XXIV Seminario di Archeoastronomia Genova Sestri Ponente

14-15 maggio 2022

(report riassuntivo a cura di Marisa Uberti)
 
 
E' tornato in presenza l'atteso incontro annuale di Sestri Ponente, che riunisce studiosi e cultori dell'archeoastronomia. La pandemia aveva infatti costretto a svolgere online il convegno, garantendone comunque la continuità. Quest'anno le conferenze si sono spalmate sulle due intere giornate di sabato e domenica (normalmente il Seminario occupava il sabato e la sola mattinata della domenica), con una rosa di relatori ampia e variegata e un collegamento online con coloro che non hanno potuto partecipare dal vivo.
  • In attesa degli Atti, che saranno disponibili entro la fine dell'anno, pensiamo di fare cosa gradita offrendo un riassunto delle due giornate.

A fare gli onori di casa non c'era il solito chairman, l'impeccabile Giuseppe Veneziano (costretto a domicilio per problemi di salute e collegato via internet), ma Luciano Venzano, che ha saputo comunque traghettare l'evento e portarlo ad una felice conclusione, nonostante alcuni inconvenienti dovuti soprattutto alla tecnologia (connessioni lente per chi seguiva dalla piattaforma virtuale). Al di là di questi preamboli, dobbiamo ricordare che il Seminario è ospitato ogni anno nella saletta dell'Università Popolare Sestrese, è organizzato e patrocinato dall'Osservatorio Astronomico di Genova (OAG) in collaborazione con l'Università Popolare Sestrese (UPS) e  l'Associazione Ligure per lo Sviluppo degli Studi Archeoastronomici (A.L.S.S.A.), di cui anche la scrivente fa parte dal 2013.

Intorno alle 9.30 di sabato 14 maggio ha preso quindi avvio il ventiquattresimo Convegno, aperto con i saluti da parte di Venzano (UPS), che è stato anche il primo relatore ad esporre la propria relazione, intitolata "Angeli e Zodiaco precursori dell’astronomia". Ricollegandosi all’incontro del 22 febbraio 2014 basato sull'Archeoastronomia atttraverso le interpretazioni delle azioni religiose [1] lo studioso ha fatto un passo avanti dopo la preistoria. La relazione si è basata sulla spiegazione di quanto troviamo ancora nelle nostre chiese romaniche. Anticamente venivano venerati sette grandi Angeli identificati quasi sempre con i sette pianeti e denominati in diversi modi: "Sette Occhi del Signore", "Sette Troni", "Sette Luci Ardenti", "Sette Reggitori del Mondo". Secondo la speculazione cosmologica ebraica, su ogni stella veglierebbe un angelo e le costellazioni sarebbero gruppi di spiriti celesti legati tra loro da un rapporto di armonica collaborazione. Il legame fra Angeli e pianeti rimase nel culto della Chiesa, anche se con alterne fortune. Le speculazioni sull’Universo di Platone e Aristotele contribuirono all’idea che stelle e pianeti fossero esseri animati e creature intelligenti. Arrivando ai Padri della Chiesa, la concezione degli “astri animati” venne scartata da San Tommaso, da Sant’Agostino e San Gregorio. Nella Simbologia nell’Apocalisse di Giovanni, troviamo il riferimento ai sette pianeti. Il relatore ha poi fatto dei rimandi alla religione egizia, al vedismo, arrivando ad Avicenna. Ha spiegato lo zodiaco e i segni di cui è composto, le tre croci e i quattro segni di cui sono composte, associate agli angeli. Altri punti sviscerati dal relatore sono stati i seguenti: importanza delle costellazioni che la sera, alla fine del moto rotatorio del cielo delle stelle fisse, spariscono nei raggi del Sole al tramonto, per poi riemergere, dopo qualche tempo, nel cielo del mattino; intersezioni dell'eclittica col piano equatoriale celeste, dette "punto gamma" e "punto omega"; corrispondenza con gli equinozi e solstizi; Metodo del PARANATELLON, cioè una costellazione o una stella che ha la caratteristica di avere la stessa levata eliaca di un' altra, seppure siano ad altezze diverse come marcatori dello zodiaco; motivi pittografici arcaici caratterizzati da scene di combattimento tra animali; importanza delle pietre confinarie babilonesi dette kudurru perché presentano molte rappresentazioni simboliche di varie divinità, collegabili con le stelle e con i pianeti.

 

Un momento della conferenza di Luciano Venzano con un pubblico attento

 

Il secondo relatore che ha preso la parola è stato Giorgio Casanova, che ha presentato "Zodiaci e calendari nei portali e nei mosaici di chiese romaniche".  Durante la relazione sono state illustrate un certo numero di chiese romaniche nel nord ovest italiano (Valle d' Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna). I portali zodiacali vennero realizzati prevalentemente tra i secoli XIl e Xlll, così come i pavimenti. In alcune chiese ci sono simboli zodiacali sparsi. Spesso associati o in sostituzione agli zodiaci sono i calendari formati dai simboli zodiacali e da figure raffiguranti i mestieri stagionali. Queste opere sono per la maggior parte scolpite ma alcune sono riprodotte su affresco. Il relatore ha mostrato una carrellata di esempi ancora oggi visitabili, alcuni conservati parzialmente e ha cercato di contestualizzarne la presenza in quel determinato ambiente (non tutti si trovavano in origine dove li vediamo attualmente).

 

Giorgio Casanova mentre illustra il mosaico pavimentale a tema zodiacale della chiesa di S. Savino a Piacenza [2]
 

Il successivo intervento è stato presentato dal dr. Francesco Flora dell'ENEA (Dip. Fusione e Tecnologie per la Sicurezza Nucleare, Centro Ricerche di Frascati, RM), in collegamento via internet. Si tratta di uno studio archeoastronomico a più mani [3] intitolato "Il traguardo di Tiberio a Sperlonga: prime verifiche solari del suo funzionamento". I rilievi eseguiti con la bussola solare ENEA a dicembre 2019 nel sito archeologico di Sperlonga (LT) avevano rilevato la probabile esistenza di un traguardo di alta precisione, denominato “Traguardo di Tiberio”, voluto dall’imperatore per la celebrazione del tramonto del solstizio invernale (vedi XXII Seminario ALSSA). Il traguardo consiste in uno gnomone (presumibilmente una statua), situato in una nicchia a semiluna esterna alla Grotta di Tiberio, che al tramonto del 21 dicembre proiettava la sua ombra nel centro dell’accesso ad un cubicolo interno alla grotta, a 40 m di distanza. Lo scorso solstizio invernale 2021 si è eseguito un primo tentativo per verificare il funzionamento del suddetto traguardo. Per l’esperimento si è utilizzato come gnomone la sagoma della statua di Andromeda che, in base alle previsioni fornite da semplici simulazioni ottiche presentate allo scorso XXIII Seminario ALSSA, avrebbe potuto dar luogo ad effetti scenici intrisi di significato religioso oltre che astronomico. Malgrado le condizioni atmosferiche non ottimali, questo primo tentativo di verifica sembra aver confermato quanto previsto dalle simulazioni.

Il dr. Flora in collegamento internet ha illustrato i risultati dell'analisi archeoastronomica condotta il 21 dicembre 2021 nella Grotta di Tiberio, inserita nel sito archeologico della sua villa imperiale a Sperlonga (LT). Nella foto, un momento della relazione

L'intervento ha suscitato uno stimolante dibattito con il pubblico in sala; ulteriori indagini verranno effettuate al Solstizio Estivo di quest'anno (2022).

Procedendo con la sacaletta dei relatori, ha preso la parola Luigi Torlai (Società Italiana di Archeoastronomia), che ha presentato "Il meridiano dell’Osservatorio Astronomico Naturalistico di Casasco (AL)". Lo studioso ha personalmente realizzato il manufatto e con la sua proverbiale empatia ne ha spiegato gli aspetti essenziali. È costituito da una piattina di acciaio fissata sul piazzale dell’Osservatorio, la cui direzione sull’orizzonte intercetta la culminazione del Sole alle ore 12 Locali in tutti i giorni dell’anno, quando l’astro transita sul Meridiano Locale. In prossimità dell’estremità della piattina, sul versante Sud, è collocata un’asta metallica verticale, che alla sua sommità termina con un disco forato. Sulla piattina di acciaio sono praticati dei fori con delle targhette in corrispondenza con l’inizio delle quattro stagioni. Quando il Sole transita sul nostro Meridiano, il disco forato all’estremità dell’asta verticale proietta un fascio di luce in corrispondenza dei fori nella piattina, dando così l’evidenza del cambio stagionale. Si ricorda che il momento del transito del Sole sul Meridiano Locale non avviene tutti i giorni alla stessa ora civile, quella dei nostri orologi, a causa della diversa velocità di rivoluzione della Terra intorno al Sole nell’arco dell’anno. Una opportuna tabella metallica fissata alla parete dell’Osservatorio consente di verificare, con l’ora civile, il suddetto transito del Sole. Torlai ha fatto anche un ripasso della storia della misura del grado di meridiano terrestre [4].

Il meridiano realizzato dal relatore serve anche per la didattica a scolari e studenti delle scuole. Per informazioni www.astroambiente.org

 

In collegamento via internet erano i relatori Andrea Calzolari (che ha raccolto l'eredità del padre Enrico, scomparso poco tempo fa) e Antonio Ratti. Hanno illustrato "Göbekli Tepe e il suo messaggio". Il sito archeologico si presenta ai nostri occhi  non solo come la  più antica struttura monumentale conosciuta al mondo, ma anche come il centro Spirituale di un vasto territorio situato nella Turchia sud-orientale.  Fu  eretto  intorno al 9500 a.c. ribaltando quanto finora si sapeva sulle popolazioni di raccoglitori cacciatori. Le figure animali e le simbologie che appaiono sui pilastri di questo tempio privo di mura, sono un  messaggio complesso che in parte ci sfugge.  Molti studiosi si sono accostati alla maestosità di questa struttura megalitica pre-neolitica. Enrico Calzolari è stato uno di questi e nel suo testo del 2019 “Göbekli Tepe  tra elettromagnetismo  e astronomia“ traccia un legame trai suoi  studi condotti a livello  locale e il sito Turco scoperto e studiato da Klaus Schimidt. Enrico Calzolari raccolse nel libro i contributi di Marisa Grande, Antonio Ratti ed Emilio Spedicato. La presente relazione ha voluto rendere omaggio al pensiero di Enrico e al contempo ha illustrato il sito archeologico che Antonio Ratti, storico del Vicino Oriente, ebbe l’occasione di visitare in due riprese.

  • La pausa pranzo è stata motivo per ritrovarsi a parlare e discutere tra i presenti. Una delle caratteristiche di questo Seminario è infatti quella di avere costituito, nel tempo, un ambiente familiare che è assai piacevole ritrovare ogni anno. Studiosi e appassionati provengono da diverse zone d'Italia e incontrarsi in occasione di questo evento diventa molto importante a livello scientifico e dilettevole dal punto di vista dei rapporti umani.

Nel pomeriggio i lavori sono ripresi con Giovanni Nocentini (A.l.s.s.a.), autore della ricerca "Arezzo etrusca e la sua necropoli nel proprio contesto geomorfologico. Una indagine archeoastronomica". Dopo il rilievo della necropoli di Arezzo, con le sue emergenze, la sua organizzazione viaria ed i relativi rilievi archeoastronomici (Atti del Seminario 2020), il presente lavoro si è proposto da un lato di completare lo studio della viabilità tra la Città dei Vivi e la Città dei Morti e comprenderne il significato, e dall’altro di rileggere il contesto geomorfologico allargato. In tale contesto emergono, infatti, il vistoso gomito destro del fiume Arno e all’interno di esso, a monte della necropoli, una nuova emergenza archeologica pre-etrusca, di cui si intendono indagare i possibili allineamenti astronomici.

Leonardo Malentacchi (Società Astronomica Fiorentina) ci ha portato in provincia di Siena con la sua ricerca "Conicchio (Siena): l’osservatorio dell’Orsa Maggiore". Questo lavoro è stato dedicato dall'autore a Giovanni Feo che, prima di morire nel 2019, fu il primo a segnalare il sito a Mauro Bacci. La località è situata in provincia di Siena, sotto il monte Cetona, accanto alla strada che da Sarteano porta a San Casciano dei Bagni. Il luogo è particolare in quanto si trova appena superato il Parco Archeologico Naturalistico di Belverde e l’eremo Francescano di Santa Maria.

Qui si trova la Grotta Lattaia, dove sono stati trovati oggetti votivi del periodo ellenistico come riproduzioni di bambini in fasce, fittili anatomici, vasetti miniaturistici e monete di bronzo. Il sito di Conicchio ricorda molto quello di Poggio Rota; è costituito principalmente da 9 grandi massi consumati dal tempo, ed evidentemente piazzati. L’osservatorio si trova in cima a una collina che guarda verso est la vallata sottostante, che costituisce il confine tra la Toscana e l’Umbria. In lontananza si può vedere la catena degli Appennini con sotto il Lago Trasimeno. Verso Ovest si trova il Monte Cetona che, sovrastando in altezza, rende evidente come sia difficile fare osservazioni dei tramonti. Le pietre seguono le linee astronomiche del Sole e della Luna. Lo studio di questo sito è appena iniziato e dall’analisi preliminare risulta facile ipotizzare che i massi sono disposti per accogliere i due solstizi principali e i relativi Lunistizi. Sono presenti anche tre traguardi da cui possiamo ricavare degli ulteriori combinazioni astronomiche. Il soprannome del sito è dovuto al masso principale, che sovrasta la collina, che per paredolia somiglia ad una Orsa.

La penultima relatrice della giornata è stata l'archeologa Marina De Franceschini, autrice con Giuseppe Veneziano di un libro "Pantheon-Architettura e luce", disponibile anche nella versione inglese "Pantheon- Archtecture & Light" (ed. Rirella, 2021), che è stato appunto il protagonista di questo intervento. La ricercatrice ha spiegato che trovandosi un giorno in visita al celeberrimo edificio nel cuore di Roma, era l'unica che ha guardato in direzione del portale d'ingresso, sormontato da un arco. Ha così notato uno spettacolare fenomeno luminoso visibile soltanto in pochissimi giorni all'anno (6-7-8 aprile e 4-5-6 settembre). Tale evento ha sucitato in lei molto interesse, coinvolgendo l'archeoastronomo Veneziano, che ha eseguito i calcoli necessari per codificare i segreti astronomici del tempio. Il libro affronta l'Archeoastronomia nel Pantheon, la scoperta dell'Arco di Luce e del Quadrato di Luce, fenomeni astronomici aventi un preciso significato simbolico. Capolavoro assoluto dell'architettura romana, il Pantheon fu fondato nel 27 a.C. dall'arpinate Marco Vispanio Agrippa,  genero di Augusto. Fu fatto ricostruire dall'imperatore Adriano, presumibilmente dal 112-115 fino al 124 d.C. circa dopo che gli incendi dell'80 e del 110 d.C. avevano danneggiato la costruzione precedente. L'edificio ha la cupola in cemento non-armato più grande del mondo. Questo libro ne spiega i segreti costruttivi e ripercorre la sua storia millenaria da Augusto ad Adriano.

Copertina del libro

L'astrofisico romano Paolo Colona (Accademia delle Stelle) ha chiuso i lavori con una interessante conferenza intitolata "Un'eclissi lunare nel Compianto sul Cristo morto di Sebastiano del Piombo". La protagonista è la Luna, dal punto di osservazione del noto ricercatore, che ha proposto una chiave di lettura originale sull'astro immortalato dal pittore cinquecentesco. A proposito di questo dipinto, noto come la Pietà di Viterbo (1512-1516), va ricordato che è il più celebre ma anche il più discusso della produzione artistica di Sebastiano Luciani (Venezia, 1485 circa- Roma, 1547), che assunse il soprannome "del Piombo" perchè ricoprì la prestigiosa carica di piombatore pontificio (1531). Una controversia riguarda i disegni preparatori e i cartoni di quest'opera (mai ritrovati), attribuiti a Michelangelo Buonarroti ma recentemente ricondotti in toto proprio al Luciani. L'ambientazione del Compianto è notturna, molto rara, e ciò che ha indotto il dr. Colona ad occuparsi di questo dipinto è la luna che, attraverso una particolareggiata analisi, risulta eclissata. Andando a verificare le datazioni, è stato possibile trovare conferma di questa intuizione.

 A sinistra, il dr. Paolo Colona in un momento della sua conferenza; a destra il dipinto di Sebastiano del Piombo (olio su tavola di pioppo, 225x260 cm, Museo dei Portici  di Viterbo [5])

 

DOMENICA 15 MAGGIO

Il Seminario è ripreso alle 9.30 con la relazione di Marisa Uberti (Duepassinelmistero, A.l.s.s.a.) che ha presentato una ricerca dal titolo "Inseguendo la Stella dei Magi: curiosità artistico-astronomiche nell’arte funeraria paleocristiana". In seguito a una visita nella cittadina ciociara di Boville Ernica (FR), l’autrice ha potuto visionare l’interessante sarcofago paleocristiano conservato nella chiesa di San Pietro Ispano che presenta, scolpito sull’attico, quello che in loco è definito il più antico Presepe completo del mondo (Natività accompagnata dall’Adorazione dei Magi), sul quale tra l'altro è stata avanzata in anni recenti una teoria astronomica da parte del dr. Teodoro Brescia, che vi ha individuato una discutibile "mappa celeste". Ma è davvero così? Da qui è scattata la curiosità da parte della relatrice di scandagliare questo tipo di rappresentazioni nell’arte funeraria paleocristiana, dalle precoci raffigurazioni delle Catacombe ai meravigliosi e talvolta enigmatici sarcofagi. Nella prima metà del 300 d.C. nell’arte cristiana vi furono importanti cambiamenti nelle rappresentazioni sacre della Natività e dell’Adorazione dei Magi. Perché? Anzitutto perchè la festa del Natale fu istituita solo sotto il pontificato di Giulio I (regnante dal 337 al 352 d.C.) e fissata al 25 dicembre. Prima di allora si celebrava l'Epifania, festeggiata come "manifestazione" di Gesù al mondo suggellata dall'arrivo dei Magi dall'Oriente. Le raffigurazioni dell'Adorazione dei Magi dinnanzi a Maria in trono (Sedes Sapientiae) che tiene in braccio il Bambino grandicello già in grado di tendere le manine verso i doni (anch'essi carichi di simbolismo) sono antecedenti a quelle della Natività intesa come "presepe". Solo dopo l'istituzione della festa del Natale gli artisti iniziarono a raffigurare Gesù in fasce deposto in una culla in vimini o mangiatoia, con gli animali totemici (bue e asinello), Maria posta quasi al margine della scena, generalmente seduta e pensosa. “Inseguendo la Stella” la relatrice ha svolto una stimolante ricerca e ha raccolto una vasta mole di iconografie meritevoli di approfondimento.

La relatrice in un momento della sua conferenza; a destra dettaglio della scena dell'Adorazione dei Magi scolpita sul sarcofago detto "Dogmatico" o dei Due Testamenti" (300-330 d.C.) , in cui il primo re indica tre enigmatici cerchietti sul listello (e non la classica stella). Gesù, purtroppo acefalo, è in braccio alla Madre, seduta su un trono, dietro cui si vede il profeta Balaam [6]

 

Come da scaletta, ha preso la parola il prof. Adriano Gaspani, che ha affrontato un tema molto importante e specialistico: "Archeoastronomia e Informazione. Nuove tecniche di analisi degli allineamenti astronomici". In tutti quei casi in cui un sito archeologico è ritenuto essere di interesse archeoastronomico l’analisi che viene di solito effettuata dagli archeoastronomi tende a mettere in evidenza la presenza di eventuali allineamenti astronomicamente significativi avvalendosi di una metodologia di analisi che sia la più rigorosa possibile.  In questo lavoro, peraltro ben lontano dall’essere esaustivo - sostiene lo studioso bergamasco - viene proposto un approccio nuovo al trattamento degli allineamenti che potrebbero essere astronomicamente significativi, rilevabili in un sito archeologico potenzialmente di rilevanza astronomica, basato sull’applicazione di alcuni concetti propri della Teoria dell’Informazione, in sostituzione delle usuali tecniche di analisi statistica. La metodologia di analisi proposta in questa sede è concettualmente completamente differente da quella basata sulle usuali tecniche statistiche e corrisponde ad un modo nuovo di elaborare i dati archeoastronomici più efficace e realistico.

Secondo questo nuovo modo di considerare il problema, gli allineamenti non vengono trattati come realizzazioni statistiche delle direzioni astronomiche a cui potrebbero riferirsi e le loro deviazioni non sono considerate errori e come tali trattabili come variabili casuali, ma ci si basa su alcuni concetti propri della Teoria dell’Informazione che fa uso del concetto di correlazione tra vettori e del legame che sussiste tra Correlazione, Mutua informazione, Entropia e Probabilità. Di fatto gli allineamenti sono, a tutti gli effetti, dei dati assiali definiti sui 360° del profilo della proiezione dell’orizzonte naturale locale visibile dal sito archeologico, sulla Sfera Celeste e quindi trattabili più efficacemente mediante l’applicazione delle tecniche statistiche sviluppate e collaudate negli ultimi decenni in relazione all’analisi dei dati circolari e assiali cioè definiti su un cerchio o una sfera invece che su una linea di lunghezza infinita. Il nuovo approccio proposto si è rivelato un potente mezzo di analisi anche degli allineamenti simbolici che, come suggerisce il nome, furono materializzati sul terreno e posti in opera secondo criteri che non prevedevano l’esatta orientazione rispetto al punto di levata o del tramonto di un determinato astro all’orizzonte naturale locale, ma semplicemente approssimativamente verso quella direzione astronomica. Semplici calcoli hanno mostrato che applicando le nuove tecniche proposte in questa relazione, è possibile progettare alcuni test statistici basati sulle grandezze proprie della Teoria dell’Informazione per accettare o rigettare la significatività astronomica di un sito archeologico.

Un'analisi archeoastronomica realizzata con le nuove metodiche illustrate dal relatore è stata da lui stesso condotta presso il Barec dei Piani del Monte Avaro (Alta Val Brembana, BG) e illustrata nel libro in lingua inglese "The Barec of the Piani of Monte Avaro" (Adriano Gaspani - Anna Gastaldelli, LAP Lambert Academic Publishing, October 22, 2019)

In un clima di grande attenzione da parte del pubblico, la d.ssa Marina De Franceschini ha proposto un recente studio archeoastronomico condotto con Giuseppe Veneziano relativo all' "Archeoastronomia nel Tempio di Amon (Oasi di Kharga, Egitto)".  La  costruzione del tempio si prolungò per diversi secoli. Fu iniziata dal faraone Psammetico II (che regnò dal 595 al 589 a.C.) e completata da Dario il Grande (522-486 a.C.); poi vi furono altre modifiche con Tolomeo II (283-246 a.C.) e in epoca romana. Lo studio è partito da un articolo pubblicato il 6 settembre 2015 nel blog di egittologia Djed Medu di Mattia Mancini: «Il Sole sorge in asse con il Tempio di Hibis» con l'immagine di una spettacolare ierofania. È stata scoperta da Ahmed Awad, ricercatore presso la facoltà di Ingegneria della October 6 University (Giza), durante i suoi studi sull'orientamento dei templi egizi rispetto al Sole. La ierofania però non si verifica all'alba del Solstizio invernale come avviene a Karnak e nemmeno in una data chiave come ad Abu Simbel (22 febbraio, giorno dell'ascesa al trono di Ramesse II) e il 22 ottobre (giorno di nascita dello stesso). Si vede invece il 7 aprile ed il 6 settembre, date che non corrispondono a rituali noti dalle fonti (come ad esempio il Navigium Isidis). È probabile che quei giorni fossero dedicati al culto della triade tebana Amon-Ra, Mut e Khonsu, alla quale il tempio è dedicato. Curiosamente si tratta delle stesse date in cui nel Pantheon si vedono l'Arco ed il Quadrato di Luce (6-7-8 aprile e 4-5-6 settembre): questo ci ha spinto a indagare sul significato simbolico delle date della ierofania di Kharga – più antica di diversi secoli – come possibile precedente di quelle del Pantheon.

Con il coordinamento di Luciano Venzano, il programma delle relazioni è proseguito con quella di Ettore A. Bianchi, "L’eternità dello Zodiaco in un mosaico romano da Sentino (Sassoferrato, AN)". Nei primi tre secoli dopo Cristo, nel bacino mediterraneo si diffusero intense aspettative circa l’avvento di una Nuova Era Cosmica, posta sotto il segno di Apollo. Dopo aver richiamato, in una ricerca precedente, l’ottimismo di facciata della corte imperiale, la dolente ansietà delle borghesie municipali e la tensione “millennarista” delle classi subalterne, è ora di analizzare la mentalità degli honestiores, ossia dei latifondisti e dei grossi trafficanti.

Un utile spunto di riflessione viene da un singolare mosaico policromo del secolo III, trovato a Sentinum nel Piceno (odierna Sassoferrato, AN) e oggi alla Gliptoteca di Monaco di Baviera. In esso è raffigurato Eòne (Αἰών), il dio del Tempo Eterno, che stringe saldamente l’anello dello Zodiaco, ammirato da una flemmatica personificazione della Natura. Il messaggio ideologico veicolato dall’immagine è un sentimento di serena indifferenza verso eventuali ma improbabili mutamenti nella sfera celeste, forieri di trasformazioni nel mondo terreno. Una simile non-curanza, da parte dei più meditativi tra i soddisfatti aristocratici romani, ha un paio di riscontri significativi: da un lato, si nota la programmatica opposizione degli astrologi, come Marco Manilio o Vezio Valente, a quella che oggj si chiama la Precessione degli Equinozi; dall’altro lato, sta la palese diffidenza dei pensatori neo-platonici, come Proclo o Giuliano il Teurgo, dirimpetto agli asterismi accidentali o apparenti, quali i giri di pianeti e stelle, visibili nei livelli inferiori del  ben più vasto e immobile Universo.

  • Dopo questa interessante esposizione, ci si è fermati per la pausa pranzo, coinvolgente come quella del giorno precedente. Sono sempre molti, infatti, gli argomenti di dialogo e discussione tra i commensali.

Verso le 14.45 si è ripreso il ritmo dando la parola a Giuseppe Veneziano (OAG), come già detto collegato tramite internet in videoconferenza. Il ricercatore, come i lettori avranno notato, è stato più volte menzionato in qualità di collaboratore ad altri lavori, dimostrando la sua grande competenza e la sua strenua attività in archeoastronomia. Nella relazione che ha presentato in questo Seminario ha illustrato una particolareggiata analisi effettuata su "L’orientamento astronomico delle città romane ed il caso dell’Augusta Taurinorum (Torino)". Le città romane venivano orientate astronomicamente alla loro fondazione? Questa è una domanda che è ancora molto dibattuta tra gli studiosi di archeoastronomia. Alcuni sostengono che almeno uno dei due assi viari sui quali venivano fondati i nuovi centri urbani (assi denominati Cardo e Decumano) fossero orientati verso il punto in cui sorgeva il Sole in qualche momento dell’anno e che quindi tale data costituisse il giorno di fondazione o dell’inaugurazione della città. Altri, invece, riscontrando che alcuni centri abitati hanno gli assi orientati in direzione di punti dell’orizzonte in cui il Sole non sorge mai durante l’anno, hanno ritenuto che l’orientamento delle città romane fosse casuale. In realtà, l’orientamento delle città romane era soggetto a numerose variabili, non ultima quella dell’orientamento astronomico. Per cui, al fine di valutare una corretta risposta alla nostra domanda, è bene analizzare ogni città nell’ambito della regione in cui tale centro urbano è stato costruito, data anche la vastità dell’Impero Romano e delle culture che risiedevano in quei luoghi prima che i Romani vi edificassero. Questo approccio culturale si è rivelato utile nella spiegazione del curioso orientamento degli assi viari della città di Torino - il cosiddetto “quadrilatero romano” - che è risultato coerente con avvenimenti astronomici relativi alle festività del calendario celtico, piuttosto che di quello romano. Veneziano, con Piero Barale, ha pubblicato i risultati di questi studi in un volume uscito alla fine del 2019.

Copertina del libro "Il cuore celtico dell'Augusta dei Taurini. Il ruolo dell'astronomia nella fondazione della Torino delle origini", Araba Fenice ed., dicembre 2019

 

Dopo l'interessante trattazione di Veneziano, è stata la volta del dr. Paolo Colona (Accademia delle Stelle) che, come nella precedente giornata del Seminario, ha affascinato gli astanti con una ricerca originale svolta nel campo dell'arte pittorica, naturalmente impostata sull'osservazione di dettagli astronomici. il ricercatore ha illustrato "La Luna realistica nella Crocifissione di Jan Van Eyck e il motivo della scelta della sua fase".  L'opera è un tipico esempio della scuola fiamminga, con una linea dell'orizzonte molto alta e un brulicante insieme di figure trattate con estrema cura fin nei minimi dettagli. Mentre la stragrande maggioranza dei cultori si sofferma su altri particolari dell'opera, Colona ha preso in considerazione la luna, visibile all'estrema destra del dipinto, ravvisandovi una fase ben precisa, che l'artista doveva avere osservato a occhio nudo e riprodotto in modo assai realistico perchè sono riconoscibili Il Mare Imbrium, Frigoris, Serenitatis, Tranquillitatis, Nublum, Humorum e l'Oceanus Procellarum. Cosa significa? Per saperlo rimandiamo agli Atti del Seminario (che verranno pubblicati entro la fine del 2022 sul portale dell'Alssa).

L'opera considerata dal dr. Colona è un dittico e raffigura una Crocifissione e il Giudizio finale; fu dipinto da Jan van Eyck intorno al 1430 (olio su tavola, ciascun pannello misura 56,5×19,7 cm). E' conservato al Metropolitan Museum di New York

 

L'ultimo relatore della giornata e dell'intero Seminario è stato Stefano Zottele (OAG), con la relazione "Percorrendo la Linea di San Michele", un affascinante racconto del percorso da egli stesso effettuato lungo alcuni tratti di questa linea virtuale (allineata al Solstizio estivo) la quale unisce il Monte Carmelo di Haifa/Israele con lo Skellig Michael in Irlanda passando per luoghi notissimi come la Sacra di San Michele in val di Susa oppure Le Mont-Saint-Michel in Francia. Nel territorio dove risiede Zottele, la linea transita da Acqui-Terme fino a La Spezia passando per numerosi interessanti siti. La zona è montagnosa e questa caratteristica limita molto le scelte di un ipotetico viandante che la volesse seguire il più esattamente possibile. Il percorso diventa quindi quasi obbligato ed, essendo privo di alternative, risulta una soluzione per molte necessità di spostamento. Questo contribuisce a renderlo stabile nel tempo. Su queste montagne le tracce di un antico sentiero permangono più a lungo. In pianure coltivate oppure in zone densamente popolate il passare dei secoli le cancellano irrimediabilmente. Durante la sua esposizione, Zottele ha messo in luce alcune osservazioni che ha potuto fare seguendo la linea di San Michele nel  tratto ligure. Al termine, avanzando un poco di tempo, si è aperto uno stimolante dibattito con il pubblico presente, in merito alla controversa "linea di San Michele" e ai luoghi principali da essa virtualmente toccati.

  • A conclusione del XXIV Seminario di Archeoastronomia è intervenuto per i saluti di rito Giuseppe Veneziano, al quale si deve l'organizzazione preventiva del convegno e anche se non ha potuto essere presente fisicamente, è sempre rimasto in contatto con noi. Da parte nostra a lui va un grande ringraziamento, così come all'OAG, all'Università Popolare Sestrese che ci ha ospitato, a Luciano Venzano, a tutti i relatori e al pubblico presente, sia in sala che in collegamento tramite internet.
  • Speriamo di avervi dato una breve ma stimolante sintesi di quanto è stato proposto nel corso delle due giornate congressuali.
  • Vi ricordiamo che gli Atti verranno pubblicati sul sito dell'A.L.S.S.A. (ww.alssa.it) entro la fine dell'anno in corso
           
 
[2] Di cui chi scrive si è occupata in modo dettagliato anni fa. La ricerca è disponibile nel nostro vecchio sito al seguente URL https://www.duepassinelmistero.com/Sansavinopc.htm
[3] Francesco Flora, FabrizioAndreoli, Sarah Bollanti, Fabrizio Consoli, Marina De Franceschini, Domenico De Meis, Paolo Di Lazzaro, Anayansi Forlini, Gian Piero Gallerano, Luca Mezi, Daniele Murra, Giuseppe Veneziano
[4] "La determinazione della lunghezza del meridiano terrestre, o meglio, di una sua parte, risale agli inizi della grande rivoluzione del pensiero scientifico, avvenuta in Grecia a partire da IV sec. a.C. Con Eratostene (275-175 a.C.), quando ormai era già consolidata l’idea della rotondità della Terra, assistiamo al primo serio tentativo di valutare la dimensione del globo terrestre a partire dalla misura di un arco di circonferenza tra due località dell’Egitto: Alessandria e Siene (l’attuale Assuan), che all’epoca si ritenevano poste sullo stesso meridiano. Eratostene cercò di valutare la differente altezza raggiunta dal Sole al mezzogiorno locale del Solstizio estivo nelle due città: su Siene, prossima al Tropico del Cancro, il Sole arrivava allo zenit (i raggi erano perpendicolari al suolo, raggiungendo il fondo dei pozzi), mentre su Alessandria l’astro era più basso di circa 7° (l’altezza di 83° sull'orizzonte fu misurata tramite un Orologio Solare emisferico). A questo punto conoscendo approssimativamente la distanza sul terreno tra le due località (5.000 stadi, circa 787 Km.), Eratostene stabilì la semplice proporzione: 7° : 360° = 5.000 stadi : X (circonferenza Terra). Uno stadio era circa 158 metri, pertanto l’intera circonferenza risultò 40.500 Km., valore assai prossimo a quello odierno di 40.000 Km. Molti altri scienziati si sono cimentati in questa ardua misurazione, tra essi sono da citare: Posidonio e Tolomeo (entrambi con risultati molto meno precisi), vari astronomi Arabi a partire dall’VII sec., per giungere a Jean Picard con il nostro Gian Domenico Cassini nel XVII sec., che ormai si avvalevano di strumenti raffinati e precisi, applicando la moderna triangolazione e l’uso della trigonometria. Una menzione particolare merita l’impresa condotta da due astronomi francesi, Delambre e Mechain, che in piena rivoluzione francese, attraverso peripezie di ogni sorta (descritte nell’ottimo libro di Denis Guedj “il Meridiano”), misurarono il cosiddetto quarto di meridiano tra le due località di Dunkerque e Barcellona, passando per l’Osservatorio di Parigi. La decimilionesima parte del quarto di meridiano, cioè l’arco che va dall’Equatore al Polo Nord terrestre, fu la base di riferimento per la misura del metro campione, che insieme con altre unità di misura costituì la nascita dell’attuale sistema metrico decimale" (Luigi Torlai)

[5] Il dipinto, in origine, si trovava su un altare della chiesa viterbese di San Francesco, dove oggi è posta una copia identica

[6] Il sarcofago è conservato nel Museo Pio Cristiano in Vaticano (n. inv. MV31427); il personaggio raffigurato dietro il trono della Vergine non è sicuramente Giuseppe, che comparirà molto più tardi nelle rappresentazioni della Natività, prendendo il posto del profeta Balaam il quale, ispirato dallo Spirito, profetizzò che una stella sarebbe sorta da Israele (Nm 24,17) e la sua presenza nella scena della Natività crea un collegamento tra l’Antico e il Nuovo Testamento