La loro Fede era talmente forte che ogni cosa che richiamasse l’adorazione della materialità era per loro negativa e doveva essere evitata. Non erano asceti, come per esempio alcuni santoni indiani, che praticano la mortificazione della carne e la negazione del desiderio, ma vivevano in contesti non mondani, non frivoli, quindi piuttosto austeri, senza fronzoli, per intenderci.
L’adorazione del denaro, la ricerca del potere e della materialità erano concetti non interessanti per i cristiani del primo, secondo e terzo secolo, che invece si soffermavano sul concetto di condivisione, e di amore incondizionato per i fratelli e anche per le persone esterne alle comunità, i cosidetti non cristiani.
A tale proposito ecco una frase di Giustino Martire (1):

Noi, che davamo valore ad acquisire ricchezze e possedimenti più che a qualsiasi altra cosa, adesso mettiamo in un fondo comune ciò che abbiamo e questo fondo comune lo compartiamo con chiunque ne abbia bisogno. Ci odiavamo e ci distruggevamo tra di noi, inoltre non volevamo associarci con popoli di diverse razze o paesi. Adesso, per Cristo, viviamo insieme a queste persone e preghiamo per i nostri nemici.

Un’altra caratteristica dei primi cristiani era la Fede incondizionata in Dio. Ecco una frase di Clemente di Alessandria (2):

Una persona che non fa ciò che Dio gli ha ordinato dimostra che in realtà non crede in Lui.

L’accettazione delle persecuzioni e la risposta non-violenta ad esse fu il miglior esempio della Fede assoluta che i primi cristiani avevano riposto nella figura di Gesù Cristo. Ecco un passaggio scritto da Lattanzio (3):

Se tutti abbiamo origine da un uomo, che fu creato da Dio, chiaramente apparteniamo tutti ad una famiglia. Pertanto è abominevole odiare un’altro essere umano, a prescindere dalle sue colpe. Per questa ragione Dio ha sancito che non dobbiamo odiare nessuno, e che dobbiamo eliminare totalmente l’odio. In questo modo, dobbiamo confortare i nostri nemici, ricordandogli la nostra mutua relazione. Perchè se ci fu data la vita dallo stesso Dio, che cosa siamo se non fratelli? E siccome tutti siamo fratelli, Dio ci insegna a non farsi mai male tra di noi, aiutando gli oppressi e i bisognosi e dando da mangiare agli affamati.

La Fede assoluta dei primi cristiani negli insegnamenti di Gesù e degli apostoli si dimostrò soprattutto durante le persecuzioni.
Essere cristiano era illegale nell’impero romano, soprattutto perché i seguaci di Cristo negavano la Divinità dell’imperatore e non facevano i sacrifici richiesti dalla cultura del tempo. I primi cristiani erano consapevoli di poter essere mandati al patibolo soffrendo torture atroci, ma erano convinti che Dio non li avrebbe abbandonati. Ecco un passaggo delle Lettere di Ignazio, un seguace di Giovanni:

E’ necesario, quindi, non solo essere chiamato “cristiano”, ma essere in realtà “cristiano”…se non siamo pronti a morire nello stesso modo come Lui morì, la sua vita non sta in noi. (4)

Ed ecco un altro passaggio, scritto prima di essere portato al patibolo:

Che portino il fuoco e la croce. Che arrivino i branchi di bestie selvagge, che mi si spezzino le ossa e che io sia squartato. Che mi mutilino. Che vengano tutte le diaboliche torture di Satana. Solo lasciatemi andare da Gesù Cristo! Preferirei morire per Gesù Cristo che regnare fino ai confini del mondo. (5)

Fu proprio la fortissima fede che i primi cristiani avevano in Dio, testimoniata addirittura nell’estremo sacrificio (non a caso “martire” significa testimone, in greco), che servì da “volano” per nuove conversioni, e per nuovi martiri. La fede in Gesù Cristo, malgrado le persecuzioni si allargava a vista d’occhio.
Dagli scritti dei primi cristiani si evince che realmente essi vivevano “nel mondo”, pur “non essendo del mondo”.
Non avevano gerarchie, ma ogni congregazione era indipendente dalle altre, in modo che un insegnamento sbagliato o un’eresia non potesse spargersi in tutte le chiese.
Non adoravano la ricchezza materiale, ma vivevano in comunità di credenti, compartendo i loro averi con i seguaci.
Non cercavano il potere terreno, ma piuttosto la salvezza spirituale.
Non accettavano che esistessero nuove rivelazioni o nuove credenze, ma basavano la loro Fede solo sui Vangeli e sugli altri scritti del Nuovo Testamento. Ogni possibile dogma aggiunto era un cambio di direzione e pertanto un errore.
Nel 303 d.C. ci fu l’ultima persecuzione ai danni dei cristiani, voluta da Diocleziano e Galerio. Si ordinò l’abbattimento di Chiese e il rogo delle Sacre Scritture. Si sancì la confisca dei beni dei cristiani e l’arresto di molti di loro. Pochi anni dopo l’impero romano non aveva un unico capo supremo.
Flavio Valerio Severo governava l’Italia e l’Africa del nord, mentre Costantinio governava la Britannia e la Gallia. Altri due leader militari governavano la parte orientale dell’impero.
Quando Severo fu sconfitto da Massenzio, Costantino si dichiarò “legittimo imperatore” dell’impero romano di Occidente. Ma vi era ancora Massenzio da sconfiggere, prima di poter entrare trionfalmente a Roma.
Lo storico Eusebio (265-340), narra, nella sua “Vita di Costantino” (6):

Disse che a mezzanotte…vide con i suoi occhi il segno di una croce di luce nei cieli, sovrapposta al sole, con le parole: con questo segno sarai vincitore. (in hoc signo vinces)

La battaglia fu vinta da Costantino che attribuì la vittoria al “Dio dei cristiani”. Non sappiamo se in seguito a questo fatto Costantino si convertì al Cristianesimo. Però fece di tutto per avantaggiare i cristiani, favorirli, e, indirettamente, corromperli (forse senza volerlo). Vediamo il perchè.
Con l’editto di Milano (313 d.C.), l’imperatore Costantino e Licino (Augusto d’Oriente) decretarono la libertà di culto per ogni religione in tutto l’impero.

«Noi, dunque, Costantino Augusto e Licinio Augusto, essendoci incontrati proficuamente a Milano e avendo discusso tutti gli argomenti relativi alla pubblica utilità e sicurezza, fra le disposizioni che vedevamo utili a molte persone o da mettere in atto fra le prime, abbiamo posto queste relative al culto della divinità affinchè sia consentito ai Cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinchè la Divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità.»

Quindi Costantino decise che ogni proprietà confiscata ai cristiani durante le persecuzioni di Diocleziano avrebbe dovuto essere riconsegnata. Inoltre ogni casa di preghiera che era stata bruciata avrebbe dovuto essere ricostruita a spese dello Stato.
L’editto di Milano non aveva trasformato la religione cristiana in religione di Stato, ma è innegabile che con il tempo l’imperatore avesse adottato un forte atteggiamento pro-cristiano. Costantino ordinò la costruzione di nuove e sontuose chiese, per poter ricevere più fedeli.
Presto si rese conto che la maggioranza dei vescovi cristiani stava vivendo nella povertà. Gli offrì pertanto un salario e protezione. Consentì che le Chiese potessero ricevere beni in eredità. Concesse l’istituzione di una sorta di tribunali vescovili (episcopalis audientia) ai quali i cristiani potevano accedere per dirimere le loro controversie. Inoltre, esentò dal pagamento di imposte tutti i vescovi e le loro proprietà.
Incredibilmente, i cristiani passarono così in pochi anni da una minoranza perseguitata ad essere i favoriti della corte. Quanta differenza rispetto a pochi anni prima!
Ecco che lentamente, lo spirito conservatore dei primi cristiani, si trovava ad essere fortemente minacciato.
Durante il periodo dei primi cristiani, per esempio, nessuno aveva mai pensato di pagare dei salari ai vescovi, ma quando Costantino lo fece, loro accettarono.
Nessuno aveva mai pensato che fosse giusto essere esenti da imposte, ma quando Costantino li esentò, loro accettarono.
Nessuno aveva mai pensato che fosse giusto vivere in un palazzo sontuoso, ma quando Fausta, la seconda moglie di Costantino, concesse la Domus Faustae (nell’area del Palazzo Laterano) a Milziade, il vescovo di Roma, egli accettò senza riserve.
Ecco che i cristiani iniziarono a pensare che il cambio non poteva essere sinonimo di errore, ma forse poteva portare a miglioramenti.
Cosa ottenne l’imperatore in cambio di tutti questi favori e privilegi?
Già nel 314 d.C., quando ci fu una polemica tra donatisti e cattolici, fu lui a dirimerla e a dare ai cattolici la priorità e il riconoscimento di essere la legittima corrente della Cristianità.
Costantino non era più considerato una “Divinità”, come i precedenti imperatori, ma siccome il vescovo di Roma lo riconosceva, ecco che otteneva il “diritto divino”, ossia il “diritto di regnare consacrato da Dio”.
Il Cristianesimo invece si era corrotto, si era mischiato con la politica e con gli affari del mondo. Non era già più formato da un insieme di persone che praticavano il culto in modo distaccato dai beni e dalle cariche materiali. Per la prima volta nella storia, ai cristiani gli si riconosceva prestigio sociale, importanza, onori. Quando il Cristianesimo incominciava ad essere accettato ed inoltre apportava benefici dal punto di vista sociale, migliaia di persone si convertirono. E lo Stato approvava. Ecco che i cristiani, vedendosi accettati, e poi privilegiati, in realtà si allontanarono dagli insegnamenti originali di Gesù Cristo, ed iniziarono addirittura a perseguire chi criticava la loro nuova dottrina. Lentamente infatti si stava dando più importanza alla teologia e alla dottrina piuttosto che al cambio radicale e interiore che dovrebbe avvenire all’interno di un cristiano per poter aver accesso al Regno di Dio.
Nel 325 d.C. sorse un’accesa disputa sulla natura del Figlio di Dio e del Padre.
I due principali contendenti di questa polemica furono Alessandro, vescovo di Alessandria, e il presbitero Ario.
Costantino, che veniva considerato come “vescovo universale”, convocò un concilio di tutti i vescovi, che si svolse a Nicea.
Ario sosteneva che il Figlio di Dio non aveva la stessa natura del Padre ed era pertanto da considerarsi su un piano minore, tra gli Angeli e il Padre, appunto.
Costantino, per dirimere la disputa, decise di includere il termine homoousion (della stessa sostanza), nella dottrina (7), proclamando che il Padre e il Figlio erano homoousion. Questa affermazione concorda pienamente con le credenze dei primi cristiani e si evince da vari passi dei Vangeli (per esempio: Prologo del Vangelo di Giovanni, Giovanni, 10, 30, o Matteo 28, 19).
Tuttavia, ciò che mi preme sottolineare qui, è che le dispute sulla dottrina avevano assunto ben più importanza rispetto al cambio di paradigma predicato da Cristo, ed inoltre, le eresie dovevano essere soppresse con una violenza inaudita.
Coloro che erano perseguitati, mi riferisco ai primi cristiani, divennero perseguitori.
Ario fu mandato in esilio in Illiria, tutti i suoi scritti furono bruciati, e si sancì che chi fosse trovato a seguire i suoi insegnamenti avrebbe dovuto essere giustiziato. E vero che Ario e i suoi seguaci erano eretici, ma ciò non giustificava una repressione così brutale. Dove era finito il perdono cristiano?
La Chiesa iniziò ad essere organizzata sulla falsariga dell’impero, nel senso che i vescovi metropolitani avevano autorità sulle chiese della loro circoscrizione. Ecco che l’indipendenza di ogni congregazione era finita, e vi era pertanto il rischio che un’aggiunta errata alla dottrina potesse spargersi velocemente.
Costantino inoltre favorì un processo di sincretismo con alcune religioni pagane, in un'ottica di diffusione e assimilazione. A Roma alcuni templi che erano stati consacrati a Iside furono riadattati e consacrati alla Vergine, e nel 336 d.C. fu sancita ufficialmente la data di nascita di Gesù nel giorno del 25 dicembre, attuando un sincretismo con alcuni culti pre-esistenti.
Sembrerebbe che Costantino avesse ottenuto di cristallizzare l’insegnamento di Cristo nel cosidetto Credo Niceno, e che mai più nessuno avesse potuto metterlo in discussione.
Ma non fu così: negli anni successivi vi furono altri concili, dove si proclamarono altri dogmi rigidi e vincolanti, che però risultavano essere aggiunte ai Vangeli, e quindi formule accessorie, non originali.
Alcuni scrittori, come lo statunitense David Bercot, si riferiscono a questo periodo come all’ibrido costantiniano, durante il quale ci si allontanò dai Vangeli. Fu un parziale ritorno all'Antico Testamento. Per esempio, mentre Gesù aveva predicato il distacco dai beni materiali, nell'Antico Testamento non vi era proibizione di accumulare ricchezze, e così fu nell’ibrido costantiniano.
Dopo il 325 d.C. la Chiesa, ormai gerarchicizzata, riconosceva lo Stato, e si trovava ad essere intrappolata nel potere e nella dottrina.
I cristiani avevano vissuto per quasi tre secoli in un regime di condivisione, uguaglianza, fratellanza e perdono. Inoltre avevano vissuto “nel mondo”, ma non erano “di questo mondo”, nel senso che non adoravano la ricchezza, ne desideravano la mondanità e tantomeno il potere.
I cristiani dell’ibrido invece si fecero corrompere, e lentamente, si allontanarono dai veri insegnamenti di Gesù Cristo.

 

(Autore: Yuri Leveratto. L'articolo originale si trova nel sito http://yurileveratto.com/it/articolo.php?Id=488)

 

Bibliografia:

  • Nuovo Testamento, Sociedad Biblicas Unidas
  • Che parlino i primi cristiani, David Bercot
  • La vita di Costantino, Eusebio di Cesarea

 

Note:

(1) Giustino, Prima Apologia, cap. 14
(2) Clemente, Miscellanea, Volume 4, cap.10
(3) Tertulliano, Ai martiri, capitoli 2, 3
(4) Lettere ai Magnesi, cap 5
(5) Lettere ai Romani, cap 5
(6) Eusebio, la vita di Costantino, 1, 28
(7) Il Credo niceno-costantinopolitano

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