Considerazioni sul Sator

                                                                 (Andrea Frasson)

 

                                         

 

Mi permetto di portare all’attenzione di codesto Sito alcune mie considerazioni e deduzioni su questo antico scritto al quale in molti e da troppo tempo si son dedicati cercando di dare una interpretazione corretta. Ritengo il Sator diverso (in quanto a contenuto) rispetto al Rotas rinvenuto a Pompei e datato ante 79 d.C.  Infatti, mentre il Rotas originario evidenzia esclusivamente l’abilità enigmistica e l’ingegno del suo autore, il Sator viene utilizzato in epoca medioevale e in periodi successivi, inserito su pareti di chiese e monasteri e descritto in testi antichi legati al culto cristiano.
Di certo il Rotas pompeiano può essere tradotto con riferimenti al seminatore/coltivatore di nome Arepo o al carro (celtico) il Sator invece, assume un significato religioso tant’è che cambia struttura divenendo speculare al Rotas e questo per dare risalto e importanza alla figura del Creatore (Sator) che viene posto all’inizio della frase. (Va da se che la stessa interpretazione in chiave religiosa data al Sator deve essere attribuita anche a quelle forme di Rotas utilizzate, sempre a partire dal medioevo, in chiese ed edifici sacri). Non sempre tale scritto si trova in forma di quadrato (vedi Campiglia Marittima, Arcè, l’Abbazia di Valvisciolo, ecc…) e quindi penso che più che parlare di “Quadrato magico” sia utile porre l’attenzione sul contenuto letterario della frase; personalmente non credo a riferimenti cabalistici né tantomeno a collegamenti con la mitologia che sarebbero in netto contrasto col significato religioso proprio del “Celebre Palindromo”.
Il fatto che non si sia ancora giunti ad una interpretazione condivisa sta nella difficoltà che si incontra nel tradurre la parola AREPO che non figura in alcun scritto antico e quindi non riportata in alcun vocabolario di latino. Da tener presente, comunque, che molti “studiosi-traduttori” sono gelosi delle loro interpretazioni anche quando, probabilmente, sbagliate. Non ho il dono della verità, per cui le mie deduzioni potrebbero risultare errate, ma penso che la parola AREPO debba essere intesa quale appare scritta e non (come da alcuni sostenuto) quale risultante di una contrazione di altri termini quali AREoPagO, AdREPO, A REPtO e altri ancora.
AREPO non traduce una parola sola ma è un’espressione formata da quattro parole, ossia : “A RE P O”. In latino “A” regge l’ablativo e “RE” è ablativo di Res/rei; “P” può essere iniziale di Pater e “O” di Optimus (i romani erano soliti scrivere molte parole indicandone le iniziali). AREPO, quindi, deve leggersi “A RE Pater Optimus” ossia : da ciò/da tale cosa Padre Buonissimo.
Ciò premesso, il Sator può assumere due significati a seconda di come viene interpretata la parola “opera”.

a)- Se si considera “opera” quale ablativo di opera/ae avremo:
“Il Creatore, per tale cosa Padre Buonissimo, dirige/conserva con cura le sfere celesti (l’universo)”.

b)- Se si considera “opera” quale accusativo plurale di opus/is avremo: “Il Creatore, da ciò Padre Buonissimo, conserva le opere (umane) e le sfere celesti”.
In questo caso bisogna considerare anche se non presente la congiunzione “et “ (= e) tra i due accusativi opera e rotas ( questa interpretazione potrebbe giustificare la presenza del Sator sulle pareti delle chiese; Sator, dunque, che avrebbe il valore di una preghiera ben augurante inserita al termine di lavori di costruzione/restauro degli edifici cristiani e a protezione degli stessi; tesi questa proposta su “Il cittadinoonline.it” in un bell’articolo sul Duomo di Siena)

Una ulteriore spiegazione, formulata sempre sullo stile delle precedenti, consiste in una diversa interpretazione da darsi alla lettera "O " di AREPO che potrebbe significare OMNIUM ( o OMNIA); in questo caso AREPO andrebbe tradotto come: "Da/per tale cosa Padre di tutto ( di ogni cosa)". Seguendo quest' ultima ipotesi il SATOR assumerebbe il seguente significato:

" Il Creatore (Dio), per tale funzione (da ciò) Padre di ogni cosa, conserva le opere (umane) e l'universo.

Tali traduzioni/spiegazioni penso siano rispondenti alla sintassi latina e alla volontà di coloro che vollero scritto il Celebre Palindromo sulle pareti di chiese, monasteri e inserito in testi antichi.
In quanto alla teoria proposta dal Grosser (la Crux dissimulata) essa mi sembra decisamente forzata e casuale.
Circa la caratteristica di esoterismo (e di magia) data al Sator è mia opinione ritenere che l’alone di mistero viene solitamente attribuito a tutto ciò che l’uomo non riesce a spiegarsi con la logica e/o la ragione.
Questo è quanto son riuscito a dedurre dal Celebre Palindromo; “sarà mai questa la vera traduzione?.... agli esperti l’ardua risposta!!!”
Ringrazio per l’attenzione.

 

                                            

 

  • In questo sito una intera sezione è dedicata al Sator, oltre a un paio di video nel nostro Canale Youtube.

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