La necropoli di Porto all'Isola Sacra

(Fiumicino, RM)
 
a cura di Marisa Uberti
 
Questo articolo/video fa parte dello Speciale "Ostia Antica e dintorni",  27/09/2022
 
Il nostro viaggio prosegue in un sito archeologico di straordinario interesse, trattandosi di una tra le necopoli più suggestive del territorio ostiense ma  anche di tutto il mondo romano, a detta di diversi specialisti. Per inquadrare adeguatamente il contesto suggeriamo di leggere i nostri articoli correlati, dalla fondazione della città di Porto (in seguito alla realizzazione dei bacini portuali di Claudio e Traiano) alla nascita di Isola Sacra (allora chiamata Insula Portuensis). Abbiamo dedicato un video apposito e in questo articolo daremo un inquadramento panoramico.
Gli abitanti di Porto iniziarono a costruire una necropoli nel I secolo d.C. lungo la Via Flavia, che correva parallela alla linea di costa (allora molto più vicina rispetto a oggi, che si è allontanata di circa 3 chilometri). Era usanza presso i Romani erigere sepolcri lontano dai centi urbani ma lungo direttrici di intensa percorrenza, in modo che venissero ammirate dai passanti e si ricordasse il nome del defunto (per mantenerlo vivo). Quando tutto lo spazio prospicente la strada fu occupato, si utilizzarono le zone restrostanti, dove si situano tombe a schiera datate al II secolo d.C. e, nel III secolo, si costruirono le nuove tombe su quelle precedenti, che furono interrate (per questo le più antiche non sono visibili). Si vennero a creare sovrapposizioni e raggruppamenti. In seguito alla caduta di Roma (476 d.C.), alle incursioni barbariche e al fenomeno dell'insabbiamento, gradualmente l'immenso sepolcreto venne ricoperto dalle paludi e dimenticato. Nessun documento sopravvisse ad indicarne la memoria.
La necropoli fu scoperta durante i lavori di bonifica del litorale, afflitto da paludi malsane e malariche, cui si pose rimedio tra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo. Le prime tombe vennero alla luce nel 1925 con la bonifica di Isola Sacra, nella zona settentrionale del sepolcreto, chiamato settore A (su Via Redipuglia, oggi non ancora accessibile), in seguito altri scavi sistematici riportarono alla luce una necropoli di dimensioni enormi a sud, il settore B (quello più vasto e conosciuto, con ingresso su via Monte Spinoncia); un terzo nucleo fu scoperto in un'area interposta alle prime due, chiamato settore C (su via Pal Piccolo).
L'ingresso alla necropoli avviene da via Monte Spinoncia (ingresso gratuito senza prenotazione) e si entra in un mondo dilatato nel tempo e nello spazio, unico.
Al momento della nostra visita eravamo gli unici e abbiamo potuto orientarci con calma in questa città dei morti. Le tombe sono circa 200 per un totale di oltre duemila individui, i cui resti sono stati oggetto di studi antropologici e antropometrici. La tipologia delle tombe è varia, a seconda della loro cronologia: nel II secolo d.C. si costruirono prevalentemente tombe a camera, arretrate rispetto alla Via Flavia (che era occupata da sepolture del secolo precedente), erano coperte a botte con timpano esterno (simili a delle case dotate di feritoie e di porta centrale architravata). Sulla facciata i defunti usavano apporre delle lastre epigrafiche con importanti indicazioni: il nome del defunto, dei familiari e di eventuali liberti sepolti insieme (tombe di famiglia), la professione svolta in vita, disposizioni testamentarire, eventuali divieti, dimensioni della cella sepolcrale stessa. Internamente potevano ospitare sia urne cinerarie nella parte superiore che inumazioni in quella inferiore (i due riti risultano quindi promiscui e contemporanei). I pavimenti musivi servivano spesso per coprire altre sepolture oppure per deposizioni in fosse (formae). La cella è frequentemente preceduta da uno spazio esterno chiamato recinto che ospitava nicchie destinate ad accogliere urne cinerarie. A volte il recinto è originale altre volte fu costruito successivamente alla camera sepolcrale.
 
Crediti immagine
 
Esternamente le tombe a camera potevano avere due banconi in muratura (biclini) per il pasto funebre: esso veniva svolto alla morte del congiunto e dopo 9 giorni, a conclusione del periodo di lutto. Il banchetto funebre era una pratica seguitissima e per espletarlo erano presenti forni di cottura e pozzi (in alcune tombe ben visibili ancora oggi).
Altre tipologie di sepoltura erano le tombe a cassone, di forma semicilindrica e con cassa in muratura costuita sul terreno, generalmente con iscrizione a chiusura del sepolcro; potevano ospitare sia urne cinerarie che inumazioni. Per far passare ritualmente il cibo e i liquidi nella tomba si usavano colli d'anfora sporgenti in superficie e collegati con l'interno. Vi erano poi le numerosissime "tombe dei poveri" (circa 600), che si insediavano nei posti liberi tra le altre sepolture. Esiste, nella necropoli, un'area chiamata "campo dei poveri" dove si trovano sepolture di varia tipologia, molto semplici e perfino umili: alla cappuccina, in anfore sovrapposte, o nella nuda terra con un segnacolo a indicarne la presenza (colli d'anfora o cerchi di anfore che venivano lasciate fuoriuscire fino al collo, anche per consentire il passaggio rituale del cibo e delle bevande al defunto).
 
Tombe a camera (II sec. d.C.), non affacciate sulla Via Flavia ma restrostanti ad essa, su un vialetto cimiteriale. Davanti, nel prato, si vede una tomba a cassone, a sinistra un'anfora
 
Tombe da 85-100 (II sec. d.C.). Recinto esterno in opera reticolata, con nicchie per urne cinerarie; a sinistra si vede un forno usato per il banchetto funebre
 
Nel III secolo si riprese a costruire sul fronte della strada, interrando le precedenti sepolture. La tipologia era prevalentemente a camera per inumazioni, preceduta da grandi recinti con più ordini di arcosoli. Contestualmente, per ricavare spazio utile, furono aggiunti recinti alle tombe a camera del II secolo (quelle più arretrate rispetto alla strada). Tali strutture eano forse destinate a membri meno abbienti della famiglia (l'incinerazione costava meno dell'inumazione) ed erano realizzate in opera reticolata con materiale di recupero.
 
Tomba 19 (età antonina, 140 ca d.C.). Particolare di Ippocampo dipinto su parete interna
 
Alla fine del III secolo d.C. cessò lo sviluppo edilizio, furono realizzate sporadiche nuove tombe a inumazione (pratica che aveva soppiantato l'incinerazione) ma probabilmente non vi erano già più eredi a occuparsi delle sepolture più vetuste. In alcuni casi le tombe venivano vendute, cedute o trasformate.
Le iscrizioni sulle tombe hanno permesso di "fotografare" la società di Porto, costituita in maggioranza da persone del ceto medio-borghese: piccoli imprenditori, liberti, artigiani le cui professioni sono scolpite con un verismo incredibile e ci mettono "a tu per tu" con coloro che vi furono sepolti: il medico e l'ostetrica della tomba 100 sono straordinari (sappiamo anche i loro nomi grazie all'iscrizione), l'acquaiolo della tomba 30, il produttore di ferramenta e il venditore di ferramenta della tomba 29, il mugnaio e i barcaioli della tomba 78, ecc.
 
Tomba 78 (prima metà del II secolo d.C.). Rilievo in terracotta posto in facciata con scena di macinatura del grano: illustra una macina azionata da un cavallo bendato che gira sotto le direttive di un servo
 
 
La tomba 1 ha un'insolita forma piramidale: è in laterizio e reca un'iscrizione che dice che il defunto era un pittore proveniente dall'Aquitania (datazione II sec. d.C.)
 
Tomba realizzata da Iulio Armenio per la moglie Iulia Paolina: si tratta di quella dietro il mosaico, con semplice copertura ma il mosaico si riferisce ad una seconda sepoltura (moglie successiva o amante?). Raffigura Venere con, ai piedi, uno scrigno da cui escono gioielli (a sinistra) e un pavone (a destra). In questo recinto - che accoglie innumerevoli tombe a incinerazione- si trovano anche un pozzo e un forno

 

"Tomba della Mietitura" (E 25), cosi detta per la presenza del grande mosaico pavimentale con scene di mietitura del grano, alle quali fu parzialmente sovrapposto un mosaico con il mito di Alcesti e Admeto (meraviglioso!), datato al II sec. d.C.
 
Nella necropoli sono conservate alcune eleganti e simboliche pitture ad affresco nelle tombe, mosaici pavimentali e in misura minore parietali. Molto materiale fu staccato e trasferito nei depositi Ostiensi per proteggerlo. In situ è possibile ammirare alcuni sarcofagi in marmo datati tra il II e il III secolo d.C., alcune arule (altari) con iscrizione, e una statua femminile acefala (età traianea). Molte sculture si trovano presso il Museo Ostiense (attualmente chiuso, alla data in cui scriviamo).
 
Vi lasciamo al nostro video di approfondimento dove raccontiamo un po' di storia, di curiosità, di memorie, con riprese dal vivo e tante foto per ricordare questo luogo da non perdere!
  • Tutte le immagini, salvo dove specificato, sono dell'autrice (vietato l'utilizzo senza autorizzazione e/o citazione delle fonti)
 
Riferimenti:
  • Pannelli in loco
  • Angelo Pellegrino, "Le necropoli pagane di Ostia e Porto", in Itinerari Ostiensi V, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Soprintendenza Archeologica di Ostia, 1984, Roma
  • "La necropoli di Porto all'Isola Sacra", Soprintendenza Archeologica di Ostia (https://www.ostiaantica.beniculturali.it/ups/2021/01/06/necropoli-isola-sacra-doc001254.pdf)
  • "The arbour of Claudius", https://www.researchgate.net/figure/The-harbour-complex-at-Portus_fig2_335619006