Report del Convegno

“La Magia esiste?”

Il pensiero magico nella cultura contemporanea

                                                    (a cura di Duepassinelmistero)

                                                

 

Il 15 novembre 2014 si è svolto a Torino l’interessante Convegno organizzato dall’Accademia Vis Vitalis. La sala conferenze dell’elegante Hotel Fortino (Strada del Fortino 34-36) era al completo fin dall’apertura dei lavori e c’eravamo anche noi di Due passi nel mistero ad assistere all’avvicendarsi dei relatori, alcuni dei quali sono anche collaboratori del nostro sito. L’evento ha avuto il patrocinio della Città di Torino e della Regione Piemonte, mentre Yume srl e Telematic Service Communication srl sono state sponsor.

Si è trattato del primo Convegno su magia, scienza e religione che si è tenuto nella “città magica” per eccellenza, e che ha saputo riunire studiosi di diversa estrazione e competenza professionale per cercare di fare il punto sui risvolti socio-antropologici, psicologici, teologici, esoterici e scaramantici che la magia, dalla notte dei tempi, ha rivestito nella vita dell’umanità.

 

Il primo relatore è stato il biologo e scrittore Giancarlo Guerreri, esperto di Regressione Ipnotica. La sua conferenza ha avuto per titolo “È nato prima lUomo o la Magia?”, della quale possiamo soltanto darne un inesaustivo riassunto. Bel dilemma da dipanare, se sia nato prima l’Uomo o prima la Magia, ma questa provocatoria domanda cela il desiderio di suscitare una riflessione e la speranza di una maggiore consapevolezza individuale, a detta del Guerreri. Lo studioso, cercando di definire il pensiero magico, ha affermato che esso sia composto da una serie di pratiche, codificate secondo precisi rituali, atte a favorire il “distacco” dal piano di realtà nel quale è immersa la nostra coscienza. Ciò include quindi la necessità che altre dimensioni possano esistere e che non siano solo il frutto di fantasie partorite da menti malate. Il pensiero magico nasce quindi da una profonda consapevolezza dell’esistenza di altre dimensioni, con le quali il Mago desidera interagire. Coloro che si occupano di studi esoterici ammettono che vi siano fenomeni non spiegabili con le attuali conoscenze e che necessitano, per essere compresi, della presenza di nuove dimensioni o di Piani cosiddetti sottili. Argomenti che gli accademici stentano ad  accettare e approfondire. Perché? Eppure, ha sostenuto Guerreri, dall'inizio del Paleolitico Superiore fino ad oggi la presenza dell'Uomo è sempre stata accompagnata da espressioni artistiche legate al mondo della Magia, suggerendo agli studiosi l'ipotesi che i nostri antenati fossero in contatto con un’idea di trascendenza molto radicata nelle proprie tradizioni. Per entrare in comunicazione con una “dimensione altra”, è più che probabile che venissero impiegate sostanze psicoattive, tutt’oggi usate da numerosi sciamani nel mondo. Il ricercatore Graham Hancock pubblicò nel 2005 “Supernatural. Meeting with Ancient Teachers of Mankind”, tradotto e pubblicato in Italia con il titolo di “Sciamani”, nel quale ipotizzò che una gran parte dei dipinti rupestri (in particolare quelli che raffiguravano sia disegni simbolici che i Teriantropi, ovvero esseri per metà animale e per metà uomo), fossero delle rappresentazioni di reali visioni ottenute in stato di coscienza alterato. Lo scrittore sperimentò sulla sua pelle la Ibogaina, sostanza allucinogena utilizzata ancora oggi nello sciamanesimo e che costituirebbe una “chiave d’accesso” per entrare in un'altra dimensione, abitata da esseri sconosciuti e in molti casi terrificanti. Forse finanche nel mondo infero. Le dimensioni parallele si possono raggiungere anche in altre maniere, quando si induce uno stato alterato di coscienza:  il suono di particolari tamburi, utilizzati secondo precise frequenze che favoriscono il distacco dalla dimensione convenzionale; danze sfrenate, iper-ossigenazione, viaggi astrali debitamente controllati… Non è da tutti raggiungere e gestire la facoltà di penetrare l’ “oltre”, difatti esiste una gerarchia iniziatica che prevede il superamento di prove, come è sempre stato. A conforto dell’ipotesi che esistano più dimensioni, Guerreri ha fatto riferimento alla Fisica Quantistica; secondo le ultime frontiere più eterodosse si parla di 26 dimensioni (Teoria Bosonica), contro le 10 affrontate matematicamente fino a qualche anno fa.

La grande scissione tra pensiero esoterico e pensiero razionale nasce alla fine del medioevo e si formalizza con l’Illuminismo. Diderot e d'Alembert, i primi grandi enciclopedisti, affermavano di comprendere ogni aspetto dello scibile analizzando chirurgicamente ogni forma dell’oggetto indagato e riducendolo alla somma delle sue singole parti. In tal modo nessun fenomeno è stato mai più accettato senza applicarvi il “Metodo scientifico” e da un altro canto è comparso un numero sempre crescente di cialtroni o imbonitori da piazza che hanno fatto di tutto per screditare quella che la Tradizione millenaria aveva definito “Scienza Sacra”. La magia, spesso, viene posta in contraddizione con la Scienza positivista solo perché si manifesta con espressioni che non possono essere spiegate o avvicinate utilizzando le “regole” di cui disponiamo, oppure per via della cosiddetta “non ripetibilità” dell’esperienza affrontata. Risulta ovvio che per accettare il “pensiero magico” sia necessario aumentare il grado di complessità del sistema, ma è altrettanto vero che tale modifica non comporterebbe necessariamente l’imbocco di una via errata. E’ necessario disporre di una mente aperta e di uno spirito indagatore per avvicinare, e forse comprendere, realtà che sfuggono alle normali investigazioni, ha affermato Guerreri. Chi si pone con serietà ed onestà intellettuale di fronte ad un problema sconosciuto deve essere privo di pregiudizi e possedere quella dose di umiltà che possa permettergli di considerare oggettivamente ogni possibile aspetto del fenomeno osservato, senza fargli decidere prima che si tratti necessariamente di truffa o gioco di prestigio. Il noto scrittore Carlos Castaneda sosteneva che quando si decide di intraprendere un percorso iniziatico di Conoscenza bisogna porre a se stessi questa domanda: La Via che sto per intraprendere ha un cuore? Se per me l’ha, è il caso che l’affronti, in caso contrario sarà solo una perdita di tempo.

 

                  

                                       Alcuni momenti della conferenza del dr. Guerreri

 

 

E’ stata quindi la volta dell’antropologo Massimo Centini, che ha presentato una dotta relazione intitolata “Pensiero Magico e patologia sociale”, che anche in questo caso dobbiamo necessariamente condensare. Anzitutto il ricercatore ha affermato di non credere alla magia, fenomeno al quale ha dedicato però moltissimi approfondimenti dal punto di vista antropologico.

Viviamo in un mondo dominato dalla Scienza- ha esordito- ma questo mondo è soltanto apparentemente indenne dal giogo del pensiero magico, espressione della cultura che guarda ad esso come una sorta di via di fuga per cercare di sottrarsi a tutta una serie di impasses che la condizione umana impone. La magia sembrerebbe aver trovato maggiore affermazione soprattutto in quelle società in cui vengono a mancare le “certezze” fornite da valori solidi come la religione o la scienza. Tali condizioni sarebbero effetto della cosiddetta “patologia sociale”, tecnicamente definita anomia e che in sociologia identifica una stato oggettivo di carenza normativa, con conseguente assenza di norme atte a regolare il comportamento sociale dei singoli e dei gruppi.  Sono stati molti gli studiosi che hanno cercato di dare una risposta alla ricerca del senso magico. Edward Burnett Tylor (1832-1917) considerò per primo la magia come l'espressione tipica delle culture che ai suoi tempi erano dette “primitive” o “selvagge”; definì la magia come “una delle più pericolose illusioni che abbia mai afflitto il genere umano” (Primitive culture, 1871). James George Frazer (1854-1941), affermava invece che l’evoluzione del pensiero umano sarebbe scandita da fasi sequenziali: magia > religione > scienza. Dove la magia corrisponderebbe allo stadio primitivo dell’ uomo, perché si struttura su un’architettura che comunque produce una sorta di zoccolo duro destinato a permanere nel tempo anche nelle società più evolute. Wilhelm Maximilian Wundt (1832-1920), rifacendosi sempre al modello evoluzionistico, indicava il pensiero magico come il livello precedente a quello religioso, strutturato su processi emozionali alimentati dalle ansie e della paure prodotte nell’uomo dalle forze della natura. In seguito Sigmund Freud (1890-1950), accettando lo schema evoluzionistico di Frazer, indicava comunque la necessità di tracciare una dicotomia tra lo sviluppo della società e quello del singolo individuo. Calandosi quindi nella valutazione di colui che crede e pratica la magia, Freud vedeva in essa un'espressione dell’onnipotenza del pensiero, e nei riti e nelle formule magiche esperienze tipiche dei nevrotici che credono di influenzare la realtà attraverso i propri pensieri. È infatti necessario non ignorare che, in alcuni aspetti tipici delle pratiche rituali, possono essere presenti manifestazioni che rimandano alla nevrosi ossessiva. Ne abbiamo esempi indicativi nelle varie manifestazioni della tante culture, non solo “primitive”, che inducono chi crede nella magia a effettuare riti indicati come irrinunciabili, ripetitivi, considerati utili, anche se di fatto privi di un’utilità diretta. Osservando queste azioni, si scorge che queste ritualità, in cui prevale l'aspetto nevrotico-ossessivo, presentano alcune caratteristiche specifiche:

  • non sono utili immediatamente a fini pratici;
  • chi li effettua è consapevole della loro inutilità pratica immediata;
  • chi li pratica si sente però obbligato a compierli;
  • l’omissione di un atto cerimoniale, per varie motivazioni, determina angosce nel soggetto (senso di colpa);
  • dopo aver compiuto il rito il soggetto avverte un senso di protezione contro l'angoscia;
  • l’angoscia primaria, che alimenta la nevrosi ossessiva, immediatamente si carica con un’altra ansia, determinata dalla preoccupazione di non aver effettuato il rito secondo le necessarie regole.

Tra XIX e XX secolo, lasciando parzialmente da parte la forte condizionante costituta dalla ricaduta culturale determinata dalle tesi sull’evoluzionismo, anche la magia divenne oggetto di valutazione antropologica attraverso un orientamento sostanzialmente sociologico.

Furono studiosi come Èmile Durkheim (1858-1917), Marcell Mauss (1872-1950) e Luciene Lévy-Bruhl (1857-1939) in particolare, a porre in rilievo il peso esercitato dalla magia all'interno dell’organizzazione della società, chiarendone il ruolo “situazionale”, quindi fortemente condizionato del contesto. Nella complessa amalgama fatta di codici simbolici e di sintassi accessibili solo affidandosi completamente alle “certezze” del mago, risiede il sapere della magia, che nella sua azione si avvale di un linguaggio di segni arroccati in modo sincretistico intorno ad una dialettica capace di autoalimentarsi.

Potremmo qui richiamare il concetto di “descrizione densa” coniato dal filosofo Gilbert Ryle (1900-1976) e applicato in etnografia da Clifford J. Geertz (1926-2006). Avvalendoci di questo approccio, la nostra conoscenza di una cultura diversa è possibile solo avendo ben presenti le peculiarità del contesto. Solo la “descrizione densa” è nella condizione di fornire dati antropologicamente rilevanti e corretti dal punto di vista emico. Senza tenere conto del contesto, abbiamo quindi la certezza che l'uomo è un animale incompleto, in grado di esistere solo all'interno di una cultura. E.E. Evans-Pritchard (1902-1973) studiando gli Azande del Sudan, giunse alla conclusione che la credenza nella magia si affermi in un sistema di “pensiero chiuso”, all’interno del quale è improbabile una verifica in senso scientifico. In pratica il “pensiero chiuso” sarebbe primitivo, mentre quello aperto corrisponderebbe a quello moderno e scientifico.

Non è però possibile generalizzare e riconoscere tout court all’Occidente il ruolo di portatore del “pensiero aperto”, poiché, in fatto di credenze magiche, anche nei paesi ad alta tecnologia non mancano manifestazioni dominate dal pensiero magico.

Nel periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale, mentre gli studi antropologici avevano subito un'importante trasformazione sul piano della ricerca e della metodologia, Bronislaw Malinowski (1884-1942) pubblicò Argonauti nel Pacifico Occidentale (1922). Un volume realizzato sulla base delle osservazioni effettuate nelle Isole Trobriand (Nuova Guinea) attraverso la cosiddetta “osservazione partecipante”, vale a dire un metodo di ricerca che consenta allo studioso di stabilire un rapporto empatico con i nativi, partecipando attivamente alla loro vita, cogliendone il loro punto di vista. Per Malinowski, autore del fondamentale saggio Magia, scienza e religione, la magia sarebbe la risposta emotiva ad una situazione non controllabile, ma soprattutto, e questa è stata certamente la “scoperta” più importante di Malinowski, la magia non sarebbe anteriore alla religione o alla scienza, ma costituirebbe “un possesso primordiale che afferma il potere autonomo dell’uomo di creare dei fini desiderati” (B. Malinowski, 1976, pag. 81).

La magia si struttura quindi su tutta una serie di pratiche rituali che hanno la funzione di proporsi come strumento alternativo per contrastare l’incapacità dell’uomo di controllare elementi e ambienti nel corso della propria esperienza quotidiana. Per Malinowski la magia e la religione fornirebbero risposte a una tensione emotiva, avendo una funzione catartica importante, fornendo un rilassamento in situazioni di forte stress.

Riferendosi alle culture sciamaniche, Lévi-Strauss (1908-2009), sosteneva che la presenza di questi operatori di magia all’interno di una comunità, parrebbe direttamente proporzionale alle condizioni di instabilità di quella comunità. Ne consegue che lo sciamano avrebbe il ruolo di mantenere l'equilibrio sociale attraverso la canalizzazione delle tendenze nevrotiche collettive. Su un altro piano, lo sciamano, spesso persona affetta da disturbi e patologie psichiche, viene a sua volta integrato dalla collettività, così che la sua nevrosi possa essere contrassegnata da un’aura mitica e di conseguenza azzerare le alterità che non risulterebbero in armonia con il gruppo.

 

                                   

            

                               Alcuni momenti della conferenza del prof. Massimo Centini

 

 

Alessandro Defilippi, psicologo analitico e scrittore, ha proseguito l’alto livello culturale degli interventi, proponendo una discussione intitolata “Il mondo infinito e inafferrabile”, aperta da una frase di Carl Gustav Jung: "L'uomo deve sentire che vive in un mondo che, per certi aspetti, è misterioso: che in esso avvengono e si sperimentano cose che restano inesplicabili, e non solo quelle che accadono nell'ambito di ciò che ci si attende. L'inatteso e l'inaudito appartengono a questo mondo. Per me, fin dal principio, il mondo è stato infinito e inafferrabile".

Un bell’esordio, non c’è dubbio, proseguito poi con sette punti-guida, sui quali si è snodato l’intervento dello studioso, che tenteremo di riassumere, partendo dall’analisi etimologica del termine “magia”, derivante dal greco μαβεία -magheia, riferito all‟antica dottrina dei Magi persiani.

 

Gli stessi Magi la cui adorazione all’Epifania rappresenta uno dei segni della divinità di Gesù. I Magi, ha ricordato Defilippi, non erano quelli che in seguito furono chiamati maghi, ma sacerdoti della religione mazdea e zoroastriana, esperti di filosofia e di astrologia (abbiamo parlato dei Re Magi in questa sezione, n.d.r.).

Il relatore ha ribadito che in greco antico magia viene anche detta ἐπῳδή –epodé, termine in cui risuona la parola ἐπῳδός. L’italiano epòdo (ricordiamo il Giambi ed epòdi di Giosuè Carducci), secondo l‟enciclopedia Treccani, deriva dal latino Epōdos, proveniente appunto dal greco ἐπῳδός, parola composta dal prefisso ἐπί -dopo- e da ᾠδή -canto (più propriamente canto aggiunto). Nella metrica e poesia antica, il termine è usato con varie accezioni, per indicare un verso o un periodo di una strofa. I termini ἐπῳδή ed ἐπῳδός riportano sia alla magia sia alla poesia. 1.Magia e canto; magia e poesia: la prima coppia del mio discorso, ha detto Defilippi. D’altronde, però, sempre in greco, fare una magia si dice θαρμακεύω - farmacheuo- che significa al tempo stesso somministrare un medicamento o avvelenare. Potremmo dire, certo con qualche forzatura che non piacerebbe né ai grecisti né agli studiosi di storia delle religioni, che le parole della magia ci conducono in un territorio bicorne e ambiguo: quella della parola, della poesia e del canto da un lato e quello del duplice significato delle arti mediche, legate alla cura (somministrare un medicamento) ma anche temute come un possibile danno (avvelenare). 2. Ed ecco la seconda coppia: magia e cura.

  • 3. Magia e parola: scrittura e psicoanalisi. La poesia nel suo fare fonda la realtà; la magia, nel suo fare cerca di modificarla e la psicoanalisi a sua volta, sempre nel suo fare, cerca di rivelarla. Io sono un medico- ha affermato Defilippi- e ho sempre pensato che la psicoanalisi non sia né scienza né arte, bensì artigianato: fare nel senso più stretto del termine. Così anche sempre mi è parsa la nostra vita: un lento lavoro di costruzione, simile a quello dell'ebanista che costruisce un mobile e trascorre il suo tempo a scartavetrare una superficie di legno, fino a renderla liscia e sottile.  
  • 4. Psicologia analitica e magia. Carl Gustav Jung, in alcuni suoi scritti, considera la presenza di due aspetti psicologici nella magia, intesa come “insieme di operazioni che pretendono di controllare e trasformare la natura fisica e psichica” (P. F. Pieri, 1998). Un aspetto difensivo e uno trasformativo. L’aspetto difensivo si basa sulla reazione al senso di precarietà della vita e ci riporta all’accezione antropologica di quello che è uno degli oggetti-simbolo della magia: il feticcio. Defilippi ha introdotto anche un importante aspetto, concernente il suo lavoro di psicoterapeuta, parlando di “partecipazione mistica”, relata al fatto che il soggetto non può distinguersi chiaramente dall’oggetto, ma è legato a questo da un rapporto diretto che può chiamarsi identità parziale. La relazione transferale caratteristica del lavoro psicoanalitico può essere letta in parte come una relazione di tipo “magico”, in cui una persona (l‟analista) possiede sull’altra (il paziente) una sorta di potere, in parte riconducibile al fatto che il transfert, legato al pensiero magico, illumina la figura dell’analista di una luce mana. Mana è un termine di origine melanesiana, definito, alla fine del XIX secolo, da R. H. Codrington come “la credenza in una forza del tutto distinta da quelle fisiche, agente sia in senso benefico che malefico”. Una sorta di “forza vitale sovrannaturale”, non necessariamente legata però al concetto di divinità. L’aspetto trasformativo riconosciuto da Jung, invece, si basa sul fatto che il pensiero magico è in qualche modo un antenato del pensiero simbolico, che è l‟unico –in contrapposizione a quello razionale- che permette la trasformazione. Un procedimento psichico che prevede intuizione, capacità di cogliere la natura interiore delle cose, di avere una comprensione rapida e profonda di un reale spesso celato. In pratica, riuscire a vedere con altri occhi, ed è solo questa visione che apre la strada alla trasformazione della psiche, a quello che ci ricorda una mutazione alchemica.
  • 5. Bianco e nero. In questo punto il relatore ha introdotto l’atavico contrapporsi di Bene e Male, di Magia Bianca (cui potremmo associare la Wicca, un'autentica religione moderna che nasce negli anni ‘30 dello scorso secolo e il cui nome è legato all‟antica parola inglese wicca, che si riferiva alle streghe e agli incantatori nell'Inghilterra anglosassonee) e Magia Nera, negromanzia (la consultazione e il controllo di entità superiori e demoniache). In entrambi i casi ciò che è in gioco è il potere. Potere sugli eventi naturali nel caso della magia bianca; su entità altre la magia nera. Quindi, l‟aspetto bianco e quello nero del magico sono legati a una delle radici della magia: il potere.
  • 6. La parola e il potere. Che cos’è un Incantesimo? Tale termine deriva dal latino “incantare”, da in- e cantare -recitare formule magiche- che è un intensivo di canere, cantare. Tramite la formula magica si consegue, attraverso le parole, potere: sulle cose, sulle persone, sugli spiriti…
  • 7. Parola, magia, mondo attuale. In realtà è evidente – ha sostenuto il relatore-quanto nel mondo attuale, come in tutte le epoche che ci hanno preceduto e seguiranno, la magia sia una presenza costante. Il mondo è “infinito e inafferrabile”, non controllabile, misterioso. Un luogo, fisico e mentale, da esplorare. E in esso non si può non percepire, talvolta, la possibile presenza di un ulteriore, di qualcosa che non può essere spiegato o raggiunto solo attraverso il pensiero razionale e la sua ΰαρις. Potremmo forse pertanto, in questo mondo così sperduto, triste e spaventato in cui oggi ci muoviamo, intendere il concetto di magia in una duplice chiave. La prima che corrisponde a quella, per intenderci, “tradizionale”, legata al fare magico vero e proprio. La seconda invece che è rappresentata da un nuovo modo di intendere la nostra vita, come se essa fosse caratterizzata da una risonanza e da una profondità maggiori. Dovremmo sempre ricordare, come scrisse Hölderlin, che “là dove c‟è l'ignoto c’è quel che ci salva”.

 

                       

                                  Il momento conclusivo della corposa relazione del dr. Defilippi

 

 

L’ultima relazione della mattinata avrebbe dovuto essere presentata da due psichiatri, Franca Pezzoni e Giacinto Buscaglia, che non hanno potuto invece presenziare per questioni involontarie da sè stessi (bloccati dal maltempo ligure). Ha dunque esposto la loro trattazione, intitolata “internet e Magia”, il prof. Massimo Centini. Le riflessioni dei due autori sono partite dallo studio degli antichi rituali, eseguiti per rispondere a bisogni profondi delle persone e delle comunità, esigenze che non vengono più riconosciute a livello sociale e tanto meno a livello psicologico o psichiatrico. La tendenza oggi imperante è la riduzione del disturbo a puro elenco di sintomi da trattare con psicofarmaci, senza alcuna considerazione per la storia dell’individuo e per il significato che anche i deliri possono avere nel rappresentare la sua verità. Per tutta l’antichità, secondo i Greci (Platone e Aristotele inclusi) e fino al Rinascimento compreso, il mondo era vivente. L’ipotesi di una materia morta, cioè veramente inanimata, oggi così familiare, era tutt’altro che ovvia. Il fatto che il mondo fosse vivente era la più naturale delle ipotesi ed era a prima vista ampiamente sostenuta dall’evidenza. In una tale visione del mondo la morte è l’enigma, una contraddizione rispetto alla vita, che invece è la regola, e deve essere spiegata nei termini della vita, in un quadro generale di predominanza ontologica della vita. Il pensiero moderno, iniziato dopo le scoperte di Copernico, si trova nella situazione teoretica esattamente opposta: ciò che è naturale e comprensibile è la morte, problematica è la vita. Ciò che è privo di vita è divenuto il conoscibile per eccellenza, il fondamento esplicativo e poi anche ontologico di tutto. Di conseguenza è ora l‟esistenza della vita in un universo meccanico a richiedere una spiegazione e la spiegazione deve essere data nei termini di ciò che è privo di vita. L’attenzione dei due ricercatori è stata attirata dalla forte somiglianza tra i riti dionisiaci praticati nell’antichità classica e alcuni fenomeni che si sono verificati e si verificano su Internet, che presenta un contrasto davvero stridente tra l’ipertecnologia e la modernità da un lato e l'emergere di emozioni profonde e arcaiche dall'altro.

Internet nasce con scopi militari. Originariamente, con il nome di Arpanet, era una rete che collegava strutture militari americane. Se questa é l'origine, lo sviluppo e la diffusione che sta avendo in tutto il mondo sono collegati a motivazioni ben diverse, che hanno a che fare più con l'istintualità che con la tecnologia e la razionalità. Se si pensa che solo 40 anni fa la rete era utilizzata da un ristretto numero di persone in ambito militare e accademico e ed ora gli utenti sono quasi 3 miliardi, si capisce come l’espansione sia stata formidabile. Si può dire che la rete è il territorio che si è popolato più rapidamente nella storia. Un aspetto interessante di Internet è la sua immaterialità, intesa come la perdita della materia. Tutto è affidato a pixel, attraverso i quali si parla, si vedono immagini, si scambiano informazioni. L’immaterialità di Internet apparentemente la rende incompatibile con i rituali magici che hanno bisogno per essere eseguiti della materia, se si dà credito a ciò che affermava Agrippa Von Nettesheim: “Nessuno dunque silluda di poter operare alcunchè nelle scienze segrete magiche e naturali, senza queste tre specie di elementi e senza ben conoscerli. Ma colui che saprà ridurli e trasformarli luno nellaltro, gli impuri in puri, i composti in semplici, e discernerne la natura intima e la virtù e possanza in numero grado e ordine, perverrà agevolmente alla perfetta conoscenza delle cose naturali e dei segreti celesti”. Eppure esiste un collegamento evidente tra il cyberspazio, nel quale le persone possono comunicare attraverso identità che sono limitate solo dalla loro immaginazione, e le esperienze mistiche che hanno a che fare con il mondo del magico e del sacro. La realtà virtuale è stata anche definita come “LSD elettronico”. come si evince dal termine “cyberdelic”, che mette insieme le parole “cybernetics” e “psychedelic”. Nevill Drury in un articolo molto interessante (“Magic and Cyberspace. Fusing Technology and Magical Consciousness in the Modern World”) osserva che molti guru che hanno contribuito a creare la rete provengono dalla cultura alternativa della beat generation degli anni 60-70 (non a caso oggi si usa il termine omofono bit generation per indicare i giovani che vivono in una dimensione telematica). Timothy Leary, noto scrittore e  psicologo americano, ha sostenuto che senza la rivoluzione psichedelica i computer non sarebbero così presto esplosi nello scenario mondiale e che antiche tecniche sciamaniche, droghe psichedeliche, tradizioni pre-cristiane, pagane e Hindu, si coniugano con i computer, che ci danno modo di comunicare con il linguaggio di base dell’universo. Il magico occulto e l'alta tecnologia finiscono per essere un tutt’uno.

Per quanto riguarda i riti dionisiaci si può ricordare che erano celebrati per onorare Dioniso, dio della vegetazione e della linfa vitale, del vino e dell’irruzione del divino nel quotidiano. Dioniso rappresenta l‟Alterità, l'Altro che inevitabilmente abita il sé ed è il luogo delle maggiori contraddizioni: identità e alterità, presenza e assenza, immaginario e reale, assoluto e nulla, potenza e fragilità, vita e morte, stabilità e passaggio. Le analogie che abbiamo creduto di ravvisare tra Internet e riti antichi - affermano i due relatori -si possono raggruppare seguendo un ordine. Alcune sono soprattutto interessanti perché riguardano una serie di passaggi per così dire preparatori, che inducono alterazioni più o meno temporanee nello stato mentale.

  • Limitazioni dell’esperienza sensoriale e caratteristiche specifiche della comunicazione.
  • Anonimato e assunzione di altre identità.
  • Parificazione dello status sociale
  • Ampliamento dei limiti spaziali e temporali
  • Accesso a relazioni multiple
  • Trasgressione

Tali punti sono approfonditi nella relazione integrale dei due conferenzieri (che qui non inseriamo per motivi di spazio). In conclusione si è guardato al futuro del fenomeno magico: come evolverà? Il ricercatore Drury, a riguardo dell’assimilazione tra cyberspazio e il magico,  nota una differenza sostanziale, che porterà molti devoti del magico ad abbandonare le nuove tecnologie, affidando la ricerca della trasformazione personale ai processi naturali, alla Madre Terra e alla religione della Natura. Si assisterà quindi in futuro allo sviluppo di due tradizioni principali: il magico naturale e il tecno-cybermagico. Quello che si può dire già ora è che la nuova generazione dei “millennials”, i ragazzi nati tra il 1980 e il 2000, non sono narcisisti come si dice in modo un po’ stereotipato delle nuove generazioni, bensì ottimisti, tecnologici, salutisti, empatici, etici, non ossessionati dalla ricchezza. Non sappiamo se sia veramente così, visto che in sociologia c'è sempre il rischio di semplificare e ridurre, ma sicuramente – sostengono Pezzoni e Buscaglia -ci fa piacere pensarlo.

 

 

                  

Il prof. Centini ha illustrato la relazione che avrebbe dovuto essere esposta dagli psichiatri Franca Pezzoni e Giacinto Buscaglia, assenti giustificati

 

Dopo la pausa pranzo, c’è stato lo spazio per l’esibizione dell’illusionista e mentalista Marco Bellantuono, che ha anche fatto un breve intervento su “La Magia degli Archetipi”. Da anni membro del Club Magico Bartolomeo Bosco (uno dei maggiori e più longevi club italiani dediti allo studio e alla rappresentazione dell’arte magica), Bellantuono ha attinto per anni al bagaglio delle tecniche e dei concetti dell’illusionismo classico, rendendosi conto che il repertorio usuale di ogni prestigiatore moderno si fonda sostanzialmente su un’esperienza pratica acquisita attraverso migliaia d'anni di prove, fallimenti, cambiamenti e continui aggiustamenti che, in definitiva, hanno insegnato ai prestigiatori cosa fare e cosa evitare ma non le ragioni prime per cui qualcosa funziona e qualcos’altro no. Fortunatamente al giorno d’oggi è in atto un cambiamento. Che cos’è la realtà? Realtà è soltanto il nome che il nostro cervello dà alla sua opinione su cosa sia l'universo. Un'opinione largamente parziale, dato che viene derivata da sensori poco precisi (occhi, orecchie, naso, bocca e pelle) attraverso elaborazioni molto approssimative. Tuttavia la realtà resta l’unica opinione a nostra disposizione, l’unica utile alla nostra vita, ha detto Bellantuono. A complicare ulteriormente il quadro, ogni uomo si crea la propria opinione, la propria realtà particolare, diversa da quella di ogni altro individuo e come può un uomo condividere le sue esperienze con altri uomini? Esistono probabilmente degli elementi mentali universali, propri cioè di tutti gli esseri umani che consentono loro di riconoscersi, riconoscere e comunicare. Potremmo chiamarli archetipi. Essi strutturano in maniera fondamentale il nostro giudizio su quanto ognuno di noi va sperimentando giorno per giorno. Sono gli elementi della nostra struttura psichica. Gli archetipi cognitivi sono simbologie così connaturate alla nostra esistenza che sono immediatamente riconoscibili a tutte le latitudini e in tutte le epoche. Chi sa sfruttare il potere evocativo di questi archetipi ha accesso alla forma più alta, diretta e coinvolgente della comunicazione. Può influenzare le opinioni, stabilire le regole sociali, creare classici intramontabili di ogni forma d'arte. E se l'arte è quella dell'illusione, il dominatore degli archetipi può davvero creare una nuova realtà per chi dovrà (necessariamente) ascoltarlo: una realtà di immenso impatto emotivo.

 

                 

Marco Bellantuono durante alcuni momenti del suo spettacolo di illusionismo e mentalismo, che ha allietato il Convegno, essendo in linea con l'argomento. Anche la scrivente (ultima a destra nella foto centrale), è stata coinvolta direttamente in uno dei numeri del mago. Il trucco c'è ma non si vede!

 

Modificando leggermente la scaletta in programma, è stata la volta del sociologo e pedagogista Valerio Sanfo, che ha presentato i “Contenuti magici dell’Etnomedicina”, una relazione che ci ha particolarmente affascinato. La storia dell'etnomedicina - ha esordito lo studioso - è improntata sul credo magico, reperti archeologici da tutto il mondo dimostrano la credenza agli influssi magici. Dai tempi più antichi in ogni società si rintracciano: maghi e taumaturghi, guaritori e santoni, ierofanti e apofanti, astrologi e profeti, imbonitori e ciarlatani, mistagoghi e demagoghi, e furbi dotti che utilizzando la loro superiorità scolastica truffano il prossimo, in particolare i benestanti ignoranti. Ha poi affrontato due aspetti interessanti:

 

  • Psicosomatica universale. Che nell’uomo siano presenti delle facoltà in grado di agire e modificare gli eventi è da sempre stato accettato. La psicosomatica imputa la causa di numerose patologie alla sfera psichica (basti menzionare i disturbi cutanei), sottolinea come l’uomo può (inconsciamente) arrecarsi danno o secondo una visione ottimistica, scaricare i propri problemi mentali sul soma, quale atto liberatorio. Il pensiero orientale è diverso da quello occidentale e la classificazione tra realtà oggettiva e soggettiva, tra reale e apparente possano addirittura invertirsi. Il potere della mente, la forza di concentrazione, la capacità di proferire determinate parole, possono, secondo gli orientali, agire sui fenomeni, nel bene e nel male. D’altronde tale pensare si presenta come una psicosomatica universale, se si attribuisce al cosmo l’attitudine del pensare e un certo grado di consapevolezza. Per meglio comprendere il concetto di “psicosomatica universale” possiamo rifarci al pensiero di I. Kant (1724 – 1804) che diceva che vi è una “comunanza o reciproca causalità delle sostanze rispetto ai loro accidenti, è la contemporaneità delle determinazioni dell’una rispetto a quelle dell'altra in base a una regola universale. [...] Tutte le sostanze, in quanto percepibili nello spazio come simultanee, si trovano tra loro in un'azione reciproca universale”. Difatti per Kant- ha precisato Sanfo- l’unità che è presente nella natura non è intrinseca nelle cose in sé, ma è il riflesso dell’unità trascendentale; da ciò si deduce che gli oggetti naturali non sono cose in sé, ma fenomeni o se vogliamo sensazioni, rappresentazioni o fantasmi degli oggetti. Nell’induismo il Signore delle tenebre e della magia nera si chiama Asita, mentre il demone che fa ammalare le persone è Asiva, ritenuto infausto e pericoloso. Ma la presenza più inquietante viene attribuita ai Bhta, quali spiriti maligni che vagano di giorno e notte e per placare la loro ira, bisogna ossequiarli con delle offerte. Anche i Preta insidiano i viventi, essi sono anime di uomini morti violentemente o che non hanno ricevuto il rito funebre. Tutte le disgrazie, le malattie, gli accadimenti negativi, le gelosie tra vicini di casa, i raccolti scarsi, la morte degli animali, la morte dei bambini ecc. venivano attribuite all’azione dei Bhta. Anche di tutte le malattie e in particolare della pazzia e dell‟epilessia venivano incolpati i Bhta. Come rappresentazione figurale, ricordano molto i vampiri occidentali, difatti come questi non proiettano la propria ombra; per allontanarli bisogna bruciare delle piante aromatiche, in particolare i semi di curcuma. Più efficaci sono i rituali, appositamente allestiti per scacciare gli spiriti malvagi, che assumono il nome dai Bhữta, difatti si chiamano “Bhữtabali”, nei quali viene chiesta l‟intercessione di Vişņu. Nella medicina è opprimente la presenza degli spiriti malvagi, tanto che nell'induismo è presente “la scienza degli spiriti” (Bhữtavidyã), un trattato di demonologia facente parte “delle otto branche, della medicina concernente le malattie provocate da possessione diabolica” (M. Stutley, J. Stutley, 1980); il rapporto tra cause demoniache e malattie mentali viene ribadito da uno specifico disturbo mentale che viene chiamato con il nome degli spiriti malvagi: “Bhữtonmãda”.
  • Magismo. Il magismo indica un diffuso comportamento sociale in contrasto con le leggi sociali proprie di una cultura. I motivi che spiegano il magismo sono molteplici, ma principalmente concernono la scelta di aderire a credenze e religiosità in netto contrasto con quelle accreditate, ovvero l'individuo preferisce identificarsi diversamente e tale diversità lo caratterizza quale “migliore” e “potente”. Oggi, si sa, il sovrannaturale è un bisogno dell’uomo contemporaneo e non un simbolo di arretratezza e di primitività. Nelle società avanzate si divinizza: lo sport, i partiti politici, le star e principalmente la scienza stessa, così in opposizione al magismo abbiamo lo scientismo che si pone sullo stesso piano.  I Cavirondo chiamano “bestie” coloro che non si sottopongono alla circoncisione o all’excisione. Ciò indica che le cerimonie di iniziazione sono i mezzi magici con i quali l'uomo è trasferito dallo stato bestiale allo stato umano. Le iniziazioni primitive sono evidentemente misteri di trasformazione di grandissima importanza spirituale. In Grecia gli antichissimi misteri eleusini si mantennero, a quanto pare, fino al VII  secolo dell’era cristiana. Roma pullulava di religioni misteriche. Una di queste era il Cristianesimo, che anche nella sua forma odierna ha conservato, sebbene impallidite e degenerate, le vecchie cerimonie iniziatiche nel battesimo, nella cresima e nell’eucarestia. Nessuno, quindi, potrà negare la grande importanza storica delle iniziazioni. Oggi possiamo affermare, grazie alla ricerca sociologica, che il mondo primitivo di partecipazione basato sul mito, sulle credenze magiche e sulla fede, è perfettamente conciliabile con la ragione, l’intelletto e il razionalismo contemporaneo, soddisfacendo un bisogno, apparentemente opposto, che è presente nella costituzione psichica dell’uomo. Rifiutare radicalmente il magismo, dice Sanfo, vorrebbe dire non poter contare sull’aspetto della dimensione mistica, presente nell’uomo.

Ieri i sacerdoti egizi o i Lama tibetani, oggi i nuovi Sacerdoti- Maghi, compiono atti comunicativi che, attraverso le analogie e le corrispondenze ritualistiche, tentano di superare il limite confinato dallo spazio e dal tempo, per raggiungere l'ambita meta della trascendenza. Ma quali sono i vantaggi del rito?

  • Pone ordine tra gli individui partecipanti
  • Rassicura
  • Informa in forma analogica e diretta
  • Rafforza il legame tra sé e le forze superiori
  • Diminuisce lo stato di impotenza verso la natura
  • Permette di collegare il passato al presente ed informa sul futuro
  • E' una esperienza contemporaneamente individuale e collettiva
  • Provoca stati diversificati di coscienza
  • Può portare all’estasi mistica
  • Migliora i rapporti sociali
  • Colma il bisogno di identità
  • Colma il bisogno di identificazione
  • Permette di interpretare i segni della natura, ovvero la semantica delle forme naturali: una semiotica delle cose prime
  • Diminuisce il prevaricare della conoscenza scientifica e annulla il ricorso alla tecnologia
  • Migliora la rete di comunicazione
  • Provoca emozioni gratificanti (risonanze emotive)
  • Potenzia l‟esperienza sensoriale
  • Cura

        

                    

                                   Il prof. Valerio Sanfo in un momento della sua conferenza

 

La relazione seguente è stata tenuta dall’architetto Fabrizio Monticelli, esperto di simbolismo. Egli ha esposto “La Telestica: quando la magia si sacralizza e si lega alla religione”,  interessante trattazione che ha indagato i rapporti, le analogie e le differenze fra dimensione magica e dimensione religiosa. Secondo lo studioso è ormai superata la rigidità dogmatica del positivismo, che pretendeva che il metodo empiristico-quantitativo fosse l'unico criterio di lettura della realtà, escludendo arbitrariamente tutto quanto sfuggiva a questa metodologia di indagine; la corretta impostazione epistemologica è quella secondo cui si possono fornire solo modelli ipotetici di spiegazione, funzionali ad una determinata applicazione, senza che si possano escludere in modo categorico altri modelli; per cui il pensiero magico e il pensiero religioso non sono affatto forme di scienza primitiva o di pensiero prescientifico, ma modelli autonomi e diversi di visione del mondo, paralleli e non conflittuali con il cosiddetto pensiero scientifico. Come è noto, i termini “magia” e “mago” sono di origine religiosa, e designavano i sacerdoti della religione zoroastriana dell’antica Persia. Nelle religioni pagane, accadeva spesso che vi fosse una dimensione magica parareligiosa, parallela al culto ufficiale e che viveva all’ombra di essa. Fu nel grande melting pot del medio oriente ellenistico, che antichissimi retaggi magici delle più disparate provenienze, tradizioni astrologiche di origine mesopotamica, alchimistiche di derivazione egiziana e numerologiche di provenienza greco - pitagorica, cominciarono ad amalgamarsi e a formare la base del corpus magico che comparirà nei secoli successivi e la figura del mago, del teurgo e del sacerdote cominciano a sovrapporsi. Nel neoplatonismo, di per sé così profondo da costituire quasi una religione, dopo le teorizzazioni mistiche di Plotino sull’insediamento dell’anima e dell’unione dell’uomo con la divinità, emergono le figure di Giamblico e Proclo, che elaborano un complesso sistema di eoni e di entità intermedie fra il mondo terreno e la somma divinità; questi ultimi teorizzano l’arte della telestica: l’arte cioè di animare le statue o gli oggetti. In greco il verbo “teleo” può significare sia portare a termine, portare a perfezione, sia “consacrare”.

Dei trattati in argomento sono rimasti solo alcuni frammenti, dai quali però si comprende come l’arte di animare le statue, cioè di attirare su di esse un influsso spirituale che diventasse una forza attiva legata appunto alla statua o all’oggetto, si basava sulla dottrina delle corrispondenze: secondo i principi dell’ermetismo, ciò che è sopra è come ciò che è sotto, e ciò che è sotto e come ciò che è sopra; perciò determinate piante, oggetti, animali, ecc. portano gli influssi astrali di determinati corpi celesti e delle relative divinità. In Egitto vi era un’altra importante applicazione dei principi della telestica, legata alle usanze funerarie: vigeva la convinzione che la sopravvivenza nell’oltretomba fosse legata alla conservazione del corpo; e poiché erano ben noti i rischi di distruzione di questo (frequentemente a causa di ladri sacrileghi) la tomba veniva fornita di una statua che veniva nascosta in una nicchia murata, munita anche di teste di ricambio: lo scopo della statua era di permettere che lo spirito del defunto potesse entrarvi e avere un “corpo di scorta” in caso di distruzione della salma.

Un altro esempio di impiego delle regole della telestica è quella della preparazione di quei simulacri popolarmente indicati come “bambole vodoo” e che invece si riscontrano in tutte le tradizioni: il simulacro della persona destinataria dell’azione magica, che può essere volta a fini tanto benefici quanto malefici, e quando in questi oggetti vengono inserite parti del corpo del destinatario (capelli, unghie ecc.) ci si appoggia sia al principio di analogia (somiglianza dell’immagine) sia a quello di simpatia (azione a distanza tramite il “testimone”).

Un ulteriore elemento della magia è il concetto delle parole e nomi di potenza, sviluppato ampiamente nelle civiltà dell’antico medio oriente; si pensi alla sacralità del nome del faraone e degli dei presso gli egiziani, tanto che questi quando venivano scritti venivano tutelati con il segno grafico del “cartiglio” che li circondava come a proteggerli, e la mistica dei nomi divini della tradizione ebraico-cabalistica (tuttora gli ebrei non pronunciano il nome di Dio né suoi appellativi-attributi, ma per indicare la divinità usano la locuzione “qadosh hashem” (il santo nome) o anche solo hashem (il nome); ma l’idea che il nome possa contenere l’essenza della persona o della cosa designata, e che il suono abbia una potenza magica, si riscontra in tutte le civiltà.

Nell’ambito religioso cristiano, oltre al profetismo e alla veggenza ispirata direttamente dalla divinità (che perciò è diversa dagli oracoli che rispondono a domanda del consultante o del mago), esiste una forma di divinazione, la quale, benché controversa (secondo alcuni è da ritenersi lecita, secondo altri no) fu impiegata nientedimeno che da S. Francesco e da altri santi: la bibliomanzia. Essa consiste nell’aprire a caso il libro della Bibbia e interpretare, applicandolo al caso riguardo al quale si chiedono lumi, le prime tre righe su cui si posa l’occhio.

Anche il cristianesimo ha sviluppato una forma di telestica; fino all’ottocento esisteva un particolare tipo di confezionamento di reliquie detta “pasta di santi martiri”: polvere di reliquie di santi veniva incorporata a dischetti di cera, talvolta con figurazioni religiose, che servivano a scopi devozionali; il loro confezionamento fu proibito dal papa verso il 1820. Nella Grecia ortodossa vi sono due esempi di icone realizzate con questo criterio: l‟immagine della Madonna di Blacherne, che era un bassorilievo realizzato in cera mescolata con reliquie di santi, e l’icona tuttora esistente di S. Michele Arcangelo mantanadon a Mitilene di Lesbo. In occasione della distruzione del monastero e del massacro dei monaci da parte di predoni, un religioso sopravvissuto, con l'argilla impregnata del sangue dei martiri, realizzò un busto del'arcangelo, tuttora molto venerato.

 

            

       La Madonna di Blacherne: fu realizzata con cera mescolata a reliquie di santi

 

Anche nelle icone dipinte vengono spesso incorporate, nel colore, reliquie di santi, e questo è il motivo della grande considerazione in cui sono tenute nei paesi ortodossi; il legante del colore è l'uovo, materia vivente e magnetizzabile, simbolo della resurrezione e della rinascita della vita.

La magia in tutte le sue forme si caratterizza per la cerimonialità e la ritualità: Guénon distingue molto acutamente fra rito e cerimonia. Il rito, dal sanscrito rta, cui sono collegati il greco “orthos” e il latino “ritus “ e “rectus” (sia il termine greco che il termine latino diritto, esatto, retto, giusto), che alludono alla precisione del gesto compiuto e quindi alla sua conformità all’ordine cosmico; cosa che non può portare altro che alla sua efficacia. La cerimonia invece (termine che deriva dal latino “caeremonia”) ha probabilmente un’origine eponima. Infatti, nella raffinata città etrusca di Caere, non lontano da Roma, i giovani patrizi romani dell'età arcaica andavano ad imparare il galateo, che era chiamato, dalla città di origine, “caeremonia”, cioè le usanze e le buone maniere di Caere: la cerimonia è perciò solo l’aspetto esteriore del rito.

La differenza fra l'atteggiamento magico-teurgico e quello religioso consiste nel fatto che il teurgo, come fece Iside con il dio Ra, pensa di poter forzare la divinità a ottenere questa divinizzazione dell’uomo, il religioso aspetta questa divinizzazione per grazia, per concessione liberale della divinità.

 

                   

                                          Fabrizio Manticelli in un passaggio della sua relazione

 

                                                          

Copertina del recente libro di Fabrizio Manticelli "I volti della Magia. Viaggio in una credenza immortale", edito da Yume, 2014

 

Francesco Cordero di Pamparato è stato l’ultimo dei relatori ad esporre la sua trattazione, dal titolo “Magia nel passato, presente e futuro”. La magia è una di quelle attività umane, che affondano le loro radici nella notte dei tempi. La prima domanda che si e ci ha posto il relatore è: che cosa è la magia?

Secondo la definizione del Dizionario Filosofico di Nicola Abbagnano la magia sarebbe la capacità di controllare le forze della natura, con il tramite di oggetti o formule. È una definizione che si può senz’altro accettare, così come sembra accettabile la definizione di Agrippa di Occulta Filosofia. Occulta perché la magia fu sempre una forma di conoscenza riservata a iniziati, cioè a persone scelte a far parte di una scuola.

Si può parlare di

  • magia naturale, quando si parla di magia degli oggetti, che hanno intrinsecamente poteri magici, come certi metalli e certe erbe, tipo la mandragora.
  • Magia spiritica, quando con formule magiche si convincono spiriti a compiere atti o incantesimi o comunque magia per favorire chi evoca gli spiriti.

A sua volta si può parlare di magia bianca o magia nera, a secondo che sia rivolta a fin di bene oppure a fini negativi o malvagi.

Abbiamo detto che la Magia nasce nella notte dei tempi. L‟uomo primitivo temeva i fenomeni naturali. Il fulmine, il vento, il tuono, la pioggia, così come molte località dalle foreste, ai fiumi, al mare, specie in tempesta e tutti quei fenomeni che di cui gli era ignoto il significato. Quindi a tutti i fenomeni naturali o località, che incutevano paura, era stata assegnata una divinità da invocare per farsela amica e per chiederle di dimostrarsi favorevole e benigna nei confronti di coloro che appunto l‟avevano invocata. Il mondo antico fu quindi sempre molto prolifico di divinità dei mari, dei venti, dei fiumi e di mille altre realtà. Durante l‟era Caldea, i popoli della Mezzaluna Fertile, cominciarono a studiare la natura, poi le stagioni con il loro avvicendarsi ciclico e immutabile e da quelle passarono allo studio del movimento degli astri, anche quello ciclico e perenne. Ne conclusero che tutto il cosmo era guidato da leggi immutabili e, siccome nel cosmo niente avviene per caso, conclusero che niente in natura avviene per caso e che quindi era possibile, con la divinazione, prevedere il futuro, dato che tutto avveniva in seguito a leggi naturali. Conviene aggiungere che il termine mago veniva dato a coloro che studiavano il movimento degli astri. Sembra che in questo periodo i sacerdoti e i maghi fossero figure assai simili, come del resto in tutte le religioni antiche. Per ingraziarsi gli dei e i demoni, figure intermedie tra gli dei e gli uomini, venivano usate formule religiose, in lingue che a poco a poco scomparvero, in seguito alle invasioni di nuovi popoli, e il loro significato diventava oscuro anche se erano ancora utilizzate. Tuttavia, dato che più nessuno conosceva il significato delle frasi che erano utilizzate, e quindi vennero scambiate per formule magiche, che solo con ii fatto di pronunciarle, obbligavano le divinità e gli spiriti ad obbedire ai santoni che le avevano pronunciate. Quindi furono tramandate e conservate per secoli da persone che consideravano magiche le frasi, anche se ormai non avevano la minima idea di cosa volessero dire. Credevano solo che avessero un fortissimo potere evocativo. Il linguaggio che poi era quello antico degli accadi e dei sumeri, veniva chiamato “Linguaggio degli dei” ed era considerato accessibile soltanto dagli iniziati.  

Il relatore ha preso in considerazione la magia del mondo Mediterraneo e dell’Occidente, sconfinando nel mondo Nordico e nella magia delle Rune, ma per motivi di spazio punteremo l’attenzione sull’aspetto magico dell’Alchimia. Motivo essenziale della tematica alchemica - ha sostenuto Pamparato- è la possibilità della reciproca trasmutabilità dei metalli, che presuppone al loro fondo un’identica comune materia prima (indicata con vari nomi: acqua divina, argento vivo, pietra filosofale) alla quale i metalli possono essere ricondotti per essere trasformati e dotati di altre qualità. Questo processo rinvia a un più complesso sfondo metafisico-cosmologico in cui prevale il tema della radicale unità del tutto e dove l’operazione alchemica si presenta come imitazione e riproduzione dell’originario processo creativo. Questa concezione si accompagna sempre a un sostrato Pan vitalistico: la realtà è retta da segrete corrispondenze che rendono possibile provocare processi di trasformazione operando su una parte del cosmo in quanto tale operazione si ripercuote su tutte le altre; rispondenza dunque di esseri, di piani diversi della realtà, legati tutti da una legge di simpatia e antipatia che non costituisce solo il presupposto dell’alchimia ma di ogni operazione magica, che, usando mezzi segreti per captare le forze occulte presenti nel cosmo, tenti di provocare o modificare processi naturali. Di qui appunto gli stretti legami dell’alchimia con la magia e l’astrologia: spesso i processi magici sono alchemici e le operazioni alchemiche si avvalgono delle tecniche astrologiche per stabilire affinità o opposizioni tra cielo e terra. Questa prospettiva vitalistica, con la tensione di forze che si oppongono e si attraggono, ispira la simbologia sessuale presente nei testi alchemici: dalla classificazione in termini di sesso dei metalli, alla concezione della materia prima come ermafrodito, alla presentazione dei processi di formazione e trasformazione dei metalli come dinamica di rapporti maschio-femmina che si producono tanto naturalmente quanto nel vaso filosofale indicato come “utero‟. Proprio perché inserita in una generale concezione del cosmo l’alchimia assume spesso toni e prospettive metafisiche e religiose: non solo in quanto l‟alchimista riproduce l’opera del creatore e le linee di formazione della realtà, ma perché a volte l'opera alchemica diviene ricerca dell’uno, processo di liberazione dal molteplice, dalla corporeità, ascesa a livelli più profondi del reale: l’alchimia si presenta allora in alcuni testi come processo di salvezza e, in contesti cristiani, la ricerca della pietra filosofale diviene ricerca di Cristo e ritorno al principio creatore.

L’avvento del Cristianesimo comportò la demonizzazione degli antichi culti e  la figura del dio Pan, particolarmente ossequiato, venne presa come modello per raffigurare il diavolo.

Il diavolo cristiano è una figura inquietante, che prende qualcosa dal Daimon greco ma di più dal Satana (l’avversario) della Bibbia. Il termine diavolo deriva dal greco diaballo, che vuol dire separare. A questa terribile figura vennero collegati moltissimi rituali magici per evocarlo e la leggenda del patto col diavolo assunse infinite variazioni e sfumature. Ma la magia era vista come eresia e bastava poco, ai tempi dell’Inquisizione, per risultare dei “maghi” o delle “streghe”…

Moltissime furono le persone accusate di magia e il grave era che nel processo erano loro che dovevano dimostrare di non aver commesso atti magici. Sarà bene ricordare che, per il Cristianesimo non esiste la magia bianca. Tutta la magia e nera, in quanto chi vuole ottenere favori da spiriti buoni non ha che ricorrere alla preghiera. Chi non lo fa è perché ricorre a spiriti malvagi, cioè i demoni.

Al giorno d‟oggi moltissime sono ancora le forme di magia ma soprattutto sono in voga i maghi guaritori, coloro che fanno ritrovare l’amore perduto, liberano dal malocchio, oppure lo gettano ai nemici, etc. Per la maggior parte si tratta di ciarlatani, ma è comunque difficile – ha sostenuto Pamparato - pensare che non ci sia niente di vero tra tutto quello che compiono i maghi. Il pensiero contemporaneo è troppo strettamente e forse ottusamente razionalista per accettare che nel mondo esistano forze che trascendono il razionale e il logico. L’irrazionale oggi non deve esistere. Tutto deve essere spiegato razionalmente. Tutto è oggetto di valutazioni quantitative e solo di queste. Ciò che non corrisponde a questi requisiti non può e non deve esistere. È ovvio – ha proseguito il relatore, avviandosi alla conclusione - che la magia non può adeguarsi a questi canoni. Sarebbe il caso di ricordare la famosa frase del grandissimo William Shakespeare. “Ci sono più cose tra terra e Cielo che non nella vostra filosofia”. L’uomo è un animale razionale, ma in noi esiste una parte sensibile e percettiva che non si può spiegare razionalmente. Non a caso oggi, tra le tante esigenze, quella del magico e dello spirituale è tuttora in voga. Il turismo è sempre alla ricerca di luoghi magici cioè luoghi che ci facciano percepire sensazioni, non percepibili altrove. L'uomo ha l’esigenza dell’irrazionale.

Cosa ci aspetta nel futuro? Non lo sappiamo. Certo la Fisica Quantistica potrà dare molte risposte a fenomeni oggi chiamati magici. Ma come ha fatto l’uomo a dar luogo a fenomeni, senza una causa logica? Non sappiamo nemmeno questo. Probabilmente la Storia ci sta riservando dei grandi cambiamenti epocali e un contatto più stretto tra il mondo Occidentale (legato in maniera quasi maniacale alla logica Cartesiana) e quello Orientale (che lascia molto più spazio alla magia). Cosa nascerà dall’incontro di questi due mondi?

 

                                 

 Francesco Cordero di Pamparato ha chiuso in bellezza il Convegno, lasciando inevitabili interrogativi

 

  • Ricordiamo che la versione integrale di tutte le relazioni si può trovare negli “Atti” del Convegno, predisposti in apposito Cd-rom, a cura di Accademia Vis Vitalis
  • Si ringrazia lo staff organizzativo e, inoltre, il prof. Massimo Centini e il prof. Fabrizio Manticelli
  • Ricordiamo che in questo sito c'è una sezione dedicata ai diversi aspetti della Magia

Argomento: Conferenza Magia

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