Il Castello di Bianzano (BG)
Il rapporto tra l’Astronomia, il simbolismo astronomico e
          l’architettura castellana durante il Medioevo

                                                     (Adriano Gaspani)

 

  • Introduzione

 

Il borgo medioevale di Bianzano, in provincia di Bergamo, è una località di circa 600 abitanti, posta su una collina dominante la sponda occidentale del lago d'Endine, alle pendici dei monti Pler e Croce, al confine fra le valli Cavallina e Seriana ed in posizione strategica ai fini del controllo della via che, nel Medioevo, permetteva di raggiungere i valichi alpini che consentivano il collegamento con Europa centrale. A sud dell’antico nucleo dell’abitato è presente un castello medioevale la cui origine è tuttora sconosciuta, ma che nel XIV secolo fu acquisito dalla nobile famiglia bergamasca dei Suardi, da cui deriva l’attuale denominazione, in seguito ad un dono di Bernabò Visconti. Un particolare curiosoè rappresentato dal fatto che a differenza di molti manieri sorti nel Medioevo a difesa del territorio, quello di Bianzano si erge su un area altimetricamente più bassa rispetto al borgo che dovrebbe difendere, quindi potrebbe essere ipotizzato che la sua funzione originaria non fosse quella di difendere il limitrofo borgo, ma qualcosa d’altro. Non dimentichiamo che la Val Cavallina rappresentava nel XIII secolo un’importantissima via di comunicazione quale “cerniera” di collegamento tra il passo del Brennero con la pianura Padana, tanto che nel 1166 fu la via di transito degli eserciti di Federico Barbarossa in marcia verso l’area padana.

 

                  

                       Il borgo medioevale di Bianzano con il caratteristico castello Suardi

 

  • Il castello

 

Il castello Suardi a Bianzano è un castello situato nell’omonima località in Val Cavallina, in Provincia di Bergamo. Le sue coordinate geografiche del centro della corte riferite all’ellissoide geocentrico WGS84 sono le seguenti:

φ = 45° 46′ 22″,4 N; λ =9° 55′ 07″,8 E

la quota altimetrica è 597 metri. La data di costruzione del castello dovrebbe risalire all’anno 1233, come riportato su una pietra posta sulla spalla destra del portale del cortile. Tale indicazione è tuttavia messa in discussione da alcuni storici, che ancora oggi dubitano sia delle origini del castello che della funzione a cui esso era adibito, a causa della mancanza di documenti ufficiali. Questo anche a causa del fatto che recentemente sono stati portati alla luce resti di muratura e parte del basamento di una torre in un’area poco distante dal castello. La presenza di questa fortificazione tenderebbe, secondo alcuni storici, a posticipare la data di edificazione dell’attuale castello che, eretto all’estremità del borgo in quella che allora poteva essere la prima zona edificabile, evidenzierebbe un’epoca di costruzione successiva a quella del borgo stesso.

 

                      

                                               Il Castello Suardi a Bianzano

 

I documenti disponibili indicano che il maniero risultava essere esistente già dal XIV secolo, e di proprietà della famiglia bergamasca dei Suardi. A quel periodo risale il primo atto riferito al castello, riguardante un evento dalla grandissima importanza: nel 1367 Giovanni, appartenente alla famiglia Suardi, sposò Bernarda Visconti figlia di Bernabò, reggente del Ducato di Milano, ricevendo in dono il castello stesso. Ancora oggi tale evento è al centro di una rievocazione storica, che si svolge a cadenza biennale il primo fine settimana di Agosto, che coinvolge l’intero borgo ed attira numerosi spettatori. Nessun episodio di rilievo si verificò fino all’arrivo della Repubblica di Venezia la quale, al fine di porre fine alle lotte tra guelfi e ghibellini, ordinò la distruzione di tutte le fortificazioni esistenti nell’area bergamasca. La famiglia Suardi, al fine di evitare la demolizione del castello, decise di eliminare le merlature e di ricoprire l’intera struttura con un tetto, trasformandola in questo modo da castello a dimora signorile. Successivamente l'edificio subì altri rimaneggiamenti: vennero ampliate le cantine, operazione rivelatasi poi sfortunata, visto che causò il parziale cedimento a valle della struttura fino ai recenti restauri interni. Nemmeno riguardo l’originale destinazione dell’edificio è possibile dare risposte certe: probabilmente era utilizzato sia con funzioni difensive che residenziali, ma anche come deposito di alimenti. Stando ad alcuni studi storici dell'attuale proprietario, l'architetto Vittorio Faglia, è possibile ipotizzarne un origine legata ai Cavalieri dell’Ordine Templare: a supporto di questa ipotesi vi sarebbe il particolare simbolismo utilizzato nell'edificio, oltre che i resti di una merlatura guelfa, mentre i conti Suardi appartenevano alla fazione opposta cioè i Ghibellini. I Templari avrebbero utilizzato infatti la struttura fortificata al fine di presidiare la zona proteggendo l’importante via di comunicazione che collegava Bergamo alla Val Camonica risalendo la Valle Cavallina, al centro di numerosi traffici economici, ma anche per accogliere pellegrini e viandanti. Il maniero è collocato in posizione strategica dominante il versante occidentale della Valle Cavallina, da cui era possibile controllare sia la strada proveniente dalla Val Seriana tramite la Valle Rossa che quella che collegava Bergamo con il Lago d'Iseo e la Val Camonica, ed offre un’ottima vista sul Lago di Endine e sul Monte Torrezzo. La sua particolare posizione rispetto all’ambiente circostante suggerirebbe un funzione di sorveglianza e controllo delle via di comunicazione più che quella destinata alla difesa del borgo sovrastante. Dopo il restauro eseguito nel 1960, altri studi hanno permesso di elaborare una nuova interpretazione. In mancanza di una esauriente documentazione che renda conto dell’origine e della reale destinazione operativa del manufatto, non rimane altro che interrogare direttamente il monumento e l'ambiente in cui è inserito. Per fare questo è necessario studiare la sua particolare geometria e l’orientazione della sua planimetria e del suo alzato in rapporto alle direzioni astronomiche fondamentali le quali, come vedremo più oltre, svolsero un ruolo importante durante la fase di costruzione. L’analisi del manufatto da un punto di vista archeostronomico rappresenta un potente mezzo di indagine ai fini della comprensione dell’origine e della reale destinazione del manufatto castellano.

 

 

  • La struttura fortificata

 

Il castello, inserito ai limiti del borgo medievale di Bianzano, possiede una struttura a pianta quadrata, con le sue diagonali orientate lungo le direzioni dei punti cardinali con una deviazione di circa 10°. Esternamente, il corpo di fabbrica è protetto da due cinte murarie che formano altrettanti spalti posti su due livelli differenti: la prima è di forma quadrata concentrica al castello è caratterizzata dall’avere i lati paralleli a quelli del castello stesso, con piccole torri, solo parzialmente conservate, poste al centro di ognuno dei lati, mentre la seconda, di forma irregolare, presenta una torretta ad ognuno dei quattro angoli.

 

                  

              La struttura del sistema fortificato del castello di Bianzano visto da satellite

 

L’ingresso è costituito da un’alta torre, alla base della quale è presente un ciclo di affreschi databili alla metà del XIV secolo, che proseguono anche nell’atrio interno. In questa piccola corte, dotata di un ballatoio su tre dei quattro lati, si trovano altri dipinti rappresentanti le quattro virtù, alcuni putti intenti al gioco e alla danza, nonché alcuni motivi ornamentali costituiti da rombi bianchi e neri, simbolo della famiglia dei Visconti, ma anche la colorazione del baussant dell’ordine Templare. L’edificio inoltre possiede numerose aperture a forma di bifora composte da archi ogivali di tipologie differenti tra loro.

 

     

            L’entrata del castello di Bianzano posta alla base dell’imponente torre

 

 

  • Il rilievo archeoastronomico

 

Osservando la pianta del corpo di fabbrica del castello si nota che essa è perfettamente quadrata con i lati lunghi 22,9 metri. L’orientazione del quadrato è tale per cui le due diagonali risultano allineate approssimativamente lungo le direzioni cardinali astronomiche.

 

                
                                           Planimetria del castello di Bianzano

 

Il castello di Bianzano è stato oggetto di rilievo archeoastronomico in molte occasioni dal 1995 fino al 2008 da chi scrive. In questo periodo sono state eseguite almeno una decina di campagne di misurazione degli azimut di orientazione delle varie strutture componenti il sia il corpo di fabbrica che le cinte murarie esterne. La strumentazione utilizzata per il rilievo topografico necessario all’indagine archeoastronomica è stata di tipo molto vario tra cui un Teodolite Zeiss Theo10 ed uno squadro cilindrico Salmoiraghi per la misura degli angoli orizzontali che poi sono stati convertiti in azimut astronomici mediante una base GPS lunga 230,81 metri stesa tra un punto nelle adiacenze del castello e la chiesa di Santa Maria Vergine posta a sud ovest secondo un azimut astronomico di 225°,39 ± 0°,06. Per controllo sono state eseguite svariate sessioni di rilievo degli azimut magnetici di orientazione utilizzando due bussole prismatiche gemelle Wilkie Mod. 9610 operanti in contro-collimazione al fine di rendere evidenti le eventuali perturbazioni magnetiche locali. Le misure di azimut magnetico sono state convertite nelle rispettive di azimut astronomici riferiti alla direzione nord del meridiano astronomico locale mediante la calibrazione eseguita utilizzando la base GPS descritta in precedenza. In alcune sessioni di misura è stata
anche misurata l’altezza angolare apparente di tutto il profilo dell’orizzonte naturale locale rappresentato dall’andamento del paesaggio montuoso di sfondo lungo tutti i 360 gradi
dell’orizzonte.

 

                        

La base GPS lunga 230,81 metri stesa tra un punto nelle adiacenze del castello e la chiesa di Santa Maria Vergine posta a sud ovest secondo un azimut astronomico di 225°,39 ± 0°,06 lungo la direzione PT1→PT2. Tale base è stata usata per la calibrazione delle misure di azimut di orientazione eseguite al castello di Bianzano.

 

 

Il rilievo dell’azimut di orientazione dei lati del corpo di fabbrica, dopo la necessaria compensazione angolare, ha fornito i seguenti azimut astronomici di orientazione dei dueassi di simmetria della struttura castellana quadrata:

 

Asse SW→NE : Az = 54°,2 ± 0°,1
Asse NW→SE : Az = 144°,2 ± 0°,1

 

Le misure di orientazione dei lati del corpo di fabbrica rispetto alle direzioni cardinali astronomiche hanno condotto ai seguenti valori medi ottimizzati degli azimut astronomici di orientazione misurati rispetto alla direzione nord del meridiano astronomico locale:


Diagonale S-N (direzione polare): Az = 9°,2 ± 0°,1
Diagonale E-W (direzione equinoziale est): Az = 99°,2 ± 0°,1
Diagonale N-S (direzione meridiana): Az = 189°,2 ± 0°,1
Diagonale W-E (direzione equinoziale ovest): Az = 279°,2 ± 0°,1

 

 

Tali valori sono stati ottenuti sulla base degli azimut astronomici di orientazione dei lati del corpo di fabbrica che sono state le direzioni effettivamente misurate durante le varie fasi di rilievo topografico finalizzato allo studio archeostronomico del sito [1].

 

  • Rilievi sulle immagini satellitari

Recentemente sono state eseguite le misure di azimut geodetico esaminando le immagini satellitari in alta risoluzione riprese il 7 Maggio 2003 ed il 28 Agosto 2012 da svariati satelliti ottenendo dei valori degli azimut di orientazione dei lati e delle diagonali del corpo di fabbrica del castello in ottimo accordo con quelli ottenuti mediante il rilievo topografico tradizionale a terra precedentemente indicati e ottenuti mediante il rilievo topografico tradizionale. Sulla base di queste misure possiamo affermare che il quadrato di base del castello sia ruotato tra i 9° e i 10° rispetto alle direzioni cardinali astronomiche.


             
                    Immagine satellitare del castello di Bianzano ripresa nel 2009

 

  • Analisi Archeoastronomica

 

Gli azimut di orientazione degli assi di simmetria del corpo di fabbrica, precedentemente elencati, hanno mostrato senza ombra di dubbio che il castello di Bianzano è astronomicamente orientato e tale orientazione astronomica fu deliberatamente codificata in fase di progettazione e di costruzione. Tenendo conto dell’altezza angolare apparente dell’orizzonte naturale locale di sfondo nelle direzioni degli assi di simmetria, in particolare nelle direzioni SW→NE e NW→SE che è dell’ordine dei 5°-6°, il calcolo astronomico fornisce una concordanza tra queste direzioni e i punti di sorgere della Luna ai lunistizi estremi. In particolare l’asse SW→NE interseca il profilo dell’orizzonte naturale locale in prossimità del punto di levata della Luna al lunistizio estremo superiore, quando ogni 18,61 anni solari tropici la sua declinazione geocentrica assume il valore δ=(+e+i). L’asse NW→SE interseca il profilo dell’orizzonte naturale locale in prossimità del punto di levata della Luna al lunistizio estremo inferiore, quando ogni 18,61 anni solari tropici la sua declinazione geocentrica assume il valore δ=(-e-i) mezzo mese lunare dopo il lunistizio estremo superiore.

 

      
Azimut di levata della Luna ai lunistizi estremi ed intermedi calcolati per la latitudine del Castello di Bianzano

 

 

Per chiarire quale sia la situazione ed il significato dei simboli è utile aprire una parentesi per descrivere sommariamente il complesso moto della Luna nel cielo.

 

         
                             Orientazioni astronomiche nel castello di Bianzano

 

 

 

  • Analisi probabilistica

Torniamo ora al castello di Bianzano e poniamoci la fondamentale domanda se l’orientazione del corpo di fabbrica fu stabilita deliberatamente in relazione alle direzioni della levata lunistiziale lunare oppure quanto risultato dall’analisi archeoastronomica è solo dovuto al caso? La risposta a questa domanda ce la fornisce la Teoria della Probabilità. Prendiamo in esame la direzione dell’asse di simmetria Asse SW→NE il quale risulta allineato secondo un azimut astronomico pari a 54°,2 ± 0°,1. Bene il calcolo astronomico di dice che l’azimut del punto di levata teorico della Luna, nel XIII secolo, all’orizzonte naturale locale, elevato di 5° rispetto a quello astronomico locale, nel periodo del lunistizio estremo superiore è pari a 54°,0. Questo implica che il livello di correlazione tra le due direzioni, quella teorica (sorgere della Luna) e quella misurata (asse di simmetria SW→NE del castello) è pari ad oltre il 99,999% e quindi la probabilità di concordanza casuale tra le due direzioni è pari a 0,0035, cioè 1 probabilità su oltre 286. Nel caso dell’asse di simmetria NW→SE allineato secondo un azimut astronomico pari a 144°,2 ± 0°,1 si rileva che la direzione teorica della levata della Luna al lunistizio estremo inferiore è pari a 144°,6 quindi ripetendo lo stesso calcolo precedentemente eseguito risulta che il livello di concordanza tra le due direzioni è pari al 99,997% e la probabilità di concordanza casuale risulta essere pari a 0,0070 che corrisponde da 1 probabilità su oltre 143. Alla luce di questi risultati si deve concludere che il castello di Bianzano fu costruito deliberatamente orientato secondo le due principali direzioni lunistiziali lunari.

 

  • Quale lunistizio?

Dopo avere stabilito la non casualità dell’orientazione rilevata ora dobbiamo capire quale fu il lunistizio di riferimento e quando avvenne. La moderna Meccanica Celeste permette di calcolare con grande precisione la posizione dei corpi celesti ed i loro fenomeni per qualsiasi epoca nel passato e nel futuro, quindi siamo in grado di stabilire quando, nel XIII secolo, si verificarono i lunistizi estremi superiori ed inferiori. Il calcolo astronomico mostra che gli anni di lunistizio estremo furono il 1224 e il 1243; tenendo conto che l’anno 1233 accreditato per la costruzione del castello può riferirsi alla fine dei lavori di costruzione il cui completamento fu celebrato inserendo la pietra riportante la datazione è abbastanza naturale ipotizzare per il 1224 l’inizio dei lavori e quindi la progettazione del maniero secondo le linee lunistiziali lunari che sono state messe in evidenza.

 

                      

Date di massima declinazione (+) e di minima declinazione (-) topocentriche nell’anno 1224

 

In particolare se calcoliamo tutte le date di quell’anno in cui la Luna raggiunse la sua declinazione estrema, positiva o negativa si rileva che esistono alcune date che sono quelle maggiormente favorevoli per l’osservazione della levata della Luna in prossimità della sua massima declinazione positiva o negativa. Il primo quesito a cui dobbiamo rispendere è quello relativo a quale lunistizio, quello estremo superiore oppure quello estremo inferiore, sia stato usato per stabilire l’orientazione lunare del corpo di fabbrica del castello. Il calcolo astronomico da solo non basta a stabilire quale sia stato il lunistizio utilizzato per eseguire le osservazioni astronomiche necessarie al corretto orientamento del corpo di fabbrica del castello in quanto durante i medioevo la progettazione la costruzione di un castello doveva soggiacere a rigide regole operative che avevano le loro radici nelle credenze astrologiche medioevali. A questo punto quindi dobbiamo fare
ricorso ai testi astrologici che erano in uso tra gli architetti medioevali in modo da ricostruire quali fossero i precetti da rispettare qualora fosse richiesto di costruire una chiesa, un castello, o addirittura un intera città e confrontarli con quanto ci è archeoastronomicamente noto del castello di Bianzano. Durante il medioevo l’edificazione di un castello doveva soggiacere a regole ben precise di orientazione astronomica degli assi di simmetria del suo corpo di fabbrica, ma anche nello stabilire il periodo in cui il rito di fondazione doveva essere celebrato. Guido Bonatti da Forlì, matematico, astronomo e astrologo attivo a Parigi durante il XIII secolo (quindi più o meno nel periodo storico in cui è cronologicamente collocata la fondazione del nostro castello) nel suo “Decem continens tractatus astronomiae”, di cui si dispone di un’edizione pubblicata a Basilea nel 1550, mette in evidenza che le chiese, essendo centri di potere divino, dovevano essere innalzate secondo scrupolose regole rituali seguendo il corso dei cieli e che dovevano essere edificate quando si verificano talune congiunzioni astrali favorevoli. In particolare l’epoca
di fondazione delle chiese era scelta in accordo con la levata all’orizzonte, per la prima volta durante l’anno, delle stelle della costellazione dell’Ariete, quindi il periodo scelto era
di poco successivo all’equinozio di primavera ed era in accordo con le regole astronomiche della celebrazione della Pasqua cristiana.

 

               
Il frontespizio del De Astronomia Tractatus X di Guido Bonati da Forli noto anche come Decem continens tractatus astronomiae nell’edizione veneta del 1506

 


Anche l’anno in cui i lavori di edificazione dovevano iniziare era scelto con cura in funzione di particolari eventi astronomici favorevoli ai quali gli astrologi attribuivano grande significato. Nel 1406, Jean Ganivet scriveva nel V capitolo del suo testo astrologico:

«Si velis aedificare aedificium duraturum, considera in fundazione stallas fixas in primario et conferas eis planetas benevolos» (Jean Ganivet, “Coeli enarrant”, Lione 1406) «Se vuoi edificare un edificio durevole, nella fondazione osserva primariamente le stelle fisse e paragona ad esse i pianeti benevoli». Quindi non solo la levata eliaca delle stelle dell’Ariete definiva il periodo stagionale più favorevole, ma le posizioni planetarie, soprattutto quelle di Marte e Giove, nelle costellazioni zodiacali stabilivano gli anni più adatti per l’edificazione degli edifici, soprattutto quelli di rilevante importanza come i castelli. La conseguenza è che nessuno dei castelli medioevali sorse secondo criteri casuali, ma ciascuno venne edificato seguendo i canoni costruttivi e soprattutto di orientazione, che ribadivano la tradizione diffusa di orientare astronomicamente gli edifici di rilevante importanza. Sia il Bonati che il Ganivet riportano esplicitamente i precetti da rispettare scrupolosamente nel caso dell’edificazione di diverse tipologie di edifici. Nel caso dei castelli era richiesto il rispetto dei seguenti vincoli per la data di inizio edificazione:

a) La Luna non deve essere in congiunzione con Saturno;
b) Marte non deve trovarsi in una posizione sfavorevole;
c) La Luna non deve essere all’ascendente;
d) La Luna non deve mai essere nel segno del Cancro;
e) La Luna non deve trovarsi in una costellazione sfavorevole per quel periodo (nel caso della data di fondazione del castello di Bianzano non doveva assolutamente trovarsi nel Capricorno);
f) Saturno deve essere posto nella XI o XII casa astrologica.

Era invece considerato molto favorevole il fatto che la Luna si trovasse nel segno del Sagittario, governato da Giove (pianeta considerato molto favorevole). Esaminando tutte le date di lunistizio in cui la levata della Luna era visibile, solo una sopravvive rispettando tutti i canoni previsti dalle credenze astrologiche medioevali: il mercoledì santo dell’anno 1224, cioè il 10 Aprile. L’orientazione del castello di Bianzano fu decisa da un personaggio esperto di Astronomia osservando il punto di levata della Luna al lunistizio estremo inferiore da dietro la montagna posta a sud-est del sito dove il castello avrebbe dovuto sorgere alle 01:49 della notte del mercoledì santo dell’anno 1224, rispettando così anche le indicazioni di Guido Bonati da Forlì in relazione alla scelta di una data di fondazione posta in prossimità della Pasqua.

 

            
Nel 1406, Jean Ganivet scriveva nel V capitolo “Celi enarrant” (in basso a destra nell’immagine): «Si velis aedificare aedificium duraturum, considera in fundazione stallas fixas in primario et conferas eis planetas benevolos » (Jean Ganivet, “Celi enarrant”, Lione 1406) cioè «Se vuoi edificare un edificio durevole, nella fondazione osserva primariamente le stelle fisse e paragona ad esse i pianeti benevoli».

 

 

Levata delle Luna, alla massima declinazione negativa, all’orizzonte naturale locale elevato di 6° rispetto a quello astronomico locale, alle ore 01:49 del mercoledì santo 10 Aprile 1224. L’osservazione di questo fenomeno lunare stabilì la direzione di orientazione dell’asse di simmetria NW→SE del corpo di fabbrica del castello di Bianzano. La Luna era posta nella costellazione del Sagittario, ma Saturno, dal punto di vista astrologico medioevale era considerato nel segno del Capricorno, quindi non poteva influenzare negativamente la Luna.

 

La presenza nel cielo del pianeta Saturno vicino alla Luna non è casuale; la scelta della stretta vicinanza dei due astri nel cielo ebbe, ma in un differente segno (Sagittario per la Luna e Capricorno per Saturno, quindi, secondo le credenze medioevali, senza interferenze negative tra loro) aveva un significato ben preciso nell’ambito delle credenze astrologiche medioevali, le quali assegnavano al pianeta Saturno un’influenza sulle costruzioni, che venivano iniziate quando esso era visibile nel cielo, di tipo lungamente duraturo, quindi un castello la cui edificazione iniziava con Saturno visibile nel cielo sarebbe durato per lunghissimo tempo, cosa che di fatto avvenne in quanto nonostante le tumultuose vicende militari e politiche dei secoli successivi, il maniero fa ancora bella mostra di sé dominando il lago d’Endine nella media Valcavallina.

 

  • Perché la Luna?

 

Dobbiamo ora affrontare un altro aspetta interessante e cioè quello relativo al perché sia stata utilizzata la Luna per stabilire l’orientazione del corpo di fabbrica del castello. Ebbene la spiegazione è molto semplice: l’orientazione lunare era tipica del mondo medioevale legato all’Ordine Templare in quanto dal punto di vista simbolico cristiano, Luna era il simbolo della vergine Maria, analogamente al Sole che era ritenuto essere il simbolo di Cristo. L’orientazione lunare del castello di Bianzano pone sul tappeto una forte motivazione a supporto del fatto che tale maniero sia stato edificato dal’Ordine del Tempio prima di diventare proprietà viscontea e successivamente dei Suardi di Bergamo.

 

  • Un castello templare?

 

Nel XIII secolo l'Europa sperimenta positivamente la possibilità di tracciare liberamente le vie di comunicazione con il Mediterraneo, limitate fino a quel momento alla Francigena. Dal Brennero invece era possibile arrivare nella pianura padana anche attraverso la Val Camonica e la Val Cavallina, come sperimentò nel 1166 il Barbarossa. I controllori del traffico sulla via Francigena si trovarono così costretti a correre ai ripari, premunendosi contro i minori introiti, e in particolare i Templari, ordine religioso-cavalleresco, presente per garantire l'assistenza e la protezione, nonché l'esazione dei pedaggi. Infatti proprio il sito di Bianzano venne probabilmente scelto dai Templari per edificarvi una loro "mansio", destinata al controllo della viabilità su tutto il bacino dell'alta valle. Bianzano mancava allora anche della torre di avvistamento, crollata in quel periodo e di cui restano tracce negli edifici e nel toponimo della strada Sottotorre. Il castello sorse così a valle dell'abitato, caratteristica oltremodo singolare, e probabilmente ospitò un ricetto per i pellegrini e la torre ricostruita, al servizio della popolazione in tempi di calamità o pericolo. Le “firme” dei templari sull'opera sono varie e vanno dagli gli archi acuti dei portali, segno della loro terra, già gotica nel 1233, alla geometria della pianta e dell’alzato e la particolare orientazione astronomicamente significativa di tipo lunistiziale lunare unita alla codifica nell’alzato del manufatto di alcune importanti linee di natura solare. Nello stemma del paese di Bianzano è presente il bordone del pellegrino, a ricordare come questa fosse, con ogni probabilità, una stazione di sosta per i viandanti e i fedeli in transito. Non appare del tutto improbabile l’ipotesi che i Cavalieri Templari, ordine monastico-cavalleresco sorto a difesa degli stessi, possano avere avuto un ruolo nell'erezione o gestione del maniero, oltre un secolo prima del passaggio del castello ai Suardi. A quanto risulta dai documenti storici questo castello non venne mai adibito a residenza stabile, ma dovette rivestire esclusivamente funzioni difensive, anche se su questo fatto non esiste ancora molta chiarezza. Mancano infatti documenti scritti che indichino oggettivamente sia la data di costruzione che l'origine nonché la sua effettiva funzione primitiva. Attualmente pare accettata una datazione compresa tra il 1221 e il 1233 per l’edificazione, peraltro suggerita anche da Padre Celestino Colleoni. Tale intervallo cronologico risulta in perfetto accordo con l’orientazione lunistiziale lunare descritta in precedenza. Esaminando le mura sia interne che esterne si possono notare svariati particolari e simboli tendenzialmente e rilevabili negli edifici costruiti in taluni contesti storicamente legati all’Ordine Templare, come allo stesso modo sembra suggerire sia la sua particolare geometria che la sua particolarissima orientazione astronomica. L’ipotesi che l’edificazione del castello di Bianzano possa essere ascritta all’Ordine Templare non implica automaticamente che esso sia stato abitato o gestito dai Cavalieri, a questo proposito le eventuali conferme possono solo derivare dalla futura disponibilità di documenti storici oggettivi.

 

  • Il rapporto tra l’Astronomia, il simbolismo astronomico e l’architettura castellana durante il Medioevo

 

Nel Medioevo il rapporto fra l’Astronomia, il simbolismo astronomico, le credenze astrologiche e l’edificazione dei castelli era un fatto storicamente molto ben documentato, tanto che durante tutto il Medioevo l’ora, il giorno e l’anno della fondazione dei castelli erano considerati una sorta di segreto militare, perché erano scelti in funzione di una congiunzione astrale favorevole, che però rendeva vulnerabili tali fortificazioni nei momenti in cui ricorreva una congiunzione avversa. L’attenta osservazione del cielo e il calcolo preciso dei transiti planetari costituivano una prassi curata con grande meticolosità da personaggi molto esperti. A quel tempo questi erano considerati problemi reali, e non superstizioni, da parte degli ideatori delle fortificazioni, soprattutto da coloro che mantenevano un forte legame con la tradizione esoterica. D’altra parte conveniva all’élite culturale di allora far dipendere la sicurezza militare da ragioni astronomiche e simboliche. Nel Medioevo erano tradizionalmente noti almeno tre modi utili per fondare un castello. Il primo si rifaceva all’antico rito etrusco-romano relativo alla fondazione delle città trasponendo le direzioni celesti fondamentali sulla Terra, soprattutto quelle cardinali, quelle solari solstiziali e quelle lunistiziali lunari, tramandato in varie forme da moltissimi autori, ma riconducibile ad un unico principio di fondo: il castello era la trasposizione sul terreno dell’ordine cosmico dell’Universo, e quindi il momento della fondazione dipendeva dalla posizione del Sole e/o della Luna tra le costellazioni zodiacali ed il progetto interno dalla posizione del Sole al suo sorgere all’orizzonte locale in corrispondenza di alcuni particolari giorni dell’anno quali gli equinozi oppure i solstizi. Gli antichissimi rituali di fondazione uniti all’osservazione astronomica erano stati assorbiti dalla cultura degli architetti esoterici medioevali, con gli opportuni adattamenti dovuti alla tradizione cristiana. Alla cerimonia della posa della prima pietra di una costruzione era presente (e generalmente lo è ancora adesso) un alto prelato che, con preghiere opportune, richiamava l’attenzione e la benevolenza della divinità sull’opera che veniva iniziata. Il secondo modo per fondare i castelli era quello che utilizzava le nuove tecniche operative medioevali, tracciando la pianta dell’edificio direttamente sul terreno utilizzando il sistema delle canne e delle corde agrimensorie sulla base delle tecniche sviluppate dagli agrimensori romani e tramandate in testi quali spicca il Geometria di Gerberto d’Aurillac, papa Silvestro II. L’ultimo modo era proprio quello praticato dagli architetti del Medioevo che consisteva ne disegnare preventivamente sulla carta, in pianta e in alzato, tutto l’edificio, affinché potessero poi essere riportati in scala nelle dimensioni reali. Quest’ultima prassi, documentata nell’ambiente della corte di Federico II di Svevia, era adottata sia per i castelli, ma anche per i modelli ed i tipi delle città medioevali in tutto il loro insieme, ossia perfetti nella forma come nella funzionalità.
In questo processo di elaborazione del modello tipo, erano generalmente presenti tre elementi riassumibili in a) un esaltato ruolo simbolico degli elementi caratterizzanti in cui entrava a far parte anche l’Astronomia, b) un rinnovato interesse per l’antichità, e c) una nuova attenzione di ordine tecnico e funzionale trattandosi di edifici destinati al ruolo militare e difensivo. La prima vede un pronunciato interesse verso i meccanismi simbolici che, articolati nei modi propri di un simbolismo esoterico che pervase il fare progettuale in cui i fenomeni celesti giocarono un ruolo fondamentale, riuscirono a tratteggiare, nell’attenzione ai lessici architettonici, una serie di immagini per i castelli medioevali imperniate sulla pregnanza di alcuni valori propri di diverse pratiche ermetiche. La seconda è strettamente connessa con la prima e non si traduce in una pedissequa e semplice operazione filologica, quanto piuttosto in una reinterpretazione logica e in una rielaborazione progressiva. La terza consiste nell’interesse da un lato per i problemi di ordine tecnico dettati da una cogente istanza difensiva del castello, dall’altro nell’attenzione ad uno sperimentalismo diffuso. Durante il Medioevo, dunque, era ben radicata l’antica tradizione astrologica che stabiliva un legame tra la posizione degli astri sulla Sfera Celeste e le imprese di costruzione o demolizione delle opere umane come Guido Bonati da Forlì ci testimonia nei suoi scritti. Non a caso i presunti influssi celesti agivano sia a livello medico sul decorso delle malattie e sulla loro diagnosi, sia a livello architettonico sulle costruzioni e sulla loro durata e sulla loro efficacia, tanto che se esisteva una relazione tra il Cielo e gli esseri viventi, di conseguenza ne esisteva una anche tra il Cielo e la Natura e tra il Cielo e le opere dell’Uomo. Ovviamente tale tradizione si rapportava al tema delle strutture fortificate secondo due diverse modalità: da un lato influiva sulla loro configurazione e sulla loro geometria, tanto nei modelli elaborati nei trattati di architettura militare o comunque teorizzati, quanto nelle nuove fondazioni; dall’altro si realizzava attraverso la puntigliosa osservazione di antichissimi e precisi rituali e procedimenti legati al corso dei cieli che dovevano essere applicate in fase di posa della prima pietra:

“...Veteres etiam astrologi accuratem observarunt momenta temporum, quibus primum urbium et oppidorum fundamenta iacta sunt, ac signum quod eo tempora ascendit, illi urbi tribuerunt, cuius rei causa a nativitatibus hominum sumpta est. Sicut enim in genitura hominis, ex signo horoscopante sumitur iudicium de rebus maximis, ut de tempera-mento, et valetudine, ac totius corporis constitutione, quod cum fuerit bene effectum, nec a maleficis impeditum, decernit bonum temperamentum, valetudinem firmam, et formam corporis iustam. Contrarium vero si male afficiatur... [2]

Come scrive F. Giuntini, nel suo “Speculum astrologie universam mathematicam, scientia, incertas classes digestam”, Lugduni, 1581. D’altronde, coerentemente al pensiero platonico che concepiva un universo animato e vivente, anche il castello era ritenuto un organismo vivo, con tutte le corrispondenze che ne derivavano e che legavano l’uomo all’ambiente in cui viveva. L’architettura castellana medioevale include simbolicamente, ma anche praticamente tutta una serie di riferimenti astronomici nonché di tipo spazio-temporale. Lo Spazio, il Tempo ed il Cielo sono stati fin dalla più remota antichità i parametri fondamentali del nostro mondo e quindi la forma architettonica, per essere un simbolo del Cosmo, dovette per forza di cose includere nella sua struttura architettonica i significati spaziali, temporali e cosmici con il fine ultimo di indicare il processo cosmogonico di creazione. L'architettura è un'arte che si prefigge di utilizzare razionalmente lo spazio più che il tempo, essa è può essere in grado di codificare anche alcuni significati temporali grazie alla profonda connessione che esiste tra lo spazio ed il tempo: tale legame si realizza mediante la successione degli eventi astronomici, ciascuno dei quali si verifica a suo tempo, nel momento giusto ed è in grado di valorizzare l’architettura della costruzione. Pensiamo ad esempio ai particolari giochi di luce che si realizzano ai solstizi e agli equinozi all’interno delle navate di alcune chiese abilmente orientate secondo canoni astronomici proprio con l’obbiettivo di realizzare tali spettacolari ierofanie. Ogni fenomeno astronomico avviene ad un certo tempo ben definito e matematicamente determinabile mediante il calcolo astronomico, quindi una struttura castellana edificata in modo da essere astronomicamente significativa, di fatto, esprime anche la nozione di tempo sacro attraverso complesse analogie spaziali. Lo scorrere del
tempo umano è concepito come lineare ed uniforme, con il futuro davanti e il passato alle spalle, mentre il tempo sacro era concepito ciclicamente, determinato da una serie di fenomeni ripetitivi, vale a dire che il tempo non è misurato direttamente, ma per mezzo del movimento dei corpi celesti nel cielo. Un anno è il tempo che il Sole impiega per percorrere un giro completo dell'eclittica, passando gradualmente da una costellazione zodiacale alla successiva; un mese siderale lunare è il tempo che la Luna impiega per compiere il percorso analogo, un mese sinodico è il periodo che l’astro impiega per completare il ciclo delle fasi; un giorno è il tempo che il Sole impiega per compiere una rotazione apparente sulla Sfera Celeste, 28 anni è il Ciclo Solare in cui le date cadono nuovamente negli stessi giorni della settimana, 19 anni è il ciclo di Metone nel quale la stessa fase lunare si verifica nuovamente nello stesso giorno del calendario, oppure la Luna ripete la sua posizione tra le stelle e le costellazioni alla medesima fase, 18,61 anni è il ciclo lunistiziale in cui la luna ripete le massime e le minime declinazioni e quindi le minime e le massime digressioni dei sui punti di levata e di tramonto all’orizzonte locale. Ognuna di queste ciclicità astronomiche può essere descritta e rappresentata per mezzo di un’appropriata configurazione spaziale e la forma architettonica può esprimere perfettamente il simbolismo connesso con queste periodicità celesti. Il moto apparente di una stella sulla Sfera Celeste misura il tempo percorrendo una traiettoria circolare che si compie in un giorno siderale corrispondente ad una rotazione della Terra. Una traiettoria circolare presuppone l’esistenza di un centro: il punto di osservazione, il centro sacro, architettonicamente parlando, nel caso dei castelli medioevali esso è posto al centro geometrico della figura della sua pianta ed tale punto deve essere quello simbolicamente più importante. I cicli degli astri, osservati da un centro sono il ritmo regolatore che stabilisce ed ordina lo scorrere del tempo in una successione perpetua di avvicendamenti significativi: il giorno e la notte, le stagioni, i solstizi e gli equinozi. La misurazione del tempo ottenuta grazie alla rotazione delle stelle intorno ad un punto fisso che è il Polo Nord Celeste: un'immagine del modo in cui il tempo, e con esso tutti i cambiamenti e le trasformazioni, tutte le sequenze e le successioni degli eventi. La rotazione apparente degli
astri materializza i cicli cronologici, simboleggia il processo cosmogonico per mezzo del quale il tempo e tutte le manifestazioni fluiscono dalla loro Causa e Origine. Queste configurazioni cicliche, e i significati simbolici ad esse associati, si traducono nella geometria della forma architettonica e nella sua connessione con il cielo e gli astri realizzata dalla sua particolare orientazione rispetto alle direzioni cardinali astronomiche le quali sulla Terra traspongono simbolicamente la ripartizione dell’Universo. I significati simbolici degli elementi architettonici, molto vivi nel Medioevo, e le loro relazioni con le forme elementari che opportunamente combinate concorrono alla forma globale degli edifici fortificati sono quindi il centro, l'asse verticale che materializza l’asse del mondo e che emerge da tale centro, la croce, il recinto che delimita lo spazio pertinente alla fortificazione. la relazione tra la base cubica trasposizione simbolica della Terra e quindi tra il cerchio e il quadrato i quali se semplificano i significati e permettono all’architetto di trattarli matematicamente e realizzare nell’edificio le forme loro connesse. Una volta che la pianta è astronomicamente allineata, ad esempio lungo le direzioni cardinali astronomiche, oppure seocndo le direzioni solstiziali solari o lunistiziali lunari, allora tutti gli elementi geometrici assumeranno il loro giusto significato simbolico, astronomico e temporale. Il centro è l'omologo dell’asse del mondo connesso con il centro del Cielo intorno a cui ruotano le stelle (il Polo Nord celeste, dove ora si trova la Stella Polare) attraverso un angolo che esprimerà numericamente la latitudine geografica del luogo sacro e definisce quindi la posizione del castello nello spazio. Le stelle, che ruotano intorno al Polo Nord Celeste stazionario per definizione, e in epoche recenti, intorno alla Stella Polare, sono in continuo movimento: i cieli appartengono al polo attivo e dinamico dell'Essenza. Invece la Terra, inerte e immobile, appartiene al polo statico e passivo della Sostanza. Il moto apparente delle stelle scandisce lo scorrere del tempo, mentre l'estensione della Terra misura lo spazio. Il complesso schema simbolico della congiunzione dei principi cosmogonici assoluti è talvolta materializzato dalla codifica dei cicli solari e lunari nella pianta dell'edificio fortificato attraverso alcuni particolari rapporti numerici stabiliti dalle loro periodicità oltre che dalla realizzazione di particolari allineamenti astronomicamente significativi mediante la particolare orientazione della pianta, della posizione delle torri, degli assi delle aperture e delle loro particolari ubicazioni lungo i muri, tese, oltre che a permettere la difesa, a raccogliere i raggi del Sole nascente in alcuni giorni di particolare importanza posti lungo l’anno tropico. L'edificio castellano con pianta quadrata, orientata verso i punti cardinali, rappresenta
simbolicamente un'immagine del ciclo giornaliero del Sole che comprende quattro particolari punti: la levata, la culminazione superiore, il tramonto e la culminazione
inferiore. Se ci poniamo nei giorni di equinozio, il Sole sorgerà, all’orizzonte astronomico locale, esattamente nel punto cardinale Est astronomico, salirà gradualmente lungo il settore orientale della Sfera Celeste, transiterà dopo circa 6 ore al meridiano astronomico locale in culminazione superiore, esattamente a Sud, raggiungendo un’altezza angolare apparente rispetto all’orizzonte pari al complemento di latitudine del luogo (h☼ = 90°- φ), poi declinerà lungo il settore occidentale tramontando, 6 ore dopo la culminazione,
esattamente in corrispondenza del punto cardinale Ovest astronomico, per poi raggiungere dopo altre 6 ore il punto di culminazione inferiore alla mezzanotte vera e locale, esattamente a Nord, discendendo al di sotto dell’orizzonte astronomico nuovamente fino ad un angolo pari al complemento della latitudine. Successivamente l’astro diurno risalirà lungo l’arco orientale della Sfera Celeste per ripresentarsi alla levata, ad Est dopo altre 6 ore. Dal punto di vista simbolico la levata solare rappresenta la nascita, la culminazione superiore rappresenta il paradiso, il tramonto la morte e la culminazione inferiore rappresenta il mondo infero. L’arco diurno del Sole percorso dalla levata al tramonto sopra l’orizzonte astronomico locale rappresenta la Luce e la Vita, mentre l’arco percorso al di sotto dell’orizzonte dal tramonto alla culminazione inferiore e alla successiva alba rappresenta l’Oscurità e la Morte, quindi il quotidiano ciclo solare è in ultima analisi un’allegoria del ciclo vitale degli esseri viventi. La seconda quadripartizione del ciclo solare è stabilita dalla struttura dell'anno solare: diviso in quattro stagioni, per mezzo di quattro particolari punti raggiunti dal Sole sull’eclittica, ma anche dai suoi punti di levata e di tramonto lungo l’orizzonte astronomico locale. Al solstizio d’inverno, circa a Natale, festa solstiziale invernale per eccellenza, il Sole sorge e tramonta nelle sue posizioni più meridionali raggiungendo anche la sua minima altezza di culminazione superiore, stabilendo convenzionalmente l’inizio della stagione invernale. Il transito all’equatore celeste nel giorno dell’equinozio di primavera stabilisce l’inizio di tale stagione: il Sole sorgerà in quel giorno proprio all’Est astronomico. Nel giorno del solstizio estivo l’astro raggiungerà la sua massima altezza di culminazione superiore e sorgerà e tramonterà nei sui punti più settentrionali facendo iniziare l’estate. Da quel momento inizia il graduale declino dell’astro il quale transiterà di nuovo all’equatore celeste nel giorno dell’equinozio di autunno; in quel giorno i suo punto di levata sarà posto esattamente all’Est astronomico, mentre quello di tramonto sarà esattamente in corrispondenza dell’Ovest astronomico. Tale giorno stabilisce l’inizio della stagione autunnale. In questo modo il Sole con i suoi quattro particolari punti giornalieri ed i quattro punti annuali descrive simbolicamente una croce celeste che divide i cieli in quattro parti una volta al giorno ed una volta ogni anni. La croce codificata nella pianta quadrata dell'edificio è una proiezione di questa quadripartizione celeste sulla Terra tanto che la sua pianta materializza il tracciato delle ruote del giorno e dell'anno ed il loro movimento ciclico. Oltre a questi cicli principali i castelli medioevali talvolta codificano simbolicamente altre periodicità celesti: ad esempio le 12 posizioni del Sole sull'eclittica nei dodici mesi dell’anno tra le dodici costellazioni zodiacali. Talvolta osserviamo la divisione in 28, 29 o 30 corrispondenti ai giorni tipici delle varie periodicità lunari. In ogni caso la centralità è il principio operativo dell'orientamento. Talvolta l’asse, o gli assi , nel caso di configurazioni planimetriche simmetriche, dell’edificio è direzionato verso un punto all'orizzonte orientale dove il Sole sorge in taluni particolari giorni dell’anno i quali corrispondono ad alcuni particolari punti sull'eclittica, i quali a loro volta corrispondono a particolari ricorrenze di grande significato simbolico, non necessariamente cristiano. In qualche raro caso altri casi l'edificio non è orientato verso le posizioni della levata del Sole ma verso le posizioni del sorgere di stelle all'orizzonte. In un modello ricorrente nel caso dei castelli medioevali, l'edificio risulta orientato verso la posizione sull'orizzonte del sorgere eliaco di una particolare stella o costellazione connessa a particolari feste tradizionali locali spesso di chiara origine pagana. Qualche volta la disposizione geografica di alcuni edifici è configurata ad imitazione delle posizioni reciproche delle stelle che fanno parte di una costellazione. I livelli sovrapposti degli edifici racchiudono talvolta un significato temporale, solare, lunare e planetario rappresentando la manifestazione successiva delle divisioni dei cicli temporali espressi da una gerarchia di stati sovrapposti e talvolta rappresentano anche i livelli delle sfere planetarie secondo la concezione astronomica ed astrologica medioevale. Le proporzioni architettoniche dei castelli medioevali sono spesso basate su numeri connessi ai cicli astronomici: i rapporti numerici che determinano le proporzioni dell'edificio sono divisioni e suddivisioni dei numeri ciclici che misurano i cicli solari, lunari, planetari o loro multipli secondo particolari rapporti. Incorporando tali relazioni numeriche, l'edificio difensivo è realizzato
in modo da armonizzarsi con l’Universo secondo una serie di relazioni numeriche la cui armonia e il cui significato derivano da particolari relazioni astronomiche connesse con i periodi sinodici dai pianeti che secondo le credenze medioevali concorrevano all’inespugnabilità del castello. Tutte queste configurazioni simboliche mostrano la caratteristica comune di stabilire un simbolismo disposto intorno all’idea di un centro geometrico di grande sacralità proprio come i significati simbolici dei moti dei corpi celesti derivavano dal loro ruotare in cerchio intorno ad un centro che nella visione astronomica medioevale geocentrica era la Terra e l’Uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio. In questo modo i significati mistici dei particolari architettoniche che si rilevano nelle antiche chiese di pendono dalla presenza di un perno spaziale, l’Axis Mundi cioè il punto centrale della pianta castellana. Il centro invisibile della rotazione dei corpi celesti è, per il simbolismo astronomico, ciò che è il centro geometrico per il simbolismo architettonico: il centro geometrico dello spazio architettonico è ritualmente e simbolicamente identificato con il Centro supremo e originario. L’idea di incorporare un riferimento astrale o temporale nella forma architettonica di un castello medioevale si basa sempre sullo sviluppo di questa fondamentale identificazione simbolica del centro dell'edificio con il centro dell’Universo, e di entrambi con il Centro supremo, il Principio generatore di tutte le esistenze e quindi con la divinità: si tratta quindi di un simbolo di potenza come il castello deve essere, o per lo meno ne deve dare l’impressione. La geometria dell'edificio deriva dal suo centro per mezzo di un cerchio e il cerchio è sempre implicito nella geometria di una forma architettonica. Tale cerchio è l'immagine simbolica delle traiettorie circolari tracciate dalle stelle che ruotano intorno al Polo Nord Celeste, cerchi definiti da Platone «le immagini mobili dell'Eternità».

 

  • La geometria dell’alzato

 

L’analisi metrica dell’alzato del castello di Bianzano mostra tutta una serie di interessanti regolarità dovute alle particolari misure lineari dei suoi elementi architettonici, alla particolare orientazione cardinale della sua pianta quadrata e alla particolare posizione della torre. In primo luogo Il lato del quadrato di base della torre misura 7,2 metri; la diagonale quindi sarà lunga 10,1 metri. L’altezza della torre è pari a 24,7 metri misurata dal piano del prato alla sommità della merlatura (oggi destinata ad appoggio del tetto). Il rapporto tra l’altezza della torre e la lunghezza della diagonale della sua base quadrata produce un valore molto prossimo alla tangente dell’altezza angolare di culminazione del Sole al solstizio d’estate alla latitudine geografica di Bianzano, pari a 67° 44'.

 

             
L’alzato del castello di Bianzano fu progettato sulla base delle altezze meridiane del Sole ai solstizi ed agli equinozi

 

 

La torre quindi sembrerebbe essere stata progettata utilizzando un rapporto astronomicamente significativo. Rimane solamente da osservare che il rapporto tra l’altezza della torre e il lato della sua base vale 3,45 che non è troppo distante da 3,5 e questo potrebbe anche stare a significare l’uso di un rapporto standard di 3 volte e mezza il lato di base per stabilire l’altezza della torre, senza codificare alcun rapporto simbolicamente ed astronomicamente significativo. In secondo luogo la lunghezza del lato di base del castello è pari a 22,9 metri, quindi la sua diagonale è pari a 32,4 metri. L’altezza del corpo di fabbrica, compresa la merlatura, è pari a 12,3 metri. Il rapporto tra l’altezza del corpo di fabbrica e la diagonale del quadrato di base è pari alla tangente dell’altezza angolare di culminazione del Sole al solstizio d’inverno pari a 20°,73 alla altitudine di Bianzano. Il terzo rapporto interessante riguarda il cortile interno del castello. Il lato del cortile quadrato interno è di 7,85 metri, quindi la sua diagonale è lunga 11,1 metri. Dividendo l’altezza del corpo di fabbrica del castello, pari a 10,8 metri, per la lunghezza di questa diagonale si ottiene 0,973 che è una buona approssimazione della tangente dell’altezza angolare di culminazione del Sole al mezzodì dei giorni di equinozio alla latitudine geografica del castello di Bianzano. Questo implica che nei giorni degli equinozi, al mezzogiorno vero e locale lo spigolo meridionale interno del corpo di fabbrica proietta la sua ombra quasi in coincidenza dell’angolo settentrionale del cortile interno del castello.

 

  • Possibile metodologia di orientazione astronomica del castello di Bianzano

 

 

Stabilito che l’orientazione del corpo di fabbrica del castello di Bianzano fu stabilita osservando a vista le direzioni della levata della Luna ai lunistizi estremi, inferiore e superiore, abbiamo anche osservato che il quadrato della pianta del castello fu stabilito in modo che le direzioni delle diagonali approssimassero al meglio possibile le direzioni cardinali astronomiche, raggiungendo un’approssimazione con un errore di poco più di 9° rispetto alle direzioni cardinali vere. Il problema ora diventa quello di cercare di capire come questo poté essere fatto, o in altre parole come sia stato possibile determinare con relativa accuratezza le direzioni nord-sud (meridiana) ed est-ovest (equinoziale) astronomiche e come materializzarle sul terreno commettendo il minimo errore possibile mantenendo una pianta quadrata modulare per il castello. Sappiamo comunque che anche senza alcun strumento di misura è possibile determinare con elevata precisione l’allineamento con l’equinoziale o con il meridiano astronomico locale. Nel XIII secolo potevano essere utilizzati sostanzialmente due metodi: il primo richiede una buona conoscenza della Gnomonica e sostanzialmente si basa sullo studio giornaliero del moto dell’ombra di un palo (gnomone) infisso verticalmente nel terreno ed illuminato dal Sole. Il secondo metodo invece si basa sull’utilizzo della bussola per determinare la direzione nord-sud lungo la quale allineare una delle due diagonali del castello da costruire. Vediamo ora di discutere i vari metodi possibili partendo da quelli di tipo gnomonico.

  • La determinazione della linea meridiana con il metodo dell’ombra più corta proiettata da uno gnomone verticale

 

Uno tra i più facili metodi che sono stati utilizzati per determinare la direzione della meridiana (linea nord-sud astronomica) è quello dell'ombra più corta che uno gnomone verticale proietta durante la giornata.

 

Il percorso apparente diurno del Sole sulla Sfera Celeste permette, mediante lo studio dell’ombra proiettata da uno gnomone verticale infisso nel terreno, la determinazione delle direzioni cardinali astronomiche.

 

Nell’istante del mezzogiorno solare vero, poiché il Sole si trova alla sua massima altezza sull'orizzonte astronomico locale, l'ombra di uno gnomone verticale diventa la più corta di tutta la giornata: la sua direzione sarà teoricamente quella del meridiano astronomico locale. Se da un punto di vista teorico il metodo sembra molto facile da applicare, immediato e preciso, in pratica invece può presentare alcune difficoltà specialmente se è richiesta una certa precisione nella determinazione esatta della direzione dell'ombra più corta. L'asta di uno gnomone verticale genera, come è ben noto, oltre all'ombra, anche una penombra dovuta al fatto che il Sole non è un astro puntiforme, ma presenta una ben precisa dimensione angolare leggermente variabile durane l’anno, ma che mediamente è circa 0°,5 e poi esiste il contributo dell’atmosfera della Terra sulla luce solare. Questi fenomeni possono determinare una imprecisione nella valutazione della sua lunghezza. Tale inesattezza, specialmente in certe stagioni, e se non si opera con molta cura, può permettere di determinare solo in modo grossolano la direzione nord-sud astronomica. L'errore nella direzione può arrivare anche ad alcuni gradi. La variazione della lunghezza dell'ombra di uno gnomone verticale lungo ad esempio un metro, alcuni minuti prima o dopo il mezzodì è molto piccola. Agli equinozi e al solstizio estivo, la differenza valutata 5 minuti prima del mezzodì è inferiore al mezzo millimetro, mentre giunge a quasi 2 millimetri a 10 minuti e a 8 millimetri a 20 minuti prima del mezzogiorno. Questa differenza naturalmente è molto più grande al solstizio invernale e quindi la precisione raggiungibile è maggiore, è poco probabile che questo metodo sia stato applicato in prossimità dei tale data durante l’anno poiché difficilmente i lavori di fondazione di un castello venivano iniziati durante l’inverno, inoltre sappiamo che la levata lunistiziale lunare di riferimento fu quella del mercoledì santo dell’anno 1224, quindi circa un mese dopo il giorno teorico dell’ transito del Sole all’equatore celeste nel giorno dell’equinozio di primavera . Se si tiene conto dunque della penombra, e non si opera con molta cura, quando si misura la lunghezza dell'ombra minima si è facilmente portati a credere che quando la lunghezza rimane la stessa per alcuni minuti, ormai è passato il mezzodì e quindi la direzione della linea meridiana stabilita sull'ombra che si crede minima non può risultare esatta; in questo caso questa linea viene tracciata più ad ovest del nord e quindi l'equinoziale, che è la sua perpendicolare, risulterà spostata a nord dell'Est astronomico. Operando così è possibile credere che il mezzogiorno solare sia scoccato 10 o 15 minuti prima. L'azimut e così pure la differenza tra la lunghezza dell'ombra in un qualunque momento fissato e quella a mezzogiorno si ottengono facilmente considerando le espressioni mediante il calcolo astronomico applicando le seguenti formule fondamentali di Astronomia Sferica:

 

sin(h) = sin(δ) × sin(φ) + cos(δ) × cos(φ) × cos(H)
cos(A) = (sin(δ) - sin(φ)× sin(h)) / cos(φ) × cos(h)

 

in cui H è l'angolo orario, h è l'altezza del Sole, δ la sua declinazione, φ la latitudine del luogo ed A l'azimut. La lunghezza L dell'ombra a mezzogiorno si ottiene quindi ponendo nella prima espressione l’angolo orario H=0 e calcolando poi la lunghezza:

L = 1/tan(h)

 

Le lunghezze corrispondenti agli altri angoli orari del Sole si ottengono operando in modo analogo. Utilizzando le precedenti espressioni trigonometriche e tenendo conto che la declinazione del Sole sulla Sfera celeste può essere facilmente approssimata, nel caso presente, per ogni giorno d dell’anno e per ogni mese m, con:

δ = 23°,5 × sin(30 × m + d -111°)

 

è facile mostrare che un errore di una decina di minuti sulla valutazione dell’istante di mezzodì vero e o locale, alla latitudine di 45°, può determinare un errore in azimut, rispetto la meridiana compreso tra 6° e 9° al solstizio d’estate, tra 3° e 5° agli equinozi e tra 2° e 3° gradi al solstizio invernale. Lo stesso errore naturalmente lo si troverà corrispondentemente anche sulla direzione della linea equinoziale determinata tracciando la linea ortogonale alla linea meridiana.

 

 

  • Il metodo del “Cerchio Indiano”

 

Un metodo gnomonico che potrebbe essere stato applicato a Bianzano per determinare la direzione polare-meridiana e quella equinoziale ortogonale alla prima lungo cui allineare le diagonali della oienta quadrata del castello è quello, antichissimo, che va sotto il nome di “Metodo del Cerchio Indiano” oppure “Matodo delle uguali altezze solari”, oppure “Metodo dell’Almucantarat”. Su una spianata orizzontale, nel luogo dove deve sorgere il castello, si pianta un’asta verticale, lo gnomone, perpendicolare al terreno. Nella prima mattina di un qualunque giorno assolato, si segna il punto toccato dall’estremità dell’ombra. Si lega quindi una corda alla base dell’asta e si fissa all’altra estremità una punta, in modo da raggiungere il punto di cui sopra. Si traccia sul terreno un grande cerchio. Nel tardo pomeriggio, quando l’estremità dell’ombra tocca di nuovo il cerchio, si segna il secondo punto. La retta che congiunge i due punti è l’equinoziale e la linea ortogonale ad essa, passante per il piede dello gnomone, è la linea meridiana, parallela al meridiano astronomico locale. L’asta poi viene tolta e la stessa corda, a cui è ancora fissata la punta, viene legata ad un punteruolo piantato nel terreno nel primo punto toccato dall’ombra alla mattina. Si traccia quindi un secondo cerchio.

 

                 

Il “Metodo del Cerchio Indiano” per stabilire le direzioni cardinali astronomiche. Su una spianata orizzontale, nel luogo dove deve sorgere la chiesa, si pianta un’asta verticale, lo gnomone, perpendicolare ad essa. Nella prima mattina di un qualunque giorno assolato, si segna il punto (B) toccato dall’estremità dell’ombra. Si lega quindi una corda alla base dell’asta e si fissa all’altra estremità una punta, in modo da raggiungere il punto di cui sopra. Si traccia sul terreno un grande cerchio. Nel tardo pomeriggio, quando l’estremità dell’ombra tocca di nuovo il cerchio, si segna il secondo punto (A). La retta che congiunge i due punti è l’equinoziale e la linea ortogonale ad essa, passante per il piede dello gnomone, è la linea meridiana, parallela al meridiano astronomicolocale. L’asta poi viene tolta e la stessa corda, a cui è ancora fissata la punta, viene legata ad un punteruolo piantato nel terreno nel primo punto toccato dall’ombra alla mattina.
Si traccia quindi un secondo cerchio. L’operazione è ripetuta usando come centro il secondo punto toccato dall’ombra alla sera. La retta che congiunge i due punti di intersezione fra il secondo e il terzo cerchio è il meridiano astronomico locale.

 

L’operazione è ripetuta usando come centro il secondo punto toccato dall’ombra alla sera. La retta che congiunge i due punti di intersezione fra il secondo e il terzo cerchio è il meridiano astronomico locale. Volendo raggiungere un’accuratezza maggiore si può utilizzare una serie di cerchi concentrici al primo che permettono di ripetere le misure più volte al giorno e ottenere una linea equinoziale più precisa e quindi una miglior determinazione della linea meridiana. L’uso di più cerchi di riferimento (corrispondenti agli almucantarat dell’astrolabio), su cui segnare l’intersezione dell’ombra in vari momenti della giornata, può a prima vista sembrare una complicazione, ma è giustificata da possibili annuvolamenti nel corso della giornata e da una cosmologia basata su sfere concentriche come era quella nota e largamente condivisa in epoca medioevale.

 

         

Determinazione della linea meridiana con il metodo delle eguali altezze solari (Cerchio Indiano)

 

Questo metodo corrisponde di fatto ad un rito molto antico risalente all’India Vedica da cui deriva la sua denominazione, svariate migliaia di anni fa. Il metodo del Cerchio Indiano permette quindi di materializzare le linee equinoziale e meridiana, ma tracciare altri angoli è più complesso.

 

            

Descrizione della procedura delle “eguali altezze solari” oppure detta del “cerchio indiano” contenuta nel Geometria di Gerberto d’Aurillac.

 

  • Determinazione delle direzioni cardinali mediante la bussola magnetica

 

Durante il I millennio d.C. da un certo periodo in poi gli architetti iniziarono ad impiegare la bussola per stabilire la direzione di orientazione degli edifici di culto cristiano. Il primo testo di redazione europea che riferisce dell’uso della bussola per determinare le direzioni cardinali utili ad orientare le chiese risale all’anno 1516 quando il mastro costruttore francese Laurent Lacher indirizza ai figli alcune istruzioni in relazione all’orientazione degli edifici mediante la bussola magnetica. Egli scrive: “Se tu vuoi determinare la posizione dell’abside in rapporto all’edificio centrale in funzione del levare del Sole, prendi una bussola, ponila su una squadra e fai coincidere l’ago magnetizzato con la direzione nord-sud”. Nonostante che lo studioso tedesco Wehner, nel 1899, nella sua opera “Die Ostung mitteralterlicher Kirchen” abbia affermato che l’utilizzo della bussola nell’orientazione delle chiese cristiane potesse essere fatto risalire all’epoca di San Bonifacio, appare molto improbabile che ciò sia avvenuto in quanto è noto che in occidente la bussola viene utilizzata per la prima volta intorno al XII sec. e solo per la navigazione. Per il suo utilizzo nell’architettura bisogna attendere il XVI secolo, in perfetto accordo, quindi, con il documento di Laurent Lacher, quindi un paio di secoli dopo rispetto alla presunta data di edificazione del castello di Bianzano, ma il resoconto di Laurent Lacher avvenne quando ormai l’uso della bussola magnetica quale strumento di orientazione degli edifici era già abbastanza diffuso nell’ambiente dei costruttori. Se il castello di Bianzano fu costruito dagli esponenti dell’ordine Templare non è azzardato ipotizzare che sia stata utilizzata la bussola per stabilire le direzioni delle diagonali della base del corpo di fabbrica in quanto in oriente, soprattutto nel mondo islamico, l’uso della bussola in architettura era già diffuso da almeno un paio di secoli prima che in Europa. I Templari potrebbero aver imparato ad usarla in Terrasanta. Ovviamente l’utilizzo della bussola produce un’orientazione allineata non lungo la direzione polare-meridiana astronomica, ma quella concorde con la direzione del punto cardinale Nord magnetico che differisce dal corrispondente punto cardinale astronomico per la declinazione magnetica locale a cui vanno sommate tutte le perturbazioni magnetiche presenti nel luogo dove viene eseguita la determinazione dell’orientazione mediante la bussola.

 

                  

                                       I poli magnetici della Terra

 

 

La stessa cosa avviene nel caso sia richiesta un’orientazione meridiana. Le orientazioni ottenute mediante la bussola vanno soggette ad alcuni errori, il più importante dei quali è che, sul globo terrestre, il polo nord magnetico non corrisponde esattamente al polo nord geografico: l'angolo compreso tra il nord magnetico e il nord geografico, detto declinazione magnetica, varia a seconda del luogo e nel corso del tempo. Di conseguenza, nel determinare il nord geografico, la bussola magnetica è soggetta a un errore sistematico, tanto più grande quanto più ci si avvicina ai Poli. Anche l'eventuale presenza di forti campi magnetici locali esterni compromette la corretta rilevazione del nord terrestre mediante una bussola magnetica. Questo implica quindi che nel caso in cui le diagonali del castello di Bianzano fossero state orientate utilizzando la bussola la loro direzione di orientazione mostrerebbe un errore rispetto alle vere direzioni cardinali astronomiche che dipenderà dal luogo geografico in cui sorge l’edificio e dall’epoca in cui le orientazioni furono stabilite.

 

          

 

Gli studiosi di paleomagnetismo hanno ricostruito l’andamento della declinazione magnetica sul territorio nord-italico e centroeuropeo sin dall’anno 1000 circa quindi attualmente è possibile eseguire una stima del suo valore all’epoca in cui fu fondato il castello di Bianzano. Tale andamento risulta in ottimo accordo con quanto previsto dai modelli teorici di pleomanetismo. Ebbene il risultato è sorprendente: per il 1224 il valore della declinazione magnetica locale è dell’ordine di +10° cioè praticamente il valore della deviazione delle diagonali del castello di Bianzano rispetto alle direzioni cardinali astronomiche, quindi a quell’epoca l’ago della bussola forniva un errore di circa 10° verso est rispetto alla direzione del nord astronomico, quindi se le diagonali furono allineate utilizzando la bussola allora noi dobbiamo trovare una rotazione di circa 10° ad est rispetto alle vere direzioni cardinali astronomiche, cos che effettivamente è stata mostrata dai rilievi archeoastronomici eseguiti a Bianzano.

 

             

Andamento della declinazione magnetica locale in area nord-italica negli ultimi 1000 anni.

 

  • Analisi probabilistica delle orientazioni astronomiche

 

L’analisi archeoastronomica di un sito archeologico astronomicamente significativo non può prescindere da un’adeguata analisi probabilistica testa a stabilire il livello di affidabilità e di confidenza dei risultati ottenuti. Questo modo di procedere è stato applicato anche nel caso del castello di Bianzano. La domanda che deve essere sempre posta é quale sia la probabilità Pr che le orientazioni astronomicamente significative che sono state riconosciute nella chiesa possano semplicemente essere dovute al caso. La Teoria della Probabilità ci mette a disposizione svariati strumenti per formulare una risposta adeguata a questa domanda, secondo vari modelli che tengono conto del tipo di problema e della natura del sito archeologico che viene sottoposto all’indagine archeoastronomica. Nel caso del castello di Bianzano abbiamo a che fare con due allineamenti lunistiziali e due orientazioni cardinali magneticamente ottenute. In entrambi i casi l’ordine di grandezza della deviazione rispetto alle direzioni attese è dell’ordine di 0°,4 circa quindi il livello di concordanza tra ciascuna della direzioni materializzate su terreno e quelle astronomiche vere è dell’ordine di 99,9998% mentre la probabilità di casualità di ciascuna direzione è dell’ordine di 0,007. Nel castello di Bianzano abbiamo 2 direzioni lunistiziali e una configurazione formata da quattro direzioni cardinali le quali dovendo essere forzatamente ortogonali tra di loro contano come una singola direzione, quella che la bussola permise di determinare con l’errore sistematico di 9°,2 dovuto alla declinazione magnetica locale nell’anno 1224. In totale abbiamo quindi 3 direzione indipendenti da considerare e quindi la probabilità globale di casualità diviene 1 su 2915452, quindi l’orientazione astronomica del castello di Bianzano potrebbe essere stata casuale con una probabilità su circa 3 milioni.

 

  • Chi fondò il castello di Bianzano?

 

L’ultima fondamentale domanda è ora: chi fondò ed orientò astronomicamente il castello di Bianzano? Si trattò certamente di un personaggio importante, di elevato livello culturale, quasi sicuramente appartenente all’ordine templare, profondo conoscitore sia dell’Astronomia sia dei canoni astrologici medioevali che in quel periodo dovevano essere applicati qualora si dovesse fondare un castello. E li applicò con grande perizia, ma chi in realtà fu non lo sapremo mai…

 

 

Bibliografia

  • Castra Bergomensia, Monumenta Bergomensia LXXI, a cura di Graziella Colmuto Zanella e Flavio Conti.
  • Aldo Tavolaro, 1980, “Astronomia e simbolismo nel castello di Bianzano”, Istituto Italiano dei Castelli, Roma, 1980.

 

(Autore: Adriano Gaspani, I.N.A.F - Istituto Nazionale di Astrofisica Osservatorio Astronomico di Brera - Milano adriano.gaspani@brera.inaf.it)

 

  • Si invita a leggere anche il nostro articolo del 2009 su una nostra visita al maniero.

 

Note:

[1] Nel suo studio del 1980, Aldo Tavolaro indica una deviazione pari a 10° tra le direzioni delle diagonali del corpo di fabbrica e le direzioni cardinali ottenuta dai suoi rilievi eseguiti nel 1979. Nel suo studio egli non indica in quale modo e con quale strumentazione egli abbia eseguito le misure di orientazione, ma non è difficile ipotizzare che gli azimut siano stati ottenuti mediante la bussola magnetica correggendo gli azimut magnetici ottenuti mediante i valori locali della declinazione magnetica desunti dalla cartografia IGMI.

[2] “...Anche gli antichi astrologi osservarono con cura i corsi dei tempi, nei quali in principio furono gettate le fondamenta delle città e delle fortezze, e dedicarono a quella città il segno che in quel momento ascendeva; la causa di ciò fu assunta dalle natività degli uomini. Infatti, come nella nascita dell’uomo, dal segno oroscopante si desume il giudizio sulle massime qualità, come sul temperamento e sulla salute, e sulla costituzione di tutto il corpo, perché quando è ben rappresentato, non intralciato da malefici, decreta un buon temperamento, una salute ferma, e una giusta forma del corpo. Tutto all’opposto se è male influito...”
 

Argomento: Il Castello di Bianzano (BG)

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