Il percorso dei segreti

L'Archivio storico e il Sepolcreto dell'Ospedale Cà Granda di Milano

aperti al pubblico per la prima volta

(a cura di duepassinelmistero)

 

Un nuovo itinerario sulle tracce di ambienti mai aperti prima alle visite. Dal 27 Gennaio 2018 sono stati aperti al pubblico l'Archivio e il Sepolcreto della Cà Granda e noi, il 28, siamo andati a vedere di cosa si tratta. L'evento è esclusivamente guidato da membri dell'Associazione MilanoCard e il percorso si chiama ArSe.

La Cà Granda è una delle istituzioni storiche e architettoniche più importanti della città di Milano: fu fondata per volere del duca Francesco Sforza a partire dal 1456 con l'intenzione di farne un Ospedale per i poveri, o meno abbienti, accapparrandosi in tal modo un numero sempre crescente di sostenitori tra la popolazione. Il duca aveva conquistato il ducato il 25 marzo 1560, sposando l'ultima erede dei Visconti, Bianca Maria, e dando vita al ramo Visconti-Sforza. Il monumentale edificio venne denominato Cà Granda (Casa Grande) perchè si differenziava nettamente dagli edifici di stampo medievale situati a quel tempo nell'area. Alla progettazione dell'Ospedale l'illuminato duca chiamò a sè il Filarete, uno degli architetti più in vista in quel tempo, suggeritogli da Cosimo I dè Medici. In seguito all'abbandono (o licenziamento) del Filarete, subentrò Guiniforte Solari e poi l'Amadeo. Le vicende costruttive e architettoniche dell'Istituto si possono consultare ovunque, consigliamo il sito dell'Università degli Studi (che dal 1924 occupa i locali del vecchio nosocomio).

Entriamo invece nel vivo di questo percorso, imboccando via Francesco Sforza; dobbiamo portarci ad un ingresso posteriore della Cà Granda, opposto a quello del grandioso cortile prospiciente Via Festa del Perdono. Al n. civico 32 troviamo un pannello indicatore dell'ArSe: è qui il ritrovo per le visite, effettuate ogni giorno dalle 17 alle 22, eccetto la domenica, che l'entrata viene anticipata alle ore 15.

Tutto nuovo per noi, non siamo mai stati alla Cà Granda. Sbrigate le formalità (meglio prenotare la visita), ci muniamo degli obbligatori caschetti e attendiamo la guida. Nell'attesa notiamo che ogni caschetto, con il logo dell'Ass.ne ArSe, reca sul retro il nome di un personaggio storico illustre per la città (a noi sono toccati Ascanio Sforza e Achille Bertarelli).  La guida apre un cancello e ci ritroviamo in un cortiletto che dà accesso al primo dei due Archivi, chiamato Capitolo d'Estate. Lo precede un cvestibolo con apparato in pietra realizzato da Giovanni Battista Buzzi. Sono ambienti che datano al 1637, creati con le opere di ampliamento del complesso e non sono mai stati aperti al pubblico! Soltanto qualche studioso vi accede, per motivi di ricerca e con autorizzazioni. Dunque è un privilegio essere qui. Rimaniamo con la testa all'insù, meravigliati, è tutto avvolto da un'atmosfera d'altri tempi.  Prima che diventasse archivio, questa sala doveva essere il "biglietto da visita" dell'Ospedale, la sala di rappresentanza che doveva trasmettere immediatamente la sua importanza e quella dei suoi amministratori. Allora non vi erano gli scaffali alle pareti ma quadri che ritraevano i busti dei benefattori (oggi nella stupenda Quadreria). La struttura fu progettata da Francesco Maria Richini nel XVII secolo, grazie all’eredità di Giovanni Pietro Carcano.

Il nome "Capitolo" dato alle due meravigliose sale è dovuto al fatto che qui si riuniva (fino al 1796) il Consiglio di Amministrazione dell'Ospedale, detto anche Capitolo, che si ritrovava in una o nell'altra sala a seconda delle stagioni. La Sala detta Capitoletto  o Capitolo d'Inverno ha dimensioni minori e può essere vista attraverso una grata perchè è attualmente occupata dal funzionario dirigente, che vi ha il proprio ufficio. Ha una forma ottagonale e conserva un elegante arredamento in noce che fu appositamente realizzato tra il 1767 e il 1770 per contenere i documenti. Il rivestimento ligneo alle pareti rendeva più confortevole soggiornarvi durante l'inverno (donde il nome).

La più grande delle due sale, il Capitolo d'Estate è artisticamente affscinante, malgrado la deturpazione di parte degli affreschi della volta, opera di Paolo Antonio de' Maestri (il Volpino, 1638). I temi sono sia vegetali che astronomici, seppure ricondotti all'allegoria mariana, come specificano i cartigli: "electa ut sol, pulchra ut luna, signum foederis, stella maris", e "lilium convallium, rosa mistica, sicut palma, sicut cedrus". Gli scaffali che vediamo oggi furono aggiunti nel 1808, quando confluirono qui ingenti documenti da numerose opere pie milanesi. Gli scaffali, a due ordini di ballatoi, si sviluppano per 985 m lineari. Cinquemila cartelle,  3.600 registri, 700 mappe, regesti, testamenti, perfino un curioso papiro egizio risalente alla XIX dinastia (1305-1200 a.C.).

Non è possibile avvicinarsi troppo ai fascicoli debitamente rilegati; di alcuni riusciamo a distiunguerne le targhette sulla spalla. Appare ovvio che deve essere stato fatto un enorme lavoro di riordino di questo Archivio. Il metodo scelto è quello della Registratur di impianto austriaco e tedesco, ancora diffusa e rispettata anche in altri enti ospedalieri e assistenziali milanesi e lombardi. Altra peculiarità è un titolario di classificazione perfezionato alla fine del Settecento.

L'Archivio custodisce una sterminata serie di documenti: si pensi che le serie delle pergamene relative agli ospedali milanesi datano a partire dal Medioevo, le più antiche all'Anno MIlle! Sono state conteggiate 16.000 pergamene di collezioni diplomatiche (Diplomi, Codici, Autografi, Residui degli archivi ereditari). Tra le firme illustri quella di Napoleone, Parini, Manzoni, Leopardi, Hayez, Segnatini, Carlo V, Filippo II. Vi si trovano certificati amministrativi prodotti o ricevuti dall'Ospedale dalla sua fondazione fino a oggi,  inerenti materie diverse ma sempre relative alla vita dell'Istituto: amministrazione, contabilità, personale, edificazione e manutenzione degli edifici ospedalieri, acquisti, appalti e approvvigionamenti, gestione del patrimonio immobiliare in Milano e in Lombardia (questo perchè l'Ente è stato proprietario di un vasto patrimonio immobiliare in tutta la regione. Beni incamerati come frutto di donazioni private elargite dai benefattori, ricordati ancora oggi). Cosa importante: non vi si trovano cartelle cliniche, se si eccettuano i registri dei ricoveri dal 1899 al 1972. Vi si trovano invece i carteggi della direzione medica. L'Archivio è inoltre arricchito da singoli fondi inerenti a istituzioni, enti o pii legati amministrati dall'ospedale, a cui si aggiungono quelli prodotti da uffici o emanazioni dell'ospedale o residui di enti amministrati in passato. Di fatto questo Archivio rappresenta un lunghissimo spaccato della società milanese più illuminata e delle condizioni socio-economiche della città dal medioevo a oggi. Sarebbe molto interessante poter leggere qualcuno dei documenti, in special modo quelli legati ai medici che hanno legato il proprio nome a questa importante istituzione.

Sul tavolo in fondo alla sala troneggiano due pergamene in copia: una è l'importantissima Bolla di costituzione dell’ospedale datata 1 aprile 1456, firmata da Francesco Sforza e sottoscritta dall’approvazione ponticia di Papa Pio II.

 

  • Il Sepolcreto

 

Usciti dal Capitolo d'Estate per la stessa strada da cui eravamo entrati, attraversiamo il cortissimo tragitto che ci consente di raggiungere le scale che conducono alla cripta della chiesa della B. V. Annunciata (1636).  Prima di scendere, diamo un sguardo al bellissimo cortile colonnato, sul quale affacciano i locali dell'Università degli Studi.

La dedicazione della chiesa è simbolica: il duca Francesco Sforza conquistò il ducato di Milano il 25 marzo, che il calendario liturgico ricorda come Annunciazione della Madonna. La chiesa, con questo tour, non si visita (ma è aperta al pubblico la mattina), mentre si scende nella vasta cripta-sepolcreto affrescata dal Volpino nel 1637. E' la prima volta che il luogo viene aperto alle visite. Il grave deterioramento patito da questo ambiente non ha consentito la conservazione dei motivi dipinti, quasi totalmente illeggibili. Si sa che nel 1638 le pareti erano cosparse di scheletri disegnati o dipinti a grandezza naturale, accompagnati da cartigli, teschi e trofei di ossa in una rappresentazione tipica delle Danze macabre e del Trionfo della Morte.  Di tutto ciò, resta soltanto un labilissimo scheletro sul muro verso il cortile. Sul pavimento della cripta vi sono innumerevoli botole che conducono alle camere sepolcrali, situate ad un livello ancora inferiore. Qui venivano stipati i morti. Chi si attende di vedere ossa, scheletri o corpi mummificati resterà deluso! Almeno per il momento, nessun resto umano è visibile (se si eccettuano i pochissimi dietro una grata, in fase di studio). Gli ambienti ipogei sono macabri, suggestivi ma macabri: la prima parte della cripta è costituita da navate sostenute da pilastri terminanti in volte a crociera, una seconda parte è ben più oscura, con pareti di mattoncino rosso e corridoi angusti. La cripta-ossario fu costruita nel 1634 su progetto del Richini e venne utilizzata fino al 1695 per tumulare i cadaveri di coloro che morivano nell'ospedale; si seguiva il metodo della liquefazione dei corpi (percolazione), che abbiamo visto anche altrove. Attraverso dei pozzi denominati "tinne" i liquami venivano poi defluiti nella falda acquifera limitrofa ai navigli. Con tutte le conseguenze igieniche che possiamo immaginare...Sono stati ritrovati i resti appartenenti a circa 150.000 persone, e c'è chi dice anche più del triplo...

Quando, non potendo più contenere salme, il sepolcreto fu saturo, venne costruita una fossa comune chiamata "foppone" di San Michele ai Nuovi Sepolcri, meglio nota oggi con il nome di Rotonda della Besana (ancora esistente), 1695. A questa vi si accedeva tramite una monumentale porta sul retro dell'Ospedale Cà Granda, chiamata Porta della Misericordia, sul lato di Via Francesco Sforza. Ma un tempo questa via non esisteva (venne realizzata negli anni '30 del XX secolo); al suo posto c'era il naviglio e dalla Porta si saliva su un ponte e quindi ci si immetteva in via San Barnaba, uno stradone che arrivava al foppone. Riusciamo ad immaginare come fosse, allora, l'urbanistica milanese? Con fatica! Su una panchina ai lati della Porta (ormai dimessa e in fase di recupero) abbiamo trovato una Triplice Cinta inedita (v. scheda).

Nel corso del 1800, quando Milano fu teatro delle cruenti battaglie delle celebri Cinque Giornate, i morti negli scontri vennero temporaneamente seppelliti nel sepolcreto dell'ospedale: lo stato d'assedio non consentiva, infatti, il loro trasporto nei cimiteri suburbani. Nel 1860, con l'Unità d'Italia, il luogo fu in parte riadattato e trasformato in Sacrario cittadino, per commemorare i morti in battaglia. Di essi resistono ancora i nomi, insieme ad alcune iscrizioni di cui si accennava poc'anzi. Soltanto nel 1895 i resti dei Caduti vennero traslati alla base del nuovo Monumento alle Cinque Giornate, progettato da Giuseppe Grandi, che ancora oggi è apprezzabile nella omonima piazza cittadina.

Nel 2013 sono stati condotti interventi conservativi nell'area del sepolcreto, che hanno portato alla scoperta di diverse lapidi e resti in pietra che erano stati abbandonati nel suo interno; alcune appartengono a cimiteri cittadini soppressi. Altre si riferiscono a benefattori, medici o altre persone che hanno contribuito alla vita dell'Ospedale Maggiore.

I resti ossei sono tutt'ora oggetto di studio da parte di antropologi, che su richiesta possono esaminarli (per capire come vivesse la popolazione perchè l'esame osseo permette di capire il tipo di alimentazione, le malattie di cui soffriva un individuo, il tipo di lavoro, ecc.).

Abbiamo trovato una certa incongruenza tra l'elevato costo del biglietto e ciò che viene effettivamente mostrato, ma se questo serve a far sì che si restaurino e si aprano nuovi locali oggi ancora inaccessibili, ben venga. La cultura passa attraverso ognuno di noi, a patto che resti o diventi patrimonio comune e non esclusivo.

La chiesa dell'Annunciata è sede dell'autonoma parrocchia ospedaliera, della quale è titolare l'Arcivescovo di Milano, e ospita la cappellania universitaria.

 

  • A cura di duepassinelmistero, 01/02/2018. Vietata la riproduzione di testo e foto senza preventiva autorizzazione e/o citazione delle fonti.

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