L'Episcopio di Porto

Prima dell'anno Mille il complesso doveva essere una sorta di castrum cinto da mura difensive e dotato di Rocca ed era noto come Rocca di Porto. Al 983 risalirebbe il primo documento in cui si accenna a una donazione. Pur anch'esso lambito da paludi malariche come tutta l'area circostante, sopravvisse al passare del tempo arrivando fino a noi, anche se certamente rimaneggiato. Notizie storiche apprese in loco, affermano che la diocesi fu unita a quella di Selva Candida nel 1120 da papa Callisto II e il complesso fu fortificato. Furono gli Stefaneschi, importante famiglia romana, a trasformare la Rocca in Castello privato prima del 1347, conferendogli l'aspetto di una residenza fortificata. Nel 1451 passò a Lorenzo Tozzoli e quindi al principe Panfilio. Tornato in proprietà dello Stato Pontificio, fu visitato dal papa Sisto IV (+ 1484), che in accordo con l'allora vescovo Rodrigo Borgia- diventato pontefice con il nome di Alessandro VI - lo fece restaurare tra il 1476 e il 1492. Sulla porta originale si trova ancora oggi lo stemma di papa Sisto IV della Rovere.
All’interno dell’Episcopio fu eretta la chiesa dedicandola a Sant'Ippolito e Lucia (in realtà fu ricostruita nel 1582 dal cardinale Fulvio della Corgna, probabilmente su un precedente edificio), dove furono trasferite le reliquie del santo patrono quando la Basilica di S. Ippolito all'Isola Sacra fu distrutta. Il tempio fu ampliato dall'arch. Carlo Fontana su commissione del cardinale Flavio Chigi (1631-1693), che fu vescovo di Porto dal 1689 alla sua morte. Sotto di lui furono realizzate le due cappelle laterali della chiesa e la torre con l'orologio (1689). Restauri alla facciata che dà sul cortile interno furono operati durante l'episcopato del cardinale Pietro Ottoboni (1734-1738), e in questo periodo l'edificio conobbe un periodo di splendore. Il cortile settecentesco fu progettato dagli architetti Gregorini e Passalacqua (che hanno realizzato anche la Basilica di S. Croce in Gerusalemme a Roma).
Il complesso è formato da un edificio a pianta rettangolare. L’ingresso al palazzo avviene attraversando un arco fiancheggiato da due colonne provenienti dalla Necropoli di Porto, ed entrando in una corte quadrangolare. Si notino, nella parte inferiore delle colossali colonne, molti graffiti (in entrambe). L’elemento di maggior spicco del luogo è sicuramente la torre, un vero mastio rinforzato che circonda la base della costruzione. La torre inoltre ospita alcuni alloggi e una vasta dispensa al piano terra. La chiesa annessa al palazzo svolse la funzione di cattedrale fino al 1960; in origine era dedicata S. Lucia, ma successivamente si aggiunsero SS. Rufina e Seconda, ed è legata anche al culto di S. Ippolito che dal 1990 è diventato co-dedicatario della chiesa. Egli, secondo il Martirologio Feriale, morì a Porto nel III secolo d.C.
Nel corso dei secoli l'Episcopio andò incontro a un progressivo degrado fino a quando in occasione del Giubileo 2000, la Soprintendenza, con i fondi giubilari, ha eseguito un importante intervento di restauro che ha coinvolto anche la cinta muraria e che lo ha riportato al primitivo splendore. In detta occasione è stato rimesso in funzione anche l'orologio.- Tutte le immagini, eccetto la mappa, sono nostre.
Notizie tratte da pannello in loco e da:
- https://comitatopromotoresaifo.it/castello-episcopio-di-porto/
- https://www.prolocofiumicino.it/castelli-torri/episcopio-di-porto
- Sito del comune di Fiumicino (RM)
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[1] Attualmente la diocesi di Porto, sede suburbicaria di Porto-S.Rufina, è una sede della Chiesa Cattolica in Italia suffraganea della diocesi di Roma (regione ecclesiastica Lazio), al pari di quella ostiense
[2] "La passio di Sant’Ippolito, riportata dai Bollandisti, racconta come il nostro martire, patrono della Diocesi di Porto – l’attuale Fiumicino – fosse genere arabs, forse nativo della Persia. Come tanti altri pellegrini, egli era venuto a Roma per venerare le tombe di Pietro e Paolo e si era fermato per qualche tempo nell’Urbe, coinvolto nella vita liturgica e caritativa della vivace comunità cristiana che il Successore di Pietro riusciva a guidare in prima persona, insieme ai suoi presbyteri. Quando si pose il problema di inviare un Vescovo nella città di Portus, dove fioriva l’ampio porto commerciale voluto dall’imperatore Traiano, fu scelto proprio Ippolito. Siamo a metà del terzo secolo, in piena epoca di persecuzioni, quando il semplice nomen cristiano equivaleva ad una sicura condanna a morte. Giunto a Portus, Ippolito, come ogni buon Vescovo, ha insegnato, ha celebrato i santi Misteri, ha consacrato sacerdoti e si è preso cura delle persone bisognose della comunità che, vivendo sul porto fluviale di Roma, più di ogni altra era chiamata ad accogliere i pellegrini cristiani i quali, sotto stretto anonimato, venivano a venerare le tombe degli Apostoli" (Roberto Leoni, Sant'Ippolito patrono della Diocesi, sul sito della Diocesi suburbicaria di Porto-Santa Rufina, 13/09/2013 https://www.diocesiportosantarufina.it/home/news_det.php?neid=2650)
