4. La cattedrale, il  Sagraéto e la statua senza testa

                                                                        (Marisa Uberti)

                                                  [Speciale Chioggia)

 

Portiamoci sul sagrato della maestosa cattedrale dedicata a S. Maria Assunta. Chioggia è sede vescovile dal 1110; comprende attualmente circa settanta parrocchie. L’edificio che si staglia oggi davanti agli occhi dei visitatori sorge sul luogo della precedente cattedrale, risalente all’XI secolo, la quale venne distrutta da un incendio nella notte tra il 25 e il 26 dicembre 1623. L’architetto, Baldassare Longhena, fu il medesimo che progettò anche la simbolica Basilica della Salute a Venezia.

 

Nella piazzetta a settentrione del duomo si può ammirare l’imponente campanile, alto 56 m e costruito nel 1347; accanto ad esso si trova la deliziosa e simbolica chiesa di San Martino (1393), eretta per i fedeli di Sottomarina, la cui cittadina era stata distrutta dai Genovesi, dopo la guerra di Chioggia tra Venezia e Genova.

L’interno della cattedrale è molto luminoso e composto; da notare un “Cristo nero” crocifisso, le numerose lapidi funerarie incastonate nel pavimento, monumenti e  lapidi che ricordano avvenimenti e personaggi della storia locale. Notevoli sono le opere d’arte che vi si conservano; nella navata sinistra si trova la Cappella dei SS. Felice e Fortunato (1727-’29); in un’urna d’argento sono collocate le reliquie dei santi martiri: la testa di S. Fortunato e il corpo di S. Felice. Erano, secondo la tradizione agiografica, due fratelli commercianti vicentini che perirono per decapitazione sotto le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano per la loro fede cristiana (circa tra il 303-304 d.C.). Il luogo dell’esecuzione si localizza presso il fiume Natisone (UD), in Friuli. Nell’urna, insieme alle reliquie, sono conservate anche antichissime lamine di piombo con iscrizioni: una risale al X secolo e una al XIII sec. Sno conservate inoltre 131 monete medievali (altre 38 furono trasferite dall’antica urna in altri reliquiari ora conservati nel Museo Diocesano) e, dopo la ricognizione del 2004, altre monete e medaglie contemporanee. Compatrona di Chioggia è Santa Cecilia.

Ponendosi a sud dell’edificio, ci si trova sul sagrato (Sagraéto in chioggiotto, cioè piccolo sagrato)) in uno spazio abbellito da aiuole, in fondo al quale vi è il Vescovado (più avanti 50 metri c’è l’interessante Museo Diocesano, costeggiando il canale Perottolo). Addossata al muro del duomo vi è una pittoresca vasca abbellita da alcuni reperti probabilmente romani (?); su una colonna abbiamo notato un curioso simbolo, che mostriamo perchè si capisce meglio che a descriverlo: di che cosa si tratta? Alcuni elementi sembrano lettere (una N, a sinistra, la O centralmente, forse -sopra- una M e, sotto, una X. A destra non si riconosce una lettera ma qualcosa di indecifrabile, per il momento. I quattro elementi sono disposti a croce ed è l'elemento centrale che sembra fungere da fulcro della composizione. L'insieme, racchiuso in un cerchio, potrebbe rappresentare un crittogramma...Oppure essere riferito a qualche personaggio...La colonna è certamente di reimpiego.

 

                          

 

Pù avanti, sempre sullo stesso lato, è incassato un sarcofago medievale, con vistose croci scolpite su ogni lato. 

 

                      

                                                   Particolare del sarcofago

 

La balaustra che cinge il giardino-sagrato sul lato opposto, quello che affaccia sul Canale Perottolo, presenta una serie di statue allegoriche femminili (le uniche superstiti de Palazzo Pretorio, che si trovava al posto dell’attuale Palazzo Comunale), alcuni “cesti dell’abbondanza”, un paio dei leoni che reggono degli stemmi e, centralmente, la celebre Madonna con Bambino, adorna di un baldacchino dorato, che per i chioggiotti è il Refugium peccatorum (opera di A. Tagliapietra del 1710 circa). Davanti a questa statua sostavano per l’ultima volta in preghiera i condannati a morte. Sembra tutto normale se non fosse che una delle statue della balaustra è… senza testa. La leggenda narra che esisteva una famiglia molto povera, che aveva cinque figli. Un giorno, una delle bimbe udì una misteriosa voce che le diceva di mozzare la testa della statua; così fece e trovò all’interno un tesoro in monete d’oro che consegnò ai suoi genitori, risollevando così le sorti della famiglia. Si mormora che la voce sia appartenuta ad uno dei defunti seppelliti proprio sotto la cattedrale…

 

                                       

 

In “Campo del Duomo”, una curiosità: la lunetta del portalino del campanile presenta un bassorilievo denominato “Madonna del Riposo”: la Vergine è seduta con il Bambino sulle ginocchia, ai lati i due santi patroni. La denominazione ricorda che sui gradini del campanile sostò una notte del 1178 papa Alessandro III, nel suo viaggio in fuga verso Venezia (ma l’episodio risalirebbe alla metà del XIII secolo). Sul campanile un’epigrafe in caratteri gotici ricorda il crollo della torre precedente, che era del X secolo, e la sua ricostruzione.

Dirimpetto al campanile e alla chiesetta di S. Martino, lungo il Corso e inserita tra edifici civili passa quasi inosservata la pittoresca chiesa di San Pieretto (1431), che dopo anni di degrado è stata restaurata e riaperta al pubblico; la sua dedicazione completa è ai SS. Apostoli Pietro e Paolo. All’interno della ‘chiesetta’, semplice e armoniosa nelle forme e austera nella decorazione, si impone, pendendo dalla volta dell’abside, un magnifico “Cristo in croce”, del tardo Rinascimento.

 

                                

 

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Argomento: Sagraéto

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