La foce del Tevere

(a cura di Marisa Uberti)
 
[Fa parte dello Speciale Ostia antica e dintorni - 08/09/2022]
 
Il delta del Tevere a Fiumicino, RM (Fossa Traiana) oggi. La darsena
 

"Alla foce del fiume Tevere si riuniscono le anime in attesa di essere imbarcate per giungere alla spiaggia del Purgatorio", Dante Alighieri [1]

 
Il Tevere si qualifica, per lunghezza, il terzo fiume italiano dopo il Po e l'Adige. Chiunque- benchè estraneo al territorio - lo ha sentito nominare e molti lo hanno visto visitando Roma o altre città: esso nasce infatti molto più a monte della capitale, alle pendici del monte Fumaiolo in Emilia-Romagna (provincia di Forlì-Cesena); attraversa Toscana, Umbria e Lazio e percorre 406 km prima di gettersi nel mar Tirreno all'altezza di Ostia (il toponimo "ostium" signifca proprio "bocca del fiume"). La foce del Tevere è detta "a delta", anche se possiede solo due bracci [1]: uno è naturale (detto Fiumara Grande), l'altro è un canale artificiale (detto Fossa Traiana perchè fatta scavare dall'imperatore Traiano allargando un canale realizzato da Claudio) che è l'attuale Canale di Fiumicino. E' questo ramo settentrionale del Tevere, scavato nell'età imperiale e poi più volte riattato, che tuttora serve alla navigazione. Tra i due bracci si formò un'area chiamata Isola Sacra, attualmente frazione di Fiumicino.
In una ristretta area di qualche chilometro si concentrano le vestigia di un passato glorioso, che ha permesso a Roma di prosperare poichè da questi luoghi arrivava il nutrimento necessario alla sopravvivenza e si svolgevano quei commerci che hanno determinato la sua fama in tutto il Mediterraneo. Vestigia che non conoscono la massa dei turisti che affollano il Colosseo o i Fori imperiali della capitale, anzi sono sconosciute ai più ma che il tempo ha restituito e gli uomini hanno saputo valorizzare. Aree archeologiche visitabili che siamo andati a conoscere per completare il nostro percorso, questo "speciale" su Ostia antica e dintorni. Qui la città ebbe splendore e onori, anche per la presenza delle Saline, e il suo epilogo, a favore di Porto (l'attuale Fiumicino); tra loro un'area dal nome affascinante, Isola Sacra. Facile individarle sulle moderne carte geografiche ma andare nei luoghi e conoscere la loro storia direttamente tra le rovine, è stato molto importante e istruttivo. Per questo vogliamo condividere il nostro percorso.
 
Nella cartina si vedono la città di Ostia, sorta sul mare alla foce del Tevere (Tiberis), Isola Sacra e Portus leggermente più a nord, sorta intorno ai grandi bacini portuali di Claudio e di Traiano. Nella mappa sono indicate anche le strade di collegamento con Roma e la Severiana (parallela alla linea di costa), che collegava Ostia a Isola Sacra e a Porto verso Nord mentre a Sud conduceva a Terracina. La grande ansa del Tevere nei pressi della foce di Ostia scomparve nel 1557 a causa di una devastante alluvione che modificò l'alveo del fiume (v. fig. sotto)
 
L'abitato di Ostia scavato fino a oggi. Si noti - in azzurro - il corso del Tevere che descriveva una grande ansa, sulle rive del quale sorse (nel XVI secolo) il Castello di Giulio II. Nel 1557 un'alluvione spostò l'alveo del fiume, portandolo dove si trova attualmente (disegnato con i contorni azzurri)
 
In questo tratto il fiume si getta nel mare ma le due acque (una dolce e l'altra salata) non si mescolano. Perchè? Per una differente densità e non si mescolano anche per chilometri! la colorazione dei due tipi di acqua si vede molto bene dall'alto: "Chi decolla o atterra dal vicino aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino ha modo di distinguere bene, dall’alto, il corso di questo fiume che, pur privo di rive che lo contengano, si addentra nel mare e si spinge sempre più al largo. Tutto ciò per la diversa colorazione assunta dall’acqua dolce del fiume (tutte le tonalità dal verde opaco al marrone scuro) rispetto all’acqua salata dal mare (toni dall’azzurro chiaro al blu intenso)" [2].
Il “capo d’acqua” è la zona di confine tra l'acqua del fiume e quella marina; tra l'altro qui si concentrano molti pesci per la soddisfazione dei pescatori. E' però anche una zona densa di pericoli per le imbarcazioni, perchè si creano correnti fortissime che possono rendere difficoltoso l'ingresso nella darsena. Da sempre, poi, il Tevere deve fare i conti con le alluvioni, che possono farlo tracimare dagli argini. Con le piene, giungono a valle una miriade di oggetti (residui solidi urbani, rami, tronchi e alberi interi) che possono "sostare" in mare per giorni, costituendo un pericolo per i naviganti.
 
Il "capo d'acqua"
 
 
La foce del fiume non è sempre stata dove la troviamo oggi, raggiunta attraverso diverse evoluzioni. Ciò su cui focalizziamo l'attenzione è dove fosse in epoca romana. Fin da scolari impariamo che Ostia fu di importanza capitale per Roma perchè attraverso il fiume Tevere le imbarcazioni di piccola taglia ne solcavano le acque portando merci, alimenti, teconologie (oltre a persone di varia estrazione sociale, idee, culture, culti) e in senso inverso raggiungevano il porto di Ostia, dove ripartivano per tutto il Mediterraneo ma Ostia non aveva un porto marittimo suo o perlomeno non adeguato. Si trovava in una posizione di privilegio perchè collocata sia sul mare (oggi esso si è allontanato di 4 km, dove è sorto il Lido di Ostia) che sul Tevere, dove c'era il porto fluviale ma fino all'epoca di Claudio il porto marittimo di elezione per l'Impero era quello di Pozzuoli (NA). Lì le grandi navi onerarie venivano scaricate e le merci trasferite su imbarcazioni più piccole (navi caudicarie), destinate a raggiungere il porto fluviale di Ostia e, da lì, la capitale.
 
Le merci venivano anche portate a Roma trainandole a mano dal porto fluviale di Ostia (35 chilometri di tratta): sulle sponde correva la cosiddetta "alzaia", con punti di sosta lungo il tragitto. Su detta strada venivano trainate le barche - che rimanevano nel fiume con a bordo un timoniere per non farle sbatacchiare- con un'operazione chiamata "alaggio" e lo si faceva a forza di braccia: erano gli helciarii ad effettuare il faticoso traino delle barche dall'alzaia, attraverso funi di grosso calibro e impiegavano tre giorni per raggiungere la capitale. Gradualmente, gli helciarii furono sostituiti dagli animali (vi erano sempre grandi quantità di bovini nelle vicinanze del porto). La cosa incredibile è che il tiro delle barche è stato praticato fino all'epoca moderna.
A 2 km dalla foce del Tevere naturale (cioè la Fiumara Grande) sorge la Tor Boacciana, di cui abbiamo parlato nella sezione dedicata a Ostia e dintorni. La Torre, a pianta quadrata, sorse probabilmente sui resti romani del faro di ingresso alla bocca del fiume.
 
  • La Riserva Naturale Statale del Litorale Romano
E' stata istituita nel 1996 e si estende per 8.000 ettari nel territorio di Roma Capitale e complessivamente per 15.900 ettari. E' una delle più singolari dell'intero sistema nazionale di Aree Protette. Il Tevere la attraversa per 22 chilometri, e costituisce la principale emergenza naturalistica dell'area, comprenendo anche le golene (zone a margine del fiume che si riempiono solo con le piene). Nel suo perimetro di oltre 140 km, la Riserva racchiude ambienti naturali scampati all'urbanizzazione: boschi sempreverdi, argini e foci fluviali, dune, zone umide, distese di macchia mediterranea, tratti di Campagna Romana di sorprendente bellezza. Anche i paesaggi agrari sono diffusi, dominati dalle linee rette di canali, collettori, idrovore delle grandi bonifiche costiere realizzate a partire dalla fine dell'Ottocento. Questi infatti erano territori impalusati, malsani e dove la malaria provocava innumerevoli morti. L'area, oltre al patrimonio naturalistico, custodisce un eccezionale patrimonio storico-archeologico che comprende, tra gli altri, gli Scavi di Ostia Antica, i Porti Imperiali di Claudio e Traiano, la Via Severiana, la Villa di Plinio, il Castello di Giulio II, la rinascimentale Torre San Michele, attribuita al Michelangelo, la medievale Torre Boacciana, i castelli medievali di Castel Fusano (Chigi) e di Ostia Antica e i siti paleontologici di Castel di Guido e Malafede.
Duemila anni fa la linea di costa era molto arretrata, all’altezza di Ostia Antica circa, e dietro una fascia di dune si trovavano estese lagune oggi prosciugate. Il fiume Tevere ha nel tempo portato grandi quantità di limo e di sabbia, che si sono accumulati in cordoni paralleli al mare, creando l’attuale linea di costa. Infatti, percorrendo un qualsiasi sentiero in direzione perpendicolare alla costa, si possono notare rilievi corrispondenti agli antichi cordoni dunali.
Nell'area del Delta del Tevere è sorto il Parco di Castel Fusano, che occupa l'area della Foce del Tevere e si estende per più di 1000 ettari. L'ambiente caratteristico è la pineta, di origine artificiale, la quale fu impiantata nel 1700 con lecci e pini, per lo più a scopi produttivi. E' attraversato da Via Severiana e conserva la cosiddetta Villa di Plinio (nota anche come Villa della “Palombara”, per la presenza di un grande leccio utilizzato nel XIX secolo per la caccia ai “palombi”, i piccioni selvatici). L'attribuzione al grande naturalistica romano è errata ma rappresenta la presenza più rilevante del Parco. La gestione della Riserva è affidata ai Comuni di Roma e Fiumicino, ciascuno per il territorio di propria competenza [3].

(continua il tour)

 
 

[1] Ond’io, ch’era a la marina volto / dove l’acqua di Tevero s’insala, / benignamente fu’ da lui ricolto. / A quella foce ha elli or dritta l’ala, / però che sempre quivi si ricoglie / qual verso Acheronte non si cala (La Divina Commedia, Purgatorio, Canto II, vv. 100-105). La foce del Tevere è menzionata  nel II Canto del Purgatorio al verso 101, quando Dante, proprio sulla spiaggia, incontra Casella, musico toscano, morto all’inizio del '300. Dante lo definisce suo amico: è probabile che Casella abbia musicato qualche canzone del poeta. Il musicista si presenta come anima intimamente tranquilla, staccata dalle cose del mondo eppure profondamente legata all’amico (crediti)

[2] La foce del Tevere https://www.obiettivopesca.org/home.php?id_pagina_statica=208

[3] www.riservalitoraleromano.it